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LinkedIn, ecco le migliori 10 startup italiane

Per il secondo anno consecutivo, LinkedIn ha pubblicato l’elenco delle migliori 10 startup italiane nella sua  Top Startups Italia 2022, realizzata tendendo conto caratteristiche ben precise.

I fattori principali presi in considerazione sono la crescita della forza lavoro di queste aziende, le interazioni degli utenti con le aziende e i loro dipendenti, l’interesse delle persone in cerca di impiego in queste startup e la loro capacità di attrarre talenti. Aspetti questi che dovrebbero essere caratterizzanti di ogni azienda, ma che per una startup assumono un valore nettamente più elevato, proprio in virtù dello status della stessa.

Adattamento alle nuove necessità e tendenze del mondo del lavoro, capacità di crescita, innovazione e potenza degli investimenti sono valori che al giorno d’oggi, se presenti, determinano spesso l’evoluzione e la crescita di una startup.

La classifica delle migliori 10 startup italiane

Al primo posto si posiziona Unobravo, il servizio di psicologia online fondato da Danila De Stefano nel 2019, nato per supportare le persone nel processo di raggiungimento del benessere psicologico e crescita personale.

Alle spalle di Unobravo, si piazzano tre startup del settore finanziario e fintech che hanno saputo proporre servizi e soluzioni innovative che babbo in qualche modo facilitato la vita di chi vi si è rivolto.

  • Banca AideXa la prima fintech in Europa dedicata a PMI e partite IVA con licenza bancaria, si avvale delle nuove tecnologie e opportunità offerte dal digitale per semplificare il lavoro degli imprenditori. 
  • Starting-Finance fondata nel 2018 oggi è la più grande community finanziaria dedicata ai Millennial in Italia.
  • Scalapay ha sviluppato una soluzione di pagamento per terze parti che consente ai clienti, online e offline, di acquistare subito e pagare successivamente attraverso il sistema BNPL (Buy Now Pay Later).

In quinta posizione troviamo Vedrai, azienda creata nel 2020, che con la creazione di agenti virtuali dotati di intelligenza artificiale, simulano l’impatto delle decisioni sui risultati aziendali, prima che esse vengano prese. 

Al sesto posto c’è Macai, startup di quick-commerce che permette attraverso la propria app di ordinare una vasta gamma di prodotti food/non-food e riceverli in pochi minuti. 

Tra i brand leader nel mondo del poke quest’anno al settimo posto della classifica c’è Poke House. Con un modello di business dalla forte componente digitale

Casavo, instant buyer immobiliare nata a Milano nel 2017, è in ottava posizione seguito, al nono posto da Mirta showroom digitale che propone brand contemporanei.

A chiudere la speciale classifica di LinkedIn c’è l’azienda EdTech WeSchool

Prevenzione incendi: chiariamo una volta per tutte questo argomento

Ogni anno i Vigili del Fuoco effettuano oltre 326 mila interventi tra incendi ed emergenze di varia natura. Questo ci fa riflettere sulle misure di sicurezza e sulle norme di prevenzione degli incendi che dovremmo adottare per non incorrere in pericoli inutili. Infatti la migliore difesa che possediamo è proprio la prevenzione sia in casa che sui posti di lavoro. 

Quindi, oltre a visitare siti del settore leggi il nostro articolo fino alla fine per saperne di più su questo argomento.

La prevenzione degli incendi: cominciamo dalla conoscenza dei rischi

Per comprendere appieno il significato del concetto di “prevenzione incendi” bisogna innanzitutto analizzare quelle che sono le potenziali cause di un incendio. Questo perché, soprattutto nelle città, oltre all’ovvia causa degli impianti malconci ci sono delle abitudini scorrette e pericolose a cui bisogna prestare attenzione durante lo svolgimento delle attività quotidiane come accendere il fuoco nel camino, cucinare o anche solo accendere una sigaretta.

Inoltre, è indispensabile saper reagire quando è ormai troppo tardi per prevenire ma ci si trova a dover fronteggiare un incendio. Ricordate di:

  • Non respirare fumi pericolosi per l’organismo che possono anche essere letali se la quantità inalata è troppa;
  • Evacuare la struttura;
  • Chiamare i soccorsi; 
  • Scollegare gas ed elettricità, se questo non vi mette in ulteriore pericolo.

Misure preventive essenziali e norme tecniche

Nel nostro Paese ci sono delle norme e misure preventive essenziali raccolte in un codice chiamato Codice di Prevenzione Incendi. Questo Decreto, emanato il 3 agosto 2015 stabilisce sia quali attività sono soggette agli obblighi di legge e quali misure queste devono intraprendere per una corretta prevenzione. Vediamole.

Installare rilevatori di fumo

Nonostante questo apparecchio non sia obbligatorio nelle case e in molte attività commerciali esso offre una grande sicurezza perché si attiva al minimo segnale di fumo propagando un allarme sonoro che attira l’attenzione dei vicini che possono dare un aiuto. 

Gestire le cause del fuoco

Questo significa usare impianti a gas ed elettrici conformi alle normative, non tenere accesi gli elettrodomestici e le ciabatte di notte, pulire il giardino da erba secca e sterpaglie, evitare di accendere barbecue e fuochi in luoghi non idonei, ecc.

Adottare un sistema di esodo

Ogni struttura deve avere un suo piano di evacuazione aggiornato e chiaro. Questo deve essere esposto tramite cartellonistica in modo che sia ben presente a tutti la posizione delle uscite di emergenza, la disponibilità degli idranti e degli estintori e le vie di fuga alternative.

Possedere una formazione idonea

Anche se non è menzionata nel Codice di Prevenzione, il datore di lavoro ha come obbligo di legge quello della formazione sua e dei propri dipendenti in base a quanto stabilito dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. 

Il controllo degli estintori

Un’altra buona norma da non dimenticare riguarda la verifica degli estintori. Essi sono obbligatori per molte strutture ma devono essere controllati ogni tot di tempo per monitorare la pressione delle sostanze all’interno del serbatoio.

Isolare i materiali pericolosi

Parliamo infine dei materiali pericolosi come carburanti, gas, rifiuti infiammabili che potrebbero generare esplosioni: questi materiali vanno stoccati e isolati con delle regole ben precise per la sicurezza dello stabilimento e di tutto il personale.

(Pubbliredazionale)

Il management a due velocità: l’importanza di essere glocal

Il ruolo del management cambia profondamente nel capitalismo della conoscenza e della data driven economy. 

Nel nuovo multiverso ibrido tra reale e digitale, siamo tutti profondamente combattuti tra l’esigenza personale di essere sempre più progettuali a livello individuale, e la necessità di mettere costantemente in pratica meccanismi di collaborazione e di condivisione per essere “in tiro” con le logiche evolutive dell’economia della conoscenza. 

Ma lo stesso problema si ripropone nella gestione a livello manageriale delle organizzazioni oppure nel governare. La separazione nasce dal divorzio sempre più evidente tra potere (la facoltà di porre in atto un progetto) e il management/la politica (la capacità di decidere che cosa fare o non fare). Nel nuovo mondo, queste due facoltà hanno oggi due sedi diverse: lo spazio dei flussi (il top management) e quello delle Reti (il potere). 

Come è successo? Partiamo dall’inizio. Nell’era delle reti, il potere strategico è migrato dallo Stato-Nazione a uno spazio globale sopranazionale. Il management (ma anche la politica) sono invece quasi sempre ancora locali, relegati entro i confini del territorio nazionale. 

È quella che possiamo definire l’era della leadership a due velocità. Esistono ormai due tipi di leadership: da un lato la leadership globale, quella di personaggi come Elon Musk che va al di là di ogni guida o supervisione politica. Dall’altro, la leadership del top management delle aziende tradizionali, ancora molto potente per certi versi, ma mortificato nei processi di efficacia e di raggiungimento dei risultati da un permanente deficit ogni volta che esce dai suoi confini organizzativi o territoriali. 

Anche perché la competizione globale muta lo scenario a livello profondo. I mercati e le Reti sono componenti fondamentali del sistema. Quando si tratta di negoziare sulla linea di confine tra ciò che si può fare a livello globale, i mercati hanno quasi sempre il diritto alla prima e all’ultima parola: la pandemia (il farmaceutico) o lo spread (la finanza) insegnano. 

Ma non dobbiamo dimenticare che il termine “mercati” sintetizza un sistema di forze anonime, senza volto né indirizzo, che nessuno mai ha eletto né delegato a richiamarci all’ordine o a impedirci di combinare guai. E che nessuno è in grado di controllare e guidare. 

Quando Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase Bank, la più grande banca del mondo, dice nella lettera annuale agli azionisti, che la sua non è più una banca ma una vera e propria azienda tecnologica, sta raccontando la resa all’innovazione di una delle più grandi istituzioni del sistema bancario mondiale. 

Ecco il management a due velocità. Bisogna diventare “glocal”. Pensare globale e agire locale, come fanno le grandi Big Tech. Il vero tema da esplorare per il futuro prossimo venturo.

“Le incapacità di apprendere sono tragiche nei bambini ma fatali nelle organizzazioni. A causa di tali incapacità, poche imprese vivono la metà di quello che vive una persona: la maggior parte muore prima di raggiungere i 40 anni”

Ikujiro Nonaka – Hitotaka Takeuchi

A cura di Angelo Deiana

I dipendenti più soddisfatti? Quelli del settore IT!

Sarà anche un settore stressante e difficile, ma secondo lo studio Workday Peakon Employee Voice, quello dell’Information Technology è il settore che registra la presenza dei lavoratori soddisfatti.

La ricerca ha preso in esame quasi 2,5 milioni di lavoratori di oltre 1.500 aziende in tutto il mondo, prendendo in esame 17 settori produttivi e ha evidenziato come negli ultimi due anni le aziende siano più propense ad ascoltare le necessità e le esigenze dei propri lavoratori, anche attraverso l’utilizzo di piattaforme integrate che permettono di rilevare e analizzare il sentiment della forza lavoro.

Ecco perché il settore dell’IT offre soddisfazioni

Nel 2021 sia il settore del software, sia quello dell’Information Technology hanno consolidato le loro posizioni ai vertici, classificandosi al primo e al secondo posto per il coinvolgimento complessivo dei dipendenti, aspetto che oggi molte aziende ritengono fondamentale, soprattutto ai fini della produttività. Questo fenomeno è dovuto anche al fatto che le aziende che si occupano di software e IT promuovono da tempo modalità di lavoro da remoto e con l’arrivo della pandemia si sono trovate pronte al nuovo scenario globale

Il risultato è che i dipendenti di questi settori i risultano i più soddisfatti anche in termini di realizzazione personale, adozione della strategia di business da parte dell’azienda e definizione degli obiettivi. Altri settori che sembra offrano soddisfazioni maggiori sono quelli legati ai servizi commerciali che si sono classificati al terzo posto, seguiti dai servizi professionali e i servizi finanziari. Sia in questi settori che in quelli in testa alla speciale classifica in questo studio, la parola chiave è oggi flessibilità.

I settori in calo

Se il mondo dell’IT sorride, altri settori hanno perso diverse posizioni in classifica. Ad esempio il settore farmaceutico, dell’healthcare e quello dei trasporti, industrie all’interno delle quali la maggior parte dei lavoratori ha dovuto continuare a recarsi fisicamente sul posto di lavoro hanno avuto minore possibilità di lavorare in smartworking. Tutto questo ha influito negativamente sugli indicatori del carico di lavoro, della strategia aziendale e della crescita professionale, oltre che produttiva.

Cigar Trophy Award Ceremony 2022, trionfa l’Antico Toscano

Dopo il successo dello scorso anno, anche nel 2022 trionfa in occasione del Cigar Trophy Award Ceremony 2022, l’Antico Toscano eletto come “Best Cigar Other Countries”.

Sono stati i consumatori a sancire il successo dell’Antico Toscano con una votazione online organizzata dalla rivista internazionale Cigar Journal. A ricevere il premio è stato Stefano Mariotti, Amministratore Delegato di Manifatture Sigaro Toscano, in occasione della premiazione che si è tenuta all’InterTabac di Dortmund,

“Questo è un ulteriore riconoscimento per tutte le persone che sono dietro a questo successo: partendo dalla nostra filiera e dai nostri coltivatori a tutti i colleghi di MST e ai nostri partner che distribuiscono il sigaro Toscano nel mondo. Ovviamente un ringraziamento particolare va a tutti i consumatori che hanno dato al sigaro Antico Toscano la loro preferenza, premiando così una qualità tutta italiana, raggiunta grazie al controllo della materia prima e a una ricetta immutata nel tempo: solo tabacco Kentucky naturale al 100% e acqua, fermentazione e stagionatura. Una ricetta tramandata negli ultimi duecento anni, della quale Manifatture Sigaro Toscano è l’unico custode”, ha dichiara Stefano Mariotti, Amministratore Delegato di MST.

Uomo&Manager ricorda ai suoi lettori che il fumo è dannoso per la salute propria e di chi ci sta intorno. È vietato fumare ai minori di anni 18.

Com’è cambiato fare shopping dopo il Covid-19

Negli ultimi anni si è assistito ad una serie di importanti cambiamenti nel modo di fare acquisti. Questi cambiamenti sono stati determinati dall’ascesa del commercio elettronico e dal cambiamento delle abitudini e delle preferenze dei consumatori. Inoltre, le nuove tecnologie hanno accelerato il ritmo con cui gli acquisti online sono diventati più popolari rispetto a quelli nei negozi.

Queste tendenze hanno avuto un forte impatto sul modo in cui i consumatori fanno acquisti oggi, ma hanno anche creato opportunità per le aziende disposte ad adattarsi rapidamente a questi cambiamenti e a coglierne le opportunità per rimanere al passo con i tempi: queste aziende probabilmente hanno dovuto aggiornarsi su come spedire un pacco, hanno dovuto studiare le nuove esigenze dei proprio clienti e, soprattutto, si sono dovute nel rimanere competitive nel loro settore, senza rischiare di essere sorpassate dai competitor.

E-commerce e Self-shopping

L’e-commerce è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni e questo trend è stato accelerato dalla pandemia di Covid-19. I consumatori sono sempre più consapevoli dei vantaggi offerti dagli acquisti online: convenienza, ampia scelta di prodotti e prezzi competitivi. Inoltre, i negozi di e-commerce offrono spesso una migliore esperienza rispetto ai negozi tradizionali, grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per personalizzare le offerte in base alle preferenze degli utenti.

I self-shopping sono un altro aspetto che sta cambiando il commercio al dettaglio. I consumatori sono sempre più disposti a ad usufruire della comodità offerta dai self-shopping, come la possibilità di effettuare gli acquisti in completa autonomia in ogni fase, iniziando dalla scelta dei prodotti fino ad arrivare al momento del pagamento e della consegna della merce.

Dove fare acquisti?

Prima di tutto, è importante considerare dove si fa shopping. Lo shopping online è ora la scelta più popolare per gli acquisti, soprattutto negli Stati Uniti. Ciò si traduce in un aumento delle vendite e-commerce del 20-30% in tutto il mondo, grazie anche alla nascita di piattaforme sempre nuove, che consentono non solo le compravendite tra aziende e privati, ma anche tra privati stessi, sempre più consapevoli dell’impatto ambientale della produzione industriale, e che quindi cercano di dare nuova vita a oggetti e abiti usati.

In secondo luogo, i negozi online non sono l’unica opzione per fare acquisti. Ricordiamo che i centri commerciali sono stati chiusi in molti Paesi per diversi mesi durante le prime fasi della pandemia da Covid-19 e i consumatori sono diventati sempre più consapevoli dell’impatto ambientale dello shopping online: ecco perché, talvolta, si preferisce optare per negozi locali e mercati di quartiere che offrono prodotti freschi e a km0.

Il cambiamento del comportamento dei consumatori: il mobile e l’ascesa dell’intelligenza artificiale

Il comportamento dei consumatori è cambiato radicalmente negli ultimi mesi a causa della pandemia da Covid-19. I consumatori sono sempre più interessati all’acquisto di prodotti online e alla ricerca di informazioni sui prodotti tramite i loro dispositivi mobili.

I consumatori hanno a disposizione nuovi vantaggi per effettuare acquisti online, come:

  • la blockchain, che è una tecnologia in grado di consentire un maggiore controllo dei dati e che può essere utilizzata per tracciare le transazioni;
  • la realtà aumentata, che consente agli utenti di interagire con l’ambiente circostante in modo più coinvolgente e realistico;
  • la realtà virtuale, offre un’esperienza totalmente nuova in cui gli utenti possono esplorare anche mondi artificiali.

Il Mobile Marketing sta giocando un ruolo chiave nel cambiamento e nell’evoluzione del comportamento dei consumatori. Novità come la blockchain, la realtà aumentata e la realtà virtuale offrono nuovi vantaggi per i consumatori, che si dimostrano sempre più interessati a queste tecnologie e che sono disposti a utilizzarle anche per fare acquisti.

(Pubbliredazionale)

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Best Workplaces in Europe 2022, l’Italia è al secondo posto dietro il Regno Unito

Lavorare in Italia? Non è poi tanto male! Almeno questo ci dice Great Place to Work, azienda leader nello studio e nell’analisi del clima aziendale, della trasformazione organizzativa e dell’employer branding, la quale ha stilato la classifica “Best Workplaces in Europe 2022”, elencando le 150 migliori aziende europee per cui i dipendenti sono più felici di lavorare, scelte da 800mila collaboratori in rappresentanza di 1,4 milioni di persone impiegate in oltre 3.000 imprese attive in 21 paesi in Europa.

Un motivo di orgoglio per l’Italia

Il Belpaese, secondo lo studio i cui valori essenziali erano credibilità, rispetto, equità, coesione e orgoglio, è al secondo posto in Europa, insieme alla Francia, per numero di aziende premiate (7%), dietro solo al Regno Unito (9%) e davanti a Germania e Spagna (5%) e ha un’impresa, Illimity, gruppo bancario ad alto tasso tecnologico, che figura al 13° posto tra le 50 Best Large Companies europee.

Importante è la presenza italiana anche nella categoria 50 Best Medium Companies grazie a Bending Spoons (Information Technology, Software, 6°posto), Sidea Group Srl (Information Technology, ConsulenzaIT, 15°) e Webranking (Media, Servizi Internet Online, 42°), mentre sono due le aziende tricolori (Fluentify e Nebulab Srl) premiate nella categoria delle 25 Best Small Companies. Menzione speciale per Chiesi Group, impresa attiva nel settore biotecnologie e prodotti farmaceutici, che è l’unica azienda italiana presente nella classifica delle multinazionali (12° posto), un ranking solitamente avaro di soddisfazioni per il Bel Paese, spesso appannaggio dei grandi gruppi statunitensi.   

Best Workplaces in Europe 2022

Benefit dei collaboratori

Altri aspetti importanti che sono emersi nella ricerca riguardano i benefit, speciali e unici, ottenuti dai collaboratori rispetto ai quali c’è una differenza di 19 punti percentuali (82% vs 63%) tra i Best Workplaces in Europe 2022 e le imprese premiate nei ranking nazionali, il benessere dei dipendenti (59% vs 42%, +17%), la sensazione di ricevere una parte equa dei profitti realizzati dall’organizzazione (74% vs 57%, +16%), il coinvolgimento dei collaboratori, da parte della direzione aziendale, nelle decisioni che riguardano le loro mansioni o il loro lavoro (83% vs 69%, +14%), la celebrazione delle persone che sperimentano modi nuovi e migliori di fare le cose (87%vs 73%)e l’offerta di avere opportunità di formazione professionale (85%nei Best Workplaces in Europe controil 71% delle aziende premiate nelle classifiche nazionali dei Best Workplaces).

“La classifica dei migliori ambienti di lavoro in Europa conferma quanto sia fondamentale, in questo momento storico, l’ascolto delle persone: meritocrazia, imparzialità, ma anche una paga equa e la possibilità di una partecipazione ai profitti delle organizzazioni sono oggi gli elementi che differenziano queste imprese rispetto a tutte le altre – afferma Alessandro Zollo, Amministratore Delegato di Great Place to Work Italia – Un collaboratore che vive un’esperienza positiva sul luogo di lavoro contribuisce direttamente al successo aziendale, permettendo all’impresa di sfidare e battere la concorrenza presente sul mercato. Livelli elevati di rispetto, equità e benessere contribuiscono a creare una cultura di lavoro ad elevata fiducia nella quale il 90% dei dipendenti dei Best Workplaces in Europe 2022 raccomanderebbe vivamente il proprio datore di lavoro ad amici e parenti e, nella stessa percentuale, ritengono che i colleghi con cui lavorano siano disposti a dare di più per portare a termine il proprio lavoro. Ecco, dunque, come dare priorità alle proprie persone in azienda, aiuta i Best Workplaces europei ad affrontare nuove sfide lungo il percorso di crescita aziendale in un momento nel quale il futuro del lavoro è in continua ridefinizione”, conclude Zollo.  

Le migliori aziende in Europa

Per quanto riguarda la classifica legata alla categoria Multinational Companies, che comprende le migliori 25 aziende europee operanti in tre o più paesi del mondo e con più di 1.000 dipendenti, vede al primo posto DHL Express, multinazionale attiva nel settore logistica e trasporti. Seguono AbbVie (2°), realtà attiva nel settore biotecnologie e prodotti farmaceutici e, in terza posizione, Hilton, catena globale attiva nell’ambito dell’ospitalità, hotel e resort. Il podio della categoria 50 Large Companies, imprese europee con un numero di collaboratori superiore a 500, è composto da Turkcell Global Bilgi, azienda turca operante nel settore delle telecomunicazioni, seguita dalla polacca Sii Polska (Information Technology) e dalla svizzera Vebego AG (servizi professionali). Tra le imprese europee costituite da un numero di persone compreso tra 50 e 499 e appartenenti alla categoria 50 Best Medium troviamo al primo posto la svizzera UMB AG (Information Technology) davanti all’azienda cipriota XM (servizi finanziari e assicurazioni) e alla belga Easi (Information Technology). Infine, tra le 25 migliori aziende europee della categoria Best Small, con un numero di collaboratori compreso tra 10 e 49, trionfa l’irlandese Global (media) davanti all’impresa turca Latro Kimya (manifatturiero e produzione) e alla greca NetSteps (servizi professionali). 

Lavoro ibrido: staccare la spina è sempre più difficile. Ecco cosa dice uno studio

Una delle difficoltà che sempre più spesso i professionisti si trovano ad affrontare è la difficoltà nella gestione del work-life balance e la conseguente incapacità di distaccarsi totalmente dal proprio lavoro nei momenti in cui si è in modalità “off” dal lavoro.

Siamo sempre raggiungibili, grazie anche all’evoluzione tecnologica, e questo non ci permette di staccare mai la spina. Tutto ciò porta ad uno stato di stress, molto spesso non compreso, che alla lunga può diventare un nemico per il nostro benessere.

A conferma di questo stato delle cose, arriva uno studio di OpenText, azienda che si occupa di soluzioni e software di Enterprise Information Management, che mette in evidenza i cambiamenti che si sono evidenziati soprattutto negli ultimi due anni. In particolare, emerge che il sovraccarico di informazioni sul lavoro è fonte di stress, tanto che oltre un terzo dei professionisti in Italia (36%) non riesce mai a disconnettersi davvero. Le altre nazioni europee, tuttavia, non sono da meno: in Spagna il dato raggiunge il 34%, mentre in Germania il 33%.

Prima della pandemia, solo il 16% dei professionisti lamentava difficoltà in tal senso: i dati dello studio evidenziano oggi utenti sopraffatti principalmente dalle troppe password da ricordare (27%), dal numero eccessivo di app e fonti di dati da controllare ogni giorno (25%) e dall’invadenza dei social media (14%). Tutto questo nonostante in Italia il lavoro ibrido non è ancora una consuetudine: infatti, nel nostro Paese i dipendenti che pensano di disporre di strumenti tecnologici e digitali adatti per svolgere le proprie mansioni anche da remoto sono ancora meno della metà (44%)

Dati che devono far riflettere sulla necessità di porre delle regole più precise sull’argomento.

Sempre connessi e disponibili

I professionisti intervistati hanno ammesso di utilizzare numerosi account, risorse, strumenti e app per gestire le informazioni: il 60% di loro dice di utilizzare almeno 6 strumenti di condivisione diversi al giorno, a dimostrazione del fatto che i dati necessari per portare a termine le attività quotidiane sono distribuiti su un numero sempre maggiore di fonti. 

Questo porta quasi metà dei professionisti (46%) a trascorrere oltre un’ora al giorno a cercare singoli documenti o dati specifici sulle reti aziendali o su sistemi condivisi, solo per poter continuare a svolgere il proprio lavoro.

“Per le aziende e i loro dipendenti, provare a gestire sia il volume, sia la complessità delle informazioni può essere scoraggiante. La quantità di dati a disposizione, strutturati e non, sta aumentando esponenzialmente, ma ci siamo resi conto che le informazioni di per sé non sono la soluzione”, ha affermato Antonio Matera, Regional Vice President Sales Italy, Malta, Greece & Cyprus di OpenText. “La soluzione, invece, arriva smantellando i silos e centralizzando le informazioni. È quando vengono raccolte e gestite in modo fluido che si trasformano: emergono così modelli e trend, si scoprono insight e si prendono decisioni migliori. È questo il vantaggio informativo”.

Dove reperire le informazioni? Sono sempre più i “luoghi” da conoscere: secondo lo studio, oltre 1 italiano su 3 (36%) dice di faticare a reperire le informazioni perché queste sono disponibili su diverse piattaforme. Pochi (15%) ritengono che i colleghi non salvino correttamente i documenti (conservandoli per esempio sul desktop del proprio PC), il 24% lamenta difficoltà a identificare le informazioni più recenti e aggiornate. 

La cattiva gestione e le difficoltà che incontrano portano i lavoratori italiani a vivere momenti assai difficili: lo studio evidenzia che il 43% dei dipendenti italiani ritiene che la grande quantità di informazioni abbia ripercussioni dal punto di vista del benessere fisico e mentale, mentre il 35% afferma che le conseguenze riguardano principalmente le prestazioni lavorative. Da non sottovalutare anche il fatto che 1 italiano su 3 (34%) possa vedere compromesso l’equilibrio vita-lavoro, come dicevamo a inizio articolo.

Il trend è confermato anche a livello globale, con il benessere psico-fisico influenzato negativamente dal sovraccarico cognitivo per quasi la metà degli intervistati (42%). 

La difficoltà nel reperimento o nell’utilizzo della piattaforma corretta, porta i professionisti (il 56% secondo l’analisi) ad utilizzare sistemi di condivisione file personali, come OneDrive, Google Drive, WhatsApp e Dropbox, per l’invio di documenti di lavoro, poiché risulta più semplice e veloce. È interessante notare che tre quarti dei dipendenti (72%) lo fanno in quanto pensano che la propria azienda non abbia policy che lo impediscano, nonostante i rischi: lo scenario globale è altrettanto sorprendente, quasi due terzi (63%) dei dipendenti nel mondo affermano di utilizzare sistemi di condivisione personali per condividere file di lavoro e oltre 7 su 10 di loro (71%) lo fanno ritenendo che l’azienda non sia contraria.  

Le sfide da affrontare riguardano anche l’ambiente domestico che, in modalità di lavoro ibrida, dovrebbe sostituire l’ufficio. Lo studio fa emergere che il 30% degli italiani afferma che una delle più grandi è quella di non avere lo stesso set-up in ufficio e a casa. Il 24%, poi, lamenta di non poter accedere facilmente ai documenti quando lavora da remoto e il 21% di non poter condividere file e informazioni con facilità quando lavora da casa. Rispetto alla media globale (12%), però, l’Italia rivela una delle percentuali più alte di lavoratori da remoto soddisfatti (21%), superata solo dal Giappone (26%).  

Commentando i risultati, Antonio Matera, Regional Vice President Sales Italy, Malta, Greece & Cyprus di OpenText ha affermato: “Con i dati di dipendenti, fornitori e clienti in costante crescita, il numero di sistemi e applicazioni utilizzate dalle aziende – con i rischi connessi – continua ad aumentare. In questo momento, c’è un urgente bisogno da parte delle aziende di automatizzare la gestione e la governance delle informazioni, in modo che i contenuti possano essere acquisiti e classificati, le politiche di conservazione applicate automaticamente e i dipendenti possano accedere facilmente a informazioni accurate e aggiornate senza dover effettuare ricerche su applicazioni multiple. Solo seguendo questi passaggi le aziende riusciranno a ridurre la complessità, consentendo ai dipendenti di collaborare facilmente con i propri colleghi, indipendentemente dal dispositivo o dall’applicazione che utilizzano, o da dove e come scelgono di lavorare”.

 

Lavori digitali: quali sono quelli più retribuiti?

Il mondo del lavoro è in continuo mutamento e la rappresentazione di questo fenomeno sono i lavori digitali, che stanno prendendo sempre più piede in Italia. 

Tutto ha avuto inizio nel periodo pre pandemico, ma è stato proprio con la pandemia che il fenomeno è esploso. Infatti, l’introduzione a livello massiccio dello smartworking è stata la base di un enorme cambiamento nel panorama professionale italiano.

Questi cambiamenti stanno portando alla nascita di diverse professioni, spesso legate al mondo digitale, alcune delle quali particolarmente redditizie. 

Quali sono i lavori maggiormente retribuiti nel panorama delle attività digitali? Rispondiamo a questa domanda frequente. 

Quali sono i vantaggi e le prospettive di coloro che lavorano nel digitale?

Internet e la tecnologia hanno creato terreno fertile per lo sviluppo di nuove attività professionali e, dopo il boom di questi nuovi lavori, sempre più persone vogliono lavorare nel settore digitale. 

Per quale motivo c’è un forte interesse verso queste professioni? Ebbene, l’offerta di lavoro non è, ad oggi, in grado di soddisfare la domanda del mercato. Di conseguenza, le professioni digitali sembrano essere la soluzione per trovare subito lavoro. 

Una seconda ragione per la quale sempre più persone vogliono lavorare nel digital è legata alla retribuzione. Infatti, le aspettative economiche sono molto vantaggiose per varie mansioni.

Quali sono le professioni maggiormente retribuite nel digitale?

La maggior parte dei profili professionali che andremo a menzionare rappresentano, in parte, delle novità nel mondo del lavoro, ma con un grandissimo potenziale di crescita nei prossimi anni. 

Le figure maggiormente ricercate in ambito digital sono:

  • E-commerce manager, ossia una persona che pianifica e gestisce le strategie legate alla vendita online. In questo caso, lo stipendio può variare tra i 2.000€ ed i 5.000€ al mese;
  • Social media manager, una professione che sta ottenendo sempre più il riconoscimento dovuto. Si tratta di colui che si occupa di promuovere un brand (o un professionista) sulle piattaforme social. Per un social media manager, dopo un primo periodo, lo stipendio varia tra i 1.800€ e i 3.000€ mensili;
  • SEO specialist, il professionista che si occupa del posizionamento di un brand sui motori di ricerca. Lo stipendio medio per la professione è di 2.500€ al mese;
  • Sviluppatore web, ossia il programmatore che realizza siti, piattaforme e applicazioni. In questo caso lo stipendio varia da un minimo di 1.500€ a 3.000€;
  • Digital marketing manager, che si occupa di ottimizzare la presenza online dell’azienda per la quale lavora. Ebbene, un profilo senior in questa professione può guadagnare fino a 60.000€ all’anno. 

Lavorare nel digitale: con o senza la Partita IVA?

Una delle domande che coloro che vogliono lavorare nel digitale si pongono più spesso riguarda la possibilità di aprire la Partita IVA. 

Ovviamente la scelta tra lavoro dipendente e libera professione è strettamente soggettiva e non può essere legata esclusivamente alle possibilità di guadagno. 

Tuttavia, l’apertura della Partita IVA apporta notevoli benefici come la possibilità di:

  • Sviluppare un tuo business in proprio
  • Guadagnare di più
  • Collaborare esclusivamente con i clienti che ti interessano

Al contrario però sarai soggetto a meno tutele rispetto a coloro che svolgono un lavoro dipendente e avrai alcuni obblighi fiscali che non dovrai dimenticare, come la dichiarazione dei redditi

Insomma, i dubbi che potrebbero venirti prima di fare questa scelta sono moltissimi, per questo ti consigliamo di rivolgerti ad un consulente fiscale, come Fiscozen, per essere assistito da un professionista competente che possa aiutarti a capire quali sono i pro e i contro dell’avviare un’attività online. 

(Pubbliredazionale)

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Crisi energetica: 7 aziende su 10 non hanno contratti ottimizzati con i fornitori

La crisi energetica ed il conseguente aumento delle spese per le utenze di luce e gas è ormai un tema di grande attualità. Forti gridi d’allarme da più parti giungono alle Istituzioni, chiamate all’intervento per evitare che, soprattutto con l’arrivo dell’inverno, famiglie e aziende possano trovarsi ancor più in difficoltà. Ma in attesa che entrino in vigore gli interventi paventati, imprese e famiglie devono avere ben chiara la situazione.

In particolare per le aziende, si parla di 40 miliardi di extra-costi, per le spese dovute al caro energia di questi ultimi mesi: il caro bollette sta letteralmente mettendo in ginocchio soprattutto le piccole, ma anche le grandi imprese.

Ma per difendersi dall’aumento dei costi dovuti alla crisi energetica le aziende stanno facendo davvero di tutto? Ebbene, da uno studio di Switcho, app del risparmio personalizzato che aiuta i suoi utenti (pmi e professionisti compresi) a gestire le proprie spese e ottimizzare quelle ricorrenti come luce, gas, internet, telefonia e assicurazione – emerge che da una analisi di oltre 6.500 bollette di luce e gas provenienti da attività commerciali in ben 7 casi su 10 le condizioni dei contratti dell’energia non erano ottimizzate al prezzo migliore sul mercato. 

Diffidenza o distrazione?

Alle volte basta informarsi, ma non tutti riescono a farlo nel modo corretto. In molti casi ad influire su questo tema è la poca consapevolezza e la diffidenza, unita ai recenti cambi unilaterali che gli operatori hanno a loro volta dovuto applicare per affrontare i rincari sulla materia prima, nonché in alcuni casi la poca conoscenza di come leggere una bolletta correttamente.

“Sul mercato business abbiamo visto che ci sono due tipologie di approccio a livello di forniture energetiche – spiega Redi Vyshka, co-founder e COO di Switcho– Da una parte, nelle realtà più strutturate, viene data molta importanza al tema dell’ottimizzazione dei contratti con i fornitori, tanto che spesso c’è una persona interna o un consulente esterno dedicato solo a questo. Dall’altra parte ci sono invece le attività più piccole, parliamo di migliaia di PMI, in cui l’atteggiamento è simile a quello dei clienti privati, dove avviene una sottovalutazione delle reali opportunità di ottimizzazione, anche perché i consumi medi possono essere spesso più alti. La possibilità del cambio di fornitore online può risultare più complessa per i clienti business a causa della burocrazia, e per questo viene sempre trascurato a favore di altre attività considerate più urgenti. Ma con l’online, senza attese telefoniche e con pochi click, le opportunità di risparmio possono arrivare anche a superare i 7.500 euro annui, con una media di 3.000 e picchi che arrivano anche a 30/40.000 euro”.

Dati che devono far riflettere in un momento come questo. Alle volte, una telefonata o un giro sui siti web dei vari operatori del mondo dell’energia può davvero risultare utile.

Back to office: attenzione ai problemi di vista. 43 italiani su 100 ne soffrono

Settembre è riconosciuto universalmente come il mese del back to office, ma anche del back to school per i nostri figli. E risulta il periodo migliore per controllare la vista.

Dai dati che emergono dal Ministero della Salute, derivanti dalla relazione sulla prevenzione dell’ipovisione e cecità, 43 italiani su 100 soffrono di disturbi alla vista e tra questi quasi il 18% ha meno di 15 anni.

Proprio per tali motivi ZEISS Vision Care, azienda di riferimento nel settore dell’ottica, suggerisce di fissare un check up visivo al proprio rientro, sia per i più grandi, sia per i più piccoli.

Gli esperti consigliano effettuare la visita di controllo nelle 2 o 3 settimane successive al ritorno a scuola o a lavoro. Infatti, questo periodo permette di accorgersi se sono presenti eventuali difficoltà visive o sintomi di affaticamento non percepiti durante i mesi estivi. 

Per gli adulti si potrebbero manifestare fastidi di diverso genere come bruciore o secchezza oculare, emicrania, fino alla più evidente difficoltà a mettere a fuoco i contenuti sullo schermo del personal computer, mentre si legge un documento o guardando lo smartphone. Per i più piccoli, invece, attenzione va dedicata quando non si riesce a vedere bene da lontano cosa è scritto sulla lavagna, o si fatica a leggere libri e quaderni.

Mai sottovalutare i problemi alla vista

Nel caso in cui sopraggiungano dei dubbi, è sempre bene rivolgersi ad uno specialista, come un oculista. Inoltre Zeiss sul proprio sito ufficiale mette a disposizione uno strumento per effettuare un primo “checkup visivo online”, per verificare in pochi e semplici passi se è tempo di effettuare un controllo degli occhi e della vista presso un professionista.

South working, sono molte le aziende che ci vedono un’opportunità

I cambiamenti nel mondo del lavoro, soprattutto negli ultimi tre anni, sono stati tantissimi e hanno letteralmente stravolte quelle che erano regole e moduli che finora qualche hanno fa rappresentavano la cosiddetta normalità. Smartworking, lavoro ibrido, settimana corta, sono termini che sono entrati ormai a far parte della nuova era del mondo del lavoro. Ma c’è un altro concetto che sembra farsi largo ultimamente: è il south working che può essere uno strumento importante per lo sviluppo di alcune zone del Paese, in particolar modo, per l’appunto, il sud. Il 77% delle aziende ha adottato lo smartworking e il 46% è disponibile a progetti di remote working da 2 a 5 giorni settimanali. Numeri davvero importanti per modelli lavorativi che piacciono sia ai datori di lavoro, che hai dipendenti. 

Il south working, molto più di una semplice possibilità 

Questi numeri arrivano da un interessate studio di Randstad e Fondazione per la Sussidiarietà (FPS) “South working per lo sviluppo responsabile e sostenibile del Paese”, che sarà presentata oggi al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini.

La ricerca evidenzia come le aziende italiane strizzino l’occhio agli “hub di lavoro” al Sud, siano essi co-working o uffici veri e propri con personale residente lontano dalle grandi città del Centro-Nord: tali aziende sarebbero disponibili ad avviare simili collaborazioni per contribuire alla crescita (61%), per reperire figure professionali importanti (48%) e ridurre i costi (35,5%). Il 61% delle imprese pensa che l’hub possa essere gestito in modo diretto, come una filiale, piuttosto che tramite società di servizi esterne.

Lo studio mette in mostra numeri impietosi per il Sud, che starebbe andando incontro ad un calo importante della popolazione nei prossimi anni superiore alla tendenza nazionale. Entro il 2030 gli abitanti tra i 20 e i 64 anni si ridurranno dell’11% nel Sud Italia, rispetto al -6,7% atteso a livello nazionale. Questo andamento, rivela la ricerca, è effetto non solo di fattori demografici, ma di nuovi flussi migratori interni, legati alla ricerca di lavoro qualificato.

L’analisi ha preso in esame oltre 1 milione e 420mila offerte di lavoro pubblicate sui principali siti di ricerca online tra il 2019 e il 2021. Le offerte di lavoro al Sud sono state solo l’8% del totale, mentre il 78% dei posti di lavoro sono concentrati nel Nord e il 14% nel Centro.

“Fare scelte sostenibili e responsabili è una priorità per Randstad ma non solo – afferma Marco Ceresa, Group CEO di Randstad -. Sempre più imprese iniziano a considerare di favorire lo sviluppo nelle aree più fragili del Paese, cercando di trovare anche quelle competenze e quelle risorse preziose che sempre più si fa fatica a trovare nel Nord del Paese. La creazione di un hub di lavoro può davvero essere il volano per il south working, potendo reclutare competenze altrimenti non accessibili, garantire il bilanciamento vita-lavoro alle persone e sostenere di un indotto locale. Ma i presupposti fondamentali per esperienze di south working di successo sono la creazione di un’adeguata infrastruttura digitale, spazi adeguati e uno sforzo multilaterale tra aziende, agenzie per il lavoro, Comuni di riferimento e atenei universitari”.

“Lo smart working e la creazione di hub nel Sud sono una occasione straordinaria per favorire la crescita del paese e abbattere storiche diseguaglianze”, osserva Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, “Molti lavoratori qualificati del Mezzogiorno potrebbero così mantenere un legame con il proprio territorio, senza rinunciare a preziose opportunità. È una strada che potrebbe coinvolgere anche la pubblica amministrazione. Un percorso sussidiario che parte dal basso e potrebbe davvero cambiare il mondo del lavoro e dare un nuovo impulso all’iniziativa imprenditoriale al Sud”.

Le figure professionali ricercate nel Sud Italia

Sono 112.451 annunci di lavoro al Sud analizzati sul web nel periodo 2019-2021. Tra questi, quelli dedicati a profili con un livello di competenze alto sono 50.126. Nel dettaglio sono richiesti rappresentanti di commercio (4.054), sviluppatori di software (3.362), segretari con mansioni amministrative ed esecutive (3.001). 

Gli annunci per figure con competenze medie, invece, sono 41.506. In questo caso, sono soprattutto assistenti alle vendite (6.097),installatori e riparatori di apparati elettromeccanici (2.917) e manutentori di apparati elettronici industriali (2.061). Circa 20.819 annunci sono dedicati a professionisti con qualifiche di altro genere.

La situazione è molto differente d‘Italia: al primo posto il nord-ovest, con 617.482 ricerche aperte (43,5%), segue il nord-est con 482.712 (34%), e il centro con 207.655 (14,6%).