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Alessio Carciofi: “Il Digital Detox? È vivere al meglio il rapporto con il digitale”

alessio carciofi - digital detox

Lo smartphone che ci invia continuamente notifiche, il pc  ci avvisa di aver ricevuto una nuova mail, il tablet ci ricorda di un appuntamento ormai prossimo. Siamo in piena era digitale, ok, ma forse stiamo esagerando.

Senza considerare che queste continue distrazioni che arrivano dai nostri device, spesso ci distolgono dal lavoro, compromettendo la nostra concentrazione. Siamo succubi volontari di un mondo che ci siamo creati da soli. È forse il momento di mettere un freno a tutto questo? Alessio Carciofi, è un manager che si occupa di marketing digitale da molti anni e da tempo si interessa di Digital Tetox. Ha ideato un metodo che ha chiamato Digital Felix, attraverso il quale aiuta manager e aziende a rimodulare la propria attività digitale, migliorando in questo modo i livelli di produttività. Con lui abbiamo voluto discutere di questo argomento.

Cosa significa Digital Detox?

Non è più una sorpresa per nessuno che i nostri smartphone abbiano cambiato la nostra vita personale, relazionale e lavorativa. Ci fanno sentire meno produttivi, più ansiosi e un po’ narcisisti, dove gli scroll riempiono le nostre giornate. Detto questo, a mio modo di vedere il termine detox crea un po’ di confusione, in quanto esprime una disintossicazione dal digitale. Invece noi abbiamo bisogno di essere educati a vivere al meglio la relazione con il più grande strumento rivoluzionario della storia umana. Per me il digital detox è vivere al meglio il rapporto con il digitale e quindi in equilibrio o nella “giusta misura”. È l’evoluzione della digital transformation. 

Come si capisce quando se ne ha la necessità?

Qui non c’è un “momento” particolare che ci fa comprendere che è venuto il momento di cambiare o iniziare un percorso di consapevolezza al digital detox. Ognuno arriva a un punto di “rottura” e comprende che è arrivato il momento di cambiare alcuni comportamenti. Per mia storia personale ci sono arrivato quando ho capito che lo “smartphone” riempiva le mie giornate di attività non urgenti facendomi arrivare svuotato a fine giornata, perdendo ciò che era veramente importante per me.

In che modo ci si “disintossica” dal web, dai social, dalle mail…?

Non mi piace parlare di “disintossicare” ma di hackerare le nostre abitudini. Sì, perché le app, le email e i social sono ideati e progettati per creare dipendenza. Ad ogni azione c’è una reazione uguale o maggiore. Infatti i like, commenti, e view sono definiti in inglese reaction. Queste reazioni modificano i comportamenti, attraverso la dopamina che è l’ormone della ricompensa. Quindi se noi veniamo a conoscenza che certi comportamenti sono studiati per creare dipendenza siamo pure in grado di hackerare questi comportamenti e vivere sempre meglio il rapporto con lo smartphone. 

Lei supporta con le sue tecniche sia professionisti che aziende: quali sono le differenze?

Non ci sono differenze, in quanto le aziende sono fatte di persone. Io e il mio team supportiamo e aiutiamo le persone. Questo significa che il “cambiamento” avrà ricadute sull’azienda in termini di aumento di produttività fino poi arrivare ad un aumento del fatturato con una sostanziale diminuzione di costi sanitari e assicurativi. 

Quali sono i problemi che il “Digital” comporta sul lavoro?

I problemi sono essenzialmente 3. 

• Nell’era delle distrazioni digitali è diventato davvero difficile ricercare la concentrazione e il focus. Pertanto siamo parzialmente attenti e questo provoca un abbassamento della produttività ma soprattutto un aumento delle ore trascorse in ufficio per recuperare il tempo o per finire quel task. 

• La cultura del 24/7 e del “sempre disponibile” non permette fino in fondo di “staccare” anche per brevi periodi e quindi di ricaricarsi. A questa situazione sono maggiormente esposti i top e middle manager dove a livello strategico stanno perdendo la lucidità di prendere decisioni importanti (vision) ed empatia con il team.

• Tutto questo porta nel medio lungo periodo un aumento del burnout e pertanto ci sarà bisogno di creare strategie di workplace wellness. 

E nella vita privata?

Gli effetti sono maggiormente a carattere identitario e affettivo. Nel corso del tempo, la capacità di creare, pensare o concentrarci profondamente viene compromessa. E nel tempo anche il benessere personale, la salute mentale e l’amor proprio si stanno deteriorando, aprendo la porta al narcisismo, all’ansia, alla bassa autostima, alla solitudine, allo stress, e persino alla depressione. Non vorrei fare un quadro disfattista ma vorrei però lasciarvi con una provocazione. La prossima volta che prendete in mano lo smartphone e vi accingete ad aprire un’app, chieditevi: “sto investendo il mio tempo o sto spendendo il mio tempo”?

Quali sono le conseguenze?

Come detto sopra. Qui mi rivolgo alle generazione più giovani che tra qualche anno saranno i nuovi junior all’interno delle aziende. La tecnologia ha lo scopo di dirottare le vulnerabilità psicologiche e sfruttare le debolezze della nostra mente. Mi piace anche dire che noi non siamo qui per definire la nostra esistenza attraverso la falsa convalida di followers, noi siamo più importanti di questo. Viviamo a pieno l’esperienza della vita come se nessuno ci stesse spiando le nostre stories su Instagram. 

Quali sono le metodologie più utilizzate?

Non posso che dire la Digital Felix, ovvero la metodologia che ho ideato e frutto di ricerche e studi dal 2013. È l’unica metodologia ad oggi presente che si concentra sulla ricerca del focus e concentrazione nell’ambito personale e lavorativo. Permette di ridurre o eliminare le distrazioni digitali, migliorando di conseguenza la qualità del focus, del tempo e dello stile di vita. Questa metodologia è frutto anche dell’impegno costante del mio team. Persone che hanno deciso in primis di migliorare la propria vita, per poi aiutare gli altri. 

Quanto tempo richiede una Digital Detox?

Non c’è tempo. Dipende tutto dalla motivazione che la persona sprigiona nel correre verso la felicità di vivere una vita senza distrazioni.

Lei ha pubblicato un libro molto interessante sull’argomento, ce ne può parlare?

È il primo libro sulle distrazioni digitali, dove dentro spiego step by step la metodologia Digital Felix. Si intitola: Digital Detox: focus e produttività per il manager nell’era delle distrazioni digitali. Edito da Hoepli nel marzo 2017. Se veramente vuoi prendere consapevolezza di come stiamo vivendo la rivoluzione digitale non puoi far altro che leggerlo. Ti avverto, sto scrivendo il terzo libro sull’argomento, aggiornando la metodologia e ricca di case history aziendali e personali. 

 

Tratto da Uomo&Manager di Settembre 2018

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