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Export manager: la figura più ricercata dalle PMI

export manager

Con un mercato sempre più globale, non ci si deve stupire se la figura manageriale più ricercata in questo momento dalle PMI sia quella dell’export manager.

A confermarlo, anche una recente indagine della Confederazione delle Piccole e Medie Imprese private Italiane (Confapi). Lo studio, effettuato su un campione di 1.500 aziende, ha infatti rilevato che il 57,4% delle imprese ha la necessità di figure manageriali di alta professionalità, e che nel 34,4% dei casi la risorsa chiave ricercata è costituita da un responsabile in grado di sviluppare il mercato estero.

Insomma, la crisi economica è alle spalle, appare qualche timido segnale di ripresa e le PMI italiane devono capire quali sono gli interventi necessari per competere a livello internazionale.

“Ancor prima di guardare alle nuove tecnologie, agli strumenti e ai processi, per affrontare la concorrenza le PMI italiane devono guardare al capitale umano, e quindi alle competenze specifiche che possono garantire il successo in alcune delle sfide cruciali che si presentano su un mercato sempre più globalizzato” spiega Carola Adami, CEO e founder della società di head hunting di Milano Adami & Associati.

Ma quali sono le responsabilità ed i compiti di un export manager? “Questa figura ha il compito di sviluppare il mercato estero della propria azienda” ha spiegato Carola Adami, specificando che “provvede a individuare i più potenziali mercati esteri e a elaborare le migliori strategie per fare il proprio ingresso in questi nuovi lidi, selezionando le più promettenti opportunità di business”. Una figura determinante dunque.

Ovviamente, non è l’unica figura che le PMI cercano. Altro dirigente molto ambito dal 23% dalle aziende è l’innovation manager, professionista chiave nel contesto del Piano nazionale Industria 4.0, che ha il compito di individuare le principali aree di intervento all’interno delle imprese per quanto riguarda le possibilità di innovazione.

L’indagine Confapi individua poi altre tre figure manageriali di spicco per quanto riguarda la ricerca di personale qualificato. Il 22% delle aziende intervistate ha infatti indicato come fondamentale il ruolo del temporary manager, il quale affianca temporaneamente le imprese – solitamente per un periodo inferiore ai 9 mesi – per efficientare i processi di riorganizzazione e di ridefinizione delle strategie durante delle fasi particolarmente delicate, come il lancio di nuovi prodotti, l’apertura verso nuovi mercati o i passaggi di proprietà.

Dietro al temporary manager, e dunque appena fuori dal podio, tra gli interessi delle aziende si situano il manager di rete,  obiettivo dichiarato per il 15% delle aziende, e il professional, una figura del tutto nuova che ha fatto da poco il suo ingresso nel mercato del lavoro del nostro Paese. Si tratta, in estrema sintesi, di un manager che può aiutare l’impresa nell’affrontare peculiari esigenze produttive e organizzative in caso di trasformazioni interne, dall’arrivo di nuove strumentazioni fino ai processi di internazionalizzazione.

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