Professionisti: l’avvocato perde quota…

Commercialisti, manager, avvocati, imprenditori, industriali. Quali sono i professionisti più apprezzati in Italia? Ebbene, oggi il Censis, ha reso noto il ‘Rapporto annuale sull’avvocatura’ realizzato per la Cassa Forense e le sorprese non sono mancate.

In testa alla classifica delle professioni d’eccellenza, secondo gli italiani, si collocano i medici (il 37% ha attribuito il punteggio massimo su una scala da 1 a 10), seguiti dai magistrati (25%), i professori universitari (19,5%), i notai (17%), gli ingegneri (15%), gli imprenditori (15%) e i dirigenti d’azienda (13%). Politici (9%), avvocati (9%) e dirigenti di banca (8%) occupano la metà della classifica, mentre in coda figurano commercialisti (5%) e geometri (4%).

Balza immediatamente all’occhio, rispetto all’oggetto del rapporto, l’assenza dalle prime posizione dell’avvocato. Per il 16% degli italiani il prestigio dei principi del foro è aumentato nel corso degli ultimi anni, per il 47% è rimasto invariato, per il restante 37% è invece
diminuito.

Secondo gli intervistati, i motivi di attrazione verso questa professione sono dovuti in primo luogo alla sua dinamicità, indicata dall’82%. Seguono l’autonomia nell’organizzazione dell’attività (81%), i guadagni elevati (74%), gli interessanti sviluppi di carriera che la professione può assicurare e la possibilità di avere relazioni significative con il mondo politico e imprenditoriale (72% in entrambi i casi). Al contrario, per quanto riguarda gli aspetti negativi della professione il 57,5% indica la perdita di prestigio sociale avvenuta nel tempo, il 56% la scarsa capacità di innovazione, il 55,5% il poco tempo libero lasciato per sé e per la famiglia, il 28% gli scarsi margini di guadagno.

A minare l’immagine della professione forense, è certamente la sfiducia degli italiani verso il sistema giudiziario. Infatti, per il 60% degli italiani, la figura dell’avvocato è danneggiata principalmente dal cattivo funzionamento dello stesso. Seguono fattori come la bassa qualità professionale di molti legali, l’eccessivo orientamento al profitto di molti, la troppa vicinanza alla politica (tutti fattori indicati dal 40%). L’elevata litigiosità degli italiani, per cui si ricorre all’avvocato per ogni minima questione, viene indicata dal 28%, l’eccessiva selettività nell’accesso alla professione dal 12,5% e la rappresentazione che i media ne danno dal 9%.

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