ScaleIT 2017: il recruiting perfetto per il successo

Badenoch & Clark, azienda specializzata nel recruiting di figure manageriali ed executive, ha avuto l’occasione di incontrare nei giorni scorsi le 12 digital companies in gara per ScaleIT 2017: Artemest, CharityStarts, Cogisen, Entando, Martha’s Cottage, Mosaicon, ONO 3D, Soundbreef, StreetLib, Supermercato24 e The Digital Box e Wib Machine, queste le aziende a lezione di recruiting con Ottavio Maria Campigli – Practice Leader di Badenoch & Clark Italy – con un workshop su come attrarre talenti e condurre una selezione di successo.

I dati sono evidenti e parlano chiaro: il mercato negli ultimi anni ha messo in evidenza una crescente centralità del comparto HR anche all’interno delle startup digitali. Il capitale umano rappresenta, infatti, la risorsa principale all’interno di un’azienda: sono sempre più spesso le persone a decretare il successo o meno di un’impresa; un conctto che appare quasi scontato ma che non trova riscontro nei trend di settore.

I numeri ci dicono, infatti, che il 99% delle startup fallisce entro il primo anno dalla sua costituzione; tra i principali motivi, al 3° posto, troviamo proprio la scelta di un team sbagliato.

Lo studio dello Startup Observatory’s Voice dichiara che solo il 15% delle aziende si dichiara soddisfatto dopo la scelta di un candidato, contro un 45% deluso dalle performance della risorsa selezionata; il 40% sostiene, invece, di aver interrotto la ricerca perché non riesce a trovare la persona in linea con le proprie ricerche .

Badenoch & Clark, sfruttando la sua approfondita conoscenza di questo settore in continua evolzione (ha seguito negli ultimi tre anni 39 digital companies italiane e 70 progetti)  ha definito i costi e gli errori più comuni commessi dalle aziende durante una campagna di selezione.

Una campagna di recruiting inefficace costa mediamente all’azienda tra i 30.000 e i 60.000 euro. Tra fattori principali: il tempo impiegato per la ricerca del candidato e la formazione interna, gli obiettivi non raggiunti, il negativo impatto sul team e il tempo impiegato per la ricerca di una nuova risorsa.

Ma quali sono gli errori da non commettere?

  • mancanza di una divisione HR strutturata e di una pianificazione definita
  • un focus eccessivo sull’attitudine del candidato a discapito della reale esperienza lavorativa
  • un utilizzo eccessivo di canali limitati come il passaparola
  • Linkedin e Facebook. Se da un lato, infatti, Linkedin si presenta come uno strumento digitale, veloce ed economico, esso non può però costituire la soluzione a un processo così complesso come la ricerca di una risorsa. In Italia, infatti, poco più del 30% dei professionisti ha un profilo su Linkedin, e la piattaforma conta, inoltre, globalmente circa 3.5 milioni di profili non reali.

Una campagna di recruiting efficace richiede, infatti, l’utilizzo di più canali complementari tra loro, una rosa minima di 40 candidati per la selezione e una tempistica minima di tre settimane per lo screening delle application, le interviste telefoniche, i colloqui e la verifica delle referenze.

Proprio per la centralità crescente assunta dal comparto HR negli ultimi anni, sempre più aziende, anche medio piccole come possono essere delle start up già “navigate”, decidono di affidarsi a professionisti del settore in grado di guidarli nella scelta del candidato in linea con le proprie risorse.

Le figure più ricercate, secondo il database Badenoch & Clark sono: CTO, DHR, CFO: Sales roles, Direct Client or Media Agency (aziende b2b), Country Manager or Business Development Manager ABROAD, CMO, Digital Marketing Manager (SEO/SEM/CRM skills)  (aziende b2c), UX/UI Designer.

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