Crescono le certezze sul lavoro. E c’è una grande fiducia nella ripresa

Maggiore flessibilità, lavoro ibrido, una visione diversa della propria vita lavorativa. Sono queste le caratteristiche principali che emergono da una ricerca condotta da LinkedIn Italia dove il 59% degli intervistati ha dichiarato di provare una profonda fiducia nella ripresa del mercato e maggiori certezze nel lavoro.

Dai risultati dello studio emerge anche che il 90% degli intervistati è tranquillo nel suo attuale lavoro e il 63%, addirittura, ha maturato abbastanza sicurezza da essere spinto a chiedere una promozione o a candidarsi per un ruolo più alto rispetto a quello in cui si trova attualmente.

La pandemia ha sicuramente cambiato gli scenari lavorativi ma anche le prospettive. Una curva che sale e scende, che rivela l’incertezza legata alla ripresa ma anche una nuova fiducia che emerge nei lavoratori. La tecnologia ha giocato un ruolo fondamentale perché ha aiutato molti lavoratori ad adattarsi ad una nuova routine: lavorare in smart working ha trasformato la stragrande maggioranza in persone più sicure delle proprie capacità e soprattutto, li ha portati a riflettere su quali fossero veramente i loro bisogni in campo lavorativo. 

I lavori più richiesti

Sono moltissimi i professionisti italiani che, secondo LinkedIn, stanno valutando un cambio di lavoro nel 2022. Il social network, come ogni anno, ha pubblicato la lista dei lavori in crescita che mostra le posizioni lavorative emergenti e aiuta i professionisti ad orientarsi tra le numerose offerte. 

In prima posizione c’è l’ingegnere robotico, al secondo l’ingegnere delle macchine learning e al terzo posto il cloud architect. Entro le prime dieci posizioni si trovano poi il Data engineer, il consulente di data management, l’analista di risorse umane, il software account manager e lo specialista in cyber security. Tecnologia ai primi posti quindi. Nelle successive dieci posizioni troviamo, tra gli altri, il clinic manager, il consulente di vendita al dettaglio, il business developper e il gestore degli investimenti. 

Una classifica che evidenzia come le aziende possano distinguersi e attrarre i migliori talenti in questo mercato competitivo creando anche una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. E sostenendo il benessere dei dipendenti che sembra essere diventata una voce importante per tutti. 

Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, ha dichiarato: “Nonostante l’emergenza pandemica globale stia generando non poche incertezze e difficoltà nel mondo del lavoro, i dati a nostro supporto ci mostrano, da un lato, dipendenti sempre più ambiziosi e disposti ad abbandonare un incarico stabile per affrontare nuove sfide e dall’altro le aziende che per adattarsi alla nuova normalità, si focalizzano sempre più su flessibilità del posto di lavoro, attenzione al benessere dei dipendenti e cultura come fattori principali per attrarre i migliori talenti. I nuovi trend come la veloce crescita del settore tecnologico e la nascita di nuove professionalità, sono la risposta alle attuali esigenze del mercato e alla ‘digital transformation'”.  

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Hybrid Working, 8 consigli pratici per affrontare il cambiamento

Hybrid Working, home working: come è cambiato il nostro modo di lavorare negli ultimi due anni a causa della pandemia. Eppure la nostra grande capacità di adattamento ha reso possibile formulare delle best practice che ci hanno svelato, in alcuni casi, orizzonti prima d’ora sconosciuti. E i manager in particolare hanno dovuto imparare nuovamente a lavorare secondo i nuovi criteri. Il Cegos Observatory Barometer 2021 ha rilevato, inoltre, l’incremento generalizzato dell’utilizzo della formazione online a seguito dell’emergenza sanitaria e confermato che le competenze da padroneggiare in via prioritaria sono remote management, comunicazione digitale e capacità di adattamento.

Sviluppare queste competenze è la chiave per fronteggiare la trasformazione digitale nel modo migliore secondo 9 HR Manager su 10 e il 94% dei dipendenti afferma di essere pronto a seguire in autonomia percorsi formativi per adattarsi ai cambiamenti su ruoli e competenze. Insomma, la formazione è la chiave di volta per avere successo anche in un periodo storico questo.

“L’Hybrid working sta diventando di uso comune, nonostante la tendenza rimanga orientata prevalentemente verso una modalità ‘remote-first’, anche a seguito della recente impennata di contagi. È evidente che questo nuovo approccio ‘ibrido’ sottolinea ancor più l’importanza del rispetto dell’equità e la salvaguardia della cultura aziendale – dice Silvia Martinelli, Regional Manager & International Projects Manager di Cegos Italia -. “Chi lavora da remoto, qualora non correttamente supportato, corre il rischio di rimanere ai margini dell’organizzazione; diventa cruciale, quindi, che qualsiasi modello applicato non venga lasciato all’improvvisazione e che tutti i dipendenti siano messi in condizione di procedere allineati verso un unico obiettivo, ne siano ispirati nelle loro azioni quotidiane e siano supportati in ogni aspetto delle attività. In questo scenario la formazione rappresenta un cambio di mindset considerevole: oggi apprendere è fondamentale non per “mettere da parte” nozioni che potrebbero servire in futuro ma, al contrario, per testarle e applicarle immediatamente”.

Il questo nuovo contesto, gli studi internazionali Cegos hanno elaborato 8 pratiche con le competenze da sviluppare, adatte sia a manager che dipendenti. Ecco quali sono.

8 skills da sviluppare per il lavoro ibrido

Ecco svelate le 8 attitudini da sviluppare secondo Cegos, che vi riportiamo per intero.

  1. Working from anywhere. Crea la tua working area.

Lavorare bene richiede una buona postazione, sia che ci si trovi a casa, in un ufficio in coworking o in mobilità.  Significa trovare il posto giusto, sufficientemente protetto se non si ha uno spazio dedicato, prestando attenzione alla scelta dei mobili, con almeno una sedia da ufficio essenziale per una corretta postura, senza dimenticare il gusto estetico, utilizzando colori o piante d’arredo che favoriscono concentrazione e creatività.

  1. Proximity. Resta connesso.

È importante cogliere le opportunità del remote working e sperimentare nuove abitudini, che medino tra la focalizzazione sui compiti e il mantenimento dei legami sociali con colleghi e clienti; quindi attività chiare, responsabilità definite, fiducia tra i membri, procedure e strumenti comuni di collaborazione scelti in base all’obiettivo da raggiungere, ma anche condivisione di informazioni e di eventi in corso – anche se riguardano un solo compagno del team – e incontri face to face almeno una volta all’anno per consolidare la cultura aziendale.

I tool tecnologici dovranno aiutare anche a superare il proximity bias, ovvero la dinamica che porta a favorire chi si incontra di persona.

E poi più attenzione da parte di tutti su: puntualità nelle riunioni (5 minuti di ritardo sono imperdonabili da remoto), mantenimento della webcam accesa ed uso eccessivo di e-mail, telefonate e videoconferenze.

  1. Time management. Pianifica in anticipo le attività principali.

Il segreto per la gestione del tempo è una buona to do list, ma come terminare la giornata sulle attività davvero importanti senza interruzioni di e-mail e chiamate? 

Ecco 4 consigli: definire le priorità distinguendo tra alta e bassa urgenza e importanza, stimare la durata dei compiti ritagliandosi un margine di sicurezza per gli imprevisti, utilizzare dei tool per la gestione delle mansioni e segmentare il lavoro in micro-attività per auto motivarsi.

Tenere poi a mente i 3 principi per essere più produttivi: la legge di Pareto, che serve ad identificare  ogni giorno il 20% delle attività strategiche che permetteranno di raggiungere l’80% dei risultati, la legge di Parkinson che, sottolineando come il lavoro tenda a dilatarsi in base al tempo che si ha a disposizione, afferma che riuscire a rispettare le scadenze sarà fonte di grande soddisfazione e benessere e, infine, il principio di Laborit che, basandosi sul fatto che le ore del giorno non sono equivalenti fra loro, suggerisce di dedicare la mattina alle attività più strategiche e il pomeriggio a quelle di routine.

  1. Workload Management. Concentrati per gestire al meglio il lavoro.

10 sotto-consigli per non farti distrarre da notifiche ed e-mail, evitare il multitasking e trovare la giusta concentrazione per ogni attività. 

  • Fissa un obiettivo concreto;se lo raggiungiaumenterà di 10 volte la motivazione del tuo cervello a rimanere concentrato.
  • Fai una cosa alla volta; lavorare contemporaneamente su più progetti è controproducente. 
  • Lavora con continuità;un’interruzione costa più della durata dell’interruzione stessa.
  • Isolati da richieste esterne; imparaa dire «no»con assertività, benevolenza e diplomazia.
  • Rispetta la tua crono-biologia; isolati dalle distrazioni esterne durante i picchifisiologici di efficacia.
  • Goditi le prime ore del mattino… senza e-mail! Il cervello è pronto a concentrarsi sul primo task che gli dirai di affrontare.
  • Preparati il giorno prima a lavorare su un determinato argomento,attraverso una serie di piccole azioni compiute in breve tempo e con un carico mentale moltobasso. 
  • Crea il tuo rituale di inizio per predisporre la mente ad essere efficace e inquadrare i compiti da svolgere. 
  • Lavora sulla durata delle sequenze di concentrazione, cioè sia sulla tua resistenza alladistrazione quando hai deciso di concentrarti su un soggetto sia sul tempo massimo per rimanereconcentrato. 
  • Allena la tua attenzione divertendoti per rafforzare la profondità di concentrazione, ovvero la capacità di focalizzarsi su una cosaad esclusione di tutte le altre. 
  1. Positive thinking. Attiva un atteggiamento positivo.

Adottare un approccio positivo consente di vedere gli eventi da un’angolazione diversa e mantenere relazioni armoniose con gli altri. Con l’analisi transazionale è possibile allenarsi incrociando mentalmente su 4 assi quello che si pensa di sé stessi in un dato momento con quello che si pensa dell’altro per scegliere così la “postura” giusta e passare rapidamente ad un atteggiamento ++; più velocemente si reagisce, minore sforzo si dovrà fare per ripristinare la situazione prima che si aggravi. 

I comportamenti che favoriscono lo sviluppo dell’ottimismo sono legati alla capacità di interpretare gli eventi che si vivono, cercando di “migliorarli”. Ciò vuol dire, quindi, trarre il meglio dalle situazioni in cui ci si trova, siano esse complicate o inaspettate; è una skill sempre più richiesta ai manager prima di tutto.

  1. Become influencer. Fai crescere la tua area di influenza.

La situazione attuale è senza precedenti e non sarà risolta con un ritorno al passato.

Per questo non è possibile essere attendisti: meglio essere proattivi dandosi una prospettiva sia professionale che personale e intervenire su ciò che è nella nostra sfera di influenza per realizzarlo. Con influenza non si intende manipolazione, ma chiarificazione dei propri obiettivi e apertura all’altro con fiducia.

A livello manageriale si traduce nell’esercitare una leadership gentile, ovvero caratterizzata da sincerità, assenza di conflitto di interessi, rispetto, fiducia negli altri e spirito di squadra.

  1. Free thinking. Potenzia la tua creatività.

La creatività è una delle soft skill più richieste dalle aziende oggi. Sia in un ambiente professionale che nella vita privata, essere creativi significa trovare soluzioni nuove e originali alle difficoltà che si presentano, portando innovazione. 

Siamo tutti creativi e ci si può allenare in due modi per incrementare questa capacità: leggendo molto, osservando e prestando attenzione ai piccoli eventi quotidiani per riempirsi di ispirazione e iniziando qualcosa di nuovo che permetta di vivere un’esperienza ricca e diversa dalla routine.

È importante essere consapevoli delle 4 fasi per risolvere i problemi complessi: raccogliere dati e informazioni, prendersi uno stacco mentale (incubazione), annotare tutto senza censura (illuminazione), valutare le idee nel contesto e realizzarle.

  1. Get fit. Mantieni in forma corpo e mente.

Nelle organizzazioni ibride occorre aumentare la capacità di promuovere il benessere.

Il giusto approccio è praticare attività fisica, oltre a dare la priorità a buone abitudini quotidiane ed esigenze di base come relazioni umane, sonno e alimentazione.

E poi combattere lo stress attraverso il “fare”, pianificando con cura, allenando l’assertività imparando a dire di no quando è opportuno, ponendosi obiettivi chiari e misurabili, prestando attenzione all’impulsività per evitare di generare altri “problemi” ed essendo più sicuri di sé in generale.

L’equilibrio tra lavoro e vita privata – o work-life balance – corrisponde alla costante ricerca di un’armonia e va promosso su base giornaliera o settimanale, durante tutto l’anno.

2022: ecco le professionalità che vanno per la maggiore secondo uno studio di Randstad

Magazziniere, operaio e infermiere. Questo il podio dei mestieri più ricercati in Italia nel 2022. Poi troviamo l’addetto al call center, l’impiegato amministrativo, l’operatore di macchine utensili, l’operatore sociosanitario, l’elettricista, lo sviluppatore Java e il saldatore a chiudere la top 10. Tra i top ci sono anche l’operatore dell’industria alimentare, il system administrator, l’addetto alle macchine per la lavorazione del legno, l’operatore multiservizi nella ristorazione e l’addetto all’help desk.  

Questi i 15 profili più ricercati sul mercato del lavoro, secondo uno studio di Randstad che ha analizzato gli annunci di lavoro di inizio 2022 del primo operatore nei servizi per le risorse umane, che complessivamente rappresentano quasi 4mila posizioni aperte. Differenti sono le competenze richieste, livelli di alti e provenienza da settori di appartenenza, che nel loro insieme evidenziano quelli che sono i trend in atto sul mercato del lavoro, in un momento di forte crescita dell’offerta, ma anche di difficoltà nel trovare i candidati giusti per soddisfare le esigenze delle imprese.

Il profilo più richiesto è il magazziniere, per cui Randstad ha oggi oltre 1200 posizioni aperte. Una professionalità molto richiesta anche per l’espansione del settore della logistica come effetto della crescita produttiva e del boom dell’eCommerce, testimoniato anche dalle crescenti richieste di addetti ai call center per l’attività di assistenza clienti. 

Tra i più richiesti c’è sicuramente l’operaio metalmeccanico, che con quasi 900 posizioni aperte è particolarmente apprezzato evidentemente, come anche gli operatori di macchine utensili (al 6° posto), elettricisti (8°), saldatori (10°), operatori dell’industria alimentare (11°) e addetti alle macchine legno (13° posto) per supportare l’aumento dell’attività produttiva e per inserire le nuove competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale. 

A seguire l’infermiere (oltre 800 posizioni aperte), professione introvabile per definizione, che, insieme all’operatore sociosanitario in settima posizione, evidenzia la cronica carenza di professioni sanitarie, aggravata con l’esplosione della pandemia e le nuove esigenze di cura e assistenza. Ovviamente grande richiesta c’è anche per i settori tecnologici.

L’analisi fa riferimento alle ricerche di lavoro aperte su tutta Italia, ma emergono alcune specificità territoriali in funzione delle specializzazioni dei vari distretti: le richieste di operatori macchine utensili, ad esempio, riguardano soprattutto il Nord Italia, mentre gli operatori per macchine del legno sono concentrati nel Nord-Est e gli elettricisti sono particolarmente ricercati nel centro sud. 

“Questa selezione evidenzia alcune delle professioni chiave per la ripresa, verso cui è utile si orienti chi è alla ricerca di un’opportunità di impiego”, afferma Elena Parpaiola, Amministratore Delegato di Randstad Italia, responsabile delle attività di staffing, permanent e welfare.

“Il mercato del lavoro italiano sta vivendo uno straordinario momento di vitalità, eppure le aziende faticano a trovare le persone giuste, perché la talent scarcity è una realtà con cui confrontarsi”, spiega Simona Tansini, Amministratore Delegato di Randstad Italia con delega sui business Inhouse, Verticals, Public Sector.

Oggi è il Blue Monday: ma il lunedì è davvero il giorno più odiato da chi lavora?

Lunedì 17 gennaio è il giorno più triste dell’anno, il cosiddetto Blue Monday e se volete sapere perché è così, vi rimandiamo a questo nostro articolo. La prima domanda è: siete d’accordo? Vi sentite davvero tristi oggi? Il lunedì si riparte dopo il week end, si dovrebbe essere riposati e pronti all’azione, ma è sempre così?

Ma il lunedì è davvero il giorno più odiato per eccellenza? A quanto sembra le opinioni sono diverse, stando ad uno studio effettuato fra dicembre scorso e i primi giorni di gennaio da Infojobs, piattaforma online utilizzata da chi cerca lavoro.

Secondo l’indagine InfoJobs Felicità e Tristezza al lavoro per la maggioranza degli italiani (74,7%) il lunedì, in quanto lunedì, non è il giorno peggiore della settimana. Di questi, il 39,7% dichiara che ogni giorno ha le proprie peculiarità e quindi non è necessariamente il lunedì il giorno più brutto della settimana; addirittura, il 16,1% ama questa giornata perché ancora pieni di entusiasmo per il week end appena trascorso. C’è poi chi non sa scegliere il giorno meno bello, perché lavorando su turni il lunedì è solo uno fra tanti (9,9%); altri ancora sentono il proprio umore cambiare intorno a metà settimana, quando il weekend passato è ormai lontano e quello che deve arrivare è ancora troppo distante (5,5%). Solo il restante 25,3% del campione considera il lunedì il giorno peggiore, perché vede in esso l’inizio della settimana lavorativa e le responsabilità ad esso collegate.

Cosa provoca il cattivo umore sul lavoro?

Sempre secondo lo studio di Infojobs, fra gli elementi che ingenerano tristezza al lavoro ci sono: al primo posto (per il 44,1%) le tensioni con capo e con colleghi, a seguire (37,5%) il dover svolgere un lavoro lontano da quello dei propri sogni e che viene svolto per esigenza economica. Al terzo posto c’è la retribuzione, che se non adeguata e commisurata a impegno profuso ed esperienza è per il 26% un elemento di turbamento del buonumore. Al quarto posto si posiziona (21%) l’impossibilità di bilanciare esigenze lavorative e personali. In chiusura – è il caso di dirlo – della triste classifica, con il 14,1%, ci sono gli orari di lavoro con permessi e ferie non sempre rispettati.  

E chi lavora in smart working come la pensa: per la maggior parte di loro (30%) il problema è il mancato distacco fra lavoro e vita privata il responsabile di un umore a terra. Segue l’idea di non sapere a quando ci sarà il vero ritorno alla “normalità” (25%) e la mancanza di convivialità con i colleghi (20%), come ad esempio la famosa pausa caffè alla macchinetta. Infine la difficoltà nel dover gestire progetti e lavori a distanza (15%) provoca un senso di tristezza dovuto alla mancata possibilità di potersi riunire e lavorare realmente in gruppo, l’11% poi soffre in particolar modo la lontananza dai colleghi, probabilmente collegata all’idea di lavoro nel senso più tradizionale.

E la felicità? Da cosa ci arriva?

Il buonumore al lavoro è, secondo quanto analizzato da InfoJobs, in primo luogo (36%) determinato da un ambiente favorevole e disteso con colleghi e capi e questo fa superare anche la sensazione di non svolgere propriamente il lavoro dei propri sogni.

A seguire (34%) la possibilità di svolgere una mansione che consenta un giusto equilibrio fra gli impegni di business e quelli privati; infine, ma non meno importanti, ci sono i tanto attesi risultati e riconoscimenti da parte dell’azienda (18,4%), la gratificazione è da sempre premiante sia in termini di umore del lavoratore che in termini di produttività. 

Per gli smartworkers, o chi ha provato il lavoro agile anche per un breve periodo, trovano soddisfazione e felicità soprattutto nell’evitare il commuting (32,4%), potendo fare a meno dell’uso di mezzi per gli spostamenti casa-lavoro.

Al secondo posto (31,7%) fra le motivazioni di felicità c’è il poter gestire in autonomia i tempi da dedicare alle attività professionali e quelli per sé e per i propri affetti.

Al terzo posto (27,6%) troviamo il poter beneficiare di pranzi e colazioni più distese e non con la solita fretta di un tempo, fra brioche infilate nel pc mentre si chiama l’ascensore e si pianificano meeting.

Il buonumore sul lavoro è importante

La tristezza e la non buona predisposizione ad affrontare nel modo migliore la giornata e queso può comportare anche una ridotta produttività.

Le persone tristi si dedicano completamente al lavoro per cercare di mantenere la mente occupata (37,3%). I più negativi si rinchiudono in se stessi per non portare malumore fra i colleghi (29,4%), mentre altri ancora si affidano proprio al supporto di colleghi (20%), oramai diventati amici per superare i momenti difficili. Una piccola parte, infine, (13,9%) si muove attivamente per organizzare un’attività extra lavorativa e avere un pensiero felice per affrontare con grinta la giornata lavorativa.

Non dobbiamo fai far vincere la tristezza sulla negatività e potendo scegliere, quali sarebbero i migliori rimedi secondo i professionisti? Secondo l’indagine di InfoJobs, per il 34% del campione, la formazione riveste un ruolo fondamentale per combattere la tristezza al lavoro: largo quindi ai corsi promossi dall’azienda, per imparare cose nuove e per confrontarsi con i colleghi. Le condizioni lavorative e il rispetto delle stesse sono una fonte di benessere (32,4%), così come (27,4%) un ambiente più rilassato e meno gerarchico, cui fa seguito un percorso di carriera chiaro o una promozione (23%). Fra le curiosità? Beh… un nuovo capo sarebbe fonte di felicità per un limitato 5,1%!

Leggendo questi risultati, oggi per voi, è ancora un… Blue Monday? Beh, se non vi abbiamo convinto con questa evidenza, allora provate a leggere questi consigli!

Head of ESG: è il momento dei professionisti della sostenibilità in azienda

Molte aziende, soprattutto negli ultimi anni, stanno dando grande attenzione al criterio di sostenibilità in modo concreto e tangibile, definendo sulla base di questi i propri modelli e le strategie di business.

Ecco perché si guarda sempre più con interesse ai professionisti della sostenibilità che possono offrire la propria consulenza in tal senso.

L’Head of ESG (Environmental, Social e Governance) sarà probabilmente tra le figure professionali che saranno più richieste. Infatti, secondo le stime di PageGroup, società di recruiting che opera in Italia con i brand Page Executive, Michael Page, Michael Page Interim Management e Page Personnel, si registrerà, nel corso del 2022, un incremento di oltre il 50% delle richieste. 

Ma quali sono le responsabilità dell’Head of ESG

Gli espetti di PageGroup hanno stilato una serie di competenze:

  • Lavora a fianco del CEO/Direttore generale, del Consiglio di amministrazione e del team dirigenziale per definire la strategia di sostenibilità aziendale
  • Gestisce e ottimizza la strategia finanziaria e gli investimenti al fine di massimizzare l’impatto dei progetti aziendali in termini di sostenibilità
  • Migliora le politiche ESG correnti grazie alla conoscenza dei contesti normativi
  • Dialoga costantemente con attori esterni per mantenere il posizionamento strategico dell’immagine aziendale in termini di ESG

Queste sono le principali responsabilità di questa figura professionale che però ne ha anche altre più trasversali tra le quali:

  • Visione strategica dello sviluppo sostenibile a livello di business, ma anche finanziario e sociale
  • Capacità relazionali in un ambiente multiculturale e internazionale
  • Approccio pratico/analitico alla definizione di roadmap e nuovi processi aziendali
  • Capacità di prendere decisioni importanti e difficili sotto pressione
  • Creatività nel presentare idee e iniziative

La crescita continua di Confassociazioni: Angelo Deiana svela i numeri e le nuove cariche

Continua la crescita straordinaria di Confassociazioni, confederazione di associazioni professionali presieduta da Angelo Deiana. Ed è proprio lui che con orgoglio annuncia gli ultimi dati.

“Continua la nostra crescita quantitativa, nazionale e internazionale. Per questo abbiamo scelto di rinforzare la nostra già importante struttura organizzativa con altre grandi persone. Un’ottima partenza per un anno all’insegna di grandi idee e di progetti concreti. D’altra parte, abbiamo raggiunto numeri straordinari. Confassociazioni ha ora 725 associazioni di professionisti e imprese, 1 milione e 240mila iscritti, 213 mila imprese con 5,3 dipendenti medi”. Praticamente un popolo tra professionisti e manager alla guida di aziende importanti che trainano la nostra economia.

E Deiana annuncia anche inserimenti importanti dal punto di vista organizzativo e strutturale. “Tra le più importanti, la nomina di Giorgio Granello quale Consigliere Delegato del Presidente per tutte le Strutture Nazionali, e a Stefano Potortì la nomina di Consigliere Delegato per tutte le Strutture Internazionali. Senza poi dimenticare che il 19 gennaio prossimo saremo a Madrid per presentare Confassociazioni Spagna, la nostra nuova branch internazionale presieduta da Stefano Ticozzelli.  Va altresì ricordata la nomina del nostro nuovo Presidente del Collegio dei Revisori, Fedele D’Arienzo”.

E sempre legato all’obiettivo di rafforzare la struttura di una rete già numericamente ampia, Angelo Deiana prosegue con la presentazione delle novità. “Il rafforzamento ha poi interessato i territori regionali, con una grande attenzione all’equilibrio di genere. Per questo, per l’Umbria e la Campania la presidenza va alle donne, rispettivamente Marica Corvi Leonarda Scrocco, per la Basilicata il Presidente sarà Domenico Cosentino, per la Lombardia, nuovo Vice Presidente Esecutivo è stato nominato Gennaro Colangelo. Ulteriori evoluzioni hanno riguardato l’accorpamento di Comunicazione & Public Affairs con Media e Informazioni che ha dato vita a Confassociazioni Comunicazione Media e informazione confermando come Presidente Alessandro Conte. E ancora l’unione di Confassociazioni Terzo settore con Confassociazioni Fondazioni ITS, diventata Confassociazioni Terzo Settore e ITS, con la presidenza a Massimo De Meo e la vicepresidenza a Giorgio Maracchioni.

Ma le nomine non sono finite, infatti, arrivano Marta Bifano alla vicepresidenza con delega alla produzione teatrale e audiovisiva in Confassociazioni Spettacolo Cinema Teatro, a Carmen Bizzarri alla vicepresidenza con delega al Turismo Sostenibile e Inclusivo di Confassociazioni Tourism, Food, Hospitality. Infine, Marco Recchi è stato nominato Consigliere Delegato del Presidente per la Privacy e Valentina LeoneSegretario Generale di Confassociazioni University.
 

Tecnologie invisibili e crescita esponenziale: cosa ci aspetta

La pandemia, al di là dei suoi impatti sanitari purtroppo gravissimi, ci sta però consentendo di provare a guardare la prima alba del futuro prossimo venturo.

Tra vaccini a Rna messaggero che potrebbero aiutarci contro molte forme tumorali, robottizzazione di molte attività, digitalizzazione globale di processi, informazioni e molto altro, ci stiamo incamminando verso una trasformazione che ci porterà oltre tanti orizzonti e tanti limiti.

D’altra parte, già ora viviamo in un’epoca in cui molti lavori richiedono sforzi mentali più che fatica fisica. Molte delle attività e delle professioni di oggi semplicemente non esistevano anche solo negli anni ‘80. La nostra specie ha già allungato la durata naturale della vita grazie ad alimentazione corretta, tecnologia, farmaci, complementi e parti di ricambio praticamente per tutti i sistemi dell’organismo. 

Mentre scopriamo i principi di funzionamento del corpo e del cervello umano, ci troveremo nella condizione di poter progettare sistemi che dureranno di più e avranno prestazioni migliori. L’antropomorfizzazione della tecnologia, la sua discesa invisibile nel nostro corpo pone problematiche profonde che impattano non solo le persone ma anche i territori, le Istituzioni e portano alla crisi dei soggetti tradizionali e dei luoghi storici della politica e della società. 

E siamo solo al principio. D’altra parte, quando si verifica un cambiamento di paradigma (ferrovie, Internet, comunicazioni, nanotecnologie, intelligenza artificiale), sappiamo ormai che tutto inizia normalmente con un periodo di attese irrealistiche basate su una generalizzata mancanza di comprensione di tutti i fattori evolutivi. Anche se l’uso dell’innovazione aumenta a velocità rapidissima, la crescita iniziale è lenta fino a che non si arriva al gomito della curva di crescita esponenziale. 

È per questo che le attese di un cambiamento rivoluzionario sono spesso corrette nell’oggetto ma non nella tempistica. Quando le prospettive non si aprono rapidamente, segue un periodo di delusione. La crescita esponenziale comunque continua (magari silenziosamente) e, qualche tempo, dopo arriva la vera trasformazione. Spesso, però, arriva silenziosamente perché sappiamo che le tecnologie intelligenti, non appena sono sufficientemente evolute, vengono assorbite dal sistema complessivo e non sono più considerate tecnologie ma componenti stabili della nostra vita. 

E, infatti, stanno progressivamente diventando invisibili tecnologie come il riconoscimento di caratteri, il riconoscimento del parlato, l’informatica medica, il trading algoritmico negli investimenti. Se tutti i sistemi tecnologici smettessero contemporaneamente e improvvisamente di funzionare, la nostra infrastruttura sociale ed economica sarebbe in ginocchio. Le banche non riuscirebbero a effettuare operazioni. La maggior parte dei trasporti sarebbe in difficoltà. Quasi tutti i sistemi di comunicazione smetterebbero di funzionare.

Piano piano, dunque, tutte le tecnologie più evolute diventeranno progressivamente invisibili come già è successo con il fuoco, l’energia elettrica, i telefoni, i computer. Ormai li abbiamo addosso alle nostre persone, intessute nei nostri abiti, incorporate nell’arredamento e nell’ambiente, oppure nei nostri smartwatch. 

E prima o poi si innesteranno nella ragnatela planetaria per cui avremo banda larghissima, comunicazioni wireless a Internet in ogni momento. Queste risorse metteranno a disposizione una realtà virtuale visuale e uditiva ad alta risoluzione e ad immersione parziale o totale continua, con motori di ricerca sovrapposti al mondo reale che ci aiuteranno a recuperare informazioni in tutte le attività comuni ed in tutte le transazioni. 

Sembra una realtà lontanissima ma non manca molto. È la potenza della crescita esponenziale.

“Era la vostra civiltà ma appena noi macchine cominciammo a pensare, diventò la nostra civiltà. Evoluzione. Come per i dinosauri. Guarda dalla finestra: avete fatto il vostro tempo. Il futuro è il nostro mondo. Il futuro è il nostro tempo”

Agente Smith featuring Matrix

A cura di Angelo Deiana

Coaching da remoto: può essere un valido aiuto per migliorarsi

Quanto conta il benessere personale e la serenità nel lavoro? Forse mai come oggi la risposta a questa domanda è: tantissimo. Sarà che ci sentiamo tutti più timorosi, insicuri, ma nel che è certo è che ciascuno di noi avrebbe bisogno della famosa spalla alla quale aggrapparsi in un momento come questo. In tal senso il coaching da remoto può essere uno strumento utilissimo quando il morale scende e gli obiettivi si offuscano.

“In questo periodo di grande incertezza, il coaching è un valido alleato della leadership perché aiuta nel fare chiarezza sulla strategia e sulla congruenza tra valori, direzione e azioni”, ha affermato Raffaella Iaselli, Coach certificata di CoachHub. “C’è l’esercizio mentale ‘take the advantage’ che consiste nel ricercare sempre la parte vantaggiosa davanti a una criticità o un ostacolo. Il solo fatto di porsi questa domanda e di attivarsi nella ricerca della risposta ci sposta dal rimuginare negativamente sull’accaduto cambiando l’approccio da passivo ad attivo con ottimismo e creatività”.

Di aziende che offrono questo tipo di supporto ce ne sono, anche se dovrebbero essere di più. Per gli esperti di CoachHub, piattaforma per il coaching digitale, il coaching da remoto può certamente essere utile per migliorare e supportare il benessere e la salute mentale del personale, oltre che a sostenerne lo sviluppo. Secondo lo studio Global HR negli ultimi 18 mesi, il 25% dei dipendenti ha ricevuto formazione aggiuntiva focalizzata sul benessere.

Sebbene il coaching a distanza esistesse già, il Global Coaching Study di ICF del 2020 ha registrato un forte incremento di richiesta durante la pandemia, con un aumento dell’uso delle piattaforme audio-video (74%) da parte dei coach. Quali sono stati i benefici? Eccone alcuni che sono stati segnalati.

  • Migliorare il benessere psicologico: il coaching virtuale rafforza la consapevolezza e la capacità di regolazione emotiva dei coachee, aiutandoli a trovare soluzioni e nuovi modi di pensare. La possibilità di accedere a un coaching individuale permette di ricevere il supporto necessario nel momento in cui se ne ha realmente bisogno.
  • Rafforzare il senso di scopo: i dati di CoachHub evidenziano che il 91% dei coachee ha aumentato il proprio senso di scopo dopo un percorso di coaching digitale. Il coaching, infatti, può aiutare a capire come crescere, quale direzione prendere e quale contributo si può dare alla propria azienda.
  • Aumentare il coinvolgimento: oltre a mantenere alto il livello di engagement e soddisfazione della forza lavoro, il coaching remoto è uno strumento importante per attirare le risorse migliori. Costruire una cultura organizzativa basata sullo sviluppo delle persone è il primo passo per fidelizzare e trattenere i talenti.

Il 46% degli italiani vuole cambiare lavoro nel 2022: ecco cosa si cerca

L’obiettivo di questo 2022? Per molti italiani è trovare un nuovo lavoro. Sarà per la voglia di trovare nuovi stimoli, per conoscere ambienti lavorativi mai frequentati, accrescere la propria professionalità. Fatto sta che la voglia di rimettersi in gioco è tanta.

A confermarlo è uno studio di Indeed, portale tra i più frequentati in Italia per chi cerca e offre lavoro, che propone uno studio secondo il quale oltre il 46% degli italiani sta pensando di cambiare lavoro. Proposito che 1 su 10 ha già avviato lo scorso anno.

Le ragioni che spingono al cambiamento

Le motivazioni sono ovviamente diverse tra chi ha partecipato allo studio: un maggiore guadagno rappresenta la spinta principale a cambiare lavoro (54%), ma si fanno largo altre ragioni. Un’altra motivazione è la ricerca di aziende con prospettive di sviluppo (18%) e a lavori sicuri (15%), nonché a buoni pacchetti di benefit (16%).

Anche lavorare da casa (16%) è una buona motivazione per cambiare. Più di 1 italiano su 10, inoltre, punta a lavorare in un ambiente che sia inclusivo, di cui condivide la cultura aziendale.

Se fino a qualche tempo fa spesso ci si accontentava, oggi non è già così. Più del 50% dei partecipanti all’indagine di Indeed ha una visione ottimista del mercato del lavoro e delle opportunità di carriera che si potranno aprire nel 2022.

Anche i datori di lavoro stanno puntando ad un’offerta diversa rispetto al passato. Il 20% prevede, infatti, di assumere a ritmo più sostenuto rispetto al pre-pandemia. Probabilmente per via di buone prospettive di sviluppo (8 aziende su 10 contano su un incremento del business nel 2022) ma anche in virtù del turn over che, nel corso del 2021, è aumentato secondo il 33% dei recruiter. In particolare, per le aziende che impiegano più di 500 persone (45%).

Gianluca Bonacchi, Recruitment Evangelist di Indeed spiega “La pandemia ha modificato non solo priorità e preferenze dei lavoratori. Ha fondamentalmente cambiato la percezione di cosa debba intendersi per buon lavoro. Oggi le persone vogliono prima di tutto sentirsi al sicuro. Vogliono, inoltre, poter contare su una certa dose di flessibilità nell’espletamento delle proprie mansioni; sia in termini di orari, sia di luoghi. Non ultimo, apprezzano tutti quei benefit e quelle forme di supporto capaci di offrire un sostegno che va al di là della pura dimensione lavorativa, a sostegno del benessere personale del singolo e della vita al di là del lavoro”.

Come attirare i talenti?

Le aziende si stanno dando un gran da fare. Infatti, per attrarre e mantenere i migliori talenti, le aziende interpellati si dicono pronte a introdurre una serie di nuove policy nel 2022: dall’incremento della possibilità di lavorare da casa (42%), all’organizzazione degli spazi di lavoro in modo da garantire distanziamento (40%); dall’ offerta di supporto psicologico (37%), al miglioramento dei benefit (32%) ma anche creazione di occasioni di socializzazione (32%), per ovviare alla mancanza del contatto quotidiano.

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Buoni propositi per il 2022: avete scritto la lista? Ecco da dove cominciare…

I buoni propositi per il 2022? Sono tanti, ognuno di noi ne ha. Ma da quali partire? Le Feste appena trascorse sono state particolari perché molti di noi le hanno potute trascorrere insieme ai propri familiari e amici, rispetto allo scorso anno un bel passo in avanti in questo tempo di pandemia. Seppur tra mille attenzioni, ci siamo rilassati, ci siamo distratti, abbiamo avuto modo di confrontarci e, magari, siamo anche riusciti a dedicare un po’ di tempo a noi stessi, con qualche camminata in solitudine, l’ascolto di un po’ di musica e, forse, la compilazione della famosa lista dei buoni propositi per il 2022.

L’avete fatta la lista? Potete anche farla in questi giorni…

Questo è il primo passo, compilare la lista dei buoni propositi per il 2022. Sicuramente al primo posto il desiderio di ciascuno è godere di buona salute, ecco perché fare un check up medico potrebbe essere una buona idea. D’altro canto, se c’è la salute, c’è tutto dicevano i saggi e accertarsi di star bene è un’ottimo modo per iniziare l’anno nel modo migliore.

Il secondo passo è porvi degli obiettivi, sia lavorativi che personali. Per quanto riguarda i primi, il miglioramento delle performance e della situazione economica devono essere in testa ai vostri pensieri. Mai indietro, ma sempre avanti, magari di un passo solo, ma avanti. Non pensate di aver raggiunto il top perché come, come dimostrano i più grandi imprenditori del nostro tempo, si può sempre migliorare e fare di più. Un nuovo lavoro, la rinegoziazione di un contratto, una promozione: puntate in alto e non pensate che ci siano obiettivi impossibili da raggiungere!

Dal punto di vista personale, l’idea deve essere quella di migliorare la vostra attuale situazione. Una nuova casa, un’auto più bella, pianificate un viaggio che volete fare da tanto tempo: cosa vi costa far progetti? Creare attorno a voi un’aura di positività non potrà fare che bene.

Non dimenticate di curare il vostro fisico e la vostra alimentazione, poiché sono fortemente legati alla salute. Chi di voi non ha dichiarato “dopo le Feste mi metto a dieta e mi iscrivo in palestra!”. Lo avete fatto? L’arrivo del nuovo anno può rappresentare l’opportunità di ricominciare tutto daccapo, magari prestando maggiore attenzione al vostro benessere, mai come in questo momento fondamentale nelle nostre vite.

E in questo 2022 non dimenticate di dedicare un punto della vostra lista dei buoni propositi agli affetti. Gli ultimi 2 anni hanno messo a dura prova la nostra capacità di rinunciare alle interazioni sociali (dal vivo) anche con le persone a noi più vicine. Proviamo a ricostruire, certamente tra mille attenzioni, la nostra rete sociale, fatta di parenti, amici, colleghi di lavoro. Come uomini, siamo da sempre essere sociali e ritrovare questa nostra attitudine naturale può rappresentare un ottimo modo per iniziare il 2022 nel migliore dei modi.

Tutto quello che serve sapere per diventare un eCommerce Manager

L’eCommerce Manager è un professionista che possiede molteplici conoscenze del mondo eCommerce. 

Un aspetto fondamentale è la conoscenza del variegato mondo delle strategie e delle piattaforme con cui costruire il proprio store online.

Un ottimo metodo per iniziare con il piede giusto è la lettura di una guida approfondita sugli eCommerce.

Si tratta infatti del professionista che decide le mosse strategiche da eseguire in quanto conosce bene il prodotto, l’azienda, le strategie di marketing e di comunicazione da adottare.

Stiamo parlando di un ruolo importante con molteplici responsabilità e proprio per questo va affidato ad una persona estremamente competente che potrebbe decretare il successo o l’insuccesso aziendale.

Qual è lo stipendio medio?

Il volume degli eCommerce sta crescendo e questa figura professionale è sempre più ricercata.

Lo stipendio medio annuo per una figura senior può arrivare anche agli 80.000€/annui e per una figura junior intorno ai 25.000€/annui.

Cosa fa l’eCommerce Manager

Tutti i compiti dell’eCommerce manager hanno un unico obiettivo: aumentare le vendite.

Questa nuova figura dovrà gestire l’intero ecosistema dell’eCommerce della propria azienda posizionandolo al meglio nel mercato di riferimento adottando delle strategie di marketing di qualsiasi canale di comunicazione, come ad esempio il canale dei social network.

Non è quindi solamente una figura poliedrica dal punto di vista formativo ma anche una figura che deve essere in grado di collaborare con gli altri membri del team per far funzionare tutto al meglio.

Un eCommerce manager infatti si troverà a lavorare con figure come il social media manager, SEO specialist, advertiser specialist, designer e sviluppatori.

Lavorando assieme a numerosi ambiti come l’analisi delle performance per formulare strategie di marketing sempre migliori, analizzare il mercato per definire obiettivi sempre più congrui, creare il sito eCommerce e tutte le altre piattaforme di comunicazione aziendale come pagine social, ad esempio.

Come diventare eCommerce Manager?

Le competenze di un bravo eCommerce Manager sono variegate e molto ricercate nel nuovo panorama che si sta creando in cui ci sono sempre più acquisti online.

Dovrà essere competente in ambito economico, possedere doti organizzative e di gestione aziendale.

Sarà essenziale conoscere le dinamiche del web marketing, dei social media e della SEO per posizionare organicamente al meglio il sito web aziendale.

Un bravo eCommerce manager dovrà anche essere in grado di prendere le giuste decisioni dopo aver analizzato i dati provenienti dai diversi tool di analisi dei dati dell’eCommerce.

Ma per diventare eCommerce manager serve una laurea o basta un corso?

Sicuramente è apprezzata una laurea in economia e marketing o in gestione aziendale ma non è detto, poiché molte aziende apprezzano anche figure professionali che si sono formate attraverso corsi online e che sono in continuo aggiornamento data la velocità del mercato odierno.

Conclusione

Il mercato degli eCommerce è in continua crescita poiché, anche in Italia, le persone si stanno sempre di più affidando all’acquisto online.

Il lavoro e la concorrenza per le aziende aumenta e proprio per questo motivo la figura professionale dell’eCommerce manager è sempre più ricercata.

Si tratta di una figura con competenze variegate e che deve essere in grado di lavorare in team e avere un buon problem solving.

Professioni del 2022? Eccone 5 che potrebbero essere davvero molto richieste dal mercato

Sarà l’anno dei professionisti e più in generale di chi si specializza. Questa sembra essere un po’ la tendenza delle professioni del 2022: sarà vero? Beh, ormai manca davvero poco all’arrivo del nuovo anno, ma in tanti sono già al lavoro per capire quali saranno le necessità del mondo del business.

Lavoro digitale, smart working, ibrido: cosa sarà necessario per far fronte alle esigenze del mercato ai tempi della pandemia?

L’agenzia per il lavoro Jobtech ha analizzato gli annunci di lavoro in somministrazione nel mondo del retail, della logistica, del call center, dell’hospitality e dell’Ho.Re.Ca., settori nevralgici della nostra economia, estraendo una sorta di lista con le 5 professioni con più opportunità di lavoro in somministrazione per il 2022: ecco quali sono. 

1. Picker (e packer) per i dark store. I dark store sono la nuova frontiera del digital retail: sono quei punti vendita che si occupano esclusivamente dello shopping online. Secondo le stime di Jobtech questo nuovo settore è pronto ad assumere migliaia di dipendenti in tutta Italia. È prevista la creazione di micro centri di distribuzione di quartiere in cui lavoreranno solo rider, “picker” – persone deputate alla preparazione degli ordini – “packer” (i magazzinieri) e store manager. 

2. Responsabili della logistica, che punteranno sempre più sulla soddisfazione del cliente finale. Il responsabile della logistica di un’azienda diventa una sorta di “responsabile della soddisfazione del cliente”, perché rappresenta l’anello di congiunzione con il consumatore finale, e ne determina per larga parte il livello di apprezzamento del servizio: l’analisi e l’automazione nei centri di evasione ordini aumenteranno la gamma di opzioni disponibili per costruire un carico, pianificare un percorso e confermare la disponibilità del cliente a ricevere la spedizione.

3. Camerieri. Se il settore della ristorazione è stato, nel 2021, al centro di numerosi dibattiti che hanno coinvolto datori di lavoro, associazioni di categoria, difensori del Reddito di Cittadinanza e operatori precari, quel che resta a fine anno è la consapevolezza che la pandemia ha stravolto il comparto, producendo un drastico turnover della forza lavoro. Ciò comporterà, per il 2022, una spinta alle assunzioni di camerieri, barman, chef e pizzaioli. Le opportunità non mancheranno soprattutto per professionisti con esperienza, a cui si devono però garantire tutele e diritti. 

4. Operatori di contact center (da remoto). Una delle cause della Great Resignation, rivelano le analisi, è la richiesta un miglior bilanciamento tra vita e lavoro. Poter lavorare da remoto, in questo senso, rappresenta una forte leva per rendere più appetibile un posto di lavoro: il mondo dei call center sarà davvero tutto da conquistare. Sono sempre di più, infatti, gli annunci relativi a lavori nel customer care o nelle inside sales, ma gestiti completamente da casa.

5. Contabili. Quello della contabilità è un settore che si è rivelato particolarmente appetibile per i lavoratori in cerca nel 2021: in primis le donne e chi cerca opportunità di remote working. Inoltre, nel 2022 i contabili saranno sempre più strategici nel definire un approccio green dell’azienda, identificando le aree in cui è possibile ridurre i consumi e gli sprechi, o promuovendo operazioni volte a ridurre l’impatto ambientale del posto di lavoro.

“Il lavoro in somministrazione rappresenta spesso il punto di partenza, o di ripartenza, della forza lavoro – dichiara Paolo Andreozzi, founder di Jobtech – ed è una buona notizia che per loro il mercato offra numerose opportunità di inserimento. Colmare il mismatch tra domanda e offerta rappresenterà per il 2022 la vera sfida da affrontare per dare spinta allo sviluppo del Paese: in un momento storico di profondo cambiamento il lavoro del futuro dovrà essere ibrido (in parte remoto e in parte in presenza), digitale e sicuro”.