Sei un professionista di alto livello? Ecco come avere un profilo di successo e sempre appetibile

Un alto profilo lavorativo, all’interno di un ambiente lavorativo, è frutto di studio, sacrifici, di grande impegno professionale, nonché di grande esperienza sul campo. 

Indubbiamente serve una grande pazienza, immancabile è anche una certa coerenza e correttezza, qualità davvero essenziale per svolgere al meglio dei compiti di responsabilità. 

Corsielavoro.it, il portale dedicato al mondo della formazione e della ricerca del lavoro, si possono trovare tanti consigli dei migliori esperti per essere sempre aggiornato sul mercato del lavoro e sulle sue evoluzioni. 

Le caratteristiche del professionista “di successo”

Le qualità che sembrano essere peculiari di un professionista, sono proprio i valori e la coerenza a questi ultimi, quindi rimanere integri e non rinnegarli per il miglior offerente, potrebbe essere un ottimo biglietto da visita, oltre a conferire un’immagine di sé che dà sicurezza e affidabilità.

Un altro aspetto molto importante da curare per un professionista sono i rapporti umani. Se è vero che la preparazione tecnica e le soft e hard skills sono importanti, lo è altrettanto la capacità di instaurare una rete di relazioni incentrate sulla fiducia, e l’interesse per il lavoro, il progetto della persona che si ha di fronte. 

Allo stesso modo è importante il “saper fare squadra”, quindi, non solo coordinare ma essere proprio parte del team, coadiuvare e incentrare gli sforzi per il raggiungimento di un obiettivo comune. 

In questa fase gioca un ruolo fondamentale proprio l’atteggiamento, indubbiamente, un atteggiamento negativo o pessimista non gioca a vostro favore e porta a precludersi delle importanti opportunità, pertanto è fondamentale essere sempre ottimisti e aperti alle novità, ovviamente non perseguendo la strada irrealistica dell’ottimismo a ogni costo, ma cercando di spostare il proprio punto di vista, di guardare oltre, di cercare nuove opportunità senza preconcetti o atteggiamenti negativi aprioristici. Del resto, un atteggiamento positivo e ottimista tende a conferire più fiducia anche negli altri. 

Il professionista che riveste ruoli di responsabilità: boss o leader?

Chi riveste ruoli di responsabilità, manageriali, o si trova a dover gestire un team sa bene che non è sempre semplice prendere decisioni (che possono essere impopolari), trovare il giusto equilibrio tra i bisogni dell’azienda e quelli dei propri dipendenti e tra le proprie necessità e quelle dell’azienda. 

Pertanto, il “segreto” sembra essere quello di trovare quel giusto compromesso che permetta di essere un buon manager e permetta di prendersi cura dei propri collaboratori dando sempre la giusta dose di motivazione per non perdere di vista gli obiettivi da raggiungere.  

Molto spesso, infatti, si sente sempre dire che un buon manager non è un boss, ma un leader. A volte, si tende a confondere le due figure o, addirittura, a sovrapporle, ma in realtà le differenze sono davvero notevoli. 

Tendenzialmente il “boss” o capo tende a considerare solo se stesso come persona, mentre il leader è empatico e ha una grande intelligenza emotiva. Questa caratteristica permette di annullare le distanze con i propri collaboratori, avvicinandosi al loro contesto, elogiandoli in pubblico per i successi e avendo la delicatezza di affrontare in privato possibili problemi o criticità, cercando anche, insieme a loro, una via d’uscita attraverso un atteggiamento costruttivo. 

Il boss tende a scaricarsi e a distribuire le colpe, mentre un manager che è un leader si assume le responsabilità dei risultati di tutto il gruppo di lavoro e le proprie. In questo modo i dipendenti o i collaboratori non si sentono attaccati o sotto giudizio, ma sanno di avere una figura di riferimento sulla quale fare affidamento e che ha autorevolezza. Bisogna, però, fare attenzione: l’autorevolezza non va confusa con l’autorità! 

I leader hanno un approccio ottimista e positivo che è utile per motivare il proprio team e per migliorare anche l’ambiente di lavoro e dare più carica per svolgere al meglio il proprio compito. Uno dei mezzi migliori per comunicare questo atteggiamento è proprio l’esempio, ossia mettendosi in prima linea e rimboccandosi le maniche, insieme ai collaboratori. 

Una delle caratteristiche principali di un buon manager, o di un leader, è l’onestà, anche intellettuale. Chi ha un ruolo di responsabilità, ha anche il dovere morale di essere onesto e rispettoso delle persone, oltre quello di un’etica trasparente. 

Dunque, la sincerità è fondamentale, per cui, un leader non sarà un controllore dispotico, ma un coordinatore, che saprà anche delegare e trovare le figure adatte rispettando l’impegno e le capacità dei suoi collaboratori. Qui gioca un ruolo fondamentale la pianificazione e l’organizzazione delle attività, limitando, per quanto possibile le urgenze, per permettere di lavorare in un clima disteso e che metta in grado tutti di dare il meglio di sé senza troppe pressioni. 

In questo la figura di leader che si viene a delineare è, indubbiamente, una guida e diventa anche un esempio, oltre ad essere una fonte di ispirazione per potenziali nuovi leader con il suo atteggiamento.  La fiducia, il creare un ambiente di lavoro sano, l’incoraggiare e aiutare i propri collaboratori e l’essere sempre informato, il volersi formare e approfondire nuovi aspetti del proprio lavoro, permette proprio di raggiungere tutti gli obiettivi, rendere l’azienda sempre al passo coi tempi e garantire risultati duraturi e gettare le basi per nuove opportunità. 

Mancano i venditori professionali: ecco i risultati di uno studio di Milano EXE

La crisi morde forte e gli esperti sono convinti che per una ripresa che sia tangibile e riscontrabile, bisognerà aspettare molto tempo. In particolare la ripresa dovrà essere accompagnata da una importante messa in campo di competenze adeguate, ovviamente rivedute e corrette alla luce del nuovo panorama mondiale e delle nuove esigenze.

Questo è quanto emerge dall’analisi effettuata da Milano EXE, società specializzata nel recruiting e selezione di figure professionali di valore esperte nella vendita, e AssImprenditori, associazione di imprenditori che operano in diversi settori.

Mancano i venditori professionali

Lo studio è stato svolto interpellando 5000 tra aziende e professionisti con metodo CAWI nel mese di settembre ed ha messo in evidenza che alle imprese oggi manca un approccio concreto e professionale alla vendita di beni e servizi.

Cosa manca davvero? Si stima che ci sia bisogno di almeno 50.000 venditori professionisti e formati in grado di promuovere nel modo giusto le offerte delle aziende. Il 67% degli imprenditori intervistati, infatti, dichiara di aver introdotto nuovi servizi dopo il lockdown, per adeguarsi ai nuovi bisogni e ai mutati comportamenti di acquisto, ma di non essere riuscito a venderli ai clienti, sebbene rispondessero alle loro necessità.

Diffidenza: un problema da superare

Tutto ciò che è nuovo porta con sé un’iniziale diffidenza e i consumatori sono sempre più portati a scegliere le cose che già conoscono. Un venditore esperto, al contrario, è in grado di presentare il prodotto o il servizio partendo proprio dai punti di forza, evidenziando perché faccia al caso di quel singolo cliente.

Un’altra difficoltà riscontrata è relativa alla gestione del primo contatto con i nuovi clienti che arrivano da strumenti virtuali, come siti internet, social o app. In questo caso, viene meno la componente umana, determinante nello stabilire una relazione di fiducia dal principio, e tutto è affidato alle parole. Il 43% dichiara di avere difficoltà a finalizzare la vendita, perché, pur avendo una conoscenza approfondita di quanto si sta proponendo, poi non si trovano le giuste parole per dirlo.

“La tecnologia è uno strumento potentissimo, che in un momento come questo può dare un aiuto importantissimo nella ricerca dei clienti. –Commenta Andrea Polo, CEO& Founder di Milano EXE – Purtroppo, però, ampliare i propri contatti non serve a nulla, se poi non si è in grado di portare a termine la vendita. Per fare il venditore è necessaria una preparazione che implichi competenze trasversali, che vanno a toccare ambiti molto diversi tra di loro, dalla comunicazione al marketing, dal commerciale alla sociologia, con un pizzico di psicologia. Vendere ora è l’unica strada per restare aperti, per questo gli imprenditori dovrebbero fare un piccolo sforzo e investire in queste figure. Noi, per non gravare troppo sulle spalle dei clienti e certi delle figure che selezioniamo, veniamo retribuiti, ad eccezione di un piccolo fee iniziale, solo con la percentuale delle vendite portate a termine dalla persona che abbiamo selezionato per loro”.

“Il nostro paese vive oggi un periodo di crisi profonda, molto diverso dal passato, e gli imprenditori sono, ancora una volta, tra le categorie più colpite. – Aggiunge Giuseppe Samà, Presidente di AssImprenditori – Siamo stati costretti a rivedere i nostri business plan, tenendo conto non solo delle difficoltà del momento, ma anche della profonda incertezza che stiamo vivendo, e questo ha portato molti di noi a rimodulare la propria offerta. Cambiando il business, o anche solo il prodotto proposto, cambia anche l’approccio di vendita, e se non si hanno le competenze adeguate, si rischia di aver fatto tanta fatica per nulla. Per questo motivo, alcuni hanno già iniziato a dotarsi di professionisti di questo campo, perché, è evidente, se non si vende, si chiude”.

Gdo, arriva l’autunno e aumentano le vendite

Arriva l’autunno e aumentano le vendite della Grande distribuzione organizzata (Gdo). È questo lo scenario che emerge da un’analisi Nielsen sulle abitudini di acquisto degli Italiani.

Nella settimana che va da lunedì 21 a domenica 27 settembre, gli esercizi commerciali facenti parte della Gdo (ipermercati, supermercati, discount alimentari, ecc.) hanno visto crescere il proprio giro d’affari del 2,64% in confronto con lo stesso periodo di tempo dell’anno precedente. Un segnale positivo, specialmente perché arriva al termine di diverse settimane in cui non si erano verificati particolari mutamenti.

E c’è da sperare che il trend favorevole comporti delle significative ripercussioni anche sul mondo del lavoro, traducendosi in aumento di posizioni aperte per la selezione di addetti alle vendite e personale di negozio.

Un recruiting focalizzato

Proprio in questo ambito, un interessante punto di incontro tra domanda e offerta di impiego è rappresentato dal nuovo portale commesse.it di Jobtech. Il servizio offerto dall’agenzia di recruiting completamente digitale è focalizzato proprio sul comparto del retail e della Gdo. Tra le opportunità di lavoro che si possono trovare sul sito vi sono quelle di addetti alle vendite, commessi, cassieri, vetrinisti, store manager, addetti alle vendite e responsabili di vendita.

Il vantaggio sta nella tecnologia avanzata di Jobtech, che facendo leva su processi interamente digitali opera con maggiore rapidità ed efficienza rispetto a un’agenzia tradizionale. La ricerca e lo screening dei candidati avvengono tramite procedure informatizzate, consentendo al capitale umano di concentrarsi sulle fasi decisive della selezione.

Queste ultime riguardano nello specifico i colloqui, la comprensione delle motivazioni e la valutazione della preparazione degli aspiranti lavoratori.

Se da un lato l’arrivo dell’autunno porta con sé un po’ di malinconia, legata al ricordo della bella stagione appena passata, dall’altro porta una boccata d’aria per i conti degli esercizi commerciali della distribuzione moderna. La crescita della Gdo osservata e testimoniata dai dati di Nielsen è globale e si estende a tutte le regioni d’Italia.

A trainare la ripresa sono in particolar modo le attività del Nord-est, il cui giro d’affari nella settimana del cambio di stagione è cresciuto di 3,52 punti percentuali.

Tuttavia, hanno performato molto bene anche l’Italia nord-occidentale (+2,70%) e il Sud (+2,78%); è stata un po’ più timida la ripresa del Centro (+1,76%), ma nel complesso migliore rispetto alla media annua fatta registrare fino ad ora.

Diversity & Inclusion Report 2020: Microsoft vuole continuare ad essere un esempio

Diversità e inclusione nella cultura aziendale a livello globale: questo il tema dello studio Diversity & Inclusion Report 2020 diffuso da Microsoft.

Un’approfondimento davvero interessante che mette in evidenza come la cultura aziendale stia cambiando. Infatti, rispetto al 2019 cresce dell’1% il numero dei dipendenti donna a livello globale che si attesta ora al 28,6% sul totale della forza lavoro (+1% vs. 2019). Percentuale che sale al 30% se consideriamo solo Microsoft Italia (+1,4% vs. 2019). Anche per quanto riguarda le etnie le cose stanno mutando: cresce la diversity anche in termini di etnia negli Stati Uniti, si registra infatti un + 0,3% dei dipendenti afro-americani che ora rappresentano il 4,9% della forza lavoro, un + 0,3% dei dipendenti ispanici, per un totale del 6,6% dei dipendenti, +1,6% di dipendenti asiatici rispetto al 2019, che attualmente costituiscono il 34,7% della forza lavoro statunitense.

E Microsoft vuole essere un esempio in tal senso, avendo nella propria cultura aziendale ben chiari i concetti di inclusione e rispetto, tutela e valorizzazione della diversità sia a livello globale, che locale

Anche per quanto riguarda i lavoratori con disabilità Microsoft continua a considerarle come forza essenziale per la crescita. I dipendenti con disabilità sono stati promotori di molte grandi innovazioni Microsoft come i Learning Tools, i sottotitoli in tempo reale su Teams, l’Adaptive Controller di Xbox e Seeing AI, solo per fare qualche esempio. Negli Stati Uniti, il 6,1% dei dipendenti Microsoft si definisce disabile, ovvero dichiara di avere una disabilità fisica mentale o cognitiva. Microsoft ha incoraggiato i dipendenti a identificarsi volontariamente come portatori di disabilità proprio per poter promuovere un ambiente e una cultura sempre più sicuri e inclusivi e supportare i dipendenti in modo appropriato ed efficace. 

Per affrontare il difficile momento che si sta vivendo in tutto il mondo ed evitare l’aumento delle disuguaglianze sociali, Microsoft ha rafforzato ulteriormente il suo impegno nel promuovere una cultura dell’inclusione e la valorizzazione della diversità attraverso programmi e iniziative di welfare aziendale dedicate ai propri dipendenti, per aiutarli ad affrontare un momento particolarmente complesso e a ristabilire un equilibrio tra vita privata e professionale in un contesto di lockdown e smart working forzato.

L’azienda infatti ha promosso modalità di lavoro ancora più flessibili per aiutare i dipendenti nella gestione familiare e nella cura dei propri cari e ha supportato i dipendenti durante la transizione verso il lavoro a distanza, contribuendo a coprire i costi per l’acquisto di strumenti da ufficio e assicurando l’accesso a una varietà di strumenti e risorse per il benessere psico-fisico, oltre ad offrire programmi interni di formazione per valorizzare i propri talenti permettendo loro di cogliere opportunità di crescita professionale all’interno dell’azienda.

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Chi soffre di Burnout e come affrontarlo secondo Gympass

Del fenomeno del Burnout abbiamo più volte parlato, ma sono tante le ricerche che approfondiscono le dinamiche e le conseguenze di questo problema. In particolare Gympass, grande piattaforma di corporate wellness al mondo che integra non solo attività fisica ma anche terapia, meditazione e altre risorse per la salute mentale dei dipendenti, ha studiato il fenomeno del Burnout. In particolare, ha messo l’accento sul momento in cui si giunge al limite delle proprie forze mentali, emozionali e fisiche.

I risultati dello studio sul Burnout

Secondo lo studio il 96% dei dipendenti ha affermato di aver affrontato il Burnout: di questi il 48% qualche volta, il 21% molto spesso, il 7% sempre, mentre il 4% ha dichiarato di non averne mai sofferto e il 20% solo raramente. 

Tra gli intervistati che hanno vissuto direttamente questo problema, il 34% sono donne, il 27% sono uomini e come fascia d’età l’86% sono millennials, ovvero coloro che sono nati tra fra i primi anni ottanta e la metà degli anni novanta. Le persone che affrontano il Burnout provano effetti negativi, a breve e a lungo termine, che influenzano diversi aspetti della loro vita, sia nella sfera personale sia in quella professionale.

I sintomi per riconoscere il Burnout

Non è semplice riconoscere i sintomi del Burnout perché potrebbero essere confusi con situazioni simili. L’esaurimento fisico e mentale che prova la persona porta diverse conseguenze a livello aziendale:

  • calo nella qualità del lavoro e della creatività: seguire le attività e le responsabilità di ogni giorno sembra inutile e questa mancanza di motivazione impedisce di lavorare bene. L’espressione di questo può essere, ad esempio, mancare alle riunioni, dimenticare di dare una risposta importante oppure confondersi in una consegna.
  • problemi interni tra colleghi come conseguenza di cinismo e apatia: tutto e tutti intorno cominciano ad irritare e le persone si innervosiscono senza una ragione apparente. Se si lavora nello stesso spazio l’individuazione di questo “sintomo” può essere più evidente; lo smartworking rende le cose un po’ più complicate.
  • i compiti vengono rimandati e le consegne non rispettate: nella routine lavorativa spesso si da la precedenza ad attività che si ritengono più stimolanti e piacevoli. Chi sta affrontando il burnout non riesce però a trovare gioia ed entusiasmo in nessun tipo task che si traduce in lentezza nello svolgimento e conseguente non rispetto della deadline.

I consigli di Gympass per affrontare il Burnout

Stress lavorativo, mancanza di produttività e poco equilibrio fra vita privata e professionale. Come si può intervenire? Ecco 5 consigli di Gympass per supportare i leader nella gestione dei dipendenti:

  • stimolare l’equilibrio della vita professionale dei propri dipendenti stabilendopause, facendo capire che si è coscienti dell’eccesso di lavoro; Inviare messaggi durante la giornata favorendo intervalli, coffee-break o attività di gruppo.
  • stabilire aspettative chiare: se il ruolo del singolo nel team non è abbastanza chiaro, il senso di appartenenza del gruppo si indebolisce e fa salire i livelli di ansia.
  • aiutare i dipendenti a comprendere il valore che apportano  all’azienda: non sottovalutare l’effetto di un “complimenti!” oppure di un “grazie”.
  • incentivare la pratica di attività fisiche lungo la giornata e promuovere uno stile di vita sano: praticare esercizi porta benefici non soltanto per il benessere fisico, ma anche per quello mentale. Uno studio ha confermato che gli esercizi aerobici aumentano la sensazione di benessere e abbassano la fatica, lo stress e l’esaurimento emozionale. Inoltre, il burnout può essere anche evitato con scelte nutrizionali sane. Mangiare bene e garantire che il corpo riceva tutti i nutrienti necessari è un primo passo importante.
  • tenere sempre in considerazione i sentimenti e le preoccupazioni di ognuno: quando qualcuno del team sente gli effetti del burnout, frasi come “non è poi così grave”, “sono sicuro che la supererai in fretta” oppure “passerà”, possono essere avvertite come mancanza di interesse o di scarsa attenzione al problema. È importante che la persona si senta ascoltata, accolta e supportata anche con l’aiuto delle numerose alternative digitali per il supporto psicologico, come applicazioni e terapie online.

Discovernewu arriva in Italia. Ecco a chi si rivolge e perché

Ci sono momenti nella vita di un professionista o di un manager in cui il ricorso ad un esperto nel supporto diventa davvero prezioso per il proseguimento della carriera o dell’attività. In tal senso, arriva in Italia un servizio di consulenza che potrebbe essere davvero utile per aziende e professionisti. Si chiama Discovernewu, nuovo brand fondato in Svizzera che si propone come riferimento nel settore del coaching e della consulenza personalizzata.

Cos’è Discovernewu?

Fondato da Eliza Joanska, il progetto Discovernewu è stato lanciato a Dublino nel 2014 ed è un progetto fondato sulla convinzione che l’individuo è in grado con le proprie potenzialità di raggiungere un buon equilibrio tra vita privata, salute e lavoro.

La conquista di questo risultato può essere alla portata di chi lo desidera facendo affidamento sul giusto sostegno e giusto mindest, nonostante i ritmi frenetici e le sempre più stressanti dinamiche che la società attuale impone.

Per questo la mission dell’azienda è quella di accompagnare il cliente attraverso un vero e proprio viaggio di trasformazione e scoperta personale che include ogni ambito della vita. Ciò ha permesso di creare una proposta ad hoc di consulenza di nuova generazione, capace di fornire un servizio di assistenza completa a livello fisico, mentale e professionale. 

“Molti nostri clienti arrivano da noi abbattuti da anni di percorsi lavorativi impegnativi, vite stressanti, scarsa cura della propria salute, relazioni tossiche e generali situazioni di difficoltà. Si trovano spesso a far fronte a sentimenti di sconforto e all’incapacità di proiettarsi verso una vita diversa e migliore.” –racconta Eliza Joanskafounder di Discovernewu. “In questo momento storico così delicato, in cui il benessere mentale e fisico della persona riveste un ruolo di fondamentale importanza, Discovernewu e il suo team di esperti, con dedizione e professionalità, si impegna a realizzare proposte di consulenza su misura per la cura di corpo, anima e mente e aiutare chi si affida ai nostri servizi di expertise per dare una svolta significativa alla propria vita”.

Attraverso un percorso individuale, Discovernewu si sviluppa nel tempo con una sessione esplorativa iniziale per verificare i bisogni del cliente e proporre la strategia e il percorso più adatto: questa prima fase è seguita da una sessione “Kick Off” in cui viene organizzato dal coach di riferimento del team un piano d’azione preciso e dettagliato i cui obiettivi e progressi vengono poi rispettivamente aggiornati e monitorati nelle sessioni di confronto mensili o trimestrali.

Le aree di sviluppo personale spaziano da alimentazione e salute a fitness e benessere, da sviluppo di carriera e business a gestione di finanze e patrimonio, oltre a personal branding e stylingconsulenza di immagine, beauty, moda e accessori.

A chi si rivolge Discovernewu

Discovernewu si rivolge inoltre a una clientela di tipo aziendale con un pacchetto corporate di azioni mirate il cui obiettivo è quello di indirizzare i dipendenti ad applicare una mentalità positiva e stimolante, oltre a uno stile di vita sano e produttivo, al fine di creare un ambiente lavorativo unito e disteso. Questo avviene attraverso incontri con il team di professionisti, che possono svolgersi singolarmente o a gruppi in modo da creare un’ulteriore sensazione di sintonia e comunione di intenti all’interno del team e le macro aree interessate concernono tematiche quali team building e team dynamics, miglioramento delle capacità di leadership e comunicazione e benessere dei dipendenti.

Arrivano le Storie di LinkedIn: ecco i consigli per sfruttarle

Le famose “stories” stanno facendo faville su tutti i canali social. Poteva rimanere indifferente a questo cambiamento di condivisione LinkedIn? Assolutamente no. Ed infatti il social dei professionisti per eccellenza, lancia le Storie di LinkedIn.

Da oggi arrivano le Storie di LinkedIn

Da oggi, i 14 milioni di utenti di LinkedIn in Italia possono condividere storie con foto e video della durata massima di 20 secondi utilizzando l’app mobile. Le Storie pubblicate saranno visibili sui propri profili per 24 ore possono essere personalizzate con testo e adesivi a tema. Inoltre, sarà possibile avviare una conversazione tramite la funzione “Domanda del giorno” (“Question of the Day”).

“Rimanere connessi, a livello personale e professionale, non è mai stato così importante come ora. Durante il lockdown i nostri membri hanno utilizzato LinkedIn per tenersi in contatto con colleghi e altre persone sia per cercare consigli, che per trovare nuove opportunità, o semplicemente per tenersi aggiornati. Vediamo le storie come una naturale continuazione di questa connettività più personale tra colleghi, e abbiamo già visto centinaia di migliaia di nuove conversazioni che si sono innescate tramite le storie”, commenta Michele Pierri, News Editor di LinkedIn Italia.

Come sfruttare al meglio le Storie di LinkedIn

È lo stesso social, attraverso un comunicato stampa, a spiegare qual è il modo migliore per sfruttare le Storie di LinkedIn:

Essere rilevante

Con le Storie di LinkedIn è possibile condividere rapidamente le informazioni e rispondere agli ultimi avvenimenti più importanti o agli eventi attuali. È possibile condividere ciò che è importante per se stessi e per il proprio settore, assicurandosi che i contenuti che si creano siano pertinenti per i propri follower e il proprio pubblico, che si tratti di notizie importanti relative al proprio settore di riferimento, del lancio di nuovi prodotti, di approfondimenti relativi al mercato o di altri contenuti che possono suscitare l’interesse della community.

Mostrare il proprio aspetto professionale con un tocco umano

Alle persone piace interagire con gli altri. Le storie sono un modo autentico per condividere ciò che sta accadendo al lavoro e nel mondo. È possibile condividere gli annunci di eventi in tempo reale e gli aggiornamenti delle notizie man mano che escono, così come le foto della propria postazione di lavoro a casa, o nuove idee di networking virtuale. L’autenticità è la chiave.

Essere divertenti e creativi con la propria rete di contatti

Le storie possono fornire un modo più creativo e informale per condividere la propria quotidianità. Si può ospitare una sessione di domande e risposte, condividere suggerimenti per la carriera, o dare un’idea di come appare la propria vita quotidiana in un periodo nel quale molti di noi lavorano da casa.

 Far crescere la propria community 

Le Storie di LinkedIn risultano essere il modo perfetto per avviare conversazioni con la propria comunità professionale, migliorando al contempo la qualità delle connessioni più importanti.

Sicurezza sul lavoro e sicurezza del lavoro: uno studio interessante di Infojobs

Lavoro e sicurezza e sicurezza sul lavoro: un legame inscindibile. Ma come viene percepito? La piattaforma per la ricerca di lavoro online Infojobs, in occasione dell’evento toscano Jobbando (che racconta novità, innovazioni e scenari sul mondo del lavoro, quest’anno realizzato totalmente online, dedica questa sesta edizione proprio alla riflessione sul tema della sicurezza), ha presentato i risultati di una ricerca che aveva proprio questo come tema.

Infojobs ha interpellato i candidati per chiedere la loro opinione sul concetto di sicurezza, un tema quanto mai attuale in questo 2020. Cosa vuol dire sicurezza sul lavoro e del lavoro? Covid-19 ha cambiato la percezione di sicurezza? E cosa succede alla sicurezza in sé stessi come professionisti? Domande che un po’ tutti ci poniamo, ma che ora trovano risposte davvero interessanti.

L’importanza della sicurezza sul lavoro

Per l’83,8% la sicurezza è da intendersi nel senso più classico del termine, ovvero come il rispetto delle norme di legge per garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro. Solo il 16,2% pensa in primis alla sicurezza del lavoro, ovvero contrattuale.

Secondo il 75,2% le norme sono rispettate (per il 27,2% addirittura si va oltre gli obblighi di legge, segno di una grande attenzione delle aziende alle politiche di sicurezza). Tuttavia, c’è un 13,7% che dichiara che gli obblighi di legge non sempre vengono rispettati e un 4,2% per cui gli obblighi vengono disattesi in maniera sistematica. 

Per quanto riguarda invece la sicurezza post Covid, per il 68,2% degli intervistati le nuove regole vengono rispettate (mascherine, turni, etc.), mentre per il 4,3% del campione il problema non si pone perché è ancora in vigore il full smart working. Rimane però un 15,6% che non si sente sicuro, perché i colleghi non rispettano le norme e addirittura un 12,1% che afferma siano l’azienda o i responsabili i primi a non rispettarle.

Dati che devono far riflettere in un senso e nell’altro, soprattutto alla luce delle disposizioni governative che sul tea Covid-19 sono davvero chiare.

Sicurezza del lavoro

Diversa è la la percezione, sempre secondo lo studio di Infojobs, rispetto alla questione “sicurezza del proprio lavoro” dal punto di vista contrattuale. Infatti, oltre il 50% dei lavoratori non si sente sicuro di poter mantenere il proprio lavoro in questo momento di emergenza. C’è un buon 27,3% degli intervistati che si sente molto sicuro e ritiene la propria azienda solida, mentre il 16,2% crede che, anche se precario, il contratto sarà rinnovato nonostante gli effetti del Covid-19. Vi è però un 33,5% precario che teme un mancato rinnovo e addirittura un 23% che, pur avendo un posto fisso, ha paura di perderlo a causa della crisi o di eventuali riorganizzazioni aziendali. 

Come è cambiato il mondo del lavoro nell’epoca del Covid-19? Secondo il 48,3% non è cambiato nulla, a parte l’adozione dei dpi, più della metà degli italiani hanno visto il proprio lavoro cambiare, con diverse sfaccettature. Per il 19% le nuove normative hanno cambiato modalità e processi; il 23% ha proprio cambiato tipologia di lavoro perché la mansione precedente non può più essere svolta; il 9,6% invece ha dovuto adattarsi a una scelta aziendale di revisione dell’organigramma. 

Quello che deve farci riflettere è tuttavia la sicurezza in noi stessi per quanto riguarda il lavoro. Il 79,5% si sente lo stesso professionista di sempre, attrattivo anche in un mercato diverso, mentre i restanti hanno paura di non riuscire ad adattarsi al nuovo contesto (6%), o che le proprie competenze non siano più adeguate (6,7%), alcuni temono che la lontananza dall’ambiente e dai colleghi rendano meno utile il proprio lavoro (3%) o ancora altri temono di sentirsi meno ingaggiati e motivati da remoto (4,9%)

Nonostante le paure per la propria salute, il 24,7% riesce a mantenersi produttivo e concentrato al lavoro, il 18,6% è fiducioso nella propria azienda e addirittura il 20,3% ripone fiducia nella ripresa in generale. 

Solo il 2% dei CV passa la prima selezione: ecco un sito che aiuta a superarla

Trovare un lavoro non è certamente un compito facile. Si inizia con l’inviare decine di CV, sperando di ricevere una risposta, ma spesso si commettono degli errori che possono precludere qualsiasi speranza di successo. 

Recentemente è stato dimostrato che un recruiter impiega 6 secondi ad analizzare un CV e di questi solo il 2% riesce a superare la prima selezione. Il Curriculum Vitae è dunque un elemento da curare nei minimi dettagli, compito che può essere reso più semplice da CVapp.it, una piattaforma appena sbarcata in Italia che permette di realizzare CV e lettere di presentazione professionali ed efficaci in pochi clic. 

Grazie a consigli e suggerimenti, frutto di un’attenta analisi delle tecniche di selezione e dei requisiti richiesti dalle aziende, CVapp.it, servizio attivo in altri paesi da 5 anni che ha già aiutato oltre 8 milioni di candidati, ha realizzato dei modelli di Curricula professionali ed efficaci semplici da personalizzare.

Gli errori più frequenti

Quando si realizza un CV, infatti, è molto facile incappare in uno dei classici errori, a partire dall’utilizzo di quelle parole che sono ormai abusate e che vengono, quindi, subito rilevate al primo sguardo dagli HR. Motivato, appassionato, eccellente, affidabile sono solo alcuni di quei termini tra i più utilizzati dai candidati e che vengono ormai visti come standardizzati e svuotati di significato. 

Un altro elemento cui oggi un candidato deve prestare particolare attenzione è poi quello dei social network: in una recente ricerca il 44% dei recruiter ha dichiarato di aver scartato un candidato per i suoi profili social. Curare il personal branding e la social reputation sono dunque altri aspetti fondamentali per avere successo e superare brillantemente la fase di selezione. 

(Articolo redazionale)

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Lavoro da remoto: ecco cosa svela una ricerca di Microsoft tra i manager

Il Covid-19 torna a far preoccupare e non poco. Molte sono le aziende che offrono, anche seguendo le indicazioni e i consigli del Governo, la possibilità di lavorare da remoto. Ma con quali conseguenze? Secondo una ricerca di Microsoft su Remote Working e Futuro del Lavoro che ha coinvolto oltre 600 manager e dipendenti di grandi imprese italiane, il lavoro flessibile rende sì più produttivi, ma può creare un senso di isolamento e riduzione del tasso di innovazione.

I numeri della ricerca di Microsoft

Il numero di aziende italiane che hanno scelto di offrire la possibilità di scegliere modelli flessibili di lavoro è aumentato in modo esponenziale, passando dal 15% dello scorso anno al 77% del 2020 (dato davvero straordinario), e i manager intervistati credono che il 66% dei dipendenti continuerà a lavorare da remoto almeno un giorno alla settimana.

Ma quali sono i benefici di questa “nuova normalità”? Secondo i leader aziendali si sono registrati benefici sia in termini di produttività sia di efficienza: l’87% degli intervistati ha, infatti, riscontrato una produttività pari o superiore a prima del lockdown e il 71% è convinto che le nuove modalità “ibride” di lavoro comportino significativi risparmi in termini di costi. Inoltre, oltre 6 intervistati su 10 (64%) pensano che continuare a garantire la modalità di lavoro da remoto possa essere un modo efficace per trattenere i collaboratori migliori.

Tornare alle vecchie abitudini? Neanche per sogno. Infatti, l’88% dei manager si aspetta l’introduzione di modalità di lavoro più ibride nel lungo periodo e i dipendenti prevedono di trascorrere in media un terzo del proprio tempo (37%) al di fuori del tradizionale luogo di lavoro.

Tra i principali benefici si annoverano la possibilità di vestirsi in modo più casual (77%) e di personalizzare il proprio ambiente di lavoro (39%), avere più tempo per i propri hobby (49%), per i propri figli (36%) ma anche per gli animali domestici (22%).

Eppure i “contro” ci sono…

Bello lavorare da casa, ma non è tutto rose e fiori. Infatti, dalla ricerca emerge la sensazione di essere più isolati e meno in relazione con i colleghi, un fattore che potrebbe comportare anche un importante calo nel tasso di innovazione

Secondo la ricerca di Microsoft il lavoro da remoto può alterare in negativo la condivisione di idee tra le persone e ciò può portare i dipendenti a essere meno invogliati a chiedere aiuto o a delegare in modo appropriato. In particolare, è fondamentale supportare il middle management nel superare questi limiti per promuovere una cultura del lavoro che favorisca l’innovazione: il 61% dei manager intervistati riconosce di aver avuto problemi a delegare in modo efficace e a supportare i team virtuali e il 63% confessa di avere difficoltà nella promozione di una forte cultura di squadra in questo scenario di remote working.  

Essere lontani dai propri colleghi altera dunque la capacità di condividere nuove idee e innovare: rispetto allo scorso anno è stato registrato un calo sensibile nel numero di manager che dichiarano che la propria azienda possiede una cultura innovativa, passando dal 40% nel 2019 al 30% nel 2020. Allo stesso modo, è stato rilevato un calo anche nella percezione dell’innovazione di prodotti e servizi, che è passata dal 56% nel 2019 al 47% nel 2020.

“L’emergenza sanitaria ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e lavorare, rendendo le nuove tecnologie ancora più essenziali per la nostra vita quotidiana. Grazie al supporto del nostro vasto ecosistema di partner, negli ultimi mesi abbiamo aiutato le organizzazioni italiane a lavorare, comunicare e collaborare da remoto, garantendo la loro sicurezza e quella degli asset aziendali”, ha dichiarato Luba Manolova, Direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia. “Ma il successo di un percorso di digitalizzazione non dipende solo dagli strumenti tecnologici implementati, quanto dalla capacità di far sentire i dipendenti uniti tra loro, apprezzati e liberi di esprimere le proprie idee. La nostra ricerca mette in luce l’importanza di un approccio umano all’innovazione: i team che avranno davvero successo saranno quelli caratterizzati da un maggiore spirito di gruppo, da empatia e fiducia negli altri. Fondamentale continuare a promuovere la cultura del digitale contestualmente alla cultura dell’innovazione e mettere a disposizione tecnologie in grado di favorire l’empowerment dei singoli ma anche la collaborazione dei team”.

LUXXprofile, ecco come si traccia l’impronta digitale dei professionisti

LUXXprofile, di cosa si tratta? Gli Executive Coach Riccardo Montanari e Luca Sartori sono tra i primi Profiler capaci di tracciare su base scientifica il profilo comportamentale dei professionisti nelle aziende. Come? Attraverso l’identificazione di ciò che guida le nostre decisioni e i nostri comportamenti, è possible valorizzare l’individualità di ognuno di noi e permetterci così di elevarci in campo professionale.

Lo strumento utilizzato per tracciare il profilo e capace di spiegare perché le persone fanno quello che fanno si chiama LUXXprofile ed è perfetto per HR Manager e Specialist che hanno l’obiettivo di valorizzare le risorse umane in azienda; AD e Top Manager che hanno lo scopo di guidare gli altri; atleti e sportivi professionisti che hanno la necessità di incrementare l’efficienza della performance sportiva.

Cos’è LUXXprofile?

È un questionario standardizzato e scientificamente validato dall’Università del Lussemburgo che permette di misurare l’intensità di 16 motivi, o bisogni fondamentali, che guidano il comportamento umano come: curiosità, riconoscimento, potere, status, possesso, autonomia, contatti sociali, principi, struttura, sicurezza, vendetta, movimento, impegno sociale, gusto nel mangiare, sensualità e famiglia. Il profilo che emerge, è una sorta di “impronta digitale” della personalità e offre una lettura estremamente precisa delle caratteristiche della persona.

 “È facile intuire come i 16 motivi, pur sempre presenti, possano differire significativamente da individuo a individuo in relazione all’intensità. La diversa importanza che ogni persona attribuisce a un bisogno si esprime come tratti di personalità e preferenze comportamentali, che hanno come scopo il soddisfacimento dello stesso. Qui sta la chiave dell’unicità: il profilo motivazionale di una persona è una sorta di impronta digitale della sua personalità e non si può prescindere da esso quando consideriamo l’individuo in un determinato contesto. Una volta definito il profilo si può lavorare sulla valorizzazione delle diverse individualità in modo da sviluppare i punti di forza di ognuno di noi ed aumentare le nostre performance in campo professionale” spiega Riccardo Montanari.

Luca Sartori

Toscano Robusto, per un’esperienza senza fronzoli

Per gli amanti del fumo lento ed in particolare del Sigaro Toscano fatto a mano, ottobre ha portato con sé una bella novità, sempre apprezzata dai fan della storica Manifattura Sigari Toscano: si chiama Toscano Robusto, è una edizione limitata, e la sua promessa è quella di una fumata senza fronzoli, senza possibilità di ammezzare.

Una esperienza tutta d’un pezzo

Non vuole essere un semplice “esercizio di stile” il Toscano Robusto: intensità immediata e forza degustativa esplosiva. Queste sono le caratteristiche di questo nuovo sigaro di MST, che è di fatto una via di mezzo tra l’ammezzato e l’intero, come lunghezza.

L’innovazione è il “filo rosso” che innerva il nuovo prodotto fatto a mano nella Manifattura di Lucca, a partire dallo studio della forma che completa la verticale di intensità sul blend del sigaro Toscano. Il Robusto misura 130 mm ed è stato progettato con pancia (19 mm) e punte (14 mm) ravvicinate per apportare alla fumata maggiore forza e intensità, caratteristiche che ne fanno un sigaro, appunto, “tutto d’un pezzo”.

La fascia Kentucky nordamericana scura e resistente, proveniente dalle calde terre del Tennessee, accoglie un filler di tabacchi italiani e nord americani che garantisce forza ed equilibrio, esaltando il gusto e regalando un grande impatto in fumata. La sua intensità, derivante dal tabacco concentrato in questa forma innovativa, si avverte sin dal primo puff. Proseguendo la fumata si percepiscono note tostate e di legno aromatico, per poi lasciare spazio a un retrogusto con picchi dolci e piccanti.

Innovativo è anche il packaging: MST ha pensato infatti ad una confezione in alluminio che contiene una protezione in spugna per i 5 sigari che la compongono.

Uomo&Manager ricorda ai suoi lettori che il fumo è dannoso per la salute propria e di chi ci sta intorno. È vietato fumare ai minori di anni 18.