Skills e competenze nell’Industria 4.0

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Stampanti 3D, Internet delle cose (IoT), Blockchain, Cloud, Cyber Sicurezza, Big Data, Intelligenza Artificiale, dispositivi indossabili e robotica sono innovazioni dirompenti che stanno cambiando le regole del gioco e accelerando il nostro futuro in una dimensione di ipervelocità.

Non senza una buona dose di curiosità tipica di ogni rivoluzione e amplificata da una grande entropia di sigle e di influencer. Ma come rendere più semplice il Futuro 4.0 in una rete di oggetti connessi? Come utilizzare l’innovazione che ruota ogni giorno intorno a noi e rendere comprensibile a tutti la rivoluzione copernicana della così detta Industria 4.0 applicandola in ogni organizzazione per rendere l’effetto maggiore della somma delle singole tecnologie? Una risposta in cerca di autore, ma senza dubbio una trasformazione della società e dell’economia da vivere con consapevolezza e senso critico.

Da dove cominciare

Per prima cosa, cerchiamo di portare la discussione al di fuori delle aule universitarie, degli incubatori d’impresa e delle realtà che vivono già nel 2025. E iniziamo a ripassare la storia: se l’elettricità ha sostituito la forza vapore, entrambe battute poi dall’elettronica, oggi nella fabbrica della Quarta Rivoluzione Industriale entrano prodotti intelligenti, sensori e algoritmi, digitalizzazione dei processi produttivi e tecnologie additive 3D applicabili ad ogni realtà della vecchia economia del capitale. In secondo luogo, “licenziamo” la capacità dei robot di donare intelligenza agli oggetti grazie alla tecnologia, rimettendo al centro le persone. Per così dire, mettiamoci noi la creatività e il controllo! Seguendo questo filo logico, capiamo come il capitale umano rappresenti oggi una componente fondamentale all’interno dell’organizzazione aziendale. Ogni lavoratore possiede talenti, competenze, qualità e abilità che devono essere condivisi per valorizzare l’originalità del carattere, della cultura, dell’emotività e della capacità sociale che compongono lo straordinario mosaico della personalità umana e che sono considerati strategici in questo percorso evolutivo. Come ricorda efficacemente Bill J. Bonnstetter “la straordinarietà di ogni individuo si basa principalmente su una varietà – identificabile e misurabile – di caratteri e combinazioni, di preferenze comportamentali, convinzioni, motivazioni e modi di agire che ne determinano la personalità”.

Cosa cambierà

Secondo il report di Accenture “Harnessing revolution” presentato a gennaio 2017 al World Economic Forum, entro il 2020 oltre un terzo delle competenze deriveranno da abilità ad oggi non fondamentali. Diventeranno decisive quelle che in gergo vengono definite soft skills, cioè le abilità sociali, comunicative e gestionali, le competenze trasversali acquisite nelle esperienze personali, professionali di ciascun lavoratore. Come ad esempio il problem solving (sapersi adattare con resilienza alle difficoltà), il pensiero critico (capacità di capire, riflettere e rielaborare informazioni), il lavoro in team (il team building è il vero collante per la riuscita di un progetto aziendale o di un obiettivo professionale), l’intelligenza emotiva (riconoscere, comprendere e gestire le emozioni) e la creatività come capacità di pensare fuori dagli schemi. Flessibilità, capacità di adattamento, riqualificazione professionale e desiderio di una formazione continua (Long Life Learning), sono quindi il nucleo essenziale attorno a cui costruire la nuova manifattura digitale. Invece, un coinvolgimento dei collaboratori nelle decisioni d’azienda, centralità dei processi partecipativi dell’impresa, resilienza, ossia capacità di far fronte ad eventi traumatici di crisi o di riorganizzazione, circolarità dei profili decisionali in grado di liberare le potenzialità creative per il lavoratore 4.0, schiudono le porte ad un nuovo Umanesimo in cui la tecnica si sposa con le soft skills. Il talento e la capacità di sviluppare competenze ibride indispensabili per competere in un mercato globale, diventano quindi più importanti del capitale. L’automazione delle imprese sposterà certamente la produzione verso il luogo del consumo, ridisegnando così il rapporto tra lavoro e competenze predittive. E una manifattura sempre più digitale cambierà i paradigmi della produzione così come l’abbiamo conosciuta e consentirà al capitale umano di diventare protagonista di questa rivoluzione fatta con le macchine. Per questo, l’ampiezza della gamma di competenze e l’elevato livello di specializzazione spingono ad assumere comportamenti più collaborativi e a dare maggior rilievo al lavoro di squadra. Il cambio di paradigma compiuto da Industria 4.0, termine usato per la prima volta dai tedeschi di Bosch, interessa gli aspetti organizzativi, la condivisione del know how, i modelli di lavoro, la formazione come generatrice di cambiamento. Quest’ultima è considerata driver di sviluppo delle organizzazioni, strategia d’innovazione e strumento indispensabile delle learning organization. La sfida di Industria 4.0 si vince nella selezione dei talenti migliori, motivando le persone, promuovendo il miglioramento del ruolo dei lavoratori nella Smart Factory, puntando sulla produttività, sulla qualità della conoscenza e sullo sviluppo delle professionalità. Per questo, il mercato delle nuove imprese innovative (startup) legate allo Smart Manufacturing e finanziate da fondi o da società Venture, vale oggi a livello globale 1,5 Mld/EUR. La “distruzione creatrice” deve necessariamente partire dal capitale umano – elemento essenziale di ogni organizzazione – rappresentato dal lavoratore con alta qualificazione professionale (saper fare) coniugata con indubbie capacità comunicative e relazionali (saper essere), elevate performance di produttività e capacità di gestire processi aziendali complessi. Ma come affrontare una sfida che cambierà per sempre il mondo dell’impresa come lo conosciamo oggi? Ripensiamo il futuro investendo sul capitale umano, combinando nuove competenze e adattando la scintilla creativa dell’uomo con la capacità robotica di sviluppare nuovi prodotti e servizi. Perché l’innovazione è tale quando il “codice sorgente” si distribuisce con passione, in modo entusiasmante e virale.

A cura di Domenico Annunziato Modaffari ed Enrico Molinari

Tratto da Uomo&Manager di Settembre 2017

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