Una bussola per affrontare il viaggio alla scoperta dell’economia della condivisione

“Scusa, mi presti il tuo letto?!”. La domanda posta ad un estraneo è secca, genera imbarazzo, sgomento e senza dubbio un certo senso di curiosità. Vero, forse sino a cinque anni fa. Oggi è un must, è di tendenza e permette a tutti di poter vivere esperienze sino a pochi anni fa esclusive per un ristretto gruppo di privilegiati. Insomma, è la nuova frontiera della democrazia? Forse.

Ma la realtà è un’altra ed è molto più interessante e di quanto possiamo immaginare. Ma andiamo per ordine. L’economia della condivisione (sharing economy), il consumo collaborativo (commons partecipativo) e l’economia circolare, sono solo alcune espressioni entrate nel gergo corrente e che stanno definendo il volto di un nuovo capitalismo e di una società a costo marginale zero. La community di carpooling BlaBlaCar che consente ai suoi 35 milioni di utenti di offrire o di trovare un passaggio con un risparmio sino al 75% sul costo del viaggio, il portale dell’home restaurant Gnammo che permette di far incontrare gli amanti della buona tavola per condividere i propri piatti migliori, oppure la pioneristica Airbnb, sono esempi di uno schema che si sta affermando anche in Italia con fatturati importanti. La condivisione rappresenta quindi il nuovo modello di produzione di beni e di erogazione di servizi in risposta al cambiamento e all’innovazione delle economie occidentali e non solo. Secondo una recente ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, la sharing economy in Italia cresce a ritmi esponenziali e conta oggi 160 piattaforme di scambio e di condivisione, 40 realtà di autoproduzione e 27 network di crowdfunding per finanziare progetti sostenibili. Si condivide praticamente tutto, trasformando così i consumatori sempre di più in “prosumers”, cioè risorse in grado di produrre l’energia che consumeranno, di riprodurre oggetti grazie alla tecnologia additiva delle stampanti 3D, di aumentare i livelli di efficienza delle linee produttive nelle Fabbriche 4.0 grazie al dialogo digitale e, allo stesso tempo, di ridurre drasticamente i costi marginali dei beni e la quantità di lavoro necessaria per la loro produzione. Così, i profitti aziendali sono sempre più sottili e i diritti di proprietà su cui si fondava una sicura rendita di posizione stanno lasciando posto ad una inedita rivalutazione del capitale umano. Per questo motivo, la condivisione è già un ingrediente indispensabile per andare oltre al tradizionale modello operativo auto-referenziato, aprendo ad un confronto aperto ed intelligente.

Il nuovo uovo di Colombo

La rete e la capacità di fare sistema organizzano così i circuiti di condivisione, i canali di diffusione dei servizi ed i processi di sperimentazione della collaborazione. Rete e consapevolezza costituiscono un connubio unico che permette a tutti di accedere a piattaforme collaborative che consentono di utilizzare prodotti o di beneficiare di servizi che, sino a poco fa erano ad esclusivo uso di una privilegiata élite. Allo stesso tempo, poter utilizzare una App per accedere al valore di idee collaborative sempre più originali ridisegna il ruolo del capitalismo così come lo conosciamo, dando una nuova identità ai concetti di spazio e di tempo, tra dimensione umana e realtà virtuale. Chi mette a disposizione risorse e competenze non rinuncia alla propria privacy, ma anzi condivide un servizio che moltiplica i vantaggi per tutti nel percorso che lega una reale condivisione ad una virtuale conoscenza. L’economista americano Jeremy Rifkin ci ricorda che “occorre guardare con fiducia l’affermarsi del Commons collaborativo, poiché rappresenta la via ideale per risanare il pianeta e promuovere un’economia sostenibile dell’abbondanza”. Ma anche i modelli della sharing economy sono in continua evoluzione, ecco perché la vulcanica Airbnb, indiscutibilmente il più importante protagonista dell’home sharing al mondo, inaugurerà nel 2018 il suo primo hotel vicino a Disney World in Florida in cui i proprietari potranno accedere via App a check-in effettuabili in remoto, servizi di giardinaggio o di lavanderia on demand oppure richiedere il supporto di un maggiordomo presente nel palazzo e condiviso con le 300 unità abitative. Non è sufficiente essere animati dal sacro fuoco della scoperta e osservare con occhi curiosi il Futuro 4.0, ma è necessario avere il controllo diretto della filiera per avere una reputazione dirompente e un successo globale. L’economia della condivisione, senza tanti fronzoli, sembra essere davvero l’uovo di Colombo, un’equazione dell’attrazione con cui tutti noi prima o poi dovremo misurarci. Non servono algoritmi per capirlo, ma solo buon senso. Ed una casa da condividere sul Danubio!

A cura di Domenico Annunziato Modaffari ed Enrico Molinari

Tratto da Uomo&Manager di Gennaio 2018

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