2025, l’anno in cui le macchine non avranno più bisogno degli uomini

le macchine non avranno più bisogno degli uomini

Benvenuti nella quarta rivoluzione industriale: quando le macchine non avranno più bisogno degli uomini?

Nanotecnologie e robotica usate quotidianamente nelle sale operatorie, tessuti che si riparano da soli, sensori nel centro delle città per trovare parcheggio in tempo reale e sistemi di anticontraffazione realizzati con sigilli meccanici e tecnologia blockchain. Benvenuti nel presente!

La Quarta Rivoluzione Industriale è oggi tra noi. Una realtà fatta di tecnologie che aiutano l’uomo a fare “cose nuove”, di robot connessi con l’intera filiera produttiva, Internet delle Cose e dei Luoghi, stampanti 3D ed Intelligenza Artificiale; per non parlare delle App di cybersecurity installate anche sugli smartphone per proteggere le nostre operazioni in rete, dell’analisi sempre più precisa di enormi volumi di dati (Big Data Analytics) oppure della realtà aumentata per farci godere con occhi nuovi il patrimonio artistico e culturale italiano all’interno di Musei 4.0. Benvenuti nel Luna Park della tecnologia dove le montagne russe dell’innovazione ci fanno correre veloci verso il futuro!

L’innovazione esiste da sempre 

L’avvento di macchine intelligenti, capaci di svolgere più compiti contemporaneamente e di coordinare operazioni complesse con minore sforzo è stato anticipato da David Ricardo – l’economista inglese considerato uno dei più importanti esponenti della scuola classica – e successivamente da Marx che ha studiato gli effetti dell’utilizzo delle macchine sulle persone. A queste due brillanti ed antesignane menti, si aggiunse il pensiero di Keynes, considerato il più influente tra gli economisti del XX secolo, il quale argomentò con metodo rigoroso gli effetti della disoccupazione tecnologica. Argomento ricorrente nel pensiero filosofico e nella riflessione economica degli ultimi cinquant’anni, la Quarta Rivoluzione Industriale si distingue però dalle precedenti per la profonda valorizzazione del capitale umano e per gli effetti dirompenti sui modelli organizzativi d’impresa e sulle tradizionali economie industriali europee.

Dall’industria manifatturiera all’economia fluida

La società di consulenza Roland Berger stima che entro il 2030 il settore dell’Industria Intelligente sarà in grado di generare un valore aggiunto superiore ai 500 Mld/EUR e più di 6 milioni di posti di lavoro qualora i player del settore e le istituzioni disporranno investimenti solidi e consapevoli sulle tecnologie tipiche di un’Impresa 4.0. Se a questo aggiungiamo in Italia anche la possibilità di facilitare con voucher pubblici l’adozione di tecnologie emergenti e digitali come stampanti 3D connesse a SW di sviluppo, integrazione delle informazioni nella catena del valore dal fornitore al consumatore e comunicazione diretta tra processi produttivi, il gioco è fatto.

Le aree interessate dal cambiamento più marcato saranno quelle legate alla produzione e all’amministrazione: alcuni processi affidati tipicamente alle cure dei lavoratori saranno svolti da un algoritmo, mentre le risorse umane saranno sempre più essenziali nelle decisioni strategiche, nell’area economico-finanziaria e nel management. In questo percorso, il nostro Paese ha accumulato un ritardo tecnologico importante a causa di ridotti investimenti in Ricerca & Sviluppo e in marketing dell’innovazione. Ma l’Italia delle micro, piccole e medie imprese è oggi chiamata ad innovarsi con la consapevolezza di possedere tutte le caratteristiche per fare il salto di qualità, mettendo in rete il know-how degli artigiani con le opportunità offerte dallo smart manufacturing.

Dall’economia fluida all’industria pensante

Il rischio di un continuo invecchiamento delle competenze dei lavoratori e quindi una minore competitività delle imprese italiane sul mercato, sono di fatto un problema di cultura organizzativa e, pertanto, i cambiamenti legati alla digitalizzazione dei servizi impongono una nuova organizzazione del lavoro ed una accelerazione di competenze e soft skills condivisi. Nell’epoca della circolarità della conoscenza, dobbiamo pensare strategie in misura globale. Siamo quindi protagonisti dell’alba di un nuovo sistema economico in cui al centro dell’innovazione c’è l’uomo e la sua capacità creativa. In questo percorso, bisogna però inforcare le lenti della formazione più adatta a creare competenze e professionalità per affrontare le sfide che, magari senza accorgercene, ci hanno già portato su Marte.

La conoscenza è oggi il motore di Formula 1 dell’economia delle reti, indispensabile per innescare la scintilla della “distruzione creatrice”, calcolata in giusta percentuale tra innovazione e tradizione e capace di creare le condizioni ottimali per crescita, sviluppo ed occupazione solide.

Proprio in questa alchimia si innesta il «saper fare» per trasformare il lavoro in un’esperienza nuova.

 

A cura di Domenico Annunziato Modaffari & Enrico Molinari

Tratto da Uomo&Manager di Marzo 2019

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