Manager

Una categoria particolare, quella dedicata al top management del nostro tempo. Interviste e curiosità raccontate dai protagonisti del mondo del business, che ci svelano i propri segreti di successo e ci raccontano come si sono realizzati nel mondo degli affari. Sono manager di primo livello, preparati, acuti e sempre attenti, dai quali poter prendere spunto per migliorare la propria carriera professionale. Sono professionisti che guardano e fotografano il mondo in modo particolare, offrendoci una panoramica non solo del presente che stiamo vivendo, ma anche del futuro che è dietro l’angolo. Uomini, manager o più semplicemente businessman che sanno come essere protagonisti della scena nazionale ed internazionale, con le loro idee e con le skills più richieste del momento.

Real Estate Data Hub, analisi innovativa per gli stakeholder del mercato immobiliare

Strumento di analisi nato dalla collaborazione tra RE/MAX Italia e Avalon Real Estate, Real Estate DATA HUB permette di visionare una banca dati con le numeriche di transazioni del 2020, arricchite da analisi di know-how ed expertise proprie del mercato del real estate. Nel dettaglio offre anche previsioni sul mercato immobiliare italiano per il 2021, nei comparti relativi al residenziale, logistico, direzionale, commerciale e ricettivo.

L’annuncio di questa prima release del Report annuale sull’immobiliare italiano coincide con la panoramica dei trend dei comparti complessivi, cui seguiranno pubblicazioni periodiche trimestrali con specifici approfondimenti su ogni segmento esploso nel report annuale di previsione.

Il momento che stiamo vivendo ci lascia immaginare un futuro diverso per il comparto direzionale, indirizzato al ripensamento degli uffici verso soluzioni ‘smart’. Particolare attenzione ai temi dell’ecosostenibilità, con un significativo aumento della richiesta di immobili tecnologicamente avanzati. Di fatto gli spazi di co-working si stavano affermando già molto prima del periodo pandemico, ma l’incremento dei necessari metri quadri per singola postazione lavorativa introduce un quadro ampliato di desk sharing unito a spazi comuni per connettività e condivisione, sviluppati con l’intento di dare vita a ecosistemi lavorativi più stimolanti. Secondo quanto rilevato da Data Hub, gli investitori stanno riservando particolare attenzione al tema ESG (enviromental, social, governance) per privilegiare aspetti legati al no carbon footprint, certificati LEED, WELL o BREEAM o in linea con i benchmark GRESB.

Intervista a Dario Castiglia, CEO & Founder di Re/Max Italia

Abbiamo chiesto a Dario Castiglia, CEO & Founder di Re/Max Italia come i big data siano elemento predittivo, fotografia di un andamento del mercato immobiliare italiano.

L’analisi dei Big Data è funzionale allo sviluppo di strategie efficaci. RE/MAX Italia, attraverso il proprio Centro Studi, analizza costantemente i dati di transato provenienti in tempo reale dal nostro network. Ciò fornisce una puntuale fotografia del mercato immobiliare in tutto il territorio italiano, dove operano le nostre 500 agenzie e gli oltre 5.000 consulenti immobiliari affiliati al nostro network.

Attraverso l’analisi di dati reali, attendibili ed aggiornati, è possibile osservare le dinamiche del mercato, concentrarsi su uno specifico comparto o area geografica, oppure, avere una visione d’insieme dell’andamento del real estate in Italia, corredato dalla valutazione dei principali parametri quali canoni, prezzi, yield e valori del transato.

Com’è costituito il report e come avviene l’analisi dello scenario congiuntamente ad Avalon?

Real Estate DATA HUB è un progetto che nasce dalla collaborazione, dalla condivisione del know how, dei dati e dell’intelligence, di due realtà importanti del panorama immobiliare italiano che mettono a fattor comune competenze e conoscenze per offrire un’analisi esaustiva dei diversi comparti immobiliari. Il progetto DATA HUB rappresenta un nuovo asset del percorso di innovazione costante di RE/MAX Italia. Grazie al Report mettiamo a disposizione dei nostri agenti immobiliari un inedito strumento di analisi per supportarli nell’operatività quotidiana.

La prima edizione del Report annuale di DATA HUB si sviluppa in diversi capitoli, introdotti da considerazioni sullo scenario economico a livello mondiale. Seguono sezioni dedicate ai vari comparti del real estate, dal residenziale al ricettivo, passando per la logistica, il direzionale, il commerciale. Le analisi dello status quo e le previsioni sono supportate da tabelle, grafici e infografiche estremamente puntuali, elaborate congiuntamente dai Centri Studi di RE/MAX e Avalon. Il tutto è arricchito da testimonianze esclusive di opinion leader e player rappresentativi di tutta la filiera. 

Come ha reagito il settore creditizio nel real estate residenziale e non? 

Nonostante nel 2020 si sia registrato complessivamente un calo delle compravendite immobiliari, il mondo del credito ha mantenuto gli stessi volumi del 2019. Grazie all’attività di 24MAX, società di mediazione creditizia del Gruppo RE/MAX, abbiamo un osservatorio privilegiato sull’andamento dei mutui. Quello che rileviamo è che anche nei primi mesi del 2021 il settore creditizio continua a vivere un momento di liquidità e il mutuo ipotecario si conferma il prodotto preferito per nuovi impieghi. Questa situazione, unita ai tassi ai minimi storici, rappresenta un periodo ideale per chi vuole comprare casa accendendo un mutuo. Secondo i dati raccolti dai credit specialist di 24MAX, anche nel 2021 in ambito residenziale i prodotti più richiesti continueranno ad essere mutui a tasso fisso per un importo medio di 133.300 euro. 

Diverso è l’aspetto relativo ai settori non residenziali, in quanto vi è una maggiore attenzione delle banche nel finanziare acquisti da parte delle imprese. Qui risulta discriminante quanto il settore di appartenenza dell’azienda richiedente sia stato colpito dalla crisi derivata dalla pandemia.

Può anticiparci la previsione di una piena ripresa economica di supporto all’intero segmento del real estate?

Complessivamente, il mercato immobiliare residenziale ha dimostrato di essere molto resiliente e l’andamento crescente dell’ultimo trimestre del 2020 (+9% rispetto al 2019) ha rappresentato un’anticipazione della ripresa prevista per il 2021, con un incremento, seppur moderato, delle vendite residenziali. Una risalita graduale che andrà a rafforzarsi nel 2022, anno in cui si stima un ritorno ai livelli pre-pandemia.

Il settore immobiliare e quello creditizio storicamente sono sempre andati a braccetto e l’aspetto finanziario ha da sempre condizionato il real estate. Fare previsioni risulta sempre complesso in un momento di grande incertezza come quello attuale; tuttavia, per quanto riguarda il credito, ipotizziamo un perdurare del momento di liquidità e quindi la disponibilità a finanziare il settore immobiliare.

Inoltre, piano vaccinale, Recovery Plan, Superbonus e Ecobonus fanno prevedere una ripresa economica già dall’anno in corso, con una ripartenza dei consumi e degli investimenti. Si stima dunque che il mercato immobiliare italiano continuerà ad attrarre investitori, anche internazionali, nel corso del 2021, alla ricerca di immobili caratterizzati da qualità del costruito, elevati livelli di comfort ed efficienza energetica.

Una percentuale di previsione massima per comparto nel secondo semestre dell’anno in corso? 

Nel residenziale si prevede l’affermarsi di un boom suburbano, privilegiando abitazioni ubicate in provincia piuttosto che in città. Un effetto del ‘work from home’ che influenzerà le scelte immobiliari degli italiani con una sempre maggiore propensione a case più spaziose.

Nell’ultimo anno, infatti, la casa ha cambiato ruolo, è cambiata la percezione della stessa e sono cambiate di conseguenza le necessità degli acquirenti. I dati di cui disponiamo confermano una variazione della domanda. In particolare, le transazioni sono calate nei Capoluoghi e aumentate in provincia, registrando nel 2020 un incremento del 3% rispetto al 2019. In generale, soprattutto grazie all’utilizzo delle tecnologie, le compravendite in ambito residenziale hanno dimostrato forte dinamismo, in particolare nella seconda parte dell’anno. Rispetto al 2019, nel 2020 si è registrato un sensibile calo delle tempistiche di vendita e di locazione. La media mensile dei giorni di vendita per la categoria Appartamenti è passata da 162 a 152 giorni (-6,2 % rispetto al 2019); per Loft/Open Space, Duplex, Case Semi e Indipendenti, Ville da 190 a 177 giorni (-6,8 %). In ambito di locazione, per gli Appartamenti si registra un calo del 9,1 % (da 66 a 60 giorni). Come prevedibile, la categoria “Loft/Open Space, Duplex, Case Semi e Indipendenti, Ville” segna la contrazione più significativa, pari a -29,5 % (da 88 a 62 giorni).

Nello specifico, possiamo affermare che i risultati raggiunti durante il primo quarter del 2021, riflettono l’inizio di una ripresa del residenziale. Nel mese di marzo 2021 gli immobili acquisiti dal network RE/MAX sono aumentati del +121% rispetto all’anno precedente (mese in cui iniziò il lockdown nazionale) e i transati sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2020. Un andamento che ci auspichiamo continui anche nei mesi a venire.

Nel comparto direzionale si conferma l’interesse di grandi operatori internazionali per i mercati di Milano e Roma,con focus su immobili tecnologicamente avanzati o da riqualificare in un’ottica di rifunzionalizzazione degli spazi esistenti. Desk sharing con incremento di metri quadri per ciascuna postazione e spazi comuni per connettività e condivisione sono solo alcune delle caratteristiche ricercate per immobili direzionali che devono permettere la convivenza tra lavoro tradizionale e smart working. Il Q1 si è mostrato abbastanza dinamico in termini di transazioni, con una decina di transazioni importanti tra Roma e Milano e altre in pipeline come l’acquisto della Torre di via Turati a Milano da parte di Artisa Group con un progetto volto alla riqualificazione degli uffici alla luce delle nuove esigenze.

Grande effervescenza si registra in ambito logistico. La crescita esponenziale dell’e-commerce ha evidenziatol’esigenza di rafforzare il network della distribuzione locale in ottica di capillarizzazione con la ricerca di spazi limitrofi ai centri urbani. L’interesse degli investitori (soprattutto internazionali) verso immobili a destinazione logistica si conferma anche nei primi tre mesi del 2021, con un take up superiore ai 400.000 mq, in crescita rispetto al Q1 2020. Si ricercano non solo immobili già predisposti, ma anche light industrial da riconvertire e green field da sviluppare che abbiano come caratteristica comune la prossimità a città primarie e secondarie.  

Al contrario, il retail – insieme al ricettivo – rappresenta l’asset class con performance maggiormente negative dovute alla crisi pandemica. Le chiusure forzate hanno costretto i proprietari di centri commerciali e outlet a concedere rinegoziazioni dei canoni o dilazioni di pagamento. A soffrire maggiormente sono stati i centri medio-grandi penalizzati dalle limitazioni di spostamento. I centri commerciali di dimensioni inferiori e situati in zone periferiche hanno potuto beneficiare di una penetrazione maggiore del loro bacino d’utenza dovuto in parte anche al diffondersi del lavoro da casa. In termini di transazioni, l’andamento negativo del 2020 sembra continuare anche nel Q1 2021, con un numero molto limitato di compravendite registrate. 

In ultimo, come la tecnologia e la digitalizzazione ha apportato dei cambiamenti al settore immobiliare? 

La digitalizzazione sta contribuendo significativamente all’evoluzione dell’intermediazione immobiliare. nel corso del 2020 RE/MAX ha spinto sull’acceleratore dell’innovazione tecnologica, da sempre asset del Gruppo, dotando tutto il network di un bouquet di strumenti avanzati a servizio della clientela. L’utilizzo di tool tecnologici ci ha permesso di guadagnare quote di mercato anche nel corso del 2020. La nostra crescita, infatti, si è basata su due fattori: da un lato, la pandemia ha disincentivato il fai-da-te evidenziando i vantaggi dell’intermediazione immobiliare professionale; dall’altro, la digitalizzazione dei processi ha permesso di gestire le transazioni con più efficienza nel rispetto delle attuali dinamiche. 

Tra le novità di RE/MAX Italia per il 2021, anno in cui il network festeggia il 25esimo anniversario di attività nel nostro paese, c’è il lancio di MAX/Connect, l’innovativa App relazionale già disponibile per smartphone e tablet. L’applicazione, sviluppata per migliorare ulteriormente la customer experience, fonde tecnologia e rapporto umano proponendosi come inedito strumento di interazione in ottica di digitalizzazione dei processi. Bastano pochi click per mettersi direttamente in contatto con il proprio consulente di fiducia, iniziando a scambiare informazioni in tempo reale. Tramite MAX/Connect, infatti, è possibile fissare appuntamenti, condividere le agende e inviare feedback immediati sulle proposte degli immobili selezionati. Attraverso la App, i clienti RE/MAX possono, inoltre, consultare informazioni sintetiche in formato scheda, contenenti tutti i dati più rilevanti per seguire il processo di compravendita in modo fluido e immediato.

MAX/Connect è un tassello delle nostre iniziative focalizzate sull’utilizzo della tecnologia per rendere ancora più efficiente l’intermediazione immobiliare. Tra queste i formulari editabili online, la firma grafometrica, i virtual tour, i virtual open house e il fitto programma di training formativi e aggiornamenti professionali, erogati da RE/MAX University.

Tramite MAX/Connect, infatti, è possibile fissare appuntamenti, condividere le agende e inviare feedback immediati sulle proposte degli immobili selezionati. Attraverso la App, i clienti RE/MAX possono, inoltre, consultare informazioni sintetiche in formato scheda, contenenti tutti i dati più rilevanti per seguire il processo di compravendita in modo fluido e immediato. La volontà di innovare in RE/MAX non si ferma mai e anche MAX/Connect non si ferma qui. A breve verranno rese disponibili le funzionalità riservate a chi vuole “vendere” casa. Un’altra piccola rivoluzione firmata RE/MAX Italia.

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Credimi Commerce supporta le PMI nella realizzazione di progetti digitali

Credimi, fintech leader nei finanziamenti digitali per imprese in Europa, principale erogatore, tra i digital lender europei, di finanziamenti assistiti da garanzie dello Stato, ha creato Credimi Commerce con la missione di supportare la crescita delle piccole e medie imprese italiane, anche individuali, semplificando l’accesso al credito grazie all’uso di dati e tecnologia.

Credimi Commerce è il primo servizio rivolto alle imprese italiane dedicato allo sviluppo di progetti negli ambiti di e-commerce, digital marketing e CRM grazie alla collaborazione con web agency specializzate e finanziamenti a TAEG 0%.

Le imprese italiane, spinte soprattutto dalla crisi della pandemia oltre che dalla naturale evoluzione tecnologia del mercato, hanno oramai focalizzato la necessità di digitalizzare la propria offerta. 

La digitalizzazione è considerata come una tappa importante per il processo di crescita dell’azienda e il settore dei servizi è quello che le attribuisce la maggior importanza.

Le agenzie digitali selezionate – ad oggi Key-One, MODO | We Code Design, Queryo, Six Socks Studio, Sketchin, vtenext, Webidoo SpA – metteranno a disposizione i loro specialisti che, grazie alle risorse economiche delle realtà sovvenzionate, contribuiranno a realizzare i progetti digitali richiesti.

Il finanziamento, legato all’avvio di progetti digitali, è assistito dalla garanzia del Fondo di Garanzia per le PMI e si richiede online in pochi minuti, 24 ore su 24. L’importo finanziabile va da un minimo di 12.000 euro ad un massimo di 1 milione di euro ed è versato direttamente da Credimi all’agenzia approvata dal cliente. Il finanziamento ha una durata di 5 anni ed è rimborsabile a rate a partire dal quinto trimestre dalla data di erogazione. Non è prevista l’applicazione di commissioni o interessi corrispettivi a carico dell’impresa.

L’impresa richiede Credimi Commerce direttamente sul sito di Credimi.com, indicando anche gli obiettivi di crescita che vuole raggiungere attraverso il digitale. Credimi verifica la finanziabilità dell’azienda in tre giorni lavorativi e successivamente viene selezionata l’agenzia adatta a sviluppare il progetto digitale mettendola in contatto con l’azienda. Gli specialisti dell’agenzia e l’imprenditore lavorano insieme per definire il progetto e una volta che l’imprenditore lo approva, dopo la sottoscrizione del finanziamento, l’agenzia si mette all’opera per realizzarlo. 

Intervista a Ignazio Rocco, CEO e Co-Founder di Credimi

Com’è nata l’idea di finanziare e nel contempo offrire un servizio di supporto alla creazione di digital solutions?

Abbiamo ascoltato i bisogni delle PMI nostre clienti e non solo. Proprio da questa osservazione ne è emersa un’Italia che pensa di crescere anche grazie agli investimenti in tecnologia, soprattutto quelle imprese che per dimensione o posizione geografica potrebbero avere un maggiore divario digitale da recuperare (ad es. quelle del Sud e delle Isole). Un cambio di passo importante che va sostenuto e continuamente promosso perché investire nel digitale significa investire nel futuro del proprio business, avendo il coraggio anche di modificarne il modello, se necessario. Ma nel progettare questo nuovo prodotto abbiamo anche tenuto conto quanto emerso dal nostro OsservatorioPiccole Imprese Italiane (realizzato con Nextplora), che evidenzia come le PMI spesso non abbiano le competenze necessarie per dotarsi autonomamente di strumenti digitali, per vari motivi: non si conosce bene la materia, non si conoscono i consulenti adeguati alle proprie necessità, non si sa quale possa essere la dimensione del progetto. Il nostro prodotto è innovativo proprio perché non solo aiuta reperire le risorse, ma soprattutto aiuta le imprese a individuare i consulenti adeguati ai loro bisogni. 

Ci racconta quali sono stati i finanziamenti legati alla digitalizzazione attraverso qualche specifico esempio?

Ad effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). Tra le aree in cui si è investito di più: siti Internet, e-commerce, marketing digitale. Più ridotti, ma presenti, gli investimenti in digitalizzazione per migliorare i processi aziendali e i prodotti. Per molti nostri clienti la digitalizzazione è stata la strada per uscire dalla crisi. Le faccio qualche esempio: Kassiopea è una società sarda di programmazione e organizzazione di eventi nazionali e internazionali che ha visto una riduzione del fatturato dell’80% a causa del blocco di eventi, fiere e congressi. Ma non ha chiuso: dopo aver studiato ed essersi informata, l’imprenditrice ha ha messo in piedi un sistema di eventi a distanza online. O ancora, 2 effe srl è un’azienda di cosmetici personalizzati per centri estetici messa in grave difficoltà dal lockdown dello scorso marzo. In questo caso lo sviluppo di un progetto di marketing digitale ha aiutato a superare il momento. Ed infine Ecofiltri Srl, azienda abruzzese che si occupa di rigenerazione di filtri e catalizzatori SCR. Anche se il loro business non ha risentito moltissimo della crisi, la società ha usato il periodo di lockdown per migliorare il layout produttivo e digitalizzare ulteriormente la sua attività facendo leva sia sulle agevolazioni offerte dallo Stato che sull’accesso al credito attraverso il canale fintech. E ora visti i benefici pensano al prossimo step: la digitalizzazione del magazzino. Sono tre esempi diversi, ma che vanno tutti nella stessa direzione. Con questo nuovo prodotto possiamo aiutare ancora di più le imprese aggiungendo ad un finanziamento veloce anche una rosa di possibili fornitori. 

Quali sono state le maggiori reticenze riscontrate da parte delle aziende e quali invece i fattori facilitanti?

Nel complesso, per gran parte delle aziende, la digitalizzazione rappresenta sì una tappa fondamentale, ma spesso è difficile capire come mettere in atto il cambio di strategia. Le maggiori paure nell’affrontare la sfida del digitale sono in primis quella di non controllare la trasformazione perché non si conosce bene la materia. Altri hanno paura o di non avere un’idea chiara dei costi o di spendere i soldi senza un risultato soddisfacente. Quella che accomuna però tutti è di avere difficoltà nel trovare i fornitori giusti, infatti molti non nascondono di decidere da soli o seguendo il consiglio di amici. Nonostante ciò, quasi la metà delle ditte individuali considera la digitalizzazione un driver fondamentale per la crescita e per le piccole imprese dei servizi sarà “il principale obiettivo per il prossimo anno”. Questo lockdown sta sicuramente dando una scossa molto forte e probabilmente un cambio di rotta potrà forse arrivare dal Recovery Fund europeo che è stato costruito proprio per sostenere la trasformazione ambientale e digitale: un ulteriore impulso che potrebbe mettere enormi risorse a disposizione di chi ha la volontà e la determinazione per fare innovazione.  

Quali sono i criteri per accogliere nella collaborazione con Credimi le agenzie che erogano i programmi digitali?

Stiamo già selezionando nuove aziende specializzate che possono supportare le imprese in percorsi di digitalizzazione dedicati. L’adesione a Credimi Commerce è infatti aperta a tutte le agenzie operanti nell’ambito della consulenza e realizzazione di progetti digitali (creazione siti web, e-commerce, digital marketing, CRM, branding, etc..). Ma ciò che ci preme di più è la condivisione del fatto che si sta realizzando un prodotto che può fare veramente la differenza per coloro che rappresentano la pancia produttiva del nostro Paese.

ArtMediaMix, la comunicazione e il marketing si fondono con lo spettacolo e l’arte

Nel panorama delle agenzie italiane, abbiamo incontrato una realtà che ha fatto del Mix uno stile proprio, anzi, ha addirittura portato il nome nell’essenza, mistura di arte, perché comunicare lo è a tutti gli effetti, e di media a rappresentare quel braccio indispensabile per raggiungere l’audience, il target.

ArtMediaMix è un Mix inusuale che elabora strategie di comunicazione integrata funzionali agli obiettivi di marketing dei clienti e realizza progetti di branded entertainment, costola del content marketing, concontenuti di intrattenimento per catturare l’attenzione del consumatoreemantenerla quanto più possibile nel tempo. 

A tutti gli effetti si avvicinandosi a una media company, si definiscono un COMMUNICATION INTEGRATOR!

Arte, musica, sport e media costituiscono il dna di ArtMediaMix: concept creativi e tecnologie avanzate che mirano a potenziare l’immagine, l’identità, la comunicazione dei brand committenti, orientandoli su format media che massimizzano l’appeal nei contesti di riferimento.

Una redazione giornalistica e di copywriter che, insieme a un team tecnico, si occupa del design alla base della strategia: un network di professionisti creativi per ricercare soluzioni di comunicazione al passo dell’innovazione, anticipando le tendenze per firmare sinergie vincenti.

È così che si gettano le basi di linee di business interne, autonome, interscambiabili: ArtMediaMix, il brand storico per i progetti legati alla comunicazione e alle strategie innovative dell’area Media & Entertainment, ArtMediaSport che si occupa di advisory e advocacy nel mondo dello Sport al fianco delle Federazioni nazionali e degli Atleti e ArtMediaHealth per creare connessione tra la creatività digitale e la salute.

Un nuovo modo di comunicare le Corporate e i valori aziendali, istituzioni e associazioni operanti nei settori di Media & Entertainment, Sport e Health.

Intervista al CEO di Artmediamix Gian Marco Sandri

Ricercare, pensare, innovare, le parole chiave di questa realtà che Gian Marco Sandri ci rivela in questa intervista.

Ci racconta la genesi della sua realtà?

Artmediamix nasce da una mia visione del brand nel 2001. Ho lavorato per circa 20 anni nelle più grandi aziende informatiche del mondo dove ho avuto la fortuna di essere formato avendo accesso alla tecnologia più evoluta con anni di anticipo. Nel 2001 ho partecipato alla creazione di uno spot pubblicitario di una grande azienda di abbigliamento che si chiama MissSixty. La sfida era la creazione di un filmato multimediale su un mega schermo in Giappone a Tokyo a Shibuya. In quell’esperienza ho vissuto in prima persona che cosa significava fare Artmediamixing. Eravamo Ingegneri, Artisti, Musicisti e stilisti.  Un pool di visionari che è riuscito in pochi giorni a far girare uno spot di grande valore su una tecnologia innovativa. Nello stesso anno decisi di registrare il marchio ARTMEDIAMIX e nel 2008 che era ora che facessi il salto come imprenditore. Avevo imparato tanto e ormai avevo la mia rete di partner ma, soprattutto, godevo della stima del mondo dell’ICT e della comunicazione.

Qual è il progetto che più l’ha caratterizzata in questi anni? 

In realtà non esiste un solo progetto. Artmediamix si muove trasversalmente su community d’interesse dove l’aspetto emotivo è essenziale. Ci sono settori come la musica che mi affascinano. E in questo settore abbiamo imparato tantissimo gestendo di fatto per grandi clienti piattaforme di musica digitale al fianco di case discografiche ed operatori di telecomunicazione. Parallelamente abbiamo lavorato con grande anticipo ai modelli di diffusione di contenuti in streaming prima delle grandi piattaforme come DAZN, CHILI, NOWTV generando contenuti sia per la rete che per le TV generaliste nel segmento entertainment. Uno dei più grandi successi fu un format che si chiama OLTRESANREMO che realizzò più di 6Ml di spettatori in rete.

L’ultima iniziativa portata avanti?

Stiamo realizzando due progetti nel campo editoriale indirizzati al mondo degli OTT. I progetti saranno rivelati presto al mercato.  Un progetto ci permetterà di raccogliere le idee e le IP razionalizzarle e renderle disponibili al mercato. Il secondo progetto è un super motore di ricerca evoluto che permette di rintracciare sulla rete qualsiasi contenuto indipendentemente dalla piattaforma che lo offre in rete. Posso dire poco ancora ma posso assicurare che sono progetti innovativi che rivoluzioneranno il settore dell’entertainment offrendo supporto agli artisti, sceneggiatori e autori e daranno sollievo agli utenti che oggi vivono difficoltà nel cercare i contenuti di proprio gradimento.

Ha immaginato un’altra linea di business da aggiungere alle altre?

Si siamo partiti con un progetto interessantissimo che concentrerà la community dei comics italiani ed internazionali. Stiamo facendo partire un laboratorio speciale per la produzione di contenuti e modelli di intercettazione del talento. In Artmediamix la propensione al mecenatismo è essenziale. Noi viviamo moltissimo l’Arte nelle sue forme. Stiamo inoltre finendo la progettazione di due iniziative che si rivolgono al mondo dei musei tra i quali una delle più grandi fondazioni internazionali di arte moderna e dell’archeologia dove uno storytelling evoluto, supportato dalla tecnologia, consentirà la fruizione dei contenuti in una modalità innovativa e divertente. Il settore della salute ci interessa moltissimo e dopo aver realizzato un progetto di ricerca in ambito infermieristico con quattro prestigiose università, supportati dai fondi europei, stiamo aspettando che passi questo momento difficile causato dalla pandemia per il lancio ed il consolidamento del progetto TraiNurse nei sui diversi scenari evolutivi.

Insomma ci emozioniamo emozionando le persone. Nel nostro “laboratorio azienda” tutti sono liberi di proporre idee e di creare. È nella realizzazione dell’idea che siamo particolarmente distinti dai nostri competitor perché abbiamo sperimentato da diversi anni.

Il team è coeso ed aggressivo al 70%. La presenza in maggioranza del mondo femminile ha negli anni garantito il contenimento dell’estrema creatività calmierata dal pragmatismo femminile.

Andrea Virgilio, CEO di Heply: “Vi presento la nuova business unit”

Loro si definiscono “happycoders”. Heply è una software agency, nata il 17 gennaio 2019, il cui quartiere generale si trova a Udine, che ha l’ambizione di creare soluzioni digitali innovative per le aziende. A guidarla, Franco Iorio, Paolo Visintin e Andrea Virgilio.

Di recente Healy ha lanciato Heply Speed, una nuova business unit nata per accompagnare le imprese nel proprio percorso di innovazione, come fossero startup. Abbiamo intervistato il CEO di Healy Andrea Virgilio per capire meglio di cosa si tratta.

Intervista a Andrea Virgilio CEO di Heply

• Che cos’è Heply Speed?

Heply Speed è la nuova Business Unit di Heply. Speed ha l’obiettivo di aiutare le aziende nel percorso di validazione dei loro prodotti digitali, sviluppando prototipi da testare sul mercato, raccogliere informazioni, elaborarle e sulla base dei risultati ottenuti migliorare poi i prodotti finali. Speed si rivolge alle aziende che hanno determinati progetti in mente e che non sanno come realizzarli, come testarli, come validarli sul mercato.

 •  Quali sono le vostre mission?

La mission di Speed è quella di essere un acceleratore di idee per le aziende (piccole, medie o grandi che siano).

 •  Come è nata l’idea?

L’idea è nata osservando il mercato. Ci siamo accorti che sempre più aziende avevano grandi progetti in mente ma molto spesso si trattava di prodotti digitali molto complessi, che richiedevano budget importanti e che non erano stati validati sul mercato prima di essere sviluppati comportando così uno spreco di risorse per l’azienda. Così abbiamo iniziato a proporre ai clienti questa approccio al digitale. Da qui sono arrivate le prime soddisfazioni e abbiamo capito che il miglior modo per offrire sul mercato qualcosa che funziona è testarlo con un MVP (Minimum Viable Product è un prodotto digitale, un sito, applicazione, servizio che, secondo la strategia del Lean Startup, viene generato con le minori spese e le caratteristiche basiche sufficienti a testarlo subito con la potenziale clientela immettendolo sul mercato e ricavandone i feedback).

 •  Aziende e innovazione: cosa sta succedendo?

Le aziende hanno voglia di innovazione e hanno necessità di farlo. La crisi che stiamo vivendo rappresenta un acceleratore per l’innovazione che in un contesto del genere fa la differenza. La sopravvivenza delle aziende è legata alla capacità di innovare il proprio prodotto, il proprio processo e di conseguenza il mercato in cui opera.

 •  Quali sono le difficoltà che incontrano le aziende nell’innovare?

Il problema principale è dovuto all’assenza di competenze interne nelle aziende. Molto spesso nella testa dell’imprenditore c’è un’idea però al suo fianco non ha chi lo può indirizzare verso chi la può realizzare. L’innovazione in azienda funziona quando è sostenibile, di conseguenza è molto importante non sprecare risorse.

 •  Cosa può fare la Vs azienda praticamente per le realtà che vogliono innovare

Heply si pone sul mercato come partner in grado di accompagnare le aziende nel percorso di innovazione. Noi sviluppiamo asset digitali. L’asset digitale per un’azienda può essere un sito che deve avere un determinato tipo di funzione, un’applicazione, una piattaforma web. Ecco, noi riteniamo di avere tutte le competenze necessarie per affiancare le aziende nel mondo digitale, sviluppando prodotti in grado di essere perfettamente funzionanti, con un’esperienza utente di livello assoluto, sicuri e scalabili. Per noi l’innovazione è una sfida. Ci piacciono i progetti complessi.

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Campo Marzio: The colour of extraordinary, dalle borse agli accessori fino al mondo stationery

Artigianalità e design, tradizione e contemporaneità, sono questi i valori di Campo Marzio, noto brand italiano che nasce nel cuore di Roma nel 1933 nel rione IV da cui ha preso il nome.

Una bottega artigiana nel centro della città eterna, dove inizialmente venivano realizzate penne stilografiche e articoli per la scrittura, interamente fatti a mano come da tradizione. Questo amore per l’artigianalità nel tempo ha visto ampliare l’offerta con borse, accessori per il viaggio e il business, linee di pelletteria, articoli da regalo, proposte stationery oltre aipreziosi strumenti di scrittura, mantenendo la riconoscibilità dello stile italiano e definendo l’identità del marchio in tutto il mondo. 

La storia della Maison Campo Marzio

Sin dalle origini, forte della sua collocazione vicino a Montecitorio, Campo Marzio diventa il punto di riferimento per i politici, la borghesia illuminata e gli intellettuali del centro romano. L’apice del successo negli anni 70 e 80, quando la Maison diventa meta di personaggi della scena mondana, del mondo dell’arte e dello spettacolo che amano perdersi nel colorato mondo della boutique Campo Marzio.

Novant’anni di capacità tutta italiana nell’interpretare l’eleganza classica proprio attraverso il colore: dal laboratorio artigiano all’internazionalizzazione del Brand approdando nel mondo travel e business con lo scopo di trasferire l’artigianalità e la qualità, lo stile e la versatilità proprie del marchio. 

Il design personalizzato

Le collezioni e le proposte di Campo Marzio sono pensate e realizzate come oggetti di design e sposano l’emozione del colore valorizzandone lo storico heritage al servizio di uno stile lifestyle contemporaneo: oggetti unici di fatto grazie alla possibilità di personalizzazione.

Campo Marzio avvia nel tempo un percorso evolutivo con l’apertura di boutique nelle vie più prestigiose di tutto il mondo consolidando la propria riconoscibilità come Brand internazionale. Oggi infatti Campo Marzio è leader nel suo settore, con una rete distributiva di oltre cinquecento punti vendita tra boutique e prestigiosi negozi multibrand, in più di trenta Paesi. Altre importanti aperture sono previste quest’anno.

Francesco Giovagnoni alla guida di Campo Marzio

Alla guida di una rinnovata linea strategica e di nuovo indirizzo stilistico, è arrivato da due anni Francesco Giovagnoni in veste di Managing Director e Chief Executive Officer per condurre l’azienda, forte delle sue radici, verso un futuro arricchito da un’immagine sempre più contemporanea.

Ci racconta come sta direzionando questo importante progetto di nuovo posizionamento aziendale?

Campo Marzio ha un’origine nobile legata al mondo della scrittura in uno dei quartieri più rinomati di Roma, il rione Campo Marzio appunto, una storia importante nata nel 1933, un design e un savoir-faire del tutto italiano che si è sviluppato nel tempo portando Campo Marzio ad allargarsi nel settore merceologico a livello internazionale. Mi piace definire Campo Marzio oggi come un “cuore ibrido” in cui estetica, funzionalità̀ e armonia cromatica coesistono in perfetto equilibrio. L’unione di questi fattori è parte fondamentale del processo di progettazione e sviluppo del prodotto stesso, rappresenta un viaggio fuori dall’ordinario in cui forme, colori e materiali prendono vita. Senza paragoni ingenerosi la nostra ambizione sarebbe quella di essere un po’ come una piccola Apple, cioè riuscire a rendere ironici, colorati e giocosi prodotti di utilizzo quotidiano e rivestirli di un contenuto giocoso che funziona sempre in ogni contesto, specialmente oggi dove abbiamo assoluto bisogno di riprendere a sorridere!

Versatilità di creazioni che sposano la bellezza estetica con la funzionalità. È questo il segreto del successo?

I prodotti Campo Marzio incarnano perfettamente lo spirito di questi tempi, questo cambio di atteggiamenti del consumatore in cui la distanza fra i diversi ambiti della vita si sono ammorbiditi e tutti noi sperimentiamo quello che si definisce bleisure. Campo Marzio si posiziona perfettamente in questo crocevia di cambiamenti che stiamo vivendo e poiché non ci collochiamo nel segmento lusso, bensì in quello premium, mi piace immaginare di essere un prodotto aspirazionale per una donna più giovane cosi come diventare “Your Best Second Choice” per un target alto.

Puntiamo a proporre un prodotto accessibile, colorato che ti aiuta a migliorare l’umore, che può essere sia un regalo sia un gesto di auto gratificazione per sé stessi, che va benissimo per una passeggiata al parco, una giornata di scuola o una session di shopping in Place-Vendôme. Mi auguro presto torneremo alla nostra normalità dove i nostri prodotti ci accompagneranno durante tutta la giornata dalle riunioni di lavoro fino all’aperitivo o alla cena.

Cosa si intende in Campo Marzio per Progetti Speciali?

Campo Marzio rappresenta da sempre i valori dell’arte e delle tradizioni italiane e per noi è sempre stato importante sostenere progetti speciali legati al mondo della cultura, evidenziare il forte legame con Roma, nostra città di appartenenza. Questa sensibilità̀ creativa di Campo Marzio e la costante dedizione nella ricerca e nello sviluppo di proposte inedite è parte fondamentale della nostra filosofia aziendale. Da questi presupposti nascono e si sviluppano i progetti speciali che riguardano la creazione di un prodotto unico o di una capsule collection esclusiva, in cui si fondono tutte le conoscenze e i valori che Campo Marzio ha acquisito nel corso degli anni. Tra i progetti speciali legati alle nostre prestigiose collaborazioni ricordiamo solo per citarne alcune: Musei Vaticani e Pininfarina. Con i Musei Vaticani abbiamo realizzato una collezione di penne ispirate dai colori del Beato Angelico negli affreschi della cappella Niccolina, gioiello nascosto dei Musei stessi. Con Pininfarina abbiamo invece realizzato una capsule in cobranding di accessori come zaini e borsoni, con dettagli che richiamo sempre il nostro stile e la forza del nostro colore.

Il claim “the colour of extraordinary” è stato scelto perché il colore diventi il richiamo immediato del target che vi si identifica?

Si i colori sono da sempre la luce guida delle collezioni di Campo Marzio, e continuano ad essere un nostro marchio distintivo. Direi non solo i colori in sé ma l’accostamento tra le nuance e l’uso della luce, fattori tra di loro profondamente legati e che fanno la differenza rendendo extra – ordinario ogni singolo prodotto. 

La creatività di Campo Marzio è espressione di quell’estro, di quel gesto folle tutta italiano che tutti ci invidiano, e il nostro desiderio è quello di dimostrare la “straordinaria” versatilità dei nostri prodotti e di rendere Campo Marzio portavoce di un messaggio di colore, brio, contemporaneità e stile italiano.

Lei ha un lungo percorso nel lusso, prima in Bulgari poi in Damiani. Un carattere distintivo che certamente sta caratterizzando il rinnovamento strategico di Campo Marzio. Cosa porta delle sue esperienze, oltre al know-how specifico, in questa nuova e, immagino, avvincente sfida da perseguire? 

Ho un passato di lunga esperienza in aziende luxury che da sempre hanno rappresentato l’italianità all’estero, cosi come lo rappresenta Campo Marzio oggi, nonostante un segmento di mercato differente, posso affermare che non si tratta poi di una realtà così distante dalle altre.

Per fare un esempio Bulgari e Campo Marzio sono entrambe aziende fortemente radicate nel territorio romano, nate nel secondo dopo guerra in vie poco distanti l’una dell’altra nel centro di Roma. 

Entrambe sono realtà artigiane di alta qualità manifatturiera, dal design italiano e dalla capacità di far sognare il consumatore con un una grandissima creatività a livello mondiale. 

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Pierlorenzo Bassetti e Marco Gambedotti: “La tradizione che si coltiva grazie al continuo confronto”

Il brand Bassetti nei tessuti è famoso in tutto il mondo. Oltre 60 anni di tradizione che hanno gettato le fondamenta per costruire un impero di colori e di qualità, invidiato ovunque perché qui il genio sposa la qualità. Non è solo la tessitura di pregio, le sete, gli chiffon, i rasi o le misture a dettar legge ma la creatività che ha trovato sfogo nella base solida della tradizione legata alla tramatura.

Il nome Bassetti, brand di lifestyle di lusso per la produzione di tessuti di abbigliamento di alta moda uomo e donna come di prêt-à-porter e accessori, nella capitale da sempre, partito dapprima in Largo Argentina e poi approdato negli ultimi anni in Via del Gesù 60 sempre a Roma, attinge e prosegue una storica tradizione familiare grazie a Pierlorenzo Bassetti che, con un connubio d’eccellenza, ha sposato la mente creativa di Marco Gambedotti, già noto per il suo brand “Marco Gambedotti Design”.

Marco e Pierlorenzo, nati da famiglie che hanno reso celebre l’artigianato italiano nel mondo, scelgono di restare a Roma nel quartiere delle arti antiche e delle botteghe dei tessuti rivoluzionando il concetto di negozio di tessuti tradizionale perché di fatto qui parliamo di un posto unico, esclusivo, che esalta la qualità del prodotto italiano e la creatività dell’arte sartoriale: qui il cliente esprime le sue idee e viene guidato nella scelta del tessuto e sul modello per realizzarle, sentendosi parte integrante del progetto.

Intervista doppia a Pierlorenzo Bassetti e Marco Gambedotti

Cosa vi differenzia e, nel contempo, vi accomuna?

PB: “Marco è molto più serio, maniacale e riflessivo, si diverte a studiare le forme, volumi e linee  che finiscono la propria collezione fino anche a creare le stampe dei tessuti della nostra produzione e disponibili alla clientela o in esclusiva per i brand che realizzano con noi la loro collezione”.

MG: “Pierlorenzo ama capovolgere le regole, giocare con i colori, i materiali, accostandoli in modo apparentemente istintivo, quasi imprevedibile, ma direi che proprio questa innata sensibilità ha trovato nel mio design una sovrapposizione stilistica che arricchisce entrambi”.

PB: “Beh, non è un caso che insieme a Marco curiamo lo stile delle nostre clienti oltre che di molte celebrità del mondo dello spettacolo”

Cos’è l’evento “Second Skin”?

MG: “È un progetto che ha visto l’abito e il tessuto immaginati e lavorati come fossero appunto “una seconda pelle”. Un percorso ove è stato possibile toccare con mano l’eccellenza dell’artigianato tessile e sartoriale del made in Italy, dove l’alta moda si è resa protagonista in modo diverso. Un percorso dove abbiamo voluto esaltare le nuove tendenze del mercato, la storia e l’arte partendo dalla materia prima, ovvero il tessuto, fino al capo finito in una mostra presso la Galleria d’arte CArt, con creazioni storiche dell’Alta Moda degli atelier Barocco, Lancetti, Sarli, Sorelle Fontana e Balestra esposte insieme alla couture contemporanea di nuovi designer d’avanguardia”.

Qual è il concept legato alle vetrine di via del Gesù?

PB: “È un luogo magico. In verità quasi invisibile ai passanti, si accede da una semplice porta a vetri che introduce ad un ambiente espositivo dove i soli tessuti già suggeriscono alcune realizzazioni, a mano a mano che ci si addentra nell’atelier si scopre un vero e proprio laboratorio creativo. Un luogo tutto da scoprire ed in costante evoluzione aperto sia alla clientela privata sia agli addetti ai lavori. È sinonimo di esclusività, di alta moda, come anche di prêt-à-porter e tempo libero. Il connubio permette ai clienti di essere guidati tra i colori e le tipologie dei tessuti oltre che, grazie al design Marco, di realizzare taylor made, su misura, il proprio progetto in un processo che fa dell’artigianato dell’alta moda una possibilità per tutti”.

Per tutti davvero?

MG: “Abbiamo vestito in ambito cinematografico (tra gli altri, la pellicola premio Oscar “La grande bellezza” e l’action movie “007 Spectre”, ndr), collaboriamo con i costumisti delle grandi major cinematografiche (Disney, Universal, Marvel, Netflix, Amazon Prime, HBO, ecc) come pure con quelli delle maggiori produzioni televisive (SKY, Mediaset e RAI). Vestiamo anche Barbie una volta l’anno, in un progetto con la Mattel USA che ci coinvolge nella produzione tessile per una collezione esclusiva destinata ai collezionisti di tutto il mondo. Sono il traino della notorietà ovviamente, ma siamo fortunati perché traiamo soddisfazione dal nostro lavoro a prescindere dall’interlocutore”.

PB: “Lo showroom vende anche alle più rinomate sartorie italiane, le maison Valentino, Fendi, Bulgari, Balestra per citarne alcune. Ma posso assicurare che non c’è nulla di più straordinariamente umano che seguire i desideri di una giovane sposa o l’incline signora allo stile tradizionalista e classico che instradiamo verso sfumature nuove, mantenendo inalterato il gusto cui le nostre clienti ambiscono”.

Insomma, potremmo dire che il risultato concepisce un nuovo format dell’arte sartoriale che rispetta le forme tradizionali e le realizza con tessuti di nuova concezione, mantenendo inalterata la qualità ma ricercando l’inusuale.

Microsoft Italia: Matteo Mille è il nuovo Chief Marketing and Operations Officer

Matteo Mille è il nuovo Chief Marketing and Operations Officer di Microsoft Italia. Riporterà direttamente all’Amministratore Delegato Silvia Candiani.

Il ruolo di Matteo Mille sarà quello di contribuire alla crescita della filiale italiana, definendo piani di business e strategie tesi a sostenere il percorso di Trasformazione Digitale dei clienti e dei partner italiani, contribuendo così all’innovazione digitale dell’intero Paese, in momento storico davvero particolare.

“Sono entusiasta di rientrare a far parte della famiglia Microsoft Italia, guidare il team M&O e lavorare insieme al Leadership team per guidare la trasformazione digitale che i nostri clienti, i nostri partner e il nostro Paese oggi richiedono, per far fronte a un periodo così sfidante, portando l’Italia ai livelli che si merita, anche grazie al digitale. Le esperienze che ho avuto in Italia, Europa e Asia mi hanno dato l’opportunità di guidare team multiculturali, creando strategie di marketing, costruendo nuovi canali di vendita, raggiungendo significative crescite di business e trasformando diversi ecosistemi di partner. Metterò a disposizione la mia expertise per contribuire al rilancio del nostro meraviglioso Paese” ha commentato Matteo Mille.

Chi è Matteo Mille

Laureato in Telecomunicazioni presso l’Università di Pavia, ha frequentato numerosi percorsi di formazione per executive tra cui Digital Business Strategy presso l’MIT SLOAN School of Management. Prima di Microsoft ha lavorato in aziende quali Italtel, Sun Microsystems, McKinsey e Telecom Italia.

Arrivato in Microsoft nel 2006 con il ruolo Server & Tools Director ha guidato il lancio di Windows Server e SQL. Rientrato in Italia dopo un’esperienza di 7 anni a Singapore dove ha ricoperto il ruolo di Partner Sales Development Lead per la regione APAC (Asia Pacific) sempre per Microsoft, ha contribuito alla trasformazione digitale dell’ecosistema dei partner in 9 Paesi dell’Asia Pacifica e guidando anche il business Surface.

Laureato in Telecomunicazioni presso l’Università di Pavia, Matteo Mille ha frequentato numerosi percorsi di formazione per executive tra cui Digital Business Strategy presso l’MIT SLOAN School of Management. Prima di Microsoft ha lavorato in aziende quali Italtel, Sun Microsystems, McKinsey e Telecom Italia.

Stefano Rebattoni è il nuovo Amministratore Delegato di IBM Italia

Stefano Rebattoni è stato nominato Amministratore Delegato di IBM Italia. L’annuncio è stato dato quest’oggi. Il nuovo CEO succede a Enrico Cereda che, dopo aver guidato la società negli ultimi cinque anni, assume ora il ruolo di Technology Leader IBM Europa, Medio Oriente e Africa, conservando la carica di Presidente per IBM Italia. 

“Stefano Rebattoni è un leader dalle notevoli capacità. Nel suo nuovo incarico porta con sé una profonda conoscenza dei settori bancario e pubblico, nonché di tutto il mercato italiano. La sua passione per l’innovazione contribuirà al progresso digitale nel Paese. Durante i suoi 19 anni in IBM, Stefano ha saputo portare grande valore ai nostri clienti” commenta Marta Martinez Alonso, General Manager di IBM EMEA.  

“Siamo a un punto cruciale nel plasmare il futuro del nostro sistema economico, sociale e sanitario. L’attuale crisi globale sta accelerando la disruption e la necessità di una reinvenzione digitale”, ha dichiarato Stefano Rebattoni. “È un privilegio assumere la guida di IBM Italia, succedendo a Enrico Cereda e continuando il lavoro di successo da lui svolto per le imprese italiane e lo sviluppo del Paese. Considero prioritaria la missione di aiutare i nostri clienti e partner a capitalizzare la loro trasformazione digitale, posizionandoli al meglio per la crescita attraverso l’utilizzo della nostra piattaforma cloud ibrida aperta assieme alle potenzialità dell’intelligenza artificiale”.

“Sostenere i nostri clienti nel loro percorso di sviluppo e successo è fondamentale per IBM. La pandemia ha evidenziato l’urgenza che il Paese ha di espandere le sue capacità digitali. Stefano renderà il team di IBM Italia ancora più determinato a guidare l’innovazione che il nostro Paese necessita” ha aggiunto Enrico Cereda.

Chi è Stefano Rebattoni

Il nuovo Amministratore Delegato di IBM Italia Stefano Rebattoni, prima di quest’ultima nomina, è stato responsabile delle operazioni di vendita complessive delle aziende sul mercato italiano. In precedenza, è stato General Manager della divisione Global Technology Services di IBM Italia.

46 anni, Rebattoni, è laureato in Ingegneria gestionale presso il Politecnico di Milano e ha conseguito un master in economia aziendale (MBA) presso la Warwick Business School.

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Stephan Winkelmann torna alla guida di Automobili Lamborghini

Stephan Winkelmann torna alla guida di Automobili Lamborghini a partire dal 1 dicembre 2020. Sarà Presidente e amministratore delegato, prendendo il posto di Stefano Domenicali, che assumerà la carica di CEO della Formula 1 dal 2021. Winkelmann manterrà anche la presidenza di Bugatti.

Per Winkelmann si tratta di un ritorno al comando dell’azienda di Sant’Agata Bolognese, di cui aveva già ricoperto le medesime cariche dal 2005 al 2016, periodo durante il quale ha contribuito in modo significativo alla trasformazione e alla crescita di Lamborghini rendendola leader mondiale nella produzione di supersportive. In precedenza, aveva già ricoperto svariate posizioni di rilievo all’interno del Gruppo Fiat.

“Stephan Winkelmann ha segnato in modo decisivo la storia di Lamborghini”, ha detto Markus Duesmann, Chairman of the Management Board di AUDI AG. “Rappresenta il brand Lamborghini come pochi altri ed è la persona giusta per guidarlo verso un futuro di successo. A nome dell’intero Management Board di AUDI AG, vorrei ringraziare Stefano Domenicali per il suo straordinario lavoro e l’impegno dimostrato nei confronti di Lamborghini. Negli ultimi quattro anni, ha diretto e plasmato la trasformazione del brand. Gli auguriamo il meglio e ogni successo nella sua nuova posizione di CEO della Formula 1”.

Stephan Winkelmann commenta: “Per me è un grande onore e piacere guidare queste due aziende uniche con le loro automobili straordinarie. Non vedo l’ora di affrontare questa nuova sfida. Se Bugatti è sinonimo delle hypercar sportive migliori, più potenti, eleganti e lussuose al mondo, Lamborghini è l’espressione iconica delle supersportive più esclusive grazie a un design e livelli di innovazione eccezionali. La vena creativa di entrambe le aziende non si è affatto esaurita: il mondo avrà certamente delle sorprese”.

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Mario Mantovani è il nuovo presidente di Manageritalia

Mario Mantovani è il nuovo presidente di Manageritalia. Il nuovo numero uno è stato eletto al termine della 95a Assemblea Manageritalia, che si è tenuta ieri pomeriggio collegando in diretta streaming 250 delegati in rappresentanza degli oltre 37mila manager associati.

Chi è Mario Mantovani

Il nuovo presidente di Manageritalia ha ricoperto la carica di vicepresidente negli ultimi 8 anni e riveste ruoli direttivi per varie organizzazioni.

Laureato in Economia e commercio, ha maturato oltre 30 anni di esperienza in primarie aziende nazionali e multinazionali, operando come direttore generale o amministratore delegato.

Alla vicepresidenza sono stati eletti Antonella Portalupi, attualmente advisor PwC e Roberto Beccari, amministratore delegato LVMH Watch & Jewelry Italy SpA.

Le prime parole del nuovo presidente di Manageritalia

Al termine dell’elezione e successivamente alla nomina, Mario Mantovani ha affermato: “Guidare Manageritalia in un momento così drammatico è una sfida che richiede la coscienza di chi siamo e cosa siamo chiamati a fare. Come manager innanzi tutto: impegnati a mantenere vive le nostre imprese, ma anche a progettare le fasi successive di ripartenza”. E inquadrando il momento: “Nei nostri settori la crisi dovuta alla pandemia ha portato a veri e propri crolli di fatturato – pensiamo al turismo – che in alcuni segmenti potrebbero comportare riduzioni permanenti. Ma in altri – servizi digitali, fintech, retail online – la crescita è rapida e accelera le trasformazioni del lavoro anche nei settori più tradizionali”.

Parlando del ruolo di Manageritalia ha detto: “Siamo un sindacato di tutela e di sviluppo. Difendiamo i nostri colleghi nelle situazioni di crisi e nei loro diritti, anche dopo la vita lavorativa attiva, ma siamo consapevoli che crescita e sviluppo – aziendali e professionali – sono la garanzia più efficace. Perciò non credo sia contraddittorio sviluppare i nostri contratti collettivi nazionali e lavorare insieme a Confcommercio per favorire nascita, sviluppo e consolidamento delle imprese”.

Un ruolo che non finisce qui, infatti ha chiuso Mantovani: “Insieme a CIDA – con tutta la dirigenza pubblica e privata del Paese quindi – cerchiamo ogni giorno un’interlocuzione attiva con Governo e Parlamento. Purtroppo mi pare che si facciano pochi passi avanti nella definizione della governance e dell’organizzazione operativa che dovranno guidare l’esecuzione delle centinaia di progetti da finanziare con le enormi risorse dei piani NextGenerationEU e degli altri piani europei. Non credo sembri ovvio solo a noi che serviranno molti manager”.

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Arriva l’Arrotino 2.0: come l’artigianato può rinascere grazie al web

“È arrivato l’arrotino!”. Quante volte avete sentito questo annuncio, magari il sabato o la domenica quando avreste voluto dormire qualche ora in più? Ebbene, l’arrotino oggi diventa arrotino 2.0.

“Siamo partiti da Arzignano, in Veneto, e oggi vendiamo anche a Bora Bora. La crisi? L’abbiamo affrontata al meglio perché eravamo già attivi sul web. Il futuro dell’artigianato sarà sempre più digital” racconta Livio Dalla Costa, settima generazione di Arrotini e Coltellinai Dalla Costa.

Una case history affascinante

Un nuovo modello di business che si basa su quello più antico. La bottega Dalla Costa ad Arzignano, in provincia di Vicenza, vanta una produzione di coltelli che risale al 1800. Alle spalle di tutto, una famiglia: la prima bottega apre a Castelgomberto nel 1894 grazie a Luigi Dalla Costa, successivamente nel 1960 il suo bis nipote Luigi (suo omonimo) apre il negozio ad Arzignano e nel 2000 lo tramanda al figlio Luca che continua tutt’oggi a guidarla, forte di un’esperienza di più di 35 anni in questo settore e della capacità di trasformare qualsiasi cosa in uno strumento da taglio. A supportarlo c’è anche il figlio, Livio, entrato in azienda nel 2017.

Nell’estate del 2018 la famiglia Dalla Costa decide puntare sul digital per il lavoro della bottega e nasce così il progetto Coltelli Personalizzati (www.coltellipersonalizzati.com/) con l’obiettivo di fornire un sito rapido ed intuitivo, oltre che una vetrina online dei prodotti e servizi disponibili, ai tanti potenziali clienti e interessati all’attività della bottega. “La risposta dei clienti è stata immediata, il primo coltello lo abbiamo venduto un’ora dopo averlo pubblicato sui social”, spiega Livio Dalla Costa

“L’e-commerce ci ha permesso di vendere non solo nei grandi centri urbani italiani dove si concentrano la maggior parte dei miei clienti in target” – prosegue Livio Dalla Costa – “Ma sono riuscito a portare i miei prodotti anche fuori dai confini nazionali in paesi come Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, USA e le spedizioni che sono arrivate più lontane sono in Brasile e a Bora Bora nella Polinesia Francese.”

Un grande salto in avanti per un mestiere antichissimo, ora proiettato verso il futuro. Nel 2019, primo anno di nascita dell’e-commerce, le vendite online sono state circa il 20% del fatturato totale, senza contare chi, una volta conosciuta la bottega online è venuta ad acquistare direttamente in negozio. “Nel 2020 la percentuale sarà sicuramente maggiore, complice anche un maggiore sforzo di energie e investimenti profusi sulla parte digital della nostra strategia di marketing” – spiega Livio Dalla Costa – “Dalla fine dello scorso anno infatti siamo seguiti dal team di Taeda Communication per diverse funzioni e già nei primi 6 mesi del 2020 abbiamo ricevuto il doppio degli ordini di tutto l’anno 2019”.

La strategia di web marketing utilizzata

L’azienda ha puntato forte sul web marketing. Le operazioni sono iniziate sull’analisi delle personas, ovvero gli acquirenti tipici del negozio e dell’e-commerce, così da riorganizzare da zero tutti i contenuti. “Rivedere le voci di menù, ridurre il numero di click necessari per completare una transazione, aumentare gli strumenti che trasmettono affidabilità sono stati i primi e più importanti passi affrontati insieme”, commenta Simone Puliafito di Taeda Communication

Un lavoro portato a termine in circa tre mesi, ma che ha permesso di aumentare il tasso di conversione (quindi il numero di acquisti in rapporto alle visite effettuate) ed allargare il bacino dei clienti. “Non in ultimo un ulteriore risultato importante è stato la riduzione del costo di acquisizione cliente: oggi infatti – come spiega Puliafito -, l’investimento pubblicitario ha una resa migliore perché tutti gli strumenti sono allineati e vengono messi a punto periodicamente, per stare al passo con le evoluzioni tecnologiche. Segno di come ogni strategia digital sia il frutto di un lavoro costante e continuativo, dove ogni ingranaggio è studiato per rispondere e performare al meglio”. 

Mestieri antichi che vengono reinterpretati in chiave moderna, possono rappresentare una grande opportunità per tante categorie professionali del nostro Paese e non solo. “Sento spesso dire: ‘Ho provato ma per me non funziona’ dopo aver caricato sui social cinque post in un mese. Il mondo online non fa sconti, basta non essere attivo per una settimana che la reach organica di qualsiasi social si azzera” – spiega Livio Dalla Costa – “Il mondo online deve essere riconosciuto come parte fondamentale di una bottega artigiana nel 2020, anche perché oggi può dare una grande spinta a migliaia di artigiani italiani che hanno tantissimo da raccontare e tramandare”.

Insomma, l’arrotino 2.0 è cosa fatta e stavolta nessuno di noi verrà svegliato la mattina presto…

arrotino 2.0

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8 consigli pratici per mettere in pratica le tecniche di web marketing

Web marketing è molto più di una definizione. Tra parlarne e metterne in pratica le tecniche, infatti, ne passa. I mesi di lockdown ci hanno fatto rendere conto (semmai ce ne fosse stato bisogno) dell’importanza del web a prescindere: ma il mondo di internet non arriva magicamente sui nostri siti o sugli e-commerce. Per portare traffico organico occorre mettere in pratica tecniche di web marketing ben precise.

Il processo di digitalizzazione: bisogna accelerare

Accelerare il processo di digitalizzazione, investire maggiormente sulla comunicazione digital integrandola con una chiara e puntuale strategia di marketing e infine non perdere mai di vista i propri obiettivi ed i bisogni del cliente: sono questi gli imperativi che le PMI devono tenere sempre a mente nel pensare al futuro della propria attività.

PerformancePPC una realtà di consulenza e formazione nel campo del digital marketing, oggi tra i maggiori riferimenti per le campagne di advertising online a pagamento su Google, YouTube, Facebook, Instagram e LinkedIn, chiamate anche “Pay Per Click”, ha stilato 8 principi da tenere a mente quando ci si sta approcciando al Web Marketing Management

“Sono diversi gli imprenditori che decidono di mettere a punto una strategia di digital marketing credendo che i risultati vengano da sé in modo autonomo e spontaneo” – spiega Fabio Faccin co Founder di PerformancePPC – “Bisogna invece avere chiaro che gli obiettivi che si raggiungono grazie ad una strategia integrata di digital marketing sono frutto di un lavoro costante, di studio e formazione continui e di scelte messe a punto e condivise con dei professionisti del settore. Nulla nell’online marketing di oggi può essere lasciato al caso, men che meno alla scarsa preparazione”.

8 consigli per un Web Marketing Management di successo 

Fabio e Luca Faccin founder di PerformancePPC hanno identificato 8 principi fondamentali per chi si sta avvicinando a questo settore (4 hard skills e 4 soft skills.

“Il team marketing può essere formato interamente all’interno dell’azienda come può essere anche in parte o totalmente esternalizzato. In ogni caso è importante che l’imprenditore riesca a governare il marketing della sua azienda e che siano rispettati nel team questi 8 principi fondamentali che abbiamo individuato” – prosegue Fabio Faccin.

Tra i 4 principi “hard” troviamo:

  • Obiettivo: mai partire dallo strumento in sè, ma partire sempre dall’obiettivo. Oggigiorno ci sono veramente tantissimi strumenti per comunicare e può far gola provarli tutti ma dobbiamo renderci conto che nessun strumento farà la differenza se non è allineato ai nostri obiettivi. Per cui è bene chiarirsi le idee su quelli che sono i nostri obiettivi di business, che cosa vogliamo ottenere dalle campagne e qual è il nostro pubblico target.
  • Competenza: è necessario assicurarsi di lavorare con dei professionisti seri capaci di dimostrare concretamente i risultati raggiunti in passato e le best practices che hanno saputo mettere in campo. È bene cercare figure con competenze a “T”, ossia con una buona cultura generale ma molto esperte, verticalmente, su un argomento. La maggior parte delle volte i generalisti “tutto-fare” non sapranno fare niente veramente bene.
  • Misurazione: ricordati di tracciare sempre quello che sta succedendo. Nel web marketing tutto è tracciabile e va tracciato. Non investire nemmeno 1€ se non si ha ben chiaro come misurare gli effetti di quell’investimento. I dati, se si è in grado di leggerli, sono in grado di fornire informazioni puntuali e indicare possibili misure da adottare per migliorare e potenziare la propria strategia.
  • Risultato: focalizzati sui risultati importanti per il proprio business. Non badare alle metriche degli altri, ma pensare prima di tutto a che cosa è utile al nostro di business. Lo scopo deve essere quello di portare il massimo profitto nel più breve tempo possibile, senza dimenticare la vision a lungo termine.

Tra i 4 principi “soft” invece troviamo:

  • Impegno: l’online marketing non è una macchina che moltiplica il profitto in modo automatico, bisogna impegnarsi costantemente ed in prima persona per raggiungere dei risultati soddisfacenti. Il marketing è la funzione fondamentale di ogni attività e l’imprenditore non può delegarlo totalmente, mai.
  • Valore: ragiona in termini di valore e non di ore. Affidarsi a partner esterni che si focalizzano sul valore assicura di lavorare con la giusta focalizzazione. Affidarsi a partner esterni la cui paga è legata ad un compenso orario, o in qualche modo riconducibile all’impegno anziché al risultato, ci espone al rischio di vederci proporre attività da svolgere che sono più utili al business del partner esterno che al nostro.
  • Fiducia: è importante creare un rapporto di fiducia con i professionisti con i quali si collabora, al fine di potersi affidare completamente e stimolare uno scambio continuo e proficuo di idee, proposte e soluzioni. Del resto si sta affidando una parte centrale del proprio business, la fiducia è quindi una condizione essenziale che non può vacillare alla prima turbolenza. È importante stabilire un rapporto di partnership con chi segue le campagne di marketing online per la tua attività, e non un semplice accordo di fornitura di un servizio, il marketing non è una commodity.
  • Responsabilità: lavora con chi si prende la responsabilità dei propri risultati. Il che non significa che sia responsabile anche dei tuoi di risultati. Ogni singola persona che partecipa al progetto deve prendersi la responsabilità della propria parte di risultato. Il vero professionista si prende in carico la propria parte ed aiuta gli altri partecipanti al progetto a portare a termine al meglio la loro per raggiungere l’obiettivo, che deve essere sempre comune a tutti.