Benessere organizzativo sul lavoro: i manager non possono ignorare le esigenze dei collaboratori
Aziende e professionisti o dipendenti devono viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda e più volte da queste pagine abbiamo sottolineato l’importanza che i manager alla guida di gruppi di lavoro devono dare al coinvolgimento di tutti nelle politiche aziendali e nei riconoscimenti verso chi produce risultati. Ed il fattore benessere organizzativo del lavoro è alla base di molte richieste.
Il work-life balance e il benessere organizzativo, in tal senso risultano essere fattori decisivi, ma i numeri della survey “Work-Life balance e benessere organizzativo” realizzata da Cegos, restituiscono un’immagine complessa: il 53% dei professional afferma di dedicare saltuariamente del tempo extra al proprio lavoro, mentre il 29% lo fa con frequenza.
Altri dati mettono i evidenza che la pressione cresce con il livello di responsabilità e i risultati dicono che circa il 50% dei team leader e dei manager sostiene di lavorare spesso oltre orario.
A partire da questi elementi, emerge un punto chiave da analizzare tenere bene in considerazione: il benessere organizzativo incide sulla scelta di permanenza dei talenti in azienda. I dati, infatti, mostrano che, accanto alla dimensione economica, entrano in gioco diverse leve: dalla flessibilità alla qualità delle relazioni, dalle prospettive di crescita alla corretta gestione dei carichi di lavoro.
“Il dato è chiaro: il guadagno determina se restare, ma non basta a trattenere le persone. La permanenza si gioca su un equilibrio più ampio, fatto di flessibilità, qualità delle relazioni, prospettive di crescita e sostenibilità dei carichi di lavoro nel quotidiano. Quando queste dimensioni si incrinano, anche buone condizioni economiche, possono non essere sufficienti. La vera sfida per le organizzazioni è agire su questo equilibrio, perché la retention non si costruisce su una leva sola, ma sulla coerenza dell’esperienza complessiva”, afferma, Emanuele Castellani, Executive Board Member del Gruppo Cegos e CEO di Cegos Italia.
Quali sono le sfide organizzative del lavoro
Per migliorare il proprio benessere sul lavoro, il 20% degli intervistati dalla survey ritiene fondamentale intervenire in primis su carichi di lavoro che devono essere sostenibili e sullo stabilire obiettivi realistici, con un incremento significativo tra gli over 55 (27%).
Altri fattori che interessano sono, ovviamente, la crescita economica e contrattuale e una maggiore flessibilità di orari e luoghi di lavoro, con una richiesta ancora più forte tra i 25-34 anni (21%). Completa il quadro la necessità di una comunicazione interna efficace e uno stile manageriale attento al wellbeing. L’introduzione di spazi dedicati al benessere e supporto alla vita privata, sono al 2% e risultano, dunque, marginali.
L’orientamento è molto chiaro: il benessere organizzativo non è percepito come una questione di servizi complementari, ma come una conseguenza diretta di scelte su carichi di lavoro, riconoscimento economico contrattuale, flessibilità e management.
I fattori più importanti secondo lo studio
Dallo studio emerge anche che retribuzione e i benefit economici sono una priorità per circa il 46% del campione, seguiti da un clima positivo e buone relazioni con colleghi e manager (28%). Più distaccate ma vicine tra loro, troviamo la flessibilità di orari e luoghi di lavoro (13%), ma anche l’autonomia e la possibilità di organizzare le proprie attività (12%).
Un dato che deve far riflettere è che il 28% si sente frequentemente sopraffatto dal lavoro, il 6% vive una condizione di stress continuo e il 46% sente la pressione qualche volta. E a proposito di questo emerge che le cause principali di sovraccarico sono di natura organizzativa (eccesso di riunioni, procedure o burocrazia) e manageriale (obiettivi poco chiari o troppo ambiziosi o scarsa consapevolezza da parte del capo su carichi e priorità). In tal senso appare evidente il ruolo centrale della progettazione del lavoro.
La flessibilità continua ad essere un elemento apprezzato dai lavoratori ed in particolare a proposito di smart working con regole chiare e accesso equo (53%), la flessibilità in ingresso/uscita (35%) e gestione delle ferie (30%). Il 41% degli intervistati accede ad una sola forma di flessibilità tra le opzioni proposte nella survey.
E la settimana lavorativa corta? Dallo studio si evidenzia che il 25% dei dipendenti la vedrebbe come la soluzione che favorirebbe maggiormente il proprio equilibrio, evidenziando un orientamento verso forme di ripensamento più profondo del tempo di lavoro: non soltanto dove si lavora, ma quanto e con quale grado di autonomia. Per quanto riguarda i benefit, il 79% dichiara l’esistenza di iniziative di welfare, con il 30% dei rispondenti che le considera molto utili. I benefici più apprezzati includono la sanità integrativa e coperture assicurative (63%), i voucher aziendali (54%) e i buoni pasto anche durante lo smart working (43%).
“Il supporto al benessere non appare ancora come una competenza diffusa e sistemica tra i manager.
La conseguenza principale è una disomogeneità nell’accesso al benessere”, ha affermato Alessandro Reati, Head of People & Culture e HR Practice Leader di Cegos Italia. “Quest’ultimo non dipende solo dalle policy, ma anche dai comportamenti quotidiani dei manager e dei collaboratori. Oggi vediamo ancora una forte disomogeneità: il supporto al work-life balance dipende troppo spesso dal singolo responsabile. Per questo la formazione manageriale è decisiva: serve sviluppare competenze concrete per leggere i carichi di lavoro, dare priorità chiare e tradurre le policy in azioni quotidiane. Solo così il benessere diventa un’esperienza diffusa e un vero fattore di retention”.


