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Recruitment: si fa strada il concetto di candidato telematico

Quasi tre mesi di lookdown e tante incertezze sul futuro. Il settore del recruitment ha riflettuto molto sul nuovo ruolo ed escono ora allo scoperto molte novità interessanti per il futuro. Quale sarà il modello di assunzione per le aziende? Ci si affiderà sempre più al mondo del web e al digitale? Il candidato telematico è sempre più presente nei processi di selezione.

“Il nostro osservatorio privilegiato – ci racconta Joelle Gallesi, General Manager di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato – ci ha permesso di esaminare dinamiche innovative che pervadono l’intera filiera del settore Recruitment. Se per il settore dell’Head Hunting risulta molto semplice virtualizzare il percorso che porta dal primo contatto telefonico con il candidato, alla presentazione alla società cliente, non è stato lo stesso per le società che avrebbero dovuto inserire una figura nell’organigramma aziendale senza averla potuta neppure incontrare di persona una volta”.

Il recruitment in Italia

A quanto sembra, l’Italia è un Paese ancora molto legato alle dinamiche tipiche dell’ufficio: pensiamo che a fine 2019 oltre il 45% delle società dichiarava di essere contraria a politiche di flessibilità di ambiente lavorativo. Possiamo immaginare, quindi, quante di queste potessero essere pronte, a marzo 2020, per assumere una persona mai incontrata di persona.

Eppure, ora, qualcosa sembra essere cambiato. “Nella nostra esperienza – aggiunge Joelle Gallesi – sono stati assunti ben il 22% dei candidati senza alcun alcun incontro fisico in azienda né con HR, né con le linee gerarchiche funzionali. Un vero cambio di paradigma da parte delle società italiane. Ci hanno stupito non solo le numeriche, ma anche la tipologia: il 70% delle aziende che ha gestito assunzioni telematiche è una PMI. I settori, oltre ovviamente all’ICT già abituato a questa modalità di selezione, sono i più svariati: i macchinari industriali, l’ingegneria, il petrolchimico o la finanza. I più reticenti, invece, sono i settori dei servizi commerciali, il settore bancario o quello assicurativo”. 

Come si selezione un candidato telematico?

Secondo gli esperti di Hunters Group, il primo passo, in caso di selezione senza incontro di persona, è necessario analizzare, in maniera ancora più approfondita, le referenze sui singoli candidati. Permettere infatti ad un HR o ad un futuro responsabile di condividere – ovviamente in accordo con il candidato – la propria storia professionale con un passato datore di lavoro permette di dare ancora maggiore sicurezza nell’avanzamento dei processi di selezione.

Un altro elemento molto utile, in particolare alle figure di Direzione del personale, è la somministrazione di Assessment (test di tipo comportamentale) che possano facilitare una visione più completa della persona da inserire, eventualmente, in azienda. 

“Questa modalità di selezione – aggiunge Joelle Gallesi – è profondamente diversa da quella tradizionale, ma non è detto che sia meno efficace. Certo, al candidato potrebbero mancare alcuni elementi utili per fare una scelta (ad esempio, la possibilità di vedere di persona l’ambiente lavorativo dove sarà inserito o la possibilità di conoscere futuri colleghi già in fase di selezione), ma sono convinta che nei prossimi mesi i percorsi di ricerca e selezione saranno sempre più fortemente orientati alla digitalizzazione”. 

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Luci e ombre dell’orizzonte post pandemico: clima, energia e ambiente

Gli impatti della pandemia, per devastanti a livello sanitario ed economico, non ci devono fare dimenticare l’altro grande problema strategico che abbiamo di fronte: quello formato dal trittico clima, energia, ambiente.

Cosa potrà cambiare

Partiamo dal clima e diciamo con chiarezza una prima verità: la realtà che abbiamo di fronte non è tale da generare ottimismo. Paradossalmente, se volessimo vedere solo i lati positivi, le uniche note rosee dei processi di riscaldamento ipotizzabili in questo momento per i prossimi anni, sono la maggiore produttività agricola nelle aree più a nord del mondo, l’accesso più facile ai giacimenti sui fondali dell’Artico e l’aumentata convenienza degli spostamenti dall’Europa all’Asia Orientale, quando saranno percorribili le rotte settentrionali finora bloccate dai ghiacci. Andando al di là delle generalizzazioni, tutto questo vuol dire che ci saranno quindi enormi differenze regionali negli effetti del cambiamento climatico. 

In questo contesto evolutivo, molti affermano che è praticamente impossibile invertire gli effetti dei cambiamenti climatici in corso senza incrementare il ricorso all’energia nucleare. Non solo è una fonte energetica praticamente a emissioni zero ma, con appena una tonnellata di uranio, in questo momento si produce la stessa quantità di energia che si ottiene con circa 3.600 tonnellate di petrolio (più o meno 80mila barili). 

Il problema è che l’energia nucleare si porta dietro anche tanti rischi reali, così come molti percepiti. Se si guarda alla storia, i rischi di incidenti nelle centrali sono veramente minimi, ma incombono due problemi molto concreti: uno è come smaltire le scorie e l’altro è come garantire la sicurezza specialmente nei Paesi dove potrebbero essere operative organizzazioni terroristiche con ambizioni nucleari. A ogni nuovo stabilimento, le possibilità di una falla nella sicurezza aumentano. 

Puntare sulla green economy

A parte qualche timido risultato della scienza sulla fusione fredda, allo stato attuale delle conoscenze, il futuro non può che puntare sulla green economy, ma senza dimenticare che rendere più verde il pianeta sicuramente eliminerà alcuni dei rischi più gravi come quelli del nucleare, ma ne creerà anche di nuovi. Ad esempio, in Europa, in America, in Asia, tutti si entusiasmano giustamente per l’auto elettrica: le macchine elettriche consentiranno una maggiore indipendenza dal petrolio, e potrebbero contribuire enormemente a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ma l’inconveniente più serio dell’auto elettrica è lo smaltimento delle batterie e il fatto che, se continuiamo a produrre energie con i combustibili fossili, il saldo finale di emissioni non cambierà comunque. 

Allo stesso tempo, le guerre (economiche e non) per il petrolio potrebbero giungere a termine quando l’era dei combustibili fossili pronuncerà il suo lungo addio, ma ci aspettano conflitti e controversie nuove anche se (speriamo) in misura minore. In sintesi, abbandonare i vecchi e inquinanti combustibili fossili è la sola strada per contenere alcune delle minacce più importanti per la sicurezza a livello planetario, ma dobbiamo muoverci con cautela e non lasciarci trascinare dall’ottimismo. 

L’energia diffusa

Ma c’è un altro scenario evolutivo che dobbiamo analizzare perché è quello che caratterizzerà il futuro. La creazione di una Rete elettrica intelligente, una Rete su cui far scorrere energia ed informazioni che permetterebbe a milioni di individui che producono l’energia da loro consumata di condividere, da pari a pari, l’eventuale surplus. Dopo il capitalismo diffuso, la Rete diffusa, ecco l’era dell’energia diffusa.

La Rete energetica intelligente dovrebbe essere la spina dorsale delle reti del futuro. Come ha dimostrato la pandemia, oggi disponiamo di reti che permettono alle imprese e a interi settori di connettere fra loro miliardi “device” in Rete. La nuova Rete energetica diffusa sarà basata sugli stessi meccanismi.

Ecco perché la creazione di una Rete energetica da fonti rinnovabili, alimentata da edifici e distribuita attraverso inter-reti intelligenti, apre la strada al futuro. Se attraverso il Web, la democratizzazione dell’informazione e della comunicazione ha modificato la natura degli scambi economici globali e delle relazioni, proviamo ad immaginare cosa potrebbe generare la democratizzazione dell’energia, gestita da tecnologie Internet. 

Senza poi dimenticare che le problematiche energetiche sono particolarmente importante per i Paesi in via di sviluppo più poveri. Una importante fetta dell’umanità non ha ancora accesso all’elettricità e, senza tale risorsa, le persone rimangono prive di energia, di conoscenza e di potere. Per sottrarre centinaia di milioni di individui alla povertà, la prima via è garantire loro un accesso affidabile e conveniente all’energia, possibilmente verde. 

Le energie rinnovabili distribuite si trovano ovunque e sono, per la maggior parte, gratuite: il sole, l’acqua, il vento, il calore geotermico, le biomasse, le onde e le maree oceaniche. Per il momento le tecnologie sono ancora costose ma, non appena i prezzi caleranno, come conseguenza della diffusione nei Paesi più industrializzati, anche i Paesi meno avanzati potranno usufruirne.

Queste energie disperse saranno sfruttate in milioni di siti locali, per essere poi accorpate e condivise con gli altri attraverso una Rete intelligente, con l’obiettivo di ottenere livelli ottimali di energia e mantenere un’economia sostenibile ma ad alte prestazioni. L’energia diffusa ovunque sarà la base per una distribuzione totale della conoscenza. 

Ma un’ulteriore rivoluzione potrebbe venire dal settore dei Portable Energy Harvesters.  Ognuno di noi produce e disperde, infatti, una energia di diversi watt/ora, mentre camminiamo, facciamo ginnastica o andiamo in bicicletta. Il metabolismo degli zuccheri produce continuamente energia, in un modo che dovremmo imparare ad imitare. Se tutta l’energia prodotta individualmente venisse moltiplicata per centinaia di milioni, se non per miliardi di individui, si potrebbe raccogliere abbastanza energia da fare a meno di parecchi megawatt installati. Un ulteriore salto evolutivo che aprirà la strada al futuro dell’ibridazione.

Con una serie di domande ancora aperte: come e dove scaricheremo (condivideremo) l’energia accumulata? Chi vincerà la sfida per lo sviluppo della nuova Rete? Quali poteri vorranno controllarla?

Domande facili, risposte difficili. Come sempre, dobbiamo farcene una ragione: ai bivi più importanti della vita non c’è mai segnaletica. 

“Ci libereremo dalla schiavitù dell’energia quando capiremo che la pila siamo noi…!

Anonimo Dottore

A cura di Angelo Deiana

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Smart device: ecco cosa vogliono gli italiani tra business e necessità

Il lockdown ci ha fatto ulteriormente (semmai ce ne fosse stato bisogno) stringere amicizia con i nostri smart device. Ma cosa si intende per smart device? Sono tutti quei dispositivi che, in collegamento tra loro, ci rendono la vita più semplice. Almeno sulla carta.

Quali sono i trend che riguardano gli smart device? Reichelt elektronik, uno dei più grandi distributori europei online di elettronica e di tecnologie IT, ha svelato i dati dell’indagine condotta in collaborazione con OnePoll su un campione di 1000 consumatori italiani sull’utilizzo degli smart device nella vita quotidiana.

I risultati della ricerca

Secondo quanto emerso dalla ricerca di reichelt elektronik, i dispositivi per la casa intelligente sono molto diffusi tra i consumatori italiani: il 67% degli intervistati, infatti, possiede almeno un device di questo tipo. Ma non tutti i settori sono inclusi in questo trend: in particolare, gli smart device vengono usati principalmente per la sicurezza dell’abitazione (56%), il controllo dell’illuminazione (51%) e dell’aria (31%), la pulizia della casa (47%), il riscaldamento (46%). La maggior parte dei consumatori ha inoltre dichiarato di essere pienamente soddisfatto di possedere questa tipologia di device e sceglierebbe nuovamente queste soluzioni.

Ma veniamo a quello che gli italiani hanno desiderato durante il lookdown. La maggior parte degli intervistati, ovvero il 72% dei rispondenti italiani, non possiede ancora un dispositivo per la “smartizzazione” del proprio giardino o balcone. Al contrario, coloro che hanno risposto in modo affermativo (quasi il 25%), ritengono che questi prodotti si siano rivelati utili e il 55% di essi è molto soddisfatto dell’acquisto fatto. L’utilizzo dei prodotti in questo campo di applicazione è legato principalmente all’irrigazione (68%), all’illuminazione (quasi 60%) e alla rasatura del prato (quasi 30%).

Gli smart device per il lavoro

Dallo studio è emerso che i prodotti intelligenti sono acquistati principalmente per i benefici economici derivanti dal loro utilizzo nel lungo termine. Tra i vantaggi più apprezzati, quelli di semplificare e rendere più efficienti i processi di lavoro e le attività giornaliere. In particolare, secondo il 59% degli intervistati questi prodotti sono indispensabili soprattutto dal punto di vista del risparmio energetico.

In termini di automazione, per il 54% dei consumatori il vantaggio principale è legato alla possibilità di controllo della casa anche a distanza; seguono la possibilità di controllo vocale (47%), notifiche in caso di malfunzionamenti (46%), automatizzazione di determinate applicazioni (39%), impostazione del timer (37%).

A seconda dell’acquisto, il budget stimato varia notevolmente: la maggior parte degli intervistati (quasi il 25%) spenderebbe tra i 251 e i 500 euro per l’acquisto di uno smart device; circa il 22% spenderebbe da 101 a 250 euro, mentre il 18% di essi da 501 a 1000 euro.

Un mercato in evoluzione

Quello degli smart device è un mercato con un forte potenziale in termini di sviluppo di nuovi prodotti innovativi. Il 59% degli italiani è interessato a prodotti più innovativi per quanto riguarda la sicurezza e il controllo della casa, mentre il 56% di essi preferirebbe lo sviluppo di prodotti legati al riscaldamento, all’energia e al controllo climatico degli ambienti. Infine, circa il 47% di essi preferirebbe prodotti di ultima generazione per il controllo dell’elettricità e dell’illuminazione. 

Al contrario, sono emersi pareri contrastanti in merito alle stazioni meteorologiche intelligenti e ai sensori d’aria interni: oltre il 47% degli intervistati, infatti, non ha mai posseduto un prodotto di questo tipo, mentre il 12% possiede un dispositivo per il monitoraggio della qualità dell’aria e lo trova utile, tuttavia non lo riacquisterebbe.

Più della metà degli intervistati italiani, circa il 55%, possiede un dispositivo per il monitoraggio del proprio stato di salute e dell’attività fisica, come i cardiofrequenzimetri. Sebbene gran parte dei consumatori siano sempre più attenti alla propria salute e vogliano aumentare la propria resistenza fisica mantenendo uno stile di vita sano e attivo, i fitness tracker non sono ancora molto diffusi tra gli italiani.

Il 23% degli intervistati, infatti, non possiede un dispositivo di questo tipo e non ha alcun interesse nell’acquistarne uno. Circa un quarto degli intervistati (25%), però, sta considerando di fare questa tipologia di acquisto.

Aziende e manager: 5 passi per ripartire col piede giusto

Inizia la Fase 3 oggi e un ritorno ad una quasi normalità lavorativa è sempre più vicina. Come ripartire col piede giusto? Mascherine e distanziamento sociale certamente saranno termini che ci faranno una forzata compagnia fino all’arrivo (speriamo presto) del vaccino contro il Covid-19, ma rispetto a qualche settimana fa, beh, qualcosa e anche di più è cambiato.

Si riparte. Ma siamo pronti?

Via le autocertificazioni, si torna a circolare. Ma siamo davvero pronti? Un approccio mentale nuovo è la chiave per far ripartire le persone e quindi le aziende nella fase successiva all’emergenza Covid-19. Ne sono convinti Luciano Attolico, CEO di Lenovys, società di consulenza strategica che il Financial Times ha inserito nello special ranking “FT 1000” riguardante le 1000 aziende europee indipendenti con il maggior tasso di innovatività e crescita organica, e Alberto Bertolotti, monaco della disciplina asiatica Shaolin (proclamata nel 2010 patrimonio dell’Unesco) e docente del NOUS – Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva-Costruttivista di Milano che approfondiranno il tema giovedì 4 giugno in diretta You Tube dalle ore 19.00. 

“Il futuro che ci attende sarà sicuramente segnato da incertezza, volatilità, variabilità e complessità, dal punto di vista industriale, sanitario, sociale, economico e politico ma dobbiamo impegnarci per svolgere un lavoro continuo di miglioramento, prima di tutto personale  afferma Luciano Attolico – Abbiamo bisogno di potenziare le nostre capacità di guida su noi stessi e su chi ci circonda, sviluppando nuove e delicate competenze umane, se vogliamo ripartire e far ripartire le nostre aziende”.

5 passi da cui ripartire

Sono 5 i passi che Bertolotti,  profondo conosciutore dall’approccio Shaolin, e Luciano Attolico, esperto di progetti di sviluppo organizzativo in ambito aziendale, approfondiranno nel workshop del 4 giugno:

  • Muoversi da un focus casuale e orientato dall’esterno ad un focus intenzionale, che riporti al controllo di pensieri e azioni al 100% sotto il controllo della persona
  • Concentrarsi sul qui e ora, sul nostro presente, per non cadere vittime di un nostalgico passato o di un ansiogeno futuro
  • Concentrarsi sugli elementi che ci danno forza ed energia emozionale, senza cader vittime di pensieri di perdita e privazione, emozioni negative e pensieri de-potenzianti
  • Imparare a trarre lezioni preziose da quanto è accaduto, e da quanto sta ancora accadendo, invece che osservare acriticamente solo una parte di realtà
  • Impostare a livello aziendale un programma per ottenere, allo stesso tempo, risultati e benessere e impostare a livello individuale un programma per ottenere risultati di benessere e consapevolezza

Lo street food è un modello lavorativo che piace. E con l’Ape Piaggio è personalizzabile al massimo!

Street food è un modello lavorativo che si è fatto largo negli ultimi anni in modo costante. Una crescita continua che fa riflettere su quelle che sono le nuove esigenze dei consumatori, alla ricerca di pasti freschi e nutrienti, veloci da consumare.

Le Ape Piaggio, autentiche icone italiane,si sono in tal senso rivelate perfette per questo tipo di lavoro: piccole, maneggevoli, ma in grado di ospitare nella loro parte posteriore un vero e proprio chiosco, ben attrezzato con tutto il necessario per offrire ai clienti un pasto degno di tale nome, da consumarsi ovunque lo si voglia. 

Ma le Ape Piaggio hanno anche una grande versatilità e soprattutto sono personalizzabili al 100%. E sono state proprie queste le ispirazioni per un’azienda che ha puntato forte in questo settore già dal 2007, quando lo street food ancora non era nemmeno un’idea. Si chiama VS Veicoli Speciali, nata con l’ambizione di fornire ad aziende e professionisti del settore food, tutti gli strumenti per realizzare i propri sogni… su strada. 

Una crescita importante negli anni

Nei tredici anni di attività, VS Veicoli Speciali è cresciuta in modo esponenziale portando le sue Ape in giro per il mondo.

Tutti i food truck realizzati vengono personalizzati in funzione delle esigenze del singolo cliente, con l’obiettivo di ottenere un autonegozio unico, dotato di una forte brand identity.

La collaborazione tra il cliente e i tecnici VS Veicoli Speciali è alla base della programmazione del lavoro: il cliente spiega i suoi bisogni e i problemi che vorrebbe risolvere e i tecnici della VS Veicoli Speciali intervengono con le loro metodologie al fine di trovare la soluzione migliore per un food truck bello ed efficiente, nel rispetto dei criteri ergonomici che garantiscono un uso ottimale delle attrezzature montate.

La via dell’elettrico

Oggi VS Veicoli Speciali lancia il primo allestimento specializzato nel delivery e retail di prossimità su un’Ape convertita in Elettrico, si chiamerà Appy e rivoluzionerà il modo di consegnare i propri prodotti con allestimenti specifici, ma non solo, Appy grazie alla sua versatilità è in grado di diventare un punto di vendita dall’appeal e facilità d’utilizzo formidabili.

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E-learning: il futuro della formazione potrebbe essere sempre più online

L’e-learning? Molto più di una buona idea!

La formazione continua ad essere un argomento estremamente importante per le aziende che vogliono crescere. Il Coronavirus ha messo in discussione i metodi classici, ma siccome non sempre tutto viene per nuocere, alcune aziende si sono rimboccate le maniche puntando sulla formazione a distanza, sulla e-learning. Ma ora cosa succede?

InfoJobs ha interrogato aziende e dipendenti per capire quali sono le prospettive da qui in avanti sul tema della formazione.

Cosa successo durante l’emergenza Covid-19?

Secondo lo studio, il 52% delle aziende intervistate, dichiara di aver offerto ai propri dipendenti corsi online, apprezzati dalla maggioranza dei dipendenti (66%). Andando più nel dettaglio rispetto alle modalità di erogazione durante l’emergenza, il 48% delle aziende afferma di aver trasformato i corsi previsti in forma online, dimostrando una pronta capacità di adeguamento alle necessità contingenti, mentre il 20% aveva già consolidato un sistema di e-learning prima della pandemia. Il 16% delle aziende ha invece attivato ex-novo opportunità su competenze hard e soft per permettere ai dipendenti di investire sulla formazione.

Le aziende che invece, non hanno proposto corsi di formazione per il personale (48% delle aziende intervistate), lo ha fatto a causa della chiusura forzata per l’emergenza Covid-19 (32,5%), o perché prediligono il contatto di persona della formazione tradizionale (25,6%), oppure perché non hanno attive politiche di formazione aziendale (21%). 

Anche per i lavoratori l’acquisizione di nuove competenze è importante. A fronte di un 83,6% dei lavoratori intervistati che dichiara di non aver ricevuto proposte di formazione dall’azienda, sono molti i lavoratori che hanno deciso di approfittare di questo “tempo sospeso” per investire autonomamente in formazione (55%), per migliorare le proprie competenze tecniche (20%), per potenziale le proprie soft skills (19,6%) ma anche semplicemente per approfondire passioni e interessi (15%). Il restante 45% dei lavoratori invece non ha usufruito di corsi di formazione, principalmente per la mancanza di tempo. 

Formazione in futuro: cosa succederà?

La formazione da remoto è stata una soluzione necessaria durante il lockdown, ma ha anche offerto interessanti spunti di riflessione sul futuro della modalità con cui i corsi potranno essere erogati. Meglio dal vivo o meglio online? Oltre il 55% delle aziende è propenso ad adottare formazione a distanza, perché considerata più efficace (25%), più conveniente (20%) e, dato interessante, la preferita dai dipendenti (11%). L’e-learning ha quindi trovato nell’emergenza la grande opportunità di farsi conoscere e “testare” in maniera massiccia, tuttavia la modalità di apprendimento in presenza rimane al centro delle preferenze di un buon 36,5% delle aziende italiane, mentre una piccola parte (8,5%) non investirà più.

Dipendenti, come le aziende, preferiscono l’e-learning rispetto alla formazione tradizionale: 55% vs 44%. Per i più legati al concetto di presenza, sono vincenti fattori quali il confronto con gli altri (12,8%), il contatto umano (16%) e l’efficacia (15,6%). I più propensi alla modalità a distanza, invece, ravvisano in essa soprattutto la possibilità di usufruire dei corsi in ogni momento (32,6%) e la comodità di evitare gli spostamenti (19%).

Alle aziende, i lavoratori per la formazione post emergenza chiedono innanzitutto un piano personalizzato per un percorso di crescita professionale (56%), un potenziamento di investimenti (21%) ma anche la possibilità di essere coinvolti attivamente nella scelta (13,3%).

Buone notizie: le aziende ricominciano ad assumere. E questi top manager…

Buone notizie per chi cerca lavoro. Le aziende ricominciano ad assumere. Con la fine del lockdown e la conseguente graduale riapertura di molte attività, torna necessario il reintegro di forza lavoro. Questo almeno emerge da uno studio di LinkedIn.

Il social network ha preso in esame i dati aggiornati relativi ai tassi di assunzione in Italia dall’inizio dell’emergenza Coronavirus

Numeri in salita per le assunzioni

Secondo lo studio, questa fase della crisi, il tasso di assunzioni in Italia sta iniziando a stabilizzarsi. Viene registrato un -44% anno su anno, rispetto ai dati aggiornati al 23 maggio, che rappresenta comunque una crescita di 18 punti percentuali rispetto al -62% anno su anno, segnalato qualche settimana fa.

 In un periodo nel quale l’impatto economico del Covid-19 è stato devastante in quasi tutti i settori dell’economia mondiale, ci sono comunque settori industriali che hanno continuato ad assumere, e ruoli professionali che hanno continuato a registrare un gran numero di candidature.

I manager più ricercati dalle aziende

Tra questi ruoli, i 5 che hanno registrato un numero maggiore di candidature sono: i professionisti in materia legale (legal specialist), i director of operations, i responsabili della logistica (logistics manager), i direttori delle vendite e gli specialisti dedicati al servizio alla clientela (customer specialist). Questi ruoli, in controtendenza rispetto a molti altri, hanno registrato il maggiore aumento percentuale in termini di candidature tra marzo e aprile 2020.

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Stress da Coronavirus: stop al Burnout con la sound meditation

Stress da Coronavirus? Tutt’altro che da sottovalutare. Lavoro accumulato, paura di essere licenziati o perdere collaborazioni, incertezze sul futuro… Sono tutti aspetti che si stanno evidenziando tra le più disparate realtà professionali. Anche la paura di un nuovo lockdown fa venire i brividi.

Bisogna reagire, ma non è facile. Secondo un’indagine condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi il 62% degli italiani ha dichiarato di aver bisogno di un supporto psicologico per affrontare il ritorno alla normalità.

Scenario negativo condiviso anche all’estero, soprattutto in Inghilterra, dove secondo una ricerca di Healthspan pubblicata sul portale Mirror il livello di stress della popolazione è aumentato del 50% dall’inizio della pandemia e addirittura un adulto su 5 ha sperimentato la “sindrome da burnout”.

Sound meditation per ritrovare lo spirito positivo

Un supporto per tornare ad affrontare con spirito positivo questa situazione di emergenza sanitaria arriva dalla “sound meditation”, antica pratica che combina l’essenza della sonorità al potere interiore della meditazione, e che secondo una ricerca del Global Wellness Institute si candida a essere uno dei trend principali dei mesi a venire.

Ma non è tutto, perché la sound meditation ha pervaso anche il mondo dei social dal momento che su Instagram si contano oltre 80mila post con il medesimo hashtag, tra i quali spiccano quelli di alcuni personaggi famosi che la stanno sperimentando, come Robert Downey Jr., Charlize Theron, David Lynch, Megan FoxGwyneth Paltrow e Jennifer Aniston, fino ad arrivare a Oprah Winfrey.

Quali sono i benefici di questa pratica? Influenza in positivo il flusso delle energie vitali e del sistema nervoso, dimostra effetti terapeutici sulla condizione psicofisica individuale e attiva una sincronicità dei due emisferi cerebrali.

“La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da molto, ma solo negli ultimi anni sono state studiate scientificamente le implicazioni per la salute umana. Non tutte le sonorità, però, producono effetti positivi ed è per questo che esistono conoscenze antichissime che abbinano alcune vibrazioni sonore alla meditazione, per generare effetti terapeutici e stabilizzare l’energia, la mente e le emozioni – ha spiegato Andrea Di Terlizzi, scrittore, studioso, Maestro di Scienze Interiori e autore della guida pratica Meditazione guidata sul suono – L’uso sapiente del suono, abbinato alla meditazione, può portare una persona a uno stato di calma e di equilibrio in un tempo molto breve. Perfino la modulazione timbrica della voce, da parte di chi guida la meditazione, dal vivo o registrata, è in grado di influire in modo potente sul sistema nervoso. Il fatto interessante è che la vibrazione sonora, della voce o prodotta da strumenti speciali, agisce indipendentemente dalle competenze di chi la ascolta. Abbiamo fatto sperimentare la nostra guida a persone di tutte le età, che non avevano mai approcciato una qualsiasi forma di meditazione, e tutte hanno detto di aver vissuto un profondo stato di rilassamento e benessere. Naturalmente, se questo genere di procedimenti è sperimentato da chi ha già esperienza di meditazione, l’effetto risulta ancora più profondo”.

10 benefici della sound meditation sul corpo e la mente

1. Influenza in maniera positiva il flusso delle energie vitali e del sistema nervoso: la combinazione dei suoni vibranti e della meditazione aiuta a garantire una sensazione di benessere generale.

2. Favorisce una condizione di riequilibrio psicofisico: le frequenze sonore permettono di ritrovare pace interiore e tranquillità, sempre più ricercati in tempi di emergenza sanitaria.

3. Allevia i livelli di stress, ansia e nervosismo: le vibrazioni sonore aumentano i livelli di serotonina, ovvero l’ormone del buonumore.

4. Migliora in generale la qualità della vita: favorisce la concentrazione, rafforza le sinapsi e aiuta a rimanere in salute.

5. Rappresenta un ottimo rimedio per combattere l’insonnia: ascoltare della musica rilassante migliora la regolazione del ciclo del sonno.

6. Aumenta la produttività: determinati suoni, associati alla meditazione, attivano una sincronicità dei due emisferi, situazione che non si verifica in condizioni ordinarie

7. Migliora la circolazione sanguigna e allevia dolori mentali ed emotivi: permette di mantenere il cuore in salute, prevenendo il rischio di infarti.

8. Rafforza il sistema immunitario: diversi studi hanno evidenziato come la meditazione accompagnata al suono stimoli l’espulsione delle tossine dal corpo.

9. Riduce il decadimento cerebrale: la sound meditation aiuta a mantenere la mente giovane, ostacolando la perdita di memoria.

10. Favorisce la riscoperta della consapevolezza di se stessi: permette di essere più legati al presente e risvegliare la propria coscienza interiore.

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ZWorkspace, l’app per gestire gli spazi lavorativi in sicurezza

Tornare a lavoro per molti non è facile, poiché se è vero che con la cosiddetta Fase 2 abbiamo potuto tornare a spostarci nella Regione senza l’obbligo di giustificare gli spostamenti, è anche vero che il timore di contrarre il Covid-19 non si è dissolto.

Come accaduto durante la quarantena, tuttavia, la tecnologia ci viene in soccorso. Zucchetti ha lanciato sul mercato ZWorkspace, la piattaforma per la gestione degli spazi e prenotazione degli asset di lavoro.

Come funziona ZWorkspace

Zworkspace è un’applicazione che ogni lavoratore o i loro coordinatori/supervisori possono prenotare con estrema semplicità postazioni di lavoro, scrivanie, sale meeting, aule e parcheggi, dal proprio pc o da dispositivi mobili anche utilizzando le planimetrie delle aree aziendali.

Tutti i dati generati dal sistema sono sempre disponibili su cruscotti, dashboard, grafici e sono sempre aggiornati in tempo reale, consentendo di monitorare costantemente le performance e le preferenze di utilizzo e fornendo informazioni strategiche per implementare gli spazi in modo sempre più efficace e in linea con gli obiettivi aziendali.

“ZWorkspace è anche una risposta concreta alle misure di sicurezza contenute nel DCPM del Governo: monitoraggio degli assembramenti, rispetto del distanziamento tra le persone, controllo degli accessi ai varchi, limitazione dei posti prenotabili, ingressi scaglionati, immediato riscontro dei presenti in azienda. – dichiara Salvatore Barbera, product manager ZWorkspace di Zucchetti – L’emergenza sanitaria, però, ha soltanto accelerato un’esigenza che era già avvertita da imprese e lavoratori, ossia rendere l’esperienza di vita in azienda più dinamica, più organizzata e più intelligente. Proprio da questo modello è nato ZWorkspace”.

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Fatturazione elettronica: come amministrare al meglio le spese carburante aziendali

Le spese carburante aziendali sono una voce rilevante delle spese che la maggior parte delle società devono sostenere. Che si abbia un singolo veicolo aziendale o una vera e propria flotta, il carburante può impattare considerevolmente sulle proprie risorse.

Lo Stato italiano è consapevole del peso che il carburante ha sul bilancio finale delle aziende e per questo dà la possibilità ai professionisti ed alle società di detrarre l’IVA

Per godere di questa agevolazione fiscale è necessario richiedere al benzinaio la fattura elettronica, rilasciata in seguito al pagamento con uno strumento tracciabile, in modo da poter detrarre l’imposta sul valore aggiunto.

Carburante e fatturazione elettronica: come funziona?

Secondo la nuova normativa introdotta con la legge 205/2017, alle stazioni di servizio viene imposto l’obbligo di utilizzare la fatturazione elettronica per giustificare le entrate derivanti dall’acquisto di carburante da parte dei clienti. La fattura elettronica per il carburante è il documento che i professionisti e le aziende potranno utilizzare per chiedere che venga detratta l’IVA.

La fattura elettronica dovrà essere preparata dal benzinaio, che inserirà al suo interno nel modello del documento tutti i dati del professionista che ha fatto rifornimento. il documento verrà inviato entro massimo ventiquattro ore al sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate, che verificherà la correttezza delle informazioni riportate e poi invierà la fattura elettronica all’acquirente.

Amministrare meglio le spese carburante aziendali

Finché si dispone di pochi veicoli la gestione delle spese sostenute per il carburante è semplice, basta un po’ di attenzione per non fare confusione con le fatture. Amministrare le spese carburante aziendali diventa più complesso quando cresce il numero di veicoli presenti nella flotta aziendale e anche quando si utilizzano diversi metodi di pagamento per saldare il conto alla stazione di servizio.

Per risolvere il problema, la soluzione adottata da molte aziende è quella di dotare i dipendenti di carte carburante, in modo che per ciascun veicolo venga utilizzato lo stesso metodo di pagamento. Le società che scelgono di beneficiare di questo strumento elettronico possono chiedere l’emissione di più carte, ciascuna delle quali può essere affidata a un dipendente. In questo modo a ciascuno di essi sarà assegnato uno specifico budget e sarà più semplice tenere sotto controllo le spese.

Le carte per il carburante sono delle  prepagate, che aiutano a organizzare la rendicontazione: tutti pagamenti effettuati vengono infatti registrati e possono essere organizzati in base alla tipologia di spesa. Rientrando tra i metodi di pagamento tracciabili, le carte carburante rendono possibile la detrazione dell’IVA, oltre che più immediata e veloce la gestione dei pagamenti.

Non trattandosi di carte collegate al conto corrente aziendale, i dipendenti non potranno spendere più di quanto sarà stato assegnato loro dal reparto amministrativo. Ciò rappresenta un vantaggio per le aziende, le quali non corrono il rischio che il rifornimento del mezzo aziendale porti ad una spesa maggiore di quanto preventivato.

Un altro consiglio per amministrare meglio le spese carburante è quello di far inserire al benzinaio la targa all’interno della fattura elettronica anche se, secondo la normativa attualmente in vigore, questa non è un’informazione necessaria al fine della validazione dell’e-fattura. L’Agenzia delle Entrate lascia al cliente la libertà di scegliere se segnalare o meno la targa della vettura. 

Le società con una flotta aziendale vasta potrebbero però notare un miglioramento nella gestione delle fatture inserendo anche questa informazione facoltativa, dal momento che, in questo modo, i pagamenti per il carburante sarebbero facilmente riconducibili ai singoli veicoli e il controllo delle spese verrebbe semplificato.

Organismo Nazionale del Condominio: ecco cos’è e chi ne fa parte

Proseguono le attività di CONFASSOCIAZIONI a supporto di tutte le realtà che ne fanno parte ma non solo. Il tema è il rilancio delle varie realtà a seguito dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Coronavirus. Oggi, la rete di associazioni guidata da Angelo Deiana, ha comunicato di aver ” pronti gli emendamenti elaborati dall’ORGANISMO NAZIONALE DEL CONDOMINIO, la nuova realtà in cui si riconoscono 32 associazioni di CONFASSOCIAZIONI afferenti al mondo condominiale che ha come scopo aiutare a fare sistema nel mondo del condominio”.

Le parole sono di Franco Pagani, Vice Presidente Vicario Aggiunto di CONFASSOCIAZIONI e Presidente dell’Organismo, che ha poi aggiunto:

“Gli emendamenti al Decreto Rilancio che l’Organismo ha elaborato – ha continuato il Franco Pagani – verranno presentati alla Commissione Bilancio del Senato, anche grazie al lavoro prezioso della Vice Presidente Federica De Pasquale, membro dell’Ufficio di Presidenza, e saranno finalizzati a rendere più facili alcune attività del mondo condominiale nelle prossime fasi dell’emergenza generata dalla pandemia. Eccoli in sintesi:

  1. in deroga all’articolo 1130 comma 10 del c.c. prorogare a 12 mesi le assemblee di condominio per l’approvazione del rendiconto Consuntivo 2019;
  2. proroga del mandato dell’amministratore in scadenza fino a quando non verrà revocato dall’assemblea;
  3. autorizzare l’amministratore ad emettere quote condominiali di pari importo dell’ultimo preventivo o consuntivo che risulta approvato dall’assemblea;
  4. proroga di un anno delle scadenze di adeguamento antincendio;
  5. autorizzare e regolamentare le modalità con le quali si possono tenere le assemblee straordinarie “dal vivo”;
  6. prevedere la possibilità che si tengano in ampie sale come quelle di cinema o teatri, così da assicurare il mantenimento del distanziamento sociale;
  7. nel caso si tratti di assemblee straordinarie utili per l’approvazione di lavori /ristrutturazioni che rientrano nei bonus fiscali, prevedere che il costo della sala si possa portare anch’esso in detrazione da parte dei condomini.

“In ogni caso, CONFASSOCIAZIONI aveva già scritto al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro della Giustizia – ha ricordato inoltre il VPVA Franco Pagani – per evidenziare la necessità che sia disciplinata la possibilità di tenere assemblee on-line onde evitare disomogeneità di comportamenti e possibili liti in un tessuto sociale così diffuso e in un momento storico dove ogni possibilità di contenzioso deve essere disinnescata sul nascere, sia per facilitare la gestione futura di quanti possono avere difficoltà di spostamento”.

Le parole di Angelo Deiana

A queste, si sono poi aggiunte le parole di Angelo Deiana. “Il ruolo dell’Organismo Nazionale del Condominio sarà quello di rappresentanza politica e strategica del mondo condominiale al fine di portare sui tavoli istituzionali soluzioni pragmatiche finalizzate a migliorare la vita quotidiana di amministratori, condomini e delle altre professionalità che lavorano in questo importante sistema infrastrutturale del Paese. Per questo, l’Ufficio di Presidenza, d’accordo con il Presidente di CONFASSOCIAZIONI Real Estate, Paolo RIGHI, ha deciso di affidare la presidenza ad un’eccellenza come Franco PAGANI, nostro Vice Presidente Vicario Aggiunto”.

Le associazioni che fanno parte dell’Organismo Nazionale del Condominio

Di seguito, l’elenco delle associazioni che fanno parte dell’Organismo Nazionale del Condominio: ANAIP, AP, APAC, APACI, APICE, APR, ARCO, ASSIAC, ASSIPIL, ASSOCOND CONAFI, BM ITALIA, CONAIP, CONDOMINIO SOLUTION, CONDOMINIO 7 STELLE, CONFAMMINISTRATORI, CONFARTAMMINISTRATORI, CONFIAC, CONFIPI, FIGIAC, GESTICOND, LAIC, LISIAI, LM FRANCHISING, NACA, RECERT, REVCOND, UNAI, UNIMMOBILIARE, UNICONDOMINIO, UNRL, UPROI

Cassetto digitale impresa.italia.it: ecco cosa si può trovare e a cosa serve

Gestire in modo agile, anche da remoto, la propria azienda. Un sogno? No, oggi è possibile ottenere informazioni e documenti ufficiali per la propria azienda semplicemente attraverso il cassetto digitale impresa.italia.it. Sono già 600 mila le adesione e l’emergenza sanitaria ha fatto registrare un incremento di circa il 30%.

Le nostre abitudini, soprattutto dopo l’emergenza Covid-19, stanno cambiando: abbiamo sempre più necessità di avere tutto a portata di mano, spostandoci il meno possibile e dunque risparmiando tempo.

Il cassetto digitale in questo risulta molto utile agli imprenditori e alle aziende anche nella richiesta dei contributi per l’emergenza sanitaria. Nella documentazione richiesta per accedere ai fondi messi a disposizione – sia a livello nazionale che locale – sono sempre richieste la visura e l’eventuale bilancio, documenti che per l’impresa sono gratuiti e più facili da ottenere proprio tramite l’utilizzo del cassetto digitale.  

Cosa trovare nel cassetto digitale

Realizzato da InfoCamere per conto del sistema camerale, il cassetto è reso disponibile dalle Camere di commercio a 6 milioni di cittadini imprenditori per accedere ai documenti ufficiali e sempre aggiornati della propria impresa: visura (disponibile anche in lingua inglese), partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, bilancio, statuto, atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, fascicolo d’impresa. 

Ma cosa si può trovare nel cassetto digitale? Oltre alle informazioni di maggiore utilizzo come la visura camerale con le informazioni su certificazioni biologiche e rating di legalità, statuto, bilancio, pratiche inviate allo Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP) del Comune e  fatture elettroniche per chi abbia scelto di utilizzare il sistema gratuito delle Camere di Commercio fatturaelettronica.infocamere.it), il cassetto digitale mette a disposizione dell’imprenditore i documenti ufficiali della sua impresa presenti nel Registro Imprese, organizzati in:

  • Prospetti ufficiali: contiene i principali documenti rappresentativi dell’impresa (visure, visura storica, visura in inglese, partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, …)
  • Atti: contiene ad esempio lo statuto, l’atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, ecc…
  • Bilanci relativi a tutte le annualità disponibili
  • Dichiarazioni sostitutive: modello di dichiarazione sostitutiva del certificato di iscrizione al Registro delle Imprese (art. 46 D.P.R. 445/2000) per ogni firmatario.

Per accedere ad impresa.italia.it è sufficiente essere in possesso degli strumenti di identità digitale che consentono di identificare il cittadino-imprenditore: lo SPID (il Sistema Pubblico di identità digitale) o la CNS (la Carta Nazionale dei Servizi). Il cassetto digitale dell’imprenditore è inoltre nativamente integrato nella nuova soluzione delle Camere di Commercio per l’identità digitale DigitalDNA, dunque accessibile con il token wireless per un uso ancora più semplice in mobilità, inclusa la possibilità di utilizzare la firma digitale