Smartworking e team digitali, ovvero abbattere le distanze con la tecnologia

Correva l’anno 2000 quando si è sentito parlare per la prima volta di smartworking, una particolare tipologia di lavoro che slega la produttività di un dipendente dal luogo in cui l’attività viene svolta.

Niente più badge e cartellini, né l’obbligo di essere sempre in ufficio dietro una scrivania… quello che conta nel “lavoro agile” è semplicemente ciò che il lavoratore fa per l’azienda.  Con internet e la diffusione delle reti wi-fi, centinaia e poi migliaia di dipendenti prima negli Stati Uniti e poi nel mondo hanno cominciato a fruire delle prime modalità di lavoro agile.

Lo smart working in Italia: a che punto siamo?

La velocità del business, le nuove tecnologie e la necessità di operare in un mercato globale che fa un po’ fatica ad adattarsi alle modalità di lavoro tradizionali italiane, hanno fatto sì che lo smart working si imponesse alle aziende come una nuova necessità, indipendentemente dalle loro dimensioni e dal settore verticale in cui operano. Anche in Italia sono sempre di più le aziende che percepiscono lo smart working come un driver per il successo del loro business. Come recentemente rilevato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, almeno il 51% dei manager e dei professionisti lavora lontano dall’ufficio per circa metà settimana. Aumenta del 14% rispetto al 2016 (e del 60% rispetto al 2013) il numero dei lavoratori che godono di autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati: gli smart worker sono ormai 305.000 – l’8% del totale dei lavoratori – e si distinguono per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri lavoratori.

Tuttavia, se si pensa al target dei Millennials, con una mentalità più internazionale, lo smart working è destinato ad abbracciare un potenziale bacino di oltre 5 milioni di lavoratori e rappresenta uno strumento vincente per restare competitivi anche nell’attrarre i migliori talenti.

I vantaggi per le aziende

Se è vero che lo smart working è fonte di non poche perplessità derivanti dalla mancanza di controllo dei dipendenti e un conseguente calo di efficienza, è anche vero che si tratta di un ostacolo in termini di cultura aziendale. Per le imprese questo approccio si traduce in primo luogo in un modo per tagliare i costi legati alle sedi e alla loro gestione: illuminazione, climatizzazione estiva e invernale, mense, pulizia. Inoltre, un lavoro “a distanza” è per certi versi più appetibile per il dipendente e consente alle imprese di assumere talenti in ogni parte del mondo. Altro punto chiave è il vantaggio di offrire maggior flessibilità all’organizzazione, permettendo ai dipendenti di connettersi ovunque e con qualsiasi dispositivo lasciando alle imprese la possibilità di seguirli e monitorare il loro operato.

Negli ultimi venti anni le tecnologie sono profondamente cambiate e hanno annullato barriere geografiche e distanze. In questo senso, hanno contribuito a facilitare lo sviluppo dello smart working anche in Italia, grazie alla loro capacità di agevolare e accompagnare l’evoluzione digitale e la trasformazione dei modelli lavorativi delle aziende.

Ne sono un esempio le piattaforme basate su tecnologia cloud, studiate per la gestione dei contatti, in grado di mettere in collegamento colleghi, contatti business, dati e sistemi tramite instant messaging, chat e chiamate audio/video, schermi e file condivisi, indipendentemente dai sistemi di comunicazione già esistenti in azienda.

La diffusione dello smart working si inserisce in uno scenario di più generale trasformazione dei modelli di business che caratterizza l’attuale periodo storico. La tendenza e la necessità delle imprese di fare rete con i propri collaboratori esterni, piuttosto che l’evoluzione delle modalità di customer care e comunicazione al cliente h24, mettono al centro bisogni nuovi come la facilità e la velocità di connessione, la sicurezza e la privacy nello scambio di dati, l’interconnessione dei device e la personalizzazione delle applicazioni aziendali.

I team virtuali annullano le distanze e rendono la collaborazione efficiente

La cultura del lavoro sta cambiando e sono sempre di più le aziende che pensano allo spazio di lavoro non più come a un luogo fisico, ma come a uno spazio virtuale sempre disponibile che permetta l’accesso alle app e ai dati in qualsiasi luogo e da qualsiasi dispositivo. Per gestire in modo efficace e produttivo, un team virtuale di persone sparse in ogni punto del mondo occorre cambiare il punto di vista e concentrarsi su flessibilità e comunicazioni, indispensabili in un ufficio online, per creare una squadra che sia perfettamente in grado di collaborare, raggiungere gli obiettivi e fare business.  Parola chiave: condivisione. Per assicurarsi che un team virtuale funzioni è necessario condividere gli strumenti a partire dalle scrivanie e dai progetti: calendari, chat o intranet devono essere usati costantemente per fare in modo che tutti, ovunque si trovino, sappiano chi sta facendo una certa attività e ne seguano gli aggiornamenti, sentendosi parte di uno stesso gruppo.

 

Tratto da Uomo&Manager di Novembre 2017

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