Caduta capelli: la soluzione nel DNA

Fra i problemi che riguardano il mondo maschile, quello della calvizie rappresenta di sicuro uno dei più diffusi. In Italia e nel mondo sono infatti numerosi gli uomini che soffrono di alopecia androgenetica e di caduta dei capelli: una condizione che può provocare diversi problemi a livello estetico e di conseguenza a livello psicologico ed emotivo, soprattutto quando la perdita dei capelli comincia in età adolescenziale e il ragazzo comincia a vivere nel pieno la propria socialità.

Secondo i dati scientifici pubblicati dalla rivista PLOS Biology, l’alopecia androgenetica colpisce il 70% della popolazione maschile e il 40% di quella femminile. Nel primo caso, la calvizie sarebbe dovuta all’azione di un enzima (l’alfa-reduttasi) che aumenterebbe la produzione di DHT: un ormone responsabile del danneggiamento dei fusti. Di contro, sono diverse le ricerche che stanno provando a dare una spiegazione più completa al problema dell’alopecia.

Alopecia: le ultime scoperte in ambito scientifico

Negli ultimi anni la ricerca ha portato alla luce diverse teorie sull’alopecia androgenetica e sulla caduta dei capelli negli uomini. Fra queste, una delle più importanti ha dimostrato che la soluzione si trova nel nostro DNA. Secondo uno studio scientifico, infatti, la causa della calvizie si troverebbe all’interno del genoma maschile: dunque un’analisi di quest’ultimo potrebbe un domani indicarci chi è naturalmente portato alla perdita dei filamenti. Sebbene le ricerche siano in corso d’opera, ad oggi la mappatura non è ancora completa né certa, dunque non è attualmente possibile sfruttare il test del DNA per individuare chi potrebbe soffrire di calvizie. Tuttavia, stanno nascendo delle nuove terapie dette “rigenerative”: queste ultime andrebbero ad intervenire sull’invecchiamento delle cellule, impedendo ai follicoli piliferi di chiudersi prima del tempo. La calvizie, infatti, è dovuta ad un’alterazione del ciclo anagen-catagen-telogen, il quale porta alla chiusura prematura dei suddetti follicoli. Per contrastare questa condizione oggi è in fase di test il Protocollo medico bSBS, attuato proprio attraverso quattro gruppi di cellule rigeneratrici.

Quali sono le soluzioni da adottare oggi

In attesa che la ricerca faccia il suo corso, giungendo ad una soluzione performante e testata, oggi è possibile comunque ricorrere a opzioni di buon livello. Fra queste le fiale anticaduta capelli che sono soluzioni coadiuvanti per limitare in modo temporaneo la perdita dei fusti, disponibili da diverse marche ad esempio Bioscalin. Il tutto avviene per merito di sostanze e principi attivi che intervengono direttamente sulla funzionalità dei follicoli piliferi. Di fatto li sostengono, così da permettere il passaggio del nutrimento ai capelli tramite il flusso sanguigno. Anche l’alimentazione figura nell’elenco degli aspetti da tenere in grande considerazione: il pesce, ad esempio, ha una forte azione anti-ossidante per via della presenza degli acidi Omega 3. La carne magra è altrettanto indicata: presenta una grande fonte di ferro e di zolfo, sostanze che aiutano a migliorare il flusso del sangue. Le uova sono invece ricche di proteine, mentre i legumi e le verdure sono ottime fonti di minerali. Infine, un ulteriore aiuto arriva dalla natura e l’applicazione di oli essenziali come quello di ortica e di rosmarino, ottimi elementi che rallentano la degenerazione cellulare e che nutrono il capello.

 

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