Acquistare vicino casa: ecco il nuovo trend secondo uno studio di MasterCard

Gli acquisti? Meglio farli vicino casa. Secondo una ricerca di MasterCard circa 8 italiani su 10 (il 78% per la precisione) preferiscono acquistare quanto gli occorre senza spostarsi molto dalle proprie zone.

A quanto emerge dallo studio, gli italiani sono tornati ad amare il concetto di far parte di una comunità ben definita, caratterizzata anche dalla presenza di piccole realtà commerciali. Strano se si pensa alla grande crescita invece delle vendite online, soprattutto in questo particolare momento storico.

Mastercard ha messo a disposizione 250 milioni di dollari a livello globale per aiutare e sostenere le piccole imprese nella ripresa e grazie anche al sentimento di fiducia dei consumatori verso le piccole imprese locali oggi ai massimi storici, queste ultime torneranno, si spera, a prosperare presto sia a livello globale che oltre. In particolare, in Europa, Mastercard ha introdotto un’ampia gamma di servizi a supporto delle PMI tra cui la piattaforma Business Unusual, in collaborazione con vcita, e Mastercard Trade Solution: entrambe le piattaforme forniscono servizi che vanno ben oltre la tradizionale attività bancaria e contribuiscono all’efficienza in termini di costi e di tempo.

I risultati completi della ricerca

Secondo la ricerca è evidente la scelta, da parte dei cittadini italiani ed europei, di spendere di più a livello locale per contribuire alla ripresa delle comunità di appartenenza (54% il dato italiano vs un 49% a livello europeo). Una scelta questa che è dettata dal desiderio di instaurare nuovi e duraturi rapporti con i piccoli commercianti (24%) e dalla fiducia riposta nei consigli offerti da vicini e conoscenti (27%).

Due terzi (65%) dei consumatori europei sostengono di essersi avvicinati molto ai negozi della propria sin dall’inizio della pandemia perché più facilmente raggiungibili e convenienti (50%), un dato pressoché allineato con i nostri connazionali (40%). D’altra parte, in molti si sono affacciati per la prima volta ai negozi sotto casa scoraggiati dalle lunghe code agli ingressi dei supermercati di grandi dimensioni (40% per gli europei e 36% per gli italiani).

Da notare il fatto che le restrizioni agli spostamenti abbiano giocato un ruolo significativo nel cambiamento delle abitudini di acquisto per il 60% degli italiani. Queste hanno invece avuto un impatto limitato per gli europei (31%) in quanto colpiti dall’emergenza sanitaria solo in un momento successivo, e dunque più preparati ad affrontare un brusco cambiamento di abitudini e di restrizione della libertà di movimento quotidiano. Sono questi, in sintesi, i tre motivi principali che hanno spinto i cittadini a riscoprire i piccoli commercianti locali. 

Il risultato di tutto ciò è che oggi sia i consumatori italiani (83%) che quelli europei (72%) preferiscono fare acquisti nei negozi gestiti da conoscenti, oltre a mostrarsi più fiduciosi di fronte ai consigli offerti dai commercianti. 

Inoltre, a seguito del lockdown, sono cambiati anche i valori che si riflettono nei comportamenti quotidiani assunti nei confronti della propria comunità. Ad esempio, il 64% degli italiani (vs il 58% degli europei) afferma di salutare più frequentemente i propri vicini rispetto a quanto erano soliti fare solo un anno fa, sintomo di un ritrovato spirito di comunità e coesione all’interno delle piccole realtà di quartiere, anche in grandi agglomerati urbani. Similmente, il 46% degli italiani dichiara di accettare le consegne di prodotti ordinati online per conto dei vicini – un dato che trova allineamento anche tra gli europei (44%), mentre il 15% degli italiani (vs il 18% degli europei) dichiara di far parte di un gruppo WhatsApp che riunisce tutti i membri del quartiere. Tuttavia, diversamente dai nostri corrispettivi europei, gli italiani si mostrano ancora restii a lasciare una copia delle chiavi di casa ai propri vicini in caso di emergenza (13% vs 19%). 

Michele Centemero, Country Manager di Mastercard Italia, ha affermato: “Le piccole imprese sono il tessuto fondante della nostra economia nazionale.  Grazie al riavvicinamento alle comunità locali imposto dalle restrizioni causate dalla pandemia, i cittadini stanno riscoprendo i vantaggi dei piccole imprese commerciali dislocate nelle zone in cui vivono. Per supportarle in questa delicata fase di ripresa, come Mastercard abbiamo ampliato e introdotto una serie di nuovi servizi disponibili in tutto il mondo e siamo felici di osservare che gli italiani hanno rinnovato la loro fiducia verso i piccoli negozi, perché crediamo nel ruolo chiave delle comunità locali per promuovere la ripresa, una ripresa che deve necessariamente partire dai nostri quartieri”. 

Smartworking: ecco la pausa caffè virtuale

Che sia in smartworking o in ufficio, nell’arco della giornata sono in molti a sentire la necessità di bere un buon caffè per ricaricare le batterie. Ma il caffè è anche un rito e come tale deve essere vissuto. Nescafé Dolce Gusto, il brand Nestlé del sistema a capsula multibevanda, ha svelato le nuove abitudini e i cambiamenti attraverso i trend registrati attraverso il suo Osservatorio Caffè e Smart Working.

Caffè e smartworking: cosa è cambiato?

Secondo lo studio, il 40% dei lavoratori ha cambiato il proprio rapporto con il caffè e il 63% ne ha riscoperto il piacere e conserverà queste nuove abitudini verso il consumo di caffè.

Il mutamento nella modalità lavorativa ha permesso di scoprire nuovi riti o modificare il consumo di una delle bevande più apprezzate nel mondo ed in particolare nel nostro Paese. Per molti il caffè è diventato una coccola piacevole (83%), il compagno fisso durante la giornata (79%), per il 66% continua a essere un modo per tenersi sveglio, mentre con le tendenze della professionista del barista sempre più di tendenza è diventato avendo più tempo anche un’ispirazione per sentirsi barista a casa (44%).

Arriva il caffè virtuale con i colleghi

Essendo per molti cambiati anche alcuni orari a causa delle nuove esigenze lavorative, gli smart worker possono prendersi più tempo per gustarsi un ottimo caffè, in momenti differenti della giornata rispetto a quelli abitudinari (23%), in maggior quantità (22%) o con maggiore frequenza (13%), e anche i luoghi più comodi come a tavola o sul divano (58%), anziché in piedi per bere di corsa un caffè volante prima di uscire (6%), oppure in terrazza o in giardino approfittando degli spazi all’aperto della propria casa (21%). Ma i rapporti sociali continuano ad essere sacri di fronte alla agognata tazzina ed ecco che nasce l’abitudine del caffè virtuale (51%) da condividere con colleghi o amici in video call o via chat.

Nuovi sapori? Fino ad un certo punto…

Lavorare da casa ha creato anche maggiore curiosità verso la sperimentazione, la possibilità di provare nuove bevande e sapori differenti, quindi nonostante gli italiani sul caffè siano un popolo molto fedele al proprio gusto preferito (oltre il 50%), lo smart working ha favorito l’approccio di nuovi gusti (42%) in base al momento o alla situazione della giornata, o di nuove varianti per renderlo più gustoso, soprattutto in una versione dolce (35%) con l’aggiunta di panna montata, latte, cioccolato o gelato.

Ma il caffè vuole anche rappresentare un momento di pausa per stare in pace con sé stessi e continua ad esserlo, considerando che viene considerato come un momento di tranquillità e pace e ora questa percezione si consolida (87%), insieme all’opportunità offerta dalla tazzina di caffè per prendersi del tempo e staccare dalla routine lavorativa (79%) o come compagno fedele nelle giornate in solitaria (73%) e come supporto nei momenti più difficili (58%).

caffè virtuale

Il padel è un nuovo business oltre che una bella passione

Uno dei nuovi business? Arriva dallo sport ed è la passione del momento: il padel. Soprattutto dopo il lockdown questa attività sta prendendo quota e la richiesta da parte degli sportivi è davvero alta.

Nel 2015 in tutta Italia erano solo 99 le prenotazioni dei campi da pale. Oggi la situazione è mutata in modo radicale. Infatti, secondo alcuni dati raccolti nei primi 5 mesi del 2019, le richieste di un campo sono arrivate a 85.000. 

Oggi in Italia ci sono ben 1600 campi da pale. Una crescita incredibile: secondo una rilevazione di PrenotaUnCampo, il portale di servizio prenotazione campi on line tra i più diffusi nel nostro Paese con oltre 900 centri sportivi nel circuito, il padel rappresenta ad oggi il 25% del business del settore sportivo amatoriale in Italia con la più alta percentuale di crescita.

A favorire tale crescita i tanti sportivi famosi che si sono appassionati al padel: tra questi Totti, Di Biagio, Costacurta, Radja Nainggolan, Casiraghi, Albertini e Roberto Mancini, ma anche personaggi del mondo dello spettacolo.

Il caso della ITALIAN PADEL

Uno dei più attenti e attivi in questo settore è l’imprenditore bresciano Claudio Galuppini che ha intuito in anticipo cosa stava accadendo già dall’ottobre 2015 e per questo è stato definito Mister Padel. Attraverso la sua Forgiafer, dapprima leader nazionale nella produzione di cancelli, ha visto una nuova vita grazie alla riconversione parziale dei macchinari in atto da 4 anni per adattarli alla produzione dei campi da padel sotto il marchio ITALIAN PADEL.

L’azienda è ad oggi disposta su 26.000 mt quadrati di area, 14.000 dei quali coperti da capannoni suddivisi fra produzione, verniciatura e magazzino. Nei suoi locali produttivi sono installate 8 isole di saldatura robotizzate, 3 delle quali superiori ai 20 mt lineari. L’azienda dispone inoltre di presse e foratrici automatizzate, un taglio laser con magazzino automatizzato, ed oltre 60 macchinari dedicati per ogni specifica lavorazione con un impianto di verniciatura a polvere automatizzato e forno dedicato. Al suo interno anche un centro di padel all’avanguardia che verrà inaugurato ad ottobre 2020 e servirà anche per lo svago dei suoi dipendenti.

mister padel

Smartworking a oltranza, il 68% delle aziende proseguirà in questa modalità

Smartworking, non è finita. Il 68% delle aziende prolungheranno questa modalità di lavoro anche nei prossimi mesi, dopo la fine dell’emergenza sanitaria. A rivelarlo è un’indagine svolta dall’Aidp, l’associazione dei direttori del personale.

Smartworking a oltranza

LA ricerca dall’aida rivela che il 68% del campione ha dichiarato che prolungherà le attività di smart working anche nella fase di ritorno ad una “nuova normalità”.

Circa il 30%, inoltre, farà nuovi interventi organizzativi per favorire il lavoro agile. Per il 58% lo smart working proseguirà anche nel 2021 mentre per il 26% finirà tra novembre e dicembre 2020.  Rispetto al numero di dipendenti coinvolti per circa il 58% dei rispondenti il lavoro da remoto riguarderà un percentuale sul totale che oscilla tra il 50 e oltre il 90% della forza lavoro.

Per oltre il 70% delle aziende saranno mediamente utilizzati tra i 2 e i 3 giorni a settimana per le attività in lavoro agile. Tra i maggiori vantaggi che questi mesi di lavoro a distanza hanno evidenziato ci sono risparmio di tempo e costi di spostamento per i lavoratori (69%); maggiore soddisfazione dei dipendenti e miglioramento della vita in termini di work-life balance (64%); aumento della responsabilità individuale (46%).

Per quanto riguarda invece gli svantaggi sono stati rilevati la perdita delle relazioni sociali (62%), la mancanza di separazione tra ambiente domestico e ambiente lavorativo (32%); rischio di un sovraccarico di lavoro (21%). Cresce anche l’altra componente del lavoro smart, ossia la formazione a distanza: lo smart learning, indicata da oltre il 17% dei direttori del personale.

Oltre la forte accelerazione sullo smart working e lo smart learning, l’altro tema di rilievo emerso è la salute. Quasi il 60% dei rispondenti ha riprogettato l’organizzazione del lavoro secondo le norme aggiornate di tutela della salute e della sicurezza nell’ottica di una costante prevenzione dal virus.  

“L’emergenza epidemica ha creato le condizioni, temporanee e forzate, per una sorta di sperimentazione di massa del lavoro da casa, che è cosa diversa dal concetto di smart working, come tutti sappiamo – spiega Isabella Covili Faggioli, Presidente Aidp-. Ne siamo tutti consapevoli e tuttavia la questione oggi è un’altra: cosa rimarrà dell’emergency working, così com’è stato definito da molti, dopo la fine dell’emergenza e come questa condizione parziale del lavoro da remoto si trasformerà in autentico smart working? Su queste domande di fondo la nostra indagine tra i direttori del personale ha evidenziato due trend fondamentali: il post covid vedrà una crescita sostenuta dello smart working come strumento strutturale dell’organizzazione del lavoro con percentuali superiori rispetto a prima; nella valutazione tra rischi e opportunità quest’ultime hanno una percezione molto elevata rispetto alle criticità che pur ci sono. Si apre, così, una nuova fase di ripensamento del futuro del lavoro in cui bisognerà ben bilanciare le opportunità con gli svantaggi e soprattutto sarà necessario uno spirito collaborativo tra le parti che eviti la polarizzazione del confronto”.

Al Sigaro Toscano l’Oscar come “Best Cigar – Other Countries”

Un’altra grande affermazione per Manifatture Sigaro Toscano. Infatti, uno dei suoi prodotti migliori l’Antico Toscano si aggiudica il titolo di Best Cigar – Other Countries, in occasione del Cigar Trophy, premio organizzato dall’autorevole Cigar Journal. 

I voti sono stati raccolti attraverso il web ed hanno proclamato, nella sua categoria, il migliore al mondo tra tutti proprio l’Antico Toscano. A ricevere virtualmente il prestigioso premio svoltosi per la prima volta online è stato Stefano Mariotti, Amministratore Delegato di Manifatture Sigaro Toscano.

“Siamo onorati e orgogliosi per questo importante riconoscimento che premia non solo il prodotto, ma tutta la filiera dei sigari Toscano: i nostri coltivatori, la passione e la dedizione di tutte le persone che lavorano in MST in Italia e nel Mondo. È un riconoscimento anche ai nostri distributori che operano in più di 70 paesi e a tutti i nostri consumatori e i nostri tabaccai che anche in un anno difficile come il 2020 non hanno mai smesso di credere nel nostro prodotto. Grazie a tutti, questo risultato è frutto anche della vostra passione e del vostro lavoro”, ha commentato Mariotti.

Uomo&Manager ricorda ai suoi lettori che il fumo è dannoso per la salute propria e di chi ci sta intorno. È vietato fumare ai minori di anni 18.

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Le 10 migliori startup italiane: ecco la Top Startups Italia 2020 di LinkedIn

Le startup sono ormai considerati prospetti interessanti di aziende che possono diventare future protagoniste del business. Ecco perché gli occhi degli analisti seguono con interesse l’evoluzione di quelle più intriganti. LinkedIn ha annunciato la Top Startups Italia 2020, la prima in assoluto per il nostro paese e che classifica le 10 migliori startup italiane.

Quali sono le 10 migliori startup italiane

La classifica è ovviamente messa in relazione con il periodo che stiamo vivendo: il coronavirus ha cambiato le nostre vite, ma anche le nostre esigenze e, inevitabilmente, le inevitabili rispondenze del mondo del business. Per questo la classifica considera quelle che sono le startup che sono risultate come tra le più emergenti e le più resilienti, tenendo in considerazione come stanno affrontando l’attuale scenario lavorativo in continuo cambiamento.  

La lista delle migliori startup italiane del 2020 di LinkedIn include 10 aziende emergenti attive in diversi settori e ambiti di specializzazione, tutte accomunate dall’impegno per l’innovazione e la trasformazione digitale, elementi alla base dei loro prodotti e servizi. Ecco quali sono:

In testa si piazza Casavo, instant buyer immobiliare nata a Milano nel 2017, seguita sul podio da BOOM, startup che offre servizi innovativi nel campo della fotografia commerciale e da Satispay, la promettente fintech italiana che sta rivoluzionando il sistema dei pagamenti digitali nel nostro paese.

Al quarto posto troviamo Everli, startup che garantisce da anni la consegna a casa della spesa in diversi supermercati d’Italia, mentre al quinto posto si posiziona un’altra realtà emergente del fintech come Credimi, che ha come focus il credito alle imprese, e al sesto posto EnergyWay, specializzata nel data science e le Intelligenze Artificiali.

Al settimo posto si posiziona Milkman, realtà tecnologica che opera nella logistica e nella supply chain, seguita da Kineton, azienda d’ingegneria che offre soluzioni per diversi ambiti industriali, e iGenius, altra startup tech specializzata nell’analisi dei dati per lo sviluppo di soluzioni che migliorano l’efficienza delle attività di business. A chiudere la Top Startups Italia 2020 è Roboze, attiva nel campo dell’ingegneria informatica e la progettazione di soluzioni di stampa 3D.

La lista mette in evidenza le startup per le quali i professionisti desiderano di più lavorare, ed è basata sull’analisi dei dati provenienti da milioni di attività che si mettono in evidenza sulla piattaforma LinkedIn, tra le quali le ricerche di lavoro e le visualizzazioni delle pagine aziendali, svolte dagli oltre 706 milioni di membri di LinkedIn in tutto il mondo, tra i quali si contano oltre 14 milioni di professionisti italiani.

I commenti alla classifica

“È fantastico notare tutta la carica di innovazione tecnologica presente nella nostra lista delle migliori startup del 2020. Top Startups Italia dimostra quanto sia stata importante la trasformazione digitale in atto nell’ultimo decennio e come questa stia influenzando ogni aspetto della nostra vita. Ha influito sul modo in cui acquistiamo un immobile, beni e servizi e persino su come riceviamo la spesa a casa. Non sorprende che queste innovazioni stiano ispirando la comunità di LinkedIn e stiano attirando l’attenzione di così tanti utenti”. afferma Michele Pierri, Editor di LinkedIn News in Italia

“Siamo entusiasti di vedere che Casavo è stata riconosciuta come una delle migliori startup di LinkedIn per il 2020. Investire sulle persone è la nostra prima priorità, ed è sempre stato così sin dall’inizio della nostra azienda, quindi siamo lieti di vedere che Casavo è stata riconosciuta come un hub di talenti nell’ecosistema delle startup italiane. Il 2020 ha portato molti cambiamenti e incertezze, a causa della pandemia, e abbiamo dovuto mostrare resilienza. Per noi di Casavo, questo è stato reso possibile dall’intera azienda che ha veramente abbracciato il cambiamento come parte dei nostri valori fondamentali, in modo da poter fornire i migliori risultati per i nostri clienti, durante questi tempi incerti” aggiunge Giorgio Tinacci, CEO di Casavo

Pausa pranzo: il cibo di qualità è il benefit preferito da chi lavora

Il benefit preferito da chi lavora? È il cibo di qualità per la pausa pranzo. A rivelarlo è stata un’indagine condotta su Linkedin da Foorban, la startup che sta rivoluzionando il mondo della pausa pranzo aziendale, su un panel di circa 400 utenti della piattaforma: interpellati sul valutare “il benefit più di valore”, il 40% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di preferire “cibo sano sempre disponibile”, mentre solo il 29% dei partecipanti ha votato i tradizionali “buoni pasto”.

Insomma, chi lavora vede nella pausa pranzo un momento essenziale per ricaricare le batterie, ma vuole farlo mettendo sullo stomaco cibi di buona qualità.

Gli altri benefits apprezzati

Tra gli altri benefis più tiepide, invece,le preferenze verso nuove forme di welfare: il 20% del campione ha dato la sua preferenza ad attività di wellbeing (palestra, piscina, workshop con nutrizionisti o esperti del benessere), mentre solo l’11% si è dimostrato interessato ad attività di formazione, come webinar o corsi online.

“È un risultato che ci stupisce solo in parte, per quanto possa sembrare in controtendenza rispetto al fenomeno smart-working che si sta, senza dubbio, consolidando – spiega Marco Mottolese, CEO e cofounder di Foorban, nel commentare i risultati del sondaggio – Già nel pre-Covid la ricerca di modelli nuovi di welfare, basati sull’esperienza e sul benessere del dipendente oltre che sul puro valore “economico” del benefit, era in cima all’agenda delle funzioni HR. I nuovi lavoratori italiani cercano qualità, comodità, convenienza: non è strano che avere la disponibilità di un pasto sano ed equilibrato, già pronto e confezionato, sia considerato preferibile rispetto ad un buono pasto”.

Attenzione, però, a non lasciarsi ingannare: avere del cibo sano, pronto da consumare nel luogo in cui si lavora, non significa, necessariamente, averlo… “in ufficio”. “L’ufficio è un concetto ormai molto ampio: se la ‘sede aziendale’ rimane il punto di riferimento, è sempre più comune, sia per aziende che per i dipendenti, considerare ‘ufficio’ qualsiasi luogo in cui ci sia un computer e una connessione wifi. – conclude Marco Mottolese – In Foorban stiamo lavorando per interpretare questo nuovo scenario di ‘ufficio diffuso’: vogliamo costruire un modello di servizio che risponda al bisogno di una pausa pranzo sana per il lavoratore moderno, qualsiasi sia il luogo in cui sta lavorando. Crediamo che l’alimentazione diventi ancora più importante in questo nuovo contesto che sta ribaltando abitudini e consuetudini. Anche le aziende lo stanno capendo, e cercano per i propri dipendenti servizi di welfare più completi e flessibili: noi ci poniamo come un partner di wellbeing aziendale, potendo offrire e aggregare una serie di servizi che incontrano le nuove esigenze della giornata lavorativa”.

Smartworking in un hotel di lusso? Ecco la proposta del Grand Hotel Baglioni di Firenze

Lavorare in mobilità in un ambiente esclusivo: è questa l’idea del Grand Hotel Baglioni è il primo 4 stelle di Firenze che si propone come sede per lo smartworking dei professionisti.

Immaginate di ricevere i vostri clienti o collaboratori in un ambiente raffinato e ricco di glamour, sorseggiando un drink (analcolico) e parlando di lavoro nel confort più totale. Certamente la vostra immagine ne uscirebbe molto rafforzata…

L’obiettivo del Grand Hotel Baglioni di Firenze è quello di mettere a disposizione i suoi eleganti spazi non più solo per meeting e conferenze aziendali, ma anche per permettere a tutti di lavorare in totale tranquillità e con tutti i servizi di un hotel di prestigio.

Le possibilità che offre l’hotel per il lavoro

Sarà quindi possibile prenotare il proprio ufficio temporaneo con la libertà di sentirsi come a casa. Le possibilità sono due: il pacchetto da 4 ore per chi necessita di un ufficio per sola mezza giornata e il pacchetto da 8 ore. Entrambi offrono numerosi vantaggi, come minibar e il servizio di stampa gratuito, bollitore con selezione di caffè e the, frutta secca sempre a disposizione e sconti esclusivi presso il B-Roof, ristorante panoramico al 5° piano dell’albergo.

Viaggiare per lavoro dopo il lockdown: ecco cosa è cambiato

C’è il grande desiderio di tornare a viaggiare per lavoro. I manager preparano le valigie e raggiungono sempre più gli aeroporti e le stazioni ferroviarie.

“Prima che scoppiasse la pandemia, i nostri viaggiatori prenotavano con una media di 8 giorni di anticipo rispetto alla data di partenza. Nei mesi da marzo a maggio abbiamo rilevato delle anomalie nel loro comportamento: una circostanza comprensibile se si pensa alla grande incertezza che ha riguardato tutti i settori e in particolare alcuni come il turismo, bombardati da continue informazioni sullo stato di emergenza. Oggi, a quattro mesi dalla fine del lockdown, il dato sta tornando ai livelli pre-Covid, con 5 giorni di anticipo sulla partenza. Il ritorno alla normalità non può che essere graduale ma, da quello che vedo, siamo sulla strada giusta, sempre che non ci siano nuove ondate”: queste le parole di Luca Carlucci, uno dei due fondatori e CEO di BizAway, piattaforma digitale che consente di pianificare l’intero processo di un viaggio d’affari.

Da un’analisi effettuata da Dall’analisi effettuata da BizAway sulle prenotazioni di oltre 550 clienti emerge che a marzo, ossia quando la confusione era massima ed era appena iniziato il lockdown, l’anticipo della prenotazione era solo di 2 giorni: “Questo dato dimostra che, nel momento in cui le frontiere mano a mano chiudevano e le possibilità di viaggiare diminuivano, le trasferte avevano carattere di urgenza e la prenotazione avveniva solo all’ultimo minuto e solo se indispensabile – continua Carlucci – La situazione è cambiata drasticamente nei mesi di aprile e maggio dove abbiamo registrato una media di rispettivamente 25 e 20 giorni di anticipo: questo aumento vertiginoso è stato dettato dal fatto che in piena quarantena, ormai rassegnati all’impossibilità di viaggiare, si prenotava a lungo termine, nell’attesa che le misure restrittive si allentassero”.

E ora cosa succede? Ebbene, con la fine del lockdown, i giorni tra la prenotazione e la partenza sono scesi a 7, a luglio e ad agosto – mesi che non sono di alta stagione per i viaggi d’affari – si sono assestati a 5

Il ritorno alla normalità nel business travel è dimostrato anche da un altro dato emerso dal comportamento degli utenti della piattaforma BizAway, quello del volume delle prenotazioni dei viaggi di affari che ad oggi è arrivato al 52% del volume pre-Covid. “Certo le aziende fanno viaggiare ancora poco i propri dipendenti, ma il mercato è in ripresa. Salvo ondate di ritorno, ritengo che con il 2021 quasi la totalità delle aziende torneranno a viaggiare come erano solite fare”, afferma Carlucci.

Le nuove abitudini dei manager in viaggio

Il Covid ci ha cambiato inesorabilmente ed ha lasciato tracce forse indelebili nei nostri sistemi di vita, ivi compresi quelli lavorativi. Se infatti prima la durata media era di 3,6 giorni e il mezzo di trasporto più utilizzato era l’aereo, da maggio 2020 in poi la durata si è abbassata a 2,4 giorni e viene preferito il treno: “Questo atteggiamento, frutto di un’analisi delle prenotazioni effettuate sulla nostra piattaforma, è comprensibile: la pandemia non è del tutto debellata e si mantiene un atteggiamento prudenziale, trattenendosi il meno possibile nella destinazione del viaggio. Altro dato significativo è la preferenza per il treno, un mezzo che da sempre richiede meno prassi burocratiche (moltiplicatesi in tempo di Covid) e oltretutto è anche più eco-friendly” conclude Luca Carlucci.

Al momento le destinazioni nazionali e internazionali per i viaggi di affari prenotati su BizAway si equivalgono, con un leggero vantaggio per le prime (52%) sulle seconde (48%): all’estero si viaggia per la grande maggioranza in Europa (82%) rispetto alle destinazioni intercontinentali (18%).

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Il futuro delle città e delle menti in rete

Lo sapevamo tutti prima della pandemia: la rapida urbanizzazione del pianeta produrrà impatti straordinari sul futuro dell’economia. In questo momento, il 52% circa del genere umano vive in città, ma i trend evolutivi ci raccontano che questa cifra è destinata a salire in modo esponenziale, facendo della campagna uno spazio economico assolutamente marginale. E il Covid-19, nonostante quello che si dice a proposito della diffusione dello smartworking nei piccoli centri, non cambierà questa prospettiva. Vediamo perché.

Cosa potrebbe cambiare?

Diciamolo chiaramente: in passato, il processo di urbanizzazione è stato guidato da persone in cerca delle maggiori opportunità e dei migliori servizi offerti dalle aree più densamente popolate. Ma la scala e la velocità dell’urbanizzazione dei prossimi anni supereranno qualunque esperienza di crescita delle città del passato. Nonostante la pandemia, questo aumento assorbirà praticamente tutto l’incremento della popolazione mondiale per cui molti dei nuovi nati vivranno tendenzialmente in città, in particolare in Asia e Africa. 

E questo anche perché il passaggio dalla campagna alla città sarà motivato dal richiamo di migliori opportunità lavorative e servizi sociali. Così come accaduto a cavallo fra ’800 e ‘900, il processo di urbanizzazione del XXI secolo concentrerà il grosso della popolazione del mondo nelle città che offriranno le migliori speranze per una via d’uscita. E come si è verificato quasi sempre nella storia dell’urbanizzazione, tale processo sarà il motore di una crescita economica di grande importanza. Favorirà le economie di scala, le reti sociali di creatività e collaborazione, mentre la specializzazione e minori costi delle transazioni genereranno significativi incrementi nella produttività.

Non è sufficiente? Proviamo ad andare avanti: nei Paesi meno sviluppati, la tendenza all’urbanizzazione guiderà la riduzione della fertilità totale, cioè il numero di figli per donna e questo contribuirà all’emancipazione femminile e alla crescita del PIL che sappiamo corrispondere all’incremento del tasso di occupazione delle donne

Senza dimenticare i vantaggi climatici: chi abita in città emette meno gas serra rispetto a chi vive in periferia a causa delle ridotte necessità di spostamento individuale. Il costo climatico del trasporto di enormi quantità di cibo e acqua verso le città è inferiore al costo climatico dei lunghi tragitti dei pendolari dalle residenze rurali ai luoghi di lavoro in città, e viceversa. Tutto ciò favorirà l’estensione verticale delle città a discapito dell’espansione orizzontale. In più, l’interazione urbanistica genererà nel tempo una maggiore consapevolezza nell’alimentazione che favorirà un minor consumo di carni e, di conseguenza, una profonda diminuzione del consumo di acqua e di emissione di CO2.

L’impatto della tecnologia

Nel mondo 5G e 6G, inoltre, le città diventeranno sempre più iperconnesse attraverso l’applicazione di dispositivi informatici diffusi, reti di sensori, smart grid, telecomunicazioni a fibra ottica e wireless su ampia scala. All’inizio tutto questo succederà prevalentemente nelle città più evolute. Nelle altre, non possiamo escludere del tutto qualche scenario di Medioevo prossimo venturo alla Blade Runner. Ma non ci potrà essere troppo squilibrio: un’asimmetria eccessiva genererebbe forti flussi migratori da una città all’altra e problemi di caos e disordine che passerebbero da una realtà urbana all’altra. 

Il film è sempre lo stesso: in un sistema a Rete, puoi provare a chiudere i confini per un certo periodo, ma il flusso di atomi o bit prima o poi troverà una strada, così come fa l’acqua. Meglio allora progettare processi ordinati di transito e stabilizzazione governati e gestiti e meccanismi di condivisione delle risorse primarie. Uno per uno, tutti per tutti: il mantra del futuro a rete.

Senza dimenticare il futuro più sfidante: perché l’accesso stabile e collettivo alla Rete e all’Internet delle Cose ridurrà rapidamente l’analfabetismo di base nelle megalopoli. Il risultato sarà un incremento della possibilità di accedere alla comunità globale connessa in Rete. Si tratta di un fenomeno che contribuirà alla crescita economica e all’accelerazione del cambiamento del sistema socio-economico urbano e che potrebbe cambiare la percezione del nostro io, la nostra formazione emotiva e la base dell’orientamento intellettuale e le strategie di gestione delle situazioni. È molto probabile che, nei prossimi anni, si assisterà a un’evoluzione parallela delle megalopoli e della mente delle persone continuamente connessa in Rete. 

Le megalopoli diverranno uno spazio di vita connesso con gli esseri umani: un’estensione fisica, individuale e collettiva allo stesso tempo, della nostra intelligenza. La rete delle reti.

“La nostra meta è mai un luogo ma un nuovo modo di vedere le cose”

Henry Miller

A cura di Angelo Deiana

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BMW è Official Sponsor degli Internazionali BNL d’Italia

BMW è Official Sponsor degli Internazionali BNL d’Italia. Un legame da sempre molto forte quello tra il brand automobilistico tedesco ed il mondo dello sport. L’accordo è valido per il biennio 2020-2021 e BMW sarà anche Official Car dell’evento.

Un accordo che va oltre l’evento

Un accordo, quello fra FIT e BMW, che guarda oltre il singolo evento. Infatti l’azienda tedesca sarà anche partner dell’attività di base delle Federazione. BMW diventa infatti Official Car della FIT e dunque dell’attività dei suoi responsabili e dei suoi insegnanti. BMW si fa così partner e strumento dell’obiettivo di diffondere sempre più il tennis sul territorio e a vivere nuove sfide che è nel DNA della Federazione Italiana Tennis.

La partnership con la Federazione Italiana Tennis è stata già inaugurata lo scorso marzo, quando BMW è stata Official Car degli incontri di qualificazione della Davis Cup by Rakuten della squadra italiana di tennis che hanno visto la vittoria dei portacolori azzurri. La collaborazione prosegue ora con l’importantissima sponsorizzazione degli Internazionali BNL d’Italia che prenderanno il via nella capitale il prossimo 14 settembre, che da sempre catalizzano l’attenzione di appassionati del mondo del tennis, ma anche del lifestyle in genere.

Come difendersi dalla concorrenza sleale

Da sempre si dibatte delle leggi che governano il mercato e del modo migliore per gestire una equa ed equilibrata concorrenza che permetta di rispettare i giusti principi di meritocrazia. In questo discorso – che riguarda non solo le leggi di mercato ma anche i più elementari fondamenti di etica e giustizia – si inserisce la previsione legislativa riguardante la concorrenza sleale e, ovviamente, l’assoluto divieto di porre in essere comportamenti che ledano ingiustamente altre aziende prevedendo degli strumenti di tutela.

Quali sono i presupposti

Innanzitutto dobbiamo analizzare quali siano i presupposti perché si possa giungere a valutare dei comportamenti come rientranti nella sfera di applicazione della concorrenza sleale: è necessario che si tratti di imprenditori e che ci si muova nell’ambito dello stesso mercato, ovvero che si offrano beni o servizi che, anche se non uguali e a prescindere dal valore diverso dei due prodotti offerti, possano essere ritenuti concorrenti perché vanno a soddisfare lo stesso bisogno. Si deve trattare quindi di competitors che agiscono in un libero mercato, e il comportamento di uno dei due cerchi di trarre ingiusto profitto ai danni dell’altro. Altro presupposto è ovviamente quello territoriale, perché i due competitors devono agire nello stesso mercato di riferimento.

I casi di concorrenza sleale

I casi di concorrenza sleale possono essere tantissimi, ed è difficile elencarli (e a maggior ragione dimostrarli). Possiamo fare diversi esempi, fra i quali l’utilizzo di nomi o di marchi che ricordino quelli di altre aziende oppure la diffusione di informazioni che abbiano lo scopo di screditare o ledere l’immagine di una impresa concorrente, senza contare poi la violazione dei patti di non concorrenza che possono essere inseriti all’interno dei contratti dei dipendenti e che possono prolungarsi anche oltre la scadenza del rapporto di lavoro.

Come tutelarsi

In un mercato sempre più agguerrito e competitivo, non è assolutamente infrequente per gli imprenditori trovarsi a dover fronteggiare casi di concorrenza sleale. Ciò che è difficile per i privati è poterli individuare, accumulando una quantità di prove che ci permettano di tutelare la nostra attività imprenditoriale. Proprio sulla base di queste considerazioni, è sempre il caso di rivolgersi a delle agenzie di investigazione specializzate che siano in grado di affiancarci e effettuare le dovute indagini per fornirci tutti gli elementi di prova a sostegno della nostra causa.