Tublat la rivoluzionaria web agency online
 

Usabilità, velocità, altissimo rapporto qualità dei servizi e loro costo, procedure snelle, minuziosa assistenza al cliente, spazio alla creatività e al futuro, a portata di tutti. 

Come opera Tublat

Un sogno nato da una grande idea e diventato una giovane quanto florida realtà, in costante crescita, su scala internazionale. Ecco a voi Tublat, germogliata dalla creatività di Gianluca Iannotta, un giovane sannita appassionato, intuitivo e soprattutto innovativo. Tublat è una web agency online che nata nel 2014, oggi entra da protagonista nell’era digitale, fornendo servizi essenziali a privati ed aziende che vogliano marcare con forza e visibilità la propria presenza sul web.
 
Tublat ha creato una rete globale di esperti e garantisce ai suoi clienti assistenza personalizzata e un notevole risparmio dei costi rispetto ad una classica web agency, ma scopriamo i segreti di Tublat, analizzando anche il sito dove sono esaustivamente spiegati i numerosi servizi offerti da questa rampante web agency online.

I servizi offerti 

Come è possibile tanta efficienza e una struttura tanto snella? Tublat è interamente online, in quanto per usufruire dei loro servizi, come, per fare solo un esempio, dell’hosting linux ssd, della creazione di siti web, blog ed eCommerce o della scrittura di contenuti editoriali seo oriented per siti web e blog (copywriting), non occorre la presenza di un ufficio fisico. Tublat ha creato un network online di esperti connessi da ogni parte del mondo che lavorano in squadra per poter rendere ogni cliente più competitivo e visibile sul web.
Visitando il sito web www.tublat.com le macro aree principali dell’offerta sono chiare: hosting, domini, web design e web marketing, in poche parole tutto il meglio per il web dalla A alla Z.
 
Dalla scelta e l’acquisto di un nome di dominio attraverso piani di web hosting linux ssd sino alla realizzazione di pagine e siti web, il loro aggiornamento e posizionamento, la promozione su Internet, l’ottimizzazione per i motori di ricerca e molto altro, servizi mirati e altamente performanti per ogni tipologia di clientela ed esigenza. Tublat diventa un partner online che cura in dettaglio la presenza online del proprio cliente, che viene messo a suo agio già dal primo ingresso nel mondo Tublat.
 
Accedendo al sito infatti è evidente come sia stato studiato per essere user-friendly e comprensibile quanto accessibile a tutti, anche a chi non abbia necessariamente buone competenze informatiche. Facile, veloce e professionale, Tublat personalizza ogni servizio, permettendo al cliente di contattare la web agency direttamente dal sito, nell’area “Contattaci” e da lì proporre la propria idea, esigenza, richiesta. Da quel momento un project manager affiancato dal ramificato team di esperti mondiale Tublat seguirà l’intero progetto, dall’analisi al preventivo alla realizzazione. 
Che cosa si può chiedere a fare con Tublat: acquistare piani web hosting Linux SSD che offrono tra le migliori e più affidabili prestazioni del web, e grazie a Tublat soddisfano ogni esigenza di traffico e di spazio online; registrare un nuovo dominio o trasferirlo senza rischi; scegliere un sito web o di e-commerce che sarà disegnato e seguito in ogni fase dalla creazione al posizionamento su Internet; quindi acquistare un servizio di Web Marketing per competere da protagonisti nel web, ad esempio scegliendo i servizi di Copywriting o meglio scrittura di testi per siti o blog che sappiano catturare attenzione e possano consentire migliore monetizzazione, oppure l’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) o la gestione di campagne PPC (SEM). 
 
Selezionato il servizio richiesto direttamente dal sito il cliente viene seguito dal proprio project manager che affida poi i compiti del progetto ad una serie di professionisti su scala mondiale. I clienti possono poi monitorare direttamente online dall’area riservata del sito della web agency Tublat, l’avanzamento del proprio progetto.
Concreta, smart, ed in continua evoluzione. Tublat rappresenta oggi la vera rivoluzione delle web agency. Una web agency online capace di materializzare, davvero, i sogni in progetti web efficaci, alla portata di qualsiasi budget.

Arrivano i monopattini elettrici Ducati per una nuova mobilità urbana

Ducati punta sulla micromobilità. Lo fa presentando i suoi monopattini elettrici e ebike elettriche. Sono 7 in tutto in modelli per i quali si potrà eventualmente anche usufruire degli incentivi governativi promessi.

Spostarsi in città è sempre più complesso ed ora che tutti dovremo rispettare i vincoli e le indicazioni del cosiddetto distanziamento sociale, prendere i mezzi pubblici cominciano a diventare un problema.

Ecco perché la mobilità elettrica attraverso ebike e monopattini, potrebbe rappresentare una valida alternativa allo scooter.

monopattini ducati

Le novità firmata Ducati

MT Distribution, licenziatario e partner commerciale, con Ducati presentano una nuova linea di e-bike pieghevoli e monopattini elettrici per la mobilità urbana. 

I monopattini elettrici

I monopattini nati dalla partnership tra Ducati e MT Distribution hanno motori dai 250W ai 500W. I primi due monopattini elettrici ad essere presentati sul mercato sono denominati Cross-E e Pro II, il cui lancio sarà rispettivamente il 20 giugno e il 6 luglio 2020. 

Il monopattino Cross-E brandizzato Scrambler® monta pneumatici tubeless cosiddetti “fat” anti-foratura (misure 110/50-6.5’’), adatti anche a tratti di strada sterrata o molto irregolare. Il motore brushless fornisce una potenza continuativa di 500W e garantisce uno spunto eccellente sia in partenza sia su tratti in salita, senza subire rallentamenti di andatura. La batteria da 375 Wh garantisce un’autonomia fino a 30-35 km, mantenendo una velocità media di 15 km/h. Il doppio faro anteriore permette l’utilizzo del mezzo in notturna con un’ottima visibilità e la gestione di tutte le funzionalità, inclusi i 3 riding mode, avviene attraverso l’ampio display LCD da 3.5’’.

Il Pro II, firmato Ducati, monta invece un motore brushless da 350W continuativi e una batteria da 280 Wh, che permette di percorrere tra i 25-30 km in pieno comfort, grazie anche alla sospensione posteriore ed ai pneumatici tubeless anti-foratura da 10’’. La sicurezza e la facilità di utilizzo dei veicoli sono una prerogativa fondamentale della linea di prodotti Ducati, per questo il monopattino monta un doppio freno (elettrico anteriore e a disco posteriore) e un ampio display LCD da 3.5’’ da cui monitorare e gestire tutte le impostazioni.

Ebike firmate Ducati

Le e-bike pieghevoli, che saranno lanciate sul mercato nelle prossime settimane, annuncia l’azienda, avranno un design innovativo e saranno dotate di luci posteriori integrate nel piantone sella, batteria totalmente a scomparsa nel telaio e attivazione dei fanali con sensori crepuscolari.

monopattini ducati

Experience Academy, i manager si formano con l’aiuto dei… cavalli!

Una business school che forma manager, ma lo fa attraverso l’aiuto dei… cavalli. Può sembrare bizzarro ma non lo è affatto. Un modo non certo convenzionale di “creare” nuovi professionisti in vari campi, ma sta di fatto che questo è il modus operandi di Experience Academy, guidata da Valentina Casonato. Con lei abbiamo voluto conoscere meglio questa bellissima realtà.

Intervista a Valentina Casonato

Cos’è Experience Academy?

Experience Academy è la prima business school nata in Italia ad occuparsi di formazione e coaching esperienziale assistita da cavalli. Fondata circa dieci anni fa, oggi si avvale di una solida esperienza, comprovata da più di un centinaio di aziende e migliaia di manager e imprenditori su scala nazionale.

Formazione esperienziale: ci può spiegare come funziona?

La formazione esperienziale è una modalità di apprendimento basato sull’esperienza. L’apprendimento è un processo continuo che crediamo possa avvenire in luoghi e tempi diversi da quelli tradizionalmente destinati alla conoscenza. Se è vero che un’immagine vale più di mille parole, allora noi crediamo che un’esperienza valga più di mille immagini. Per questo motivo i nostri percorsi non si svolgono nelle aule tradizionali, ma direttamente sul campo. Experience Academy propone un modello di formazione esperienziale basato sull’interazione tra uomo e cavallo, che ha lo scopo di sviluppare le potenzialità dell’individuo e di modificarne il comportamento. Il maneggio è l’ambiente ideale per fornire ai partecipanti delle esperienze reali da cui trarre degli spunti significativi che possono poi essere applicati nella vita lavorativa di tutti i giorni. Ai partecipanti non viene richiesto di montare a cavallo: tutte le attività si svolgono da terra.

Ci spiega in che modo i cavalli possono essere utili nel mondo della formazione?

Interagire con successo con un cavallo presuppone le stesse qualità necessarie per guidare e motivare le persone, siano essi collaboratori, colleghi o clienti. La sopravvivenza del cavallo dipende dalla sua capacità di vivere il momento, di adattarsi all’ambiente e di effettuare rapide e precise valutazioni sulle opportunità e minacce del contesto in cui vive. Non sono forse le stesse capacità che vengono oggi richieste ad un imprenditore o manager? Al pari di un’azienda, un branco di cavalli agisce come un’organizzazione sociale, dove esistono compiti, ruoli e responsabilità dai quali dipende l’esistenza stessa del branco. Esiste dunque una forte analogia tra queste due realtà da cui trarre preziosi spunti di riflessione. Grazie poi alla loro straordinaria sensibilità i cavalli sono capaci di guardarti dentro e, proprio come uno specchio, restituirti l’immagine di come tu sei realmente, senza maschere o pregiudizi. Il cavallo non giudica: a lui non importa se sei un top manager o un impiegato; semplicemente ti mostra se le tue azioni e i tuoi comportamenti sono funzionali all’obiettivo che vuoi raggiungere. In altre parole, lavorare con i cavalli permette di colmare quel divario che sta tra la conoscenza, la capacità di mettere in pratica e l’essere di ognuno. Questo ci fornisce una preziosa chiave di lettura sul proprio comportamento, dandoci la possibilità di stabilire se sia funzionale o meno al raggiungimento degli obiettivi, personali e professionali.

Come reagiscono i formandi/candidati a questo modello formativo?

Quando sono partita con questo progetto ormai 10 anni fa le reazioni più comuni andavano dalla curiosità allo scetticismo poiché si trattava di un approccio completamente nuovo e sperimentale. Non è stato facile superare le perplessità iniziali; è servito impegno e costante dedizione nel perfezionare il modello. Molte aziende in questi anni ci hanno fatto l’onore di darci la loro fiducia, partecipando alle attività di formazione e coaching con i cavalli. Si tratta di realtà che per lo più operano a livello nazionale e internazionale e si misurano con esigenze di mercato che le spingono a diventare multinazionali, pur tenendo a conservare l’identità territoriale e le loro radici e a valorizzare l’elemento umano. Posso citarne alcune come ad esempio Steelco Spa, Banca Generali, Electrolux, Breton Uk. Oggi Experience Academy è diventata un marchio che conta più di un centinaio di aziende clienti e migliaia di manager e professionisti che hanno partecipato ai corsi, con un tasso di gradimento che supera i 4,8 punti su una scala che va da 1 a 5. L’incontro con il cavallo è un momento unico e speciale, che smuove emozioni, alleggerisce tensioni e ridefinisce relazioni immobilizzate da tempo. È un momento di crescita personale e collettiva in cui i partecipanti si sentono liberi di esprimere se stessi senza essere giudicati, in un contesto di natura che regala sensazioni ancestrali.

Che momento sta vivendo il mondo delle HR?

Credo che il mondo delle HR stia vivendo un profondo cambiamento nella visione strategica del proprio ruolo e che necessiti sempre più di acquisire consapevolezza sull’impatto che può avere nelle organizzazioni. Se l’imprenditore è colui che da la visione all’azienda e ne detta le linee guida, l’HR è il portavoce della filosofia e dei valori aziendali a tutti i livelli. In questo particolare momento di contingenza che stiamo vivendo a causa dell’emergenza Covid-19 molti manager faticano a mantenere dritta la bussola, si trovano disorientati a causa dell’incertezza generale che ci governa. Ritengo che proprio in questo particolare momento di difficoltà collettiva l’HR debba essere un punto di riferimento capace di prendere decisioni difficili e ricordare ai propri manager il motivo per cui sono stati scelti alla guida dei loro team. Per supportarli in tutto questo ho accolto l’idea di un carissimo collega head hunter Daniele Semenzato fondatore di Talenti Snelli e abbiamo creato assieme un gruppo su LinkedIn chiamato gli #amicidipioggia. Abbiamo scelto questo nome perché tutti i partecipanti che inizialmente hanno aderito avevano in comune l’esperienza fatta in maneggio con la mia cavalla. Scopo del gruppo quello di condividere le rispettive esperienze formative non solo con i cavalli ma soprattutto aziendali. 

Durante l’emergenza Covid-19 questa attività si è tradotta in uno spazio virtuale in cui gli HR hanno potuto condividere le best practices operative per far fronte all’emergenza. Questa iniziativa è stata particolarmente apprezzata. In realtà noi ci siamo limitati a creare il contenitore che è stato arricchito da numerosissimi scambi di idee a riprova del fatto che molto spesso è sufficiente creare lo spazio in cui le persone possono confrontarsi.

Quali sono le soft skills comuni che fino ad ora avete mappato per i manager?

Con il passare del tempo ho osservato e mappato alcuni indicatori che si riferiscono alle principali soft skills che un manager deve avere. Nel complesso, questo lavoro mi ha portato ad analizzare su un campione relativamente vasto almeno una ventina di indicatori legati alle principali soft skills in questione. Quelle che ho avuto modo di approfondire in un campione di oltre 2000 persone sono le dieci seguenti:

  1. Proattività
  2. Capacità decisionali
  3. Intelligenza emotiva
  4. Pensiero laterale
  5. Gestione dello stress
  6. Capacità di ascolto attivo e osservazione
  7. Capacità di adattamento e flessibilità
  8. Team management
  9. Focus sugli obiettivi
  10. Stile naturale di leadership

Rispetto a quest’ultimo punto, ho notato grazie ad un particolare esercizio, che il modo in cui Pioggia, la mia cavalla si avvicina liberamente al partecipante rispecchia quello che percepisce come stile di leadership. Inizialmente queste osservazioni mi portavano a

dare dei feedback abbastanza generali, che tuttavia venivano di volta in volta confermati dai partecipanti e dalle persone presenti, che li conoscevano da tempo, in quanto loro colleghi di lavoro. Questa osservazione si è fatta via via più precisa, fino ad arrivare a fornire delle indicazioni chiare, che permettono di identificare il naturale stile di leadership delle persone ed individuare ad esempio se un manager è maggiormente portato ad assumere uno stile di leadership di tipo autoritario, quello che definiremmo come lo stile

del “capo”; collaborativo, definito anche relational oriented; uno stile di leadership sfidante, orientato alla performance, o al contrario un basso livello di leadership.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Amiamo collaborare e sostenere aziende e persone che condividono i nostri valori: la passione per i cavalli, il desiderio di cambiamento, l’apertura a nuovi progetti, la visione innovativa della realtà aziendale e anche del mondo che gravita intorno ai cavalli.

Nella realizzazione dei suoi percorsi Experience Academy si avvale di trainer altamente qualificati con una specifica esperienza con i cavalli e che, dopo un percorso di formazione e affiancamento alla scuola, vengono certificati come Horse Assisted Coach.

Tra i nostri progetti futuri quello di formare sempre un numero maggiore di questi professionisti capaci di diffondere la filosofia e i valori che stanno alla base di questo metodo perché sono convinta che l’approccio “diverso” che propongo nella relazione

con i cavalli sia il medesimo che, se messo alla base di ogni relazione tra esseri viventi, può renderla equilibrata e felice. Le persone trascorrono al lavoro gran parte del loro tempo, e la qualità di questo tempo influisce direttamente sulla loro vita personale e familiare. Cambiare in meglio la qualità delle relazioni lavorative influisce sulla produttività aziendale e sullo stato di benessere e di salute di dipendenti e collaboratori. Il mondo si cambia con pazienza e con molteplici piccole azioni costanti e quotidiane.

Se sei un coach e condividi questa filosofia, è possibile contattare direttamente Experience Academy, dove è possibile avere tutte le informazioni per diventare Horse Assisted Coach ed entrare a far parte dell’esclusivo gruppo degli #amicidipioggia che vanta all’attivo una sessantina di HR tra le aziende più importanti del territorio. È possibile scrivere a: valentina@experience-academy.it

Articolo realizzato in collaborazione con Experience Academy

Trovare un nuovo lavoro con un head hunter: ecco le regole

Trovare o ritrovare lavoro ai tempi del Coronavirus, un’impresa mica da poco. E poi c’è chi è alla ricerca di nuove stimoli e opportunità. Sarà questo il “lavoro” di molte persone che a causa dell’emergenza sanitaria hanno perso il loro o vogliono dare un nuovo impulso alla propria carriera. Difficile? Sì. Impossibile, no.

C’è in tal senso una figura professionale che può essere davvero utile quella dell’head hunter. Sempre più spesso, infatti, le aziende decidono di affidarsi ad un mediatore per gestire il processo di selezione e ciò vuol dire che ritengono strategico (e di conseguenza estremamente importante) l’inserimento di nuove risorse.

“I nostri clienti – dichiara Joelle Gallesi, General Manager di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato – stanno iniziando a riprendere le consuete attività e a valutare l’inserimento di risorse in funzioni che ritengono strategiche: ICT, Engineering, Digital e Finance. Anche i candidati, nonostante qualche incertezza iniziale, hanno rincominciato a valutare la possibilità di cambiare lavoro. Naturalmente, e hanno perfettamente ragione, ci chiedono qualche garanzia prima di stravolgere la propria carriera, soprattutto in una situazione particolare come quella attuale: affidarsi a un mediatore, per gestire questo delicato processo, può essere una buona soluzione perché si ha un partner competente che rappresenti i propri interessi e, aspetto da non sottovalutare, si può entrare in un network che garantisca anche future opportunità”.

Le regole per trovare un lavoro con un head hunter

Il primo aspetto, uno dei più importanti, è creare un rapporto collaborativo con il proprio consulente in modo tale che siano chiari gli obiettivi futuri, dal punto di vista professionale, e le attese economiche e personali. La trasparenza, in questo senso, è fondamentale: un HR Consultant agisce da facilitatore, non è un ostacolo alla meta, è un partner e come tale deve essere trattato. Allo stesso tempo, però, non bisogna diventare insistenti e pressanti per evitare, come in ogni relazione di ottenere l’effetto contrario.

Smart working in vacanza: sarà una tendenza di questa estate?

Smart working in vacanza: potrebbe essere una soluzione

Dopo i mesi di stop forzato per molte categorie di lavoratori, pensare alle vacanze estive sembra davvero azzardato, in quanto il lavoro da fare è davvero tanto. Eppure potrebbe esserci una soluzione…

l claim “Ieri in ufficio. Oggi naturalmente al lavoro” è indicativo dell’iniziativa attraverso la quale Club del Sole ha istituito un modello di smart working innovativo, attrezzando i villaggi di tutte le dotazioni necessarie per la massima sicurezza e soddisfazione degli ospiti: autentiche oasi di tranquillità pensate per favorire la concentrazione di chi deve lavorare, connessioni WI-FI ad alta velocità nelle mobilhomes, food delivery direttamente in bungalow, servizio stampa documenti, fast check-in, igienizzazione degli alloggi e monitoraggio degli accessi agli spazi comuni, ecc.

“Club del Sole mette a disposizione dei propri ospiti oltre 1 milione di mq distribuiti in 15 camping villages tutti in Italia – dichiara Giovanni Cavalli, Consigliere Delegato di Club del Sole. Le nostre strutture sono strategicamente  posizionate sulle più belle spiagge e nelle oasi più naturali in ben 6 regioni italiane,  spiega Cavalli –in contesti sicuri e rilassanti da vivere in compagnia. Lo Smart Working Village, che abbiamo studiato ad hoc per chi vuole coniugare vacanza e lavoro, permetterà di far fronte alle esigenze lavorative e al desiderio di vacanza studiato apposta per l’estate 2020. Stiamo verificando con i nostri consulenti l’ampliamento dei benefit per un ideale Smart Working nelle nostre strutture  conclude Cavalli e far fronte alle esigenze di ogni professionista con sistemi informatici, strumenti all’avanguardia e personale dedicato per consentire un ‘rilassante’ lavoro anche in vacanza”.

Conciliare lavoro e vacanza potrebbe dunque non essere un’utopia. Lo smart working potrà continuare ad essere ancora protagonista delle nostre giornate, anche di quelle estive, conciliando le esigenze lavorative a quelle familiari di ogni azienda e lavoratore.

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Il futuro del capitalismo nell’era del Covid-19

“Le previsioni nascono dal fatto che nessuno conosce davvero il futuro”

John K. Galbraith

Lo scenario sta cambiando profondamente. E la pandemia che stiamo vivendo è, nella sua immensa gravità, un grande acceleratore di trend e processi. Tutti noi aspettavamo il cambiamento del “nudge”, la spinta gentile del Premio Nober Richard Thaler, e invece è arrivato il “calcio” violento del film “Inception” di Christopher Nolan, lo tsunami pandemico che sta spazzando via molte certezze.

D’altra parte, dovremmo essere ormai consapevoli che, pandemia, tsunami o guerra, il capitalismo è un sistema economico in grado di fare, spesso troppo brutalmente, soltanto una cosa: separare gli operatori efficienti da quelli inefficienti, premiando i primi con successo e utili e punendo i secondi con il fallimento. Molto difficile da metabolizzare, ma bisogna andare oltre le ipocrisie ideologiche: il capitalismo non ha morale, non ha finalità, non ha orientamento o giudizio perché è tarato su meccanismi paragonabili a quelli evolutivi della natura. 

Il capitalismo è globale

È per questo che, pur nelle sue diverse connotazioni (capitalismo occidentale, capitalismo di stato, capitalismo autoritario, capitalismo teocratico), si adatta con successo a livello globale. D’altra parte, anche i processi evolutivi della natura si comportano allo stesso modo: negli ecosistemi alimentari il più forte mangia il più debole, i terremoti ed i vulcani rimodellano il territorio, il pollice opposto è la tecnologia evolutiva che ha progressivamente differenziato l’uomo dalle scimmie. È per questo che, per leggere il futuro, bisogna individuare e cavalcare positivamente il trend evolutivo vincente nel lungo periodo. Esattamente come nella vita e nella natura. Perché gli unici a poter interpretare in modo più saggio e positivo il capitalismo siamo soltanto noi.

In ogni caso, la pandemia è un macro trend evolutivo. Pensiamo, ad esempio, alla prima reazione del contesto (la gente, il mercato, le transazioni) rispetto ad un trend innovativo. Accade una cosa semplice: il nostro modo di fare le cose tende a ridefinirsi intorno all’innovazione. Succede sempre così: in un primo momento subiamo l’innovazione in modo quasi passivo e poi, un passo alla volta, iniziamo a metabolizzarla. La mastichiamo, la digeriamo, la assimiliamo nelle nostre vite. 

Nella prima fase l’innovazione prevale e occupa militarmente il nostro territorio. Facciamo in modo meccanico tutte quelle cose che ci è stato spiegato. In un secondo momento, ci riappropriamo del territorio precedentemente perso modellandolo secondo le nostre esigenze. Fra questi due momenti c’è come una pausa, ed è in questa pausa che progressivamente prende forma la mutazione (il trend) del modo di fare le cose. Tutto ciò accade perché acquisiamo familiarità con il cambiamento derivante dall’innovazione e capiamo come inglobarla nelle nostre vite, come parte di noi stessi. Come portare la mascherina o lavarsi tanto le mani.

È partita la trasformazione

Tutto ciò genera una serie di importanti conseguenze. Partiamo dagli approcci psicologici. La prima sensazione che deriva dalla velocità del trend è la paura di sbandare in curva. Quando sbandiamo in curva, il nostro primo istinto è frenare ma sappiamo tutti che è un errore. È quello che ci sta succedendo oggi: il cambiamento generato dalla pandemia (si pensi allo smart working) è sempre più veloce, ma dobbiamo reprimere l’istinto di attaccarci ai freni. 

Senza dimenticare che alcune innovazioni, alcuni trend hanno un inizio esitante, poi partono veloci e sembra che volino lontano. Queste innovazioni generano una sequenza di cambiamenti progressivi e apparentemente incrementali (tanti cambiamenti fatti di piccoli passi), che si sommano per aggregazione, e crescono con la logica della palla di neve, fino a provocare vere e proprie mutazioni genetiche dell’economia, dei mercati, della società. Il Covid-19 ha avuto lo stesso processo di sviluppo ma sta generando, come in tutte le grandi crisi, nuove opportunità anche per una fase nuova del capitalismo. Perché, come dice un vecchio detto, quando tutto è perduto, tutto è finalmente possibile.

A cura di Angelo Deiana

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Dopo il Coronavirus cosa cambierà nei rapporti di lavoro?

La Fase 2 è iniziata, seppur tra timori e interrogativi che probabilmente verranno risolti tra qualche settimana. Ma intanto il mondo del lavoro si interroga su cosa è cambiato e su cosa cambierà dopo l’emergenza Coronavirus. Soprattutto per i rapporti interpersonali, ci saranno variazioni di rilievo.

Per questo EasyHunters, prima società di ricerca e selezione con un Digital Operating Process, ha svolto un sondaggio con 13.000 lavoratori di aziende di ogni settore, di ogni grandezza e con livelli di esperienza eterogenei, per capire cosa si aspettano dal ripristino di tutte le attività.

“Quello che sta accadendo, a livello sanitario ed economico, è davvero senza precedenti. Le aziende – spiega Francesca Contardi, Managing Director di EasyHunters – si sono trovate, quasi da un giorno all’altro, a far lavorare i propri dipendenti e collaboratori da remoto senza aver mai sperimentato prima questa modalità, con procedure e dinamiche nuove per tutti. Ora che la Fase 2 è iniziata, ci troviamo a dover ragionare sul futuro sia a livello organizzativo e pratico sia a livello manageriale. E per farlo non possiamo permetterci di ignorare ciò che si aspetta chi lavora con/per noi. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere direttamente ai lavoratori se sono pronti a tornare in ufficio, quali timori hanno e cosa vorrebbero in futuro. Il primo dato che emerge dall’indagine è la spaccatura netta tra chi vuole rientrare (il 44%) e chi preferirebbe rimanere a casa (56%). Di quest’ultimo gruppo, il 32,3% vorrebbe rientrare appena ricevuta una comunicazione ufficiale dal governo, il 31,5% a settembre e il 29,8 tra giugno e luglio”. 

I risultati del sondaggio

Difficile immaginare esattamente cosa accadrà, ma i lavoratori non nascondono i loro timori. Il principale è rappresentato dalla presenza di colleghi asintomatici (64,7%), seguito dalla possibilità di contagiarsi prendendo i mezzi pubblici (40%). Per risolvere questo problema, quindi, la maggior parte delle persone ha dichiarato che userà l’auto privata (68,9%), il 4,9% le biciclette e il 13% circa si sposterà a piedi (13,6%) o con i mezzi pubblici (12,6%). Nessuno, infine, opterà per car sharing o sistemi simili. 

E sulla base di questo, come cambieranno i rapporti con colleghi e fornitori? Per il 68,6% degli intervistati la stretta di mano sarà bandita per molto tempo. Il 70% dichiara, inoltre, che indosserà la mascherina e solo il 31,4% i guanti. 

Insomma, i rapporti sociali sul lavoro potrebbero cambiare e non poco… staremo a vedere.

Fase 2, grande successo per la maratona dei manager

Maratona dei manager: oltre 17 ore di idee

Una maratona di oltre 17 ore in cui manager e professionisti si sono confrontati, ovviamente online, su come organizzare al meglio la cosiddetta Fase 2.

Si è tenuta sulla piattaforma www.maratonamanager.it, ed è stata organizzata da Zwan, agenzia di reputation marketing.

Sono state ben 123.702 le persone, tra manager e dipendenti di aziende che vi hanno participato con la speranza ed il desiderio di ripartire con il piede giusto.

Tante le associazioni presenti all’evento

L’evento è nato dalla volontà di CIDA e delle sue Federazioni aderenti (Federmanager, Manageritalia, FPCIDA, CIMO, Sumai Assoprof, FIDIA, Federazione Terzo Settore, FENDA, Sindirettivo Banca d’Italia, SAUR, Sindirettivo Consob) che ha poi coinvolto anche altre realtà associative, quali la RETE dei Comunicatori e del Management, Confassociazioni e tutte le organizzazioni ad esse aderenti.

“Abbiamo accettato con piacere l’ambiziosa sfida di Mario Mantovani, presidente CIDA, che ha avuto la grande intuizione di immaginare un evento totalmente digitale di grande portata e ambizione. Ci ha coinvolti così in un gran team di lavoro, che comprendeva Alessandra Ceccarelli e Dina Galano di Federmanager, Enrico Pedretti di Manager Italia, Rita Palumbo di Ferpi, Licia Cianfriglia e Teresa Lavanga di Cida. – ha commentato Davide Ippolito, CEO di Zwan e che grazie alla collaborazione di tutte le risorse delle associazioni aderenti, è riuscito nell’eroica impresa di organizzare un evento così grande in soli 10 giorni. L’appuntamento è stato un utile momento per scambiarsi proposte, idee e opinioni e lanciare un forte richiamo ai valori di competenza e responsabilità da parte di manager, alte professionalità e professionisti per sbloccare l’Italia dopo l’emergenza Covid-19 e risanarla da atavici ritardi, mancata innovazione e digitalizzazione incompiuta. La certezza di voler e dover essere attori protagonisti del futuro del Paese. All’alba della quinta rivoluzione industriale, quella della Reputazione, è necessario puntare sulle competenze e sulla conoscenza. Questo evento e il numero di persone che ha coinvolto è la dimostrazione che nei momenti difficili c’è voglia di ascoltare chi ha competenza e buona reputazione”.

Il presidente Mantovani ha dichiarato “Abbiamo intercettato il sentire comune di tante persone che, al di là di ogni appartenenza di categoria, vogliono imprimere un passo decisamente diverso al nostro Paese, vogliono farlo correre puntando senza compromessi su competenze e responsabilità. È nelle forme organizzate di rappresentanza che si rende concreta la democrazia. Quelle dei manager sono largamente rappresentative in tutti i settori pubblici e privati, comprendono quindi anche i medici e i dirigenti scolastici, che dovranno essere i primi interlocutori per una profonda riforma dei rispettivi sistemi. Ora chiediamo al Governo un cambio di passo, un nuovo metodo di agire, basato sulla responsabilità di persone competenti. Noi ci siamo”. 

Il valore dell’evento è stato riconosciuto anche da David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, che a riguardo ha dichiarato “La vostra iniziativa è molto importante e il contributo di manager e alte professionalità rappresenta un punto di vista vitale in termini di know-how e capacità. Siamo a un cambio di fase, nei prossimi mesi serviranno le vostre caratteristiche di visione, capacità, pragmatismo, progetti e competenze”.

La ripartenza è vicina: è il momento di pensare a quello che verrà

I dati ci dicono ormai da giorni che la situazione, in Italia, sta migliorando. Con la consapevolezza di avere alle spalle il momento peggiore della crisi sanitaria, è arrivato il momento di pensare a quello che verrà.

In questi giorni si moltiplicano le voci di chi, dentro a questo dramma che ha travolto e sta travolgendo il mondo, vuole scorgere un’opportunità, e se non un’opportunità, come minimo un importante momento di riflessione. Questo dovrebbe valere a tutti i livelli, da quello politico a quello professionale, con le aziende stesse chiamate a ripensare alcuni metodi, e soprattutto a pianificare la ripresa.  Meglio: a pianificare il modo in cui affrontare la ripartenza. Mettendo da parte facili pessimismi.

Certo, non è semplice: riprendersi da questo shock non sarà una passeggiata per nessuno, men che meno per il mondo delle imprese. I dati ci dicono che la situazione è e sarà molto complicata: Bankitalia ha spiegato che ogni settimana di lockdown costa al nostro Paese lo 0,5% del Prodotto interno lordo annuo, ovvero all’incirca 9 miliardi di euro. Si stima una caduta del Pil di circa il 5% nel primo trimestre, decremento che si ripeterà anche nel secondo trimestre.

Difficile, insomma, guardare con il sorriso al dopo, a quella che in questi giorni continuiamo a chiamare “ripresa”, “ripartenza”. Eppure è proprio questo che siamo chiamati tutti a fare, auspicabilmente in tempi brevi: ripartire. E per farlo è necessario, come anticipato, mettere da parte il pessimismo, nonché sgombrare la mente e mantenere i nervi ben saldi. Non è impossibile: di motivi per essere fiduciosi nel futuro, infatti, ce ne sono anche nel mondo delle imprese, e non sono nemmeno pochi. Basta aguzzare un poco lo sguardo

Non tutto si è fermato, anzi. In molti casi questa crisi è stata affrontata con grande audacia, con realtà piccole e grandi che hanno mutato modalità lavorative per poter continuare a lavorare, mentre altre hanno deciso di cambiare in modo importante anche i prodotti e i servizi offerti, adattandosi alle esigenze straordinarie di questo periodo.

Sono tantissime le aziende che non hanno smesso nemmeno per un attimo di guardare al futuro. Pur in queste settimane di lockdown, per esempio, l’agenzia di selezione del personale Adami & Associati ha continuato a selezionare – ovviamente da remoto – i migliori talenti per le aziende clienti, a livello nazionale e internazionale. In molti casi si è proceduto con la selezione di profili che sarebbero stati ricercati anche senza alcuna crisi sanitaria, mentre in altri è stato offerto il supporto di head hunter per individuare delle figure specializzate per affrontare al meglio l’emergenza Coronavirus, la quale in molti casi si è tradotta in un aumento del lavoro oppure in una trasformazione radicale della produzione. Nella maggior parte delle situazioni, il primo passo per superare questo momento è stato quello di cercare le competenze giuste, inserendo nuovi capaci professionisti nel proprio team.

Sono tante le realtà che, di fronte al lockdown, hanno saputo reinventare il proprio modo di lavorare, scoprendo e sviluppando tecniche e strumenti che risulteranno preziosi anche in futuro. Parliamo certamente delle tantissime aziende che hanno continuato a lavorare in regime di smart working, scoprendo così, seppure in modo inizialmente traumatico, i tanti vantaggi del lavoro agile. Ma parliamo anche di tutte le aziende che in queste settimane hanno trovato un altro modo per offrire i propri prodotti e servizi, dagli psicologi che hanno avviato delle sedute individuali in videoconferenza agli esercizi commerciali che hanno deciso di darsi alle consegne a domicilio, spesso con l’avvio di nuovi negozi digitali che, in altre situazioni, mai sarebbero stati lanciati.

La ripartenza, che già adesso la maggior parte delle imprese stanno preparando, dovrà essere fatta a partire dal capitale umano, e quindi dalle competenze e dall’esperienza, ma anche dalla voglia di fare e dal coraggio.

La sfida che si para davanti a noi non sarà facile. Riusciremo a superarla puntando sulle persone, sulle capacità di ogni singolo professionista, sui talenti. Sono questi, infatti, che ci permetteranno di superare l’attuale pandemia e la conseguente crisi economica: su questo non ci sono dubbi.

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La rioganizzazione del team di lavoro all’epoca del Coronavirus

La riorganizzazione del team di lavoro: da dove partire

Non è facile lavorare in questo periodo in cui il Coronavirus condiziona pesantemente in primis le nostre stesse vite. Abbiamo cambiato il luogo di lavoro ( che spesso è la nostra casa), sono cambiati i rapporti sociali (ormai virtuali): insomma, abbiamo mutato l’architettura delle nostre giornate lavorative. Conseguenza naturale è stata una naturale riorganizzazione del team di lavoro che collabora con noi.

L’uso di strumenti tecnologici per rimanere in contatto con i collaboratori è oggi essenziale: Zoom, Skype, Whattsup, sono solo alcuni dei sistemi per interfacciarci con chi lavora con noi, ma è sufficiente questo per mantenere viva la “fiammella”?

5 modi per sostenere il proprio team di lavoro

In questa ottica, gli esperti di ADP, leader riconosciuto a livello mondiale in ambito HCM, hanno elaborato 5 consigli utili per aiutare e sostenere il proprio team di lavoro ai tempi del Coronavirus.

Sostegno psicologico 

“Mai come in questo momento, i manager devono considerare i propri dipendenti degli individui, non numeri su un foglio di calcolo. dichiara Marisa Campagnoli, Direttore HR ADP Italia Devono essere in grado di risollevare tanto il morale quanto la motivazione, dando un senso alle decisioni aziendali in modo tale che i team siano attivamente coinvolti negli obiettivi e nelle attività strategiche dell’azienda. Adp, nella sua survey annuale sulla forza lavoro, ha registrato come un lavoratore italiano su tre (32,5%) affermi che non vi sia il minimo interesse da parte della propria azienda in merito al suo benessere e stato psicologico/emotivo. In questo momento non vi deve essere questa percezione, pena un forte calo della produttività”.

Emerge quindi come, in questa situazione, il sostegno psicologico sia un primo punto fondamentale. Può essere di aiuto organizzare per i propri dipendenti anche delle sessioni di webinar incentrati su benessere fisico (lezioni di yoga per far un esempio) ma soprattutto motivazionali, come i cosiddetti “mind fulness” o “mind fitness”, ovvero corsi che esercitano la mente ad affrontare momenti di stress particolari attraverso percorsi di riflessione e allenamento mentale.

Incentivare il coinvolgimento e la performance

Mantenere il coinvolgimento del personale, mentre lavora da casa, è una delle sfide più ardue. 

“Occorre avere una chiara visione di come le capacità sono utilizzate nel proprio team e di dove vi sono eventuali discrepanze, così da pianificare una buona strategia nell’attribuzione dei compiti individuali. – afferma Marisa Campagnoli – Riuscire a vedere le capacità e le performance significa essere in grado di fornire al team la formazione fondamentale per i ruoli ricoperti e altresì identificare l’eventuale ulteriore supporto necessario per colmare le lacune di performance”. 

I leader devono giudicare e analizzare l’impegno di ogni singolo membro del team, affidandogli mansioni a lui più congeniali e analizzandole i risultati, per cogliere eventuali problematiche.

Mantenere la separazione tra tempo lavorativo e tempo privato

In una situazione in cui lavoro, famiglia e tempo libero si realizzano tutti nel medesimo luogo, la casa, è facile perdere la distinzione tra le diverse attività.

È però fondamentale, mai come in questo momento, che le sfere lavoro/privato rimangano separate. I manager non devono pensare, o dare per scontato, che il proprio dipendente a casa non abbia comunque diritto a un orario di lavoro preciso. Trovare il giusto equilibrio tra vita personale e lavoro è importante anche se con l’avvento delle nuove tecnologie i confini stanno diventando sempre più sfumati.

Secondo uno studio ADP dal titolo “People Unboxe”, tre quarti dei dipendenti italiani (78%) ha dichiarato di desiderare fortemente di mantenere lavoro e vita privata ben separati. Alla domanda “cosa pensi che possa impattare positivamente sul tuo benessere mentale e psicologico in tema lavoro?” il 43% degli italiani ha risposto proprio il lavoro flessibile, ma con attenzione ancora una volta alla separazione delle due sfere. Quindi sì allo smartworking, ma con regole e tempi precisi.

“Con il lavoro flessibile e l’uso diffuso delle tecnologie come supporto sul posto di lavoro, le società rischiano di incoraggiare una cultura del lavoro “sempre attivo”, – specifica Marisa Campagnoli – e questo potrebbe persino avere un impatto negativo sulla produttività. I team HR e i business leader dovrebbero dare ai singoli l’autonomia di scegliere come organizzare il proprio bilanciamento vita-lavoro, soprattutto in questa situazione. Le persone che desiderano unire lavoro e vita privata devono avere la possibilità di farlo. Analogamente, tale diritto deve essere riconosciuto anche a coloro che vogliono mantenere le due sfere ben distinte. È la libertà di scelta l’elemento fondamentale per garantire il coinvolgimento dei dipendenti a qualsiasi livello”. 

Incoraggiare l’apprendimento personale 

Per le aziende è un ottimo momento per puntare alla formazione dei propri dipendenti. Molte imprese si troveranno inevitabilmente in questo momento con un carico di lavoro inferiore, organizzare webinar e seminari online per i propri dipendenti può essere un’ottima idea per non sprecare questo tempo a disposizione, ma anche per mantenere alta la soglia dell’attenzione e del coinvolgimento.

Non dimenticare i “come stai?” e i “bravo, ottimo lavoro”

Come già ribadito, è un periodo di forte stress psicologico per tutti. La resa sul lavoro può subire forti ripercussioni da questa tensione causata dalla reclusione forzata, che in qualche modo tende a instaurare un clima di paura e sconforto. Proprio per questo, un bravo manager, non dovrebbe mai dimenticarsi di chiedere a ciascun membro del proprio team, come prima cosa, “come stai?”. Il lavoratore è un individuo e non un mero esecutore di compiti, e così non deve sentirsi. Fondamentale poi sono i riconoscimenti, ora più che mai. Se un dipendente fa un buon lavoro, sottolinearglielo non diventa solo per lui motivo di orgoglio, ma in una situazione così difficile anche una spinta a fare e a non lasciarsi andare allo sconforto.

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