Fatture non pagate o in pagate in ritardo: l’allarme lanciato dal Gruppo IREC

Molte partite IVA e aziende non stanno vivendo un buon periodo a causa dei problemi causati dal Covid-19, tra chiusure forzate, limitazioni e ritardi nei pagamenti che innescano poi un ulteriore ritardo a catena nei saldi delle fatture ai fornitori o degli stipendi a dipendenti e collaboratori.

In particolare le partite IVA hanno il triste primato di 1 fattura su 2 che non viene pagata. A porre l’accento sulla questione è il Gruppo IREC, che si occupa di gestione e recupero dei crediti commerciali, che ha analizzato la situazione effettuando un sondaggio su oltre 1000 liberi professionisti (dall’architetto al commercialista, dal geometra al grafico, dai consulenti web agli avvocati e così via).

Dallo studio, è emerso che queste categorie hanno chiuso l’ultimo trimestre 2020 con una media di oltre il 55% delle fatture non pagate a scadenza. Questo vuol dire che più di 1 fattura su 2 non viene incassata correttamente e questo dato, purtroppo, è in peggioramento.

In Italia sono 4,6 milioni le partite IVA, secondo gli ultimi dati Eurostar, il numero più alto tra tutti gli stati membri dell’Unione Europea, con la Francia e la Spagna che non raggiungono i tre milioni di lavoratori autonomi, e la Germania che ne conta “appena” 3,5 milioni. Se consideriamo che le partite IVA nel nostro paese rappresentano circa il 17,5% dei cittadini di età compresa tra i 20 e i 64 anni, è evidente come queste contribuiscano in modo importante al mantenimento e allo sviluppo dell’economia nazionale, e quanto le loro difficoltà possano avere conseguenze su tutto il tessuto economico.

Quali sono i settori più colpiti

I settori più colpiti sono la ristorazione, il turismo e il settore alberghiero, dove i ritardi nei pagamenti raggiungono addirittura il 71% delle fatture, con differenze importanti anche tra le Regioni. I ritardi più significativi si registrano in Sicilia (fatture pagate in ritardo 78%, il 31% con ritardo maggiore di 90 giorni), Sardegna (fatture pagate in ritardo 74%, il 29% con ritardo maggiore di 90 giorni) e Umbria (fatture pagate in ritardo 73%, il 26% con ritardo maggiore di 90 giorni).

“L’esercito delle partite IVA è composto da professionisti particolarmente produttivi, che generano lavoro anche per altri individui e fanno girare l’economia in modo importante. Eppure, gli aiuti statali offerti a tale categoria sono stati decisamente insufficienti. – Spiega il presidente del Gruppo IREC, Victor Khaireddin – Molti di loro hanno spese ingenti da sostenere, costi fissi che non possono essere abbattuti, fornitori, ma anche collaboratori da pagare. Appare, dunque, evidente come il bonus di 600 Euro sia risultato in molti casi del tutto inadeguato e, purtroppo, anche i nuovi strumenti messi a disposizione non bastano. Inoltre, interrogando circa 100 consulenti del lavoro che gestiscono contratti di migliaia di lavoratori subordinati o di collaborazione, abbiamo constatato che l’84% di questi non si è visto rinnovare il contratto scaduto nei mesi della pandemia, obbligando un numero considerevole di persone ad attingere agli ammortizzatori sociali. Questa percentuale arriva addirittura al 92% nei tre settori maggiormente colpiti”.

“I professionisti hanno certamente una struttura più flessibile rispetto ad una grande azienda, ma hanno spesso meno risorse e un minor cash flow, e questo può renderli più vulnerabili sotto certi aspetti. – Prosegue Khaireddin – Ovviamente la preoccupazione e la tensione degli operatori dei settori che stanno soffrendo di più continua a salire, non vedendo nelle azioni portate avanti, una data di conclusione e quindi soprattutto di ripartenza. A questo punto viene da chiedersi, se queste persone non hanno più un introito e gli strumenti introdotti da parte del governo non sono sufficienti, come spesso abbiamo visto fin ora, che misura di sostegno si intende attuare? E, soprattutto, questo esercito di partite iva e dipendenti che attingeranno nei prossimi mesi ad ammortizzatori sociali, creeranno un conto molto importante. Come ha intenzione il governo di rientrare di tali somme? Tassando? Sappiamo che trovare i soldi per aiutare tutti è impossibile, è la vecchia storia della coperta troppo corta che in ogni caso scontenta sempre qualcuno. Tutto questo sta producendo, infatti, un conto enormemente salato che, ovviamente, prima o poi ci verrà presentato”.

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Mobilize EZ-1 Prototype, pensata per la mobilità urbana condivisa

Mobilize, una delle quattro nuove Business Unit create nell’ambito del Gruppo Renault, ha svelato EZ-1 Prototype, un veicolo dedicato alla mobilità urbana condivisa. Il Marca vuole proporre nuove soluzioni di trasporto di passeggeri e beni da un punto A a un punto B, sia con l’automobile che senza. Le nuove offerte di mobilità rispondono alle attese dei consumatori, delle aziende, delle città e delle regioni.

“Siamo entusiasti all’idea di accompagnare la trasformazione del mondo automotive che passa dalla proprietà all’utilizzo, quando e dove se ne ha bisogno. Oltre al settore automotive, Mobilize proporrà un’ampia gamma di servizi innovativi nei settori della mobilità, dell’energia e dei dati. Grazie a tanti partner, cerchiamo sempre di massimizzare l’utilizzo dell’auto per percorsi semplificati, più sostenibili e accessibili per i passeggeri e i beni, riducendo, al tempo stesso, l’impatto ambientale”, ha dichiarato Clotilde Delbos, Direttore Generale di Mobilize.

I servizi di mobilità flessibili di Mobilize

Il brand vuole imporsi come fornitore di servizi di mobilità flessibili per le persone e i beni, che si adattano all’evoluzione delle attese dei clienti, delle aziende e delle città, favorendo un maggior utilizzo dei beni grazie all’economia circolare e alla condivisione, Mobilize vuole contribuire a creare un futuro più sostenibile. 

Inoltre, con un potenziale di oltre 6.000 punti vendita Renault in Europa, Mobilize sarà in grado di proporre soluzioni di mobilità per un utilizzo che potrà andare da un minuto a diversi anni, per tutte le città e tutti i territori.

Mobilize si avvarrà anche del suo portafoglio di start-up presenti nel settore della mobilità e dell’energia per progettare congiuntamente le migliori soluzioni per i clienti.

Mobilize EZ-1 Prototype: ecco le caratteristiche

Si tratta di un veicolo emblematico di Mobilize, che incarna la visione del brand in materia di design: il servizio al centro della progettazione dei veicoli. EZ-1 Prototype è una nuova soluzione di mobilità urbana progettata per un utilizzo condiviso. Anche la sua commercializzazione sarà innovativa: gli utenti pagheranno solo per l’utilizzo che ne faranno, in base a criteri di tempo o chilometraggio. Questo veicolo connesso propone un accesso senza chiavi e interagisce con gli utenti tramite il loro smartphone.

Mobilize EZ-1 Prototype è un veicolo elettrico compatto e agile per 2 persone. Lungo solo 2,3 metri, ha un ingombro minimo. Le porte tutte vetrate offrono agli utenti una vista mozzafiato sul paesaggio urbano circostante. Agile, dinamico ed accessibile, si integra perfettamente all’interno della città.

Mobilize EZ-1 Prototype è dotato di un innovativo sistema di cambio della batteria. Quest’alternativa alle infrastrutture di ricarica tradizionali consente l’utilizzo non stop del veicolo.

Mobilize EZ-1 Prototype è realizzato nel rispetto dei principi dell’economia circolare.  È prodotto al 50% con materiali riciclati e, a fine vita, sarà riciclabile al 95% grazie agli impianti di Re-Factory a Flins.

“Mobilize EZ-1 Prototype è un oggetto di mobilità che si integrerà nelle città. Agile, dinamico ed inclusivo, è emblematico della nuova Marca Mobilize. Questo veicolo accompagna gli utenti verso una mobilità più efficace e responsabile”, ha dichiarato Patrick Lecharpy, Direttore Design di Mobilize.

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È un mondo che viaggia a due velocità

La globalizzazione economica e tecnologica, lo sviluppo e la ceto-medizzazione dei Paesi emergenti generata dalla condivisione in Rete delle infinite connessioni del Web, sta producendo nuovi modelli culturali che tagliano trasversalmente il pianeta. 

Nonostante il rallentamento determinato (momentaneamente) dalla pandemia, grazie a social network e reti, si è generata e diffusa una cultura globale basata sulle mode giovanili (musica, video, cult planetari), su film, sui beni di lusso (dalla Ferrari ai grandi marchi della moda) e sul cibo (dal fast food di Mc Donald alle pizzerie e gelaterie italiane). Allo stesso modo, il calo dei prezzi dei voli aerei sta aumentando i contatti tra persone appartenenti a culture diverse. 

La velocità fisica e quella digitale

La velocità della mutazione è sconvolgente. Tutto bello, tutto meraviglioso? No, purtroppo. Il rischio del mondo a due velocità è che ridefinisca i meccanismi di partecipazione aumentando il digital divide, la differenza tra chi ha accesso alla Rete, alle competenze e agli strumenti e chi ne rimane escluso. 

È per questo che la sfida dell’istruzione è pressante. Internet è la cultura delle risposte, delle informazioni a portata di mano, delle enciclopedie online, dell’attenzione frazionata, e dà vita a un contesto intorno al tema dell’istruzione tutt’altro che banale. Servono nuove didattiche e nuovi percorsi anti fake news per sfruttare l’effetto benefico della Rete. 

In ogni caso, non dobbiamo dimenticare che l’innovazione sociale più importante è proprio quella delle due velocità del mondo: una velocità fisica ed una velocità digitale. E questo anche perché le domande generate dalle due velocità sono tante. Ad esempio, non è che le politiche concepite per garantire la nostra sicurezza e la nostra privacy rendano invece ancora più rischioso il mondo permettendo il controllo a pochi e non lasciandolo a molti? Oppure: non è che le decisioni prese per scongiurare una crisi finanziaria mondiale come, ad esempio, il QE (Quantitative Easing) rischiano di garantirne l’arrivo di altre? 

Un nuovo modo di pensare

La verità è che, in questo momento, sappiamo solo due cose: la prima è che non abbiamo tutte le risposte. La seconda è che tutto accadrà in fretta. È per questo che dobbiamo provare a ragionare per approssimazioni e per trend. Paradossalmente, qualsiasi strumento di analisi di breve periodo, per quanto più accurato e preciso, potrebbe rivelarsi assolutamente fallace perché la velocità del cambiamento è talmente alta che potrebbe diventare obsoleto ancora prima di essere sfruttato appieno. 

Ed è ancora per questo che sono solo gli strumenti di lettura dei trend di lungo periodo che, per quanto approssimati ed imperfetti, possono permetterci di guardare oltre il nostro orizzonte. D’altra parte, la vastità delle sfide che dobbiamo affrontare e l’incapacità di gestire i problemi in maniera efficace ci stanno già portando a mettere in discussione molti valori fondamentali della nostra società. 

È necessario un nuovo modo di pensare. Un modo che prenda in considerazione la complessità e l’imprevedibilità delle situazioni e generi una diversa visione del mondo. In un’era piena di sorprese e innovazioni come quella pandemica e post pandemica, bisogna imparare a pensare e ad agire in modo nuovo. Guardiamoci attorno: c’è dappertutto un incontenibile impulso a fuggire da modelli costruiti con il linguaggio del passato. 

La nostra vera possibilità, la nostra sola speranza di garantire il rispetto dei diritti umani e l’integrità morale che il mondo reclama, può avverarsi soltanto attraverso un linguaggio e un modo di pensare radicalmente innovativi. 

Stiamo costruendo un paio di occhiali nuovi con cui leggere più chiaramente, al di là del bene e del male, il passato. Occhiali che dovranno essere utili anche per progettare un futuro evolutivo in cui vivere e pensare in avanti verso il mondo nuovo che verrà. 

“Non penso mai al futuro: arriva così presto”
Albert Einstein

A cura di Angelo Deiana

Unione Professionisti, formazione professionale sempre più richiesta

Pandemia è certamente una delle parole chiave del 2020, ma pariteticamente nel mondo del lavoro lo è stata formazione. La necessità di aggiornarsi per rimanere competitivi è comune a tutti i settori lavorativi, dal più alto al più basso, ma appare ovvio che nel business tutti, ci siamo ritrovati nella condizione di dover rivedere le nostre skills.

Ma tale consapevolezza era già acquisita per manager e professionisti da tempo e proprio su tale consapevolezza è nata, nel 2011, Unione Professionisti, società di formazione in e-learning che nel 2014, quando è entrata in vigore la riforma che ha reso obbligatorio per legge la formazione continua negli ambiti professionali, ha saputo rinnovarsi immediatamente integrando l’offerta con corsi accreditati dai rispettivi Ordini Professionali, una garanzia per completare il proprio aggiornamento professionale. 

Il founder di Unione Professionisti è Francesco Sessa, la cui mission è sempre stata quella di offrire risposte alle esigenze dei professionisti avvalendosi di docenti con una base formativa e professionale alle spalle, proponendo corsi interattivi e stimolanti da seguire in modalità e-learning. 

Per Sessa le persone e il loro coinvolgimento sono due caratteristiche centrali ed è per questo motivo che la società di formazione offre ai professionisti anche la possibilità di candidarsi come docenti e ai partecipanti di proporre corsi di interesse. 

“In Unione Professionisti crediamo che la vera esperienza si acquisisca nello scambio e nel confronto di idee, opinioni e sapere. Per questo non ci sentiamo mai arrivati, e cerchiamo sempre di innovarci non solo nella proposta formativa ma anche nell’organizzazione interna, per permettere a tutto il personale di svolgere i propri ruoli nel miglior modo possibile. – spiega Francesco Sessa. “Tra il 2016 e il 2017 abbiamo spinto sul processo di digitalizzazione dell’azienda automatizzando alcuni processi, senza però perdere l’attenzione verso ogni singolo cliente. Infatti pur affidandoci alla tecnologia, vogliamo che ci sia sempre un filo diretto con chi ci contatta e per farlo abbiamo, ad esempio, incluso nel nostro sito la funzione della chat per permettere agli interessati di interfacciarsi direttamente con noi per approfondimenti o chiarimenti”.

I corsi proposti

I corsi proposti da Unione Professionisti possono essere consultati e richiesti direttamente attraverso il sito aziendale. Non è previsto l’acquisto di pacchetti formativi ma solo di singoli corsi, una scelta fatta dalla società per garantire un servizio dedicato e la sicurezza di erogare i crediti formativi nei tempi previsti dai diversi Ordini Professionali. In questo modo il professionista riceve tutto il supporto pre e post vendita, garantendo il servizio al 100%. 

Tutta la formazione e i corsi di aggiornamento sono in e-learning/Fad asincrona perchè è una modalità più pratica e conveniente per l’apprendimento, e inoltre permette di gestire il tempo in modo autonomo, secondo le proprie esigenze.

Questo sistema è sicuramente stato premiante, soprattutto nell’attuale situazione che il Paese è costretto ad affrontare, infatti a novembre 2020 è stato registrato un aumento di richieste del +30% rispetto a novembre 2019.

Le prossime sfide

Unione Professionisti vuole continuare a crescere per rispondere alle esigenze dei clienti, cercando di cogliere le sfide come un’opportunità. Ad esempio, infatti, durante il lockdown di aprile, c’è stato un aumento esponenziale di iscritti ai corsi rispetto ad aprile 2019, che la Società di formazione ha saputo erogare e garantiregrazie anche al forte impegno e spirito di collaborazione di tutto il team, anche in smart working.

“È stata una bella sfida gestire da remoto queste attività. Per non perdere il senso di vicinanza e collaborazione, ci siamo subito affidati alla tecnologia per restare connessi e riuscire a lavorare da vicino, seppur virtualmente. Grazie all’impegno che da sempre contraddistingue Unione Professionisti, il numero degli iscritti ai corsi ha segnato un incremento del 40% rispetto al 2019. La maggior parte dei professionisti che, ad oggi, richiedono i nostri corsi sono uomini tra Ingegneri, Architetti e Geometri. Il nostro obiettivo per il 2021 è quello coinvolgere ed incrementare la percentuale femminile tra gli iscritti” ha dichiarato Francesco Sessa.

I risultati della digitalizzazione delle aziende: più risorse da investire

Per molte realtà continua ad essere un’utopia, ma per fortuna sono davvero tante le aziende che hanno investito nella digitalizzazione. Ed i risultati cominciano a vedersi.

Secondo la ricerca “Indagine sulla digitalizzazione e sui risparmi reinvestiti nelle imprese” di SAP Concur condotta in collaborazione con CGIA di Mestre, per quasi il 56% delle imprese è possibile l’introduzione della digitalizzazione ha comportato o comporterà dei vantaggi economici. Il 30,4% delle imprese ha infatti riscontrato un risparmio immediato dalla digitalizzazione, più evidente al Nord (Nord Est 32,5% e Nord Ovest 31,6%) rispetto al Centro Italia (28,8%) e nel Mezzogiorno (24,6%). In quasi il 15% del campione le digitalizzazioni apporteranno dei vantaggi futuri e nel 10,7% dei casi l’eventuale risparmio non è ancora quantificabile in quanto la digitalizzazione è appena avvenuta.  

Questo è quanto ha indagato SAP Concur in collaborazione con CGIA di Mestre in una ricerca dedicata a comprendere meglio il tema della digitalizzazione nelle medie-grandi imprese italiane con più di 50 addetti in un momento storico particolare a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19. Il focus tendeva ad indagare sui risparmi derivanti dalla digitalizzazione per comprendere in che modo questi vantaggi siano stati reinvestiti in azienda. 

I vantaggi della digitalizzazione

Tra i vantaggi più immediati riscontrabili prevalgono i piccoli importi ma il 2% delle imprese ha dichiarato risparmi per più di mezzo miliardo di euro. In particolare, riguardo alle imprese che hanno avuto un risparmio grazie alla digitalizzazione in più della metà dei casi (57,2%) c’è stato un risparmio inferiore a 10 mila euro, nel 37,7% il vantaggio è compreso tra 10mila e 50 mila euro. Il resto delle frequenze si ripartisce abbastanza similmente negli importi più elevati con quasi il 2%.

Nell’83% dei casi i risparmi vengono reinvestiti in azienda, in particolare: 1 su 3 (33,9%) reinvestirà in parte i risparmi in azienda, un altro terzo (34,4%) lo farà completamente e il 14,6% ha previsto di farlo successivamente. Al contrario, meno di 2 imprese su 10 (17,1%) utilizzeranno i risparmi per esigenze di gestione corrente, come liquidità.

Considerando le aree di reinvestimento prevalgono nettamente i nuovi investimenti in impianti, macchinari, software (40,3%). Seguono Ricerca e Sviluppo (18,4%) e formazione dei dipendenti (17,5%), nuove assunzioni (9,2%), welfare aziendale (6,5%), scelte sostenibili (5,9%) e trasformazione di contratti a tempo indeterminato (2,1%). 

Tra i benefit aziendali offerti prevale l’assistenza sanitaria integrativa (20,7%), rispetto al contenimento delle spese casa-lavoro come buoni spesa e/o auto aziendale (16,1%), buoni pasto o mensa (15,6%) e smart working (15,3%). Seguono la previdenza complementare (12,1%), i congedi parentali aggiuntivi (8,4%), borse di studio e corsi di formazione (3,9%), servizi alla persona (3,9%), attività relative al tempo libero come palestre, cinema, teatri (1,8%). Chiudono altri premi (1,6%) e nido aziendale (0,7%).

“Avere oltre l’80% dei casi in cui i risparmi vengono reinvestiti in azienda dipinge un quadro lontano dai cliché, dove gli imprenditori non sono soltanto interessati al profitto di breve termine ma investono nel loro asset più importante – i dipendenti – attraverso formazione, assistenza sanitaria e buoni spesa. È un dato importante che fa ben sperare per il futuro del nostro Paese” commenta Alessia Poletti, Senior Field Marketing Manager per Italia, Malta e Grecia di SAP Concur

Arriva il momento dei bilanci di fine anno: il 2021 sarà l’anno della ripresa?

È arrivato immancabile il momento dei bilanci di fine anno. Cosa abbiamo fatto? Che obiettivi abbiamo raggiunto? In cosa possiamo sperare per il futuro? Beh, dopo un anno del genere, la prudenza non è mai troppa, eppure una recente indagine di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, ci fa capire come la fiducia verso il futuro non sia poi così scarsa.

I dati della ricerca di Wyser

La pandemia ed il lockdown sono stati elementi che hanno pesato moltissimo sulle aziende, ma anche sui professionisti, in alcuni casi addirittura paralizzando interi settori produttivi. Se il 2021 potrà essere l’anno della ripresa dipenderà anche dalle misure di supporto e rilancio varate dal Governo, che saranno inserite nella prossima Legge di Bilancio. Tra quelle più necessarie per la maggior parte dei rispondenti alla survey, la riduzione delle tasse (50%) e gli incentivi all’occupazione (43%). Solo il 4% e il 3% indicano, rispettivamente, la CIG straordinaria e altri tipi di sussidi economici.

Il vaccino anti-COVID 19 è una speranza per tutti quanti e, con la distribuzione dello stesso, i professionisti vedono la possibilità di un ritorno alla normalità, lento per il 60%, rapido per il 20%. Solo uno 1 su 5 crede che l’impatto della vaccinazione sarà limitato sull’organizzazione della propria attività, segno che questa seguiva già o ha adattato efficacemente i propri modelli per rispondere alle nuove esigenze imposte dalla pandemia. 

Anche il risultato delle elezioni americane influisce sulle riflessioni sul futuro. E alla domanda “Come giudichi il risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti per il tuo business?”, il 59% della community di manager di Wyser ha risposto che si aspetta una garanzia di maggior stabilità. Un altro 27% confida in una spinta positiva all’export, considerate le posizioni più moderate in tema di rapporti commerciali del nuovo Presidente eletto Joe Biden. Un giudizio negativo da parte del restante 14%, che teme un aumento della volatilità o del debito. 

“Dietro queste prospettive c’è probabilmente una speranza e una ricerca di maggiore stabilità da parte dei professionisti, che sembrano desiderare ancora un ritorno ad uno status quo ante che forse però non può ritornare – commenta Carlo Caporale, AD di Wyser Italia – Volatility, Uncertainty, Complexity and Ambiguity, sono le parole chiave che descrivono il ‘V.U.C.A. world’, ossia il contesto di incertezza e perdita di punti di riferimento in cui viviamo già da tempo e che è stato esasperato dall’avvento della pandemia”.

Obiettivi di carriera ostacolati dall’incertezza

Spaventati dall’elevata incertezza del periodo, i manager hanno fatto le loro valutazioni, rinviando a tempi migliori le loro ambizioni: tra le difficoltà riscontrate, l’onboarding più faticoso da remoto e un minor potere di negoziazione su retribuzione e condizioni di lavoro. Eppure 1 manager su 4 è alla ricerca di nuove sfide professionali, dimostrando una grande capacità di adattamento, competenza essenziale per restare competitivi in un contesto in continuo e radicale mutamento. 

“Cambiare lavoro, anche per un avanzamento di carriera, è un passo che si compie se la spinta motivazionale è più forte delle paure legate alla novità, oggi ancora maggiori – conclude Caporale – È però importante superare la visione della situazione attuale come emergenza transitoria e adattarsi, continuando a perseguire i propri obiettivi. Sarebbe uno spreco limitare la propria volontà di crescita e non cogliere le opportunità di apprendimento, rafforzamento e sfida che nascono da una situazione imprevista. La capacità di adattamento è una skill sempre più richiesta dalle organizzazioni, che necessitano di manager in grado di accompagnarle e guidarle nel cambiamento. Noi siamo al loro fianco nel costruire il loro futuro”.

 

I corsi per crescere lavorativamente: un valido aiuto per migliorarsi

Quali sono le professioni del futuro? Nessuno può dirlo con certezza, ma conviene tenersi preparati: ovvero, investire sul lifelong learning. Sulla capacità, cioè, di restare sintonizzati col mercato e di acquisire le competenze utili per affermarsi nel mondo del lavoro. O di riciclarsi, per chi è costretto a rivedere le proprie scelte professionali o ha perso l’impiego. Insomma, cambiare lavoro è possibile, a patto di saper rimanere sul pezzo. Come scegliere il percorso – e il corso – migliore? Tanto per cominciare, assecondando le tendenze in atto, ma anche le proprie inclinazioni. Inoltre, puntando su un’offerta formativa valida: ovvero, autorevole e improntata alla concretezza. Il web, come sappiamo, abbonda di corsi online per trovare lavoro, ma la qualità non è sempre garantita. Affidarsi a un nome affidabile aiuta, come nel caso di Feltrinelli Education.

I corsi formativi per capire il digital change

Come ridurre la vulnerabilità di fronte ai cambiamenti? Fra i modi più efficaci c’è, senza dubbio, quello di diversificare le proprie competenze. Prendiamo l’informazione, ad esempio: al giorno d’oggi, l’information design convive necessariamente con il visual storytelling e richiede un approccio sempre più specializzato. Questo discorso vale per tutti i lavori più richiesti, sul web e non solo. I corsi Feltrinelli offrono, da questo punto di vista, spunti illuminanti. I percorsi formativi spaziano dal growth hacking all’open innovation, strutturandosi in moduli on demand e in lezioni live coi docenti: una modalità smart che lascia spazio all’approfondimento e consente di organizzare la formazione su misura. 

Corsi business e soft skills

Il remote working è fonte di nuove opportunità, ma anche di incertezza. La complessità, nel mondo del lavoro e del business, è destinata a crescere è non c’è modo di arrestarla: bisogna navigarla. Feltrinelli Education, non a caso, offre una School of Complexity dedicata a chi vuole rendersi protagonista del cambiamento. L’offerta formativa si articola in corsi per le aziende – in presenza e a distanza –, personalizzabili in base alle esigenze. L’obiettivo è conoscere i trend, ma anche sviluppare le soft skills: come la capacità di analisi, fondamentale per muoversi in uno scenario sempre più difficile da interpretare.

Regali natalizi e beni aziendali viaggiano protettI Con MBE SafeValue

Un prototipo industriale, un bene aziendale riservato e di valore, ma anche, per Natale, un omaggio di rappresentanza come una bottiglia ricercata, una strenna gastronomica, o un pezzo da collezione, di design o un articolo di moda. Ogni giorno, e specialmente a Natale, un’azienda o un professionista hanno necessità di spedire un bene di valore, oggetti hitech o articoli riservati, ma non sempre si ha la certezza che tutto possa andare liscio, temendo perdite o danneggiamenti. La soluzione c’è, sotto le feste e per ogni giorno lavorativo: è MBE SafeValue, l’esclusivo servizio all-in-one pensato per clienti business e consumer di imballaggio, spedizione e copertura del valore degli oggetti preziosi che, in caso di perdita o danneggiamento, prevede il rimborso al cliente sia del valore dell’oggetto che del costo di imballaggio e spedizione. 

Mail Boxes Etc. (MBE) è il network di Centri Servizi in franchising leader in Italia e all’estero per spedizioni, imballaggio, logistica, stampa e marketing. MBE SafeValue è un servizio che si inserisce nell’ambito delle soluzioni a valore aggiunto che la Rete MBE mette a disposizione di clienti business e consumer puntando su sicurezza, affidabilità, cura del servizio in ogni fase del processo fino a destinazione.

Non solo: se l’oggetto da spedire è un’opera d’arte, un orologio pregiato, un oggetto da collezione o di antiquariato e durante il trasporto viene danneggiato, grazie al servizio dedicato agli appassionati d’arte MBE SafeValue Art, vengono rimborsate anche le spese di restauro e dell’eventuale deprezzamento, oltre a quelle di imballaggio e spedizione. 

Un servizio perfetto per il manager, che specie in un periodo dove gli spostamenti sono più complicati può così utilizzare il servizio MBE SafeValue sia per l’invio di beni legati al proprio business che per il tempo libero, affidandosi con fiducia a dei professionisti. Un servizio di alta gamma studiato per un pubblico esigente ed esclusivo e che ha desiderio e necessità di tutelare l’unicità e il valore economico e affettivo dei beni che spedisce.

“Come per tutti i tipi di spedizioni che offriamo – afferma Valeria Mennella, Chief Marketing Officer MBE Worldwide – anche, e a maggior ragione, per le spedizioni MBE SafeValue e MBE SafeValue Art siamo molto attenti ad ogni minimo dettaglio e seguiamo il cliente in tutte le fasi, dal ritiro dell’oggetto, allo stoccaggio temporaneo fino alla consegna, con estrema professionalità. Possiamo dire che questi servizi siano tailored made secondo le esigenze del cliente e la natura dell’oggetto: utilizziamo imballaggi, tecniche e materiali specialistici per proteggerlo al meglio, sia esso fragile deperibile o ingombrante”. 

In ogni Centro Servizi Mail Boxes Etc., lo Staff MBE segue il cliente in modo personalizzato anche da e per l’estero, grazie sia alle competenze specifiche acquisite e al know-how maturato negli anni che a corsi di formazione e di aggiornamento costanti su tematiche sia tecniche, sia legislative/doganali, dal ritiro della merce presso il fornitore fino alla consegna.

Nuove esigenze lavorative: nasce la piattaforma condivisa di “Digital Learning”

Quante volte abbiamo scritto su queste pagine di come il mondo del lavoro e del business in genere sono cambiati e stanno mutando ad una velocità incredibile? Ebbene, la formazione, l’Upskilling, il Reskilling sono divenuti una priorità per tutti coloro che lavorano ma, più in particolare, per tutto il mondo delle professioni e dei servizi professionali. Per questo è stata avviata una esclusiva collaborazione per la diffusione e lo sviluppo di una piattaforma condivisa di “Digital Learning” tra The European House – Ambrosetti e Confassociazioni”. Un progetto importante che vuole rappresentare una partnerhsip concreta e la realizzazione di un “matching” elettivo tra una moderna offerta in digitale di contenuti formativi e ispirazionali di valore con la più grande Confederazione di rappresentanza delle imprese e delle professioni innovative del mercato nazionale.

“D’altra parte – ha ricordato il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo Deiana – i dati internazionali ci raccontano una realtà inquietante del nostro Paese: 6 adulti su 10 non possiedono le competenze basiche per interfacciarsi con il mondo del lavoro digitalizzato, secondo “Future of Work OECD Outlook 2019. Questa è la realtà che oggi conosciamo e che ha ispirato CONFASSOCIAZIONI e THE EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI nella progettazione di questa piattaforma digital denominata DIGITAL4ALL”.

THE  EUROPEAN  HOUSE  –  AMBROSETTI,  il  primo  Think  Tank  Privato  in  Italia,  con  oltre 10.000 manager accompagnati nei loro percorsi di crescita e con un network di eccellenza comprensivo dei massimi esperti internazionali, e CONFASSOCIAZIONI, la più grande Confederazione di professionisti e imprese dei servizi innovativi, a cui aderiscono 685 Associazioni, più di 1,2 milioni di associati e circa 210.000 imprese con 5,1 dipendenti medi, sono orgogliose di essere protagoniste di un sodalizio che si prefigge di restituire valore al tessuto imprenditoriale e professionale del sistema Paese.

“L’offerta di DIGITAL4ALL – ha confermato Marco Grazioli, Presidente The European House – Ambrosetti – prevede un ricco programma di webinar, così come una biblioteca digitale di contenuti on demand (600 video, 3.700 paper, presentazioni, studi) su tematiche come quelle socio-economiche, di scenari internazionali, innovazione, management, marketing, strategia, comunicazione, leadership, operations. The European House – Ambrosetti vuole sempre più rappresentare per i propri Partner un tassello chiave per la ripartenza, attraverso la valorizzazione e l’aggiornamento permanente del workforce nazionale”.

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Remote working: una tendenza che può portare a nuove opportunità

Il Covid-19 ha cambiato le nostre vite ed il nostro modo di lavorare. Nulla è più come prima e si cerca in ogni modo di ricreare una nuova normalità, anche per quanto riguarda la sfera professionale. Oggi il remote working, o smart working è una consuetudine per molte aziende e per i professionisti che offrono i loro servizi.

“Quando parliamo di remote working – Davide Boati, Executive Director di Hunters, brand di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato – non dobbiamo limitarci a pensare che basti chiudere gli uffici e far lavorare tutte le persone dalle proprie abitazioni. Remote working significa revisione delle politiche aziendali o delle attività per portare avanti i task quotidiani, ma anche potenziamento delle infrastrutture IT per poter lavorare in totale sicurezza e adozione di nuovi strumenti di comunicazione. Ma significa soprattutto richiedere ai propri collaboratori di acquisire nuove competenze o di adattarle al nuovo contesto per rimanere produttivi e raggiungere gli obiettivi prefissati. L’emergenza legata al Covid-19, che speriamo termini nel più breve tempo possibile, ha segnato profondamente il nostro modo di lavorare e dobbiamo necessariamente imparare a muoverci in questo nuovo equilibrio. Le aziende dovranno riadattarsi per accogliere il lavoro del futuro che si sta aprendo”. 

I dati dall’Osservatorio Smart Working della School Of Management del Politecnico di Milano

Secondo un recente studio portato avanti dall’Osservatorio Smart Working della School Of Management del Politecnico di Milano, durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus, lo Smart Working ha coinvolto il 97% delle grandi imprese, il 94% delle PA e il 58% delle Pmi, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori agili (un dato oltre dieci volte più alto dei 570 mila censiti nel 2019). Si stima che, al termine dell’emergenza, i lavoratori agili che lavoreranno almeno in parte da remoto saranno complessivamente 5,35 milioni, di cui 1,72 milioni nelle grandi imprese, 920 mila nelle Pmi, 1,23 milioni nelle microimprese e 1,48 milioni nelle Pubbliche Amministrazioni. Numeri davvero importanti che devono far capire come il mondo del lavoro sia in una piena fase di trasformazione ed evoluzione. Appare dunque necessario adattarsi velocemente alle nuove necessità e acquisire le skills necessarie per essere al passo con i tempi.

Infatti, fino al 76% degli impiegati totali vorrebbe continuare a lavorare da casa (anche pochi giorni alla settimana) anche quando (speriamo presto) il mantenimento delle distanze sociali non sarà più obbligatorio. Indipendentemente dal fatto che queste stime vengano confermate, questo grande cambiamento che è in atto potrebbe avere un ruolo importante ed avrà notevoli impatti anche a livello sociale, ambientale ed aziendale. Pensiamo ad esempio, al numero di auto che non congestioneranno le nostre strade, alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ma anche alla diminuzione dei costi di gestione degli uffici (affitto, pulizia, manutenzione e così via). 

“Lavoro a distanza e lavoro da casa – aggiunge Davide Boati – sono spesso usati come sinonimi, ma in realtà non lo sono. Entrambi, però, portano allo stesso risultato: la possibilità di lavorare lontano dall’ufficio. Una condizione, però, che richiede un cambio di mentalità, sia da parte dei lavoratori sia da parte delle aziende. Ai primi sono richiesti un solido atteggiamento imprenditoriale, la capacità di organizzarsi e di gestire il tempo, ma anche una buona dose di competenze tecnologiche per usare efficacemente i nuovi strumenti di lavoro. Alle aziende, invece, sono richiesti una sempre maggiore flessibilità, una maggiore sicurezza informativa e una serie di soluzioni adeguate per portare avanti il lavoro virtuale e nuove soluzioni per lo scambio di informazioni/comunicazioni e per svolgere riunioni virtuali quando necessario”. 

Job Trends 2021: le nuove opportunità

In un contesto di questo tipo, sempre qualora venisse poi confermato dai fatti nei prossimi mesi/anni, è ipotizzabile un aumento di interesse per figure professionali affini a questo nuovo modello lavorativo. Hunter Group ne ha individuate alcune davvero interessanti.

  • Specialisti della sicurezza informatica: in un mondo del lavoro sempre più digitale, le aziende avranno sempre più necessità di essere sicure dal punto di vista informatico, per evitare attacchi cyber che possano compromettere l’operatività o portare alla perdita di dati sensibili. 
  • Specialisti di e-commerce: l’e-commerce ha avuto, negli ultimi mesi, uno sviluppo senza precedenti. Questo porta, naturalmente, alla necessità di professionisti che sappiano gestire i negozi online, gestire gli ordini, la sicurezza dei pagamenti e la relazione con i clienti. 
  • Analisti dei dati, scienziati dei dati, ingegneri dei dati: i dati, la loro analisi e la loro sicurezza rappresentano un patrimonio inestimabile per ciascuna azienda. Analisti ed esperti in grado di trasformare i dati in informazioni semplici e accessibili saranno molto richiesti per aiutare i manager a prendere le decisioni e a pianificare il futuro. 
  • Direttori commerciali e responsabili finanziari con spiccate capacità manageriali e in grado di gestire team, anche numerosi, a distanza e garantire il raggiungimento degli obiettivi aziendali, nei tempi stabiliti. 
  • Architetti e designer di interni: l’espressione “distanziamento sociale” è ormai entrata nel nostro vocabolario quotidiano, sia nella vita privata sia in quella lavorativa. Sarà indispensabile, quindi, che architetti e designer ripensino e ridisegnino tutti gli spazi all’interno delle aziende: scrivanie, sale relax, sale riunioni, reception e così via per permettere a chi frequenta gli uffici di muoversi in totale sicurezza. 
  • Coach e formatori online: l’e-learning è ormai (quasi) la norma. Le aziende dovranno iniziare ad immaginare percorsi di formazione online per tutti i propri dipendenti. Non mancheranno, dunque, opportunità per coach e formatori che siano in grado di padroneggiare strumenti tecnologici e creare sessioni di aggiornamento che ciascuno potrà seguire da remoto. 

Raccontare la propria storia professionale alla radio: ecco una bella iniziativa

Raccontare la propria storia professionale alla radio, attraverso un’intervista, dal vivo o in modalità video call: questa è l’opportunità che offrono Live Social e On Air, format moderni e pieni di appeal che vanno in onda su Radio News 24 e su altre emittenti locali nel Lazio, in Campania, in Lombardia, Piemonte.

Raccontare la propria professionalità alla radio

L’idea è semplice: un’intervista per descrivere gratuitamente il proprio lavoro alla radio, pensata anche per chi pensa di non avere nulla da raccontare, ma che poi puntualmente si scopre essere un’autentica miniera di informazioni ed esperienze professionali preziose per chi ascolta, grazie a consigli e suggerimenti pratici che emergono di fronte al microfono. Ma non è tutto: la radio è certamente la prima cassa di risonanza, seguita poi dalla possibilità che il format offre di richiedere il montaggio di un video social ad un minimo costo, da condividere sui vari canali social. Con tante recensioni positive per Radio News 24 ed i programmi trasmessi.

Un’idea davvero brillante, che permette ad aziende, imprese, imprenditori, professionisti di tutta Italia di mettere in mostra non solo la propria storia lavorativa, ma anche la propria competenza professionale. Tante le recensioni positive per il programma di Radio News 24, per un’idea che è davvero intelligente nella sua semplicità.

La radio, strumento perfetto per presentarsi

La radio, d’altro canto, è da sempre uno dei media più apprezzati e considerati: la ascoltiamo in auto, mentre lavoriamo, in cucina, mentre passeggiamo nel parco e perfino di notte, per rilassarci prima di addormentarci ed è per questo che risulta ancora oggi il mezzo migliore per far conoscere le proprie competenze. 

#Interviste e #storie, questo è l’ashtag attraverso il quale è possibile trovare anche sui social network le interviste realizzate da Live Social e On Air con professionisti, manager, aziende che vengono invitate a raccontare in radio le proprie storie, quelle che le hanno portate ad essere ciò che sono, ovvero parte integrante e fondamentale del tessuto economico-lavorativo italiano.

(Informazione promozionale)

Carlo Romanelli confermato alla presidenza di Manageritalia Executive Professional

Carlo Romanelli è stato confermato alla presidenza di Manageritalia Executive Professional, al termine di un’assemblea alla quale erano collegati oggi in diretta streaming 40 delegati in rappresentanza degli oltre 1.000 manager e alte professionalità associate. Romanelli, è stato responsabile dell’area sin dal 2014 e presidente dell’associazione costituita nel giugno 2019 all’interno di Manageritalia

Psicologo del lavoro ed esperto di formazione e organizzazione aziendale, Carlo Romanelli è CEO Net Working Srl e cofondatore di The European Hardiness Institute. 

Cos’è Manageritalia Exectutive professional

Manageritalia Exectutive professional è la startup associativa di Manageritalia per rappresentare, tutelare e offrire servizi ancor meglio a manager e alte professionalità che attualmente svolgono “un’attività non subordinata, libera e indipendente a supporto del management di organizzazioni private e/o pubbliche”. 

“Flessibilità delle attitudini e specializzazione delle competenze sono i concetti chiave del nostro operare e ciò che ci viene richiesto soprattutto in questa fase di trasformazione del mercato del lavoro – ha commentato il neopresidente di Manageritalia Executive Professional Carlo Romanelli – in cui è richiesto uno sforzo in più. E Manageritalia risponde proponendosi sempre più come ‘sindacato a chilometro zero’, vicina alle esigenze di manager e alte professionalità che operano come lavoratori autonomi, per affrontare assieme le molteplici modalità con cui i colleghi si rapportano con le aziende. La nostra associazione lavora per strutturare e valorizzare le peculiari conoscenze e competenze degli associati, e migliorare stabilità e qualità del loro welfare”.

Alla vicepresidenza sono stati eletti Donatello Aspromonte, attualmente partner alla Morgan Allen Associates ltd e Giuseppe Rizzello,project manager Italia per ASM Global Euro.

Si è parlato anche di presente e futuro

Nell’occasione si è anche discusso del momento attuale, dei cambiamenti e delle opportunità per il futuro, insieme ad ospiti del calibro di Tiziano Treu, presidente CNEL e Michele Faioli, professore diritto del lavoro Università Cattolica di Milano.

“La ripartenza della nostra economia – ha detto Mario Mantovani, presidente Manageritalia – passa da una forte iniezione di competenze che per il nostro tessuto imprenditoriale significa aumentare l’apporto consulenziale e/o a termine di manager e alte professionalità e contestualmente darsi o rafforzare una struttura manageriale interna capace di dialogare con questi professionisti, dettare gli obiettivi, cogliere upgrade tecnologici, organizzativi e formativi e poi implementarli all’interno per far crescere l’azienda e la sua capacità di competere e stare sul mercato”.