Fallimento: il primo passo verso il successo

È uno dei rischi più temuti da chi fa business ed in particolare da chi decide di puntare sulla propria idea. Fallimento è una parola che nel mondo del lavoro non indica solamente che un’azienda è andata male e dunque non ha più i mezzi per supportarsi, ma per un imprenditore, che ha messo in gioco ogni sua risorsa, fisica, economica e professionale, sta ad indicare la fine di un sogno.

Il fallimento porta certamente con sé problemi legali non proprio agevoli da superare, di cui in questa sede non vogliamo soffermarci a parlare, in quanto sono ben noti, ma vogliamo porre l’accento sugli aspetti psicologici che si devono affrontare. Come sottolineavamo il mese scorso, trattando l’argomento dell’ammissione dei propri errori, ciascuno di noi, in buona fede, è convinto di svolgere il proprio lavoro al massimo delle proprie capacità e delle possibilità, dedicandosi alle mansioni che gli spettano con grande dedizione.

Ci sono fattori, tuttavia, che intervengono nostro malgrado a distruggere quanto di buono si è costruito. Parliamo della sfortuna, delle improvvise oscillazioni del mercato di riferimento, del calo delle vendite dei prodotti o dei servizi offerti… Situazioni che nemmeno Nostradamus potrebbe prevedere.
Il fallimento è una eventualità che chi fa business conosce e deve accettare, con la stessa semplicità con la quale si accolgono i successi.

La storia dell’economia e della finanza è piena di uomini che hanno ottenuto grandi vittorie professionali e personali susseguentemente ad un fallimento e tutti hanno sottolineato come da tale spiacevole situazione, non solo sianno usciti rinforzati, ma ritengono che sia stata per loro una grande opportunità di crescita. “Io non ho fallito 5.000 esperimenti. Ho avuto successo 5.000 volte, gli insuccessi mi hanno insegnato che quei materiali non funzionavano”, affermava Thomas Edison; “Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti”, disse Winston Churchill. Di opinioni come queste ce ne sono a centinaia e tutte concordano sull’idea che il fallimento, infine, possa rappresentare unicamente il primo tentativo per arrivare al successo, ovvero, un passo in meno da compiere verso il raggiungimento della propria realizzazione, personale e professionale. Per alcuni addirittura è una tappa obbligata…

Ovviamente, c’è chi “indovina”, il giusto percorso al primo tentativo, ma ciò non deve rendere ancor più deprimente il nostro stato a seguito di un insuccesso. Come ripartire dunque dopo un fallimento? È un po’ come chi cade da cavallo… Bisogna risalire immediatamente in groppa e riprovare, forti di un’esperienza immane e di una grinta che deve arrivarci dal desiderio di dimostrare di essere in grado di rialzarci dopo la caduta. In questo delicato processo, le famiglie, gli amici, i collaboratori, sono certamente molto importanti, ma è soprattutto all’interno di noi stessi che dobbiamo convincerci di essere in grado di farcela.

Il procedimento, è molto simile a quello che utilizzano i bambini quando imparano a camminare: si tirano su, dopo aver imparato a gattonare, e per istinto iniziano a sperimentare le incredibili abilità del proprio corpo, apprezzano la capacità di rimanere in equilibrio, muovono il primo passo e… cadono! E se, spaventati, decidessero di non riprovarci? Probabilmente il genere umano non potrebbe essere quello che è oggi! I bambini riprovano all’infinito, fin quando non riescono, forti delle esperienze dei loro fallimenti, a camminare e poi a correre!

Questo deve essere il nostro principio ispiratore dopo un fallimento: rialzarsi, accettare il fatto che potremmo ricadere, ed infine imparare dai nostri errrori per andare sempre più sicuri per la nostra strada. Che deve essere quella del successo!

 

Tratto da Uomo&Manager di Novembre 2017

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