L’Internet delle Cose: ecco cosa cambierà

Di Internet delle Cose si parla dalla fine del secolo scorso. Nel 1999 Kevin Ashton, pioniere della tecnologia ed ex ricercatore di Procter & Gamble, usò l’espressione “Internet of Things” (IoT) per la prima volta. È servito poi più di un decennio (e forse non è bastato) per definire esattamente cos’è l’IoT: un sistema di apparecchiature semplici e complesse dotate di indirizzo IP (un codice identificativo unico) che si scambiano dati senza l’intervento umano.

Cos’è l’internet delle cose?

In teoria, qualsiasi “oggetto” vivo o inanimato che disponga dell’IP e della connessione alla rete necessari per scambiare i dati raccolti può essere considerato parte dell’Internet of Things: animali e piante con i biochip, automobili con sensori, robot che si parlano lungo le catene di montaggio e comunicano con l’esterno, scale mobili di un supermercato, bisturi che trasmettono informazioni o giocattoli interattivi fino alle persone che indossano un indumento connesso oppure hanno un impianto che monitorizza funzioni fisiologiche. I nuovi scenari tecnologici introdotti dall’Internet of Things (IoT) rappresentano una notevole opportunità di sviluppo in qualsiasi settore economico. Dai processi produttivi aziendali, alla logistica e all’infomobilità, all’efficienza energetica, all’assistenza remota e alla tutela ambientale fino ad arrivare ai motori di ricerca ai social network e ai video on demand: i campi di applicazione dell’IoT sono davvero molteplici. Lo scorso anno la dimensione economica globale del mercato dell’Internet of Things, è stata valutata in 157 miliardi di dollari e, secondo l’agenzia Research and Markets, salirà a 661 miliardi nel 2021 con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) che raggiungerà il 33,3%. Questi numeri bastano a dimostrare la ragione per cui i colossi tecnologici e le più grandi multinazionali stanno concentrando i propri investimenti sull’Internet delle Cose. A muoversi con più rapidità e decisione sono gli americani, anche se, come evidenzia il report presentato all’ultimo World Economic Forum di Davos (l’incontro annuale tra alti esponenti della politica e dell’economia internazionale, intellettuali e giornalisti) l’Europa sta finalmente facendo qualcosa per tenere il passo.  Sembrerebbe però che “l’Europa potrà mantenere la propria base competitiva e la leadership in settori decisivi solo se l’industria verrà digitalizzata rapidamente ed efficacemente”, come ha spiegato il commissario per l’economia e le società digitali Gunther Oettinger.

L’Europa del futuro sarà il primo mercato unico digitale del mondo

Le nuove politiche ambientali, economiche, sociali e politiche orientate al futuro spingeranno e determineranno le reali opportunità commerciali e di crescita per lo sviluppo del maggiore mercato unico digitale del mondo: l’Europa.  Nel percorso di definizione che sta impegnando in questi mesi la Commissione Europea, è stato presentato un pacchetto di misure per un valore di 50 miliardi di euro finalizzate a favorire la digitalizzazione dell’industria e dei servizi connessi. Tra esse – oltre a cloud continentale, tecnologie dei dati, reti 5G, cybersicurezza etc. – compare anche l’IoT.  La Frost & Sullivan, una delle più conosciute società di consulenza per analisi e ricerche di mercato, ha definito un interessante e dettagliato approfondimento sui cambiamenti in atto, sulle sfide e sulle opportunità che l’Europa dovrà affrontare e cogliere da qui al 2025. Secondo l’analisi di Frost & Sullivan “Future of Europe” (all’interno del programma di ricerca «Visionary Innovation» che esamina i Mega Trend che plasmano il mondo), il mercato unico digitale renderà possibile il commercio elettronico con prezzi più equi e maggiore mobilità e aprirà alle start-up un canale di accesso per tutta l’Unione Europea. Stando all’analisi di Frost&Sullivan, inoltre, l’Europa sarà all’avanguardia a livello mondiale sui possibili sviluppi dell’Industry 4.0 in una rivoluzione che porterà alla re-industrializzazione del sistema di imprese esistente verso fabbriche e sistemi intelligenti. Sembra che l’Europa sarà al secondo posto nel mondo per numero di città intelligenti e svilupperà un’“economia della condivisione” da 18 miliardi di dollari.

L’Internet delle cose in Italia

L’Italia sembra definitivamente entrata nella nuova era grazie al momento di svolta nel 2014, anno in cui  l’IoT è divenuto diventato elemento centrale per il business. Secondo un calcolo dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nel nostro Paese si contano 8 milioni di oggetti interconnessi (soprattutto tramite connettività cellulare). Il settore trainante è quello delle Smart Car, che rappresenta il 55% del totale degli oggetti connessi tramite SIM e il 38% del mercato: la crescita del suo valore è del 50% circa. Seguono lo Smart Metering e lo Smart Asset Management (21% degli oggetti, 16% del mercato), mentre garantisce l’8% degli oggetti ma il 23% della torta economica la frazione Home & Building. E ancora la Smart Logistics vanta il 5% degli oggetti e le Smart Cities, che comprendono trasporto pubblico e illuminazione intelligente, solo il 2%. Poco per il momento ma il settore, così come lo sono i wearable, è dato in forte crescita nei prossimi anni: rileva l’Osservatorio del Politecnico che il 75% dei comuni italiani sopra i 40.000 abitanti ha avviato negli ultimi quattro anni un progetto che si basa su tecnologie Internet of Things.

 

Tratto da Uomo&Manager Uomo&Manager di Giugno 2016

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  1. […] “L’Internet Delle Cose (IoT) – ha continuato Mazza – promette di rivoluzionare le nostre vite, sia come cittadini sia come consumatori, attraverso una radicale trasformazione del nostro modo di relazionarci con il “territorio”, altrettanto trasformato dall’innovazione digitale. Per avere successo nel nostro Paese questa evoluzione ha necessità di soggetti “distribuiti” sui nostri territori che siano il motore dell’innovazione, che dovrà essere “localizzata”, sostenibile e garantita a tutti”. […]

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