Manager

Una categoria particolare, quella dedicata al top management del nostro tempo. Interviste e curiosità raccontate dai protagonisti del mondo del business, che ci svelano i propri segreti di successo e ci raccontano come si sono realizzati nel mondo degli affari. Sono manager di primo livello, preparati, acuti e sempre attenti, dai quali poter prendere spunto per migliorare la propria carriera professionale. Sono professionisti che guardano e fotografano il mondo in modo particolare, offrendoci una panoramica non solo del presente che stiamo vivendo, ma anche del futuro che è dietro l’angolo. Uomini, manager o più semplicemente businessman che sanno come essere protagonisti della scena nazionale ed internazionale, con le loro idee e con le skills più richieste del momento.

Antonello De Medici: “Il bello è non avere limiti ma muovere un passo alla volta verso obiettivi da raggiungere”

Dirigere un hotel ai tempi della pandemia non è certamente il più semplice dei compiti. Quando si tratta di una delle più lussuose ed imponenti strutture alberghiere italiane, il grado di difficoltà aumenta. Se la struttura in questione si trova a Venezia, una delle città turistiche per eccellenza del nostro Paese, l’asticella si alza ancora di più. L’Hilton Molino Stucky Venice, è un esempio di eleganza e stile che dall’isola della Giudecca guarda la Serenissima con stile unico. Lo stesso che si trova all’interno della struttura dove a guidare lo staff troviamo il Dott. Antonello De Medici, direttore del Molino Stucky Venice.

La carriera di Antonello De Medici

Nato nel 1960 a Roma, inizia la sua carriera nel 1986 in ambito Risorse Umane presso aziende multinazionali, farmaceutiche e di largo consumo.

Dieci anni dopo approda nel mondo dell’ospitalità internazionale presso il Gruppo Ciga Starwood, dove rimane impiegato per quasi 25 anni ricoprendo dal principio cariche HR a livello corporate ed assumendo poi il ruolo di Direttore Generale a livello Hotel a Firenze ed a Venezia in veste di General Manager al Danieli ed Area Manager Venezia fino all’apertura del St. Regis Venice. Dal giugno 2020 è Direttore Generale dell’Hotel Hilton Molino Stucky, gioiello dell’architettura industriale nel cuore della Giudecca a Venezia.

Esperto di food & beverage, marketing e relazioni industriali, De Medici collabora assiduamente con svariate università e master tra cui Bocconi, Ciset e Ca’ Foscari oltre a ricoprire il ruolo di membro del Consiglio di Presidenza di Federturismo Italia, di delegato di Confindustria Turismo Veneto e di Presidente di EBIT Veneto.

Intervista ad Antonello De Medici

Direttore, Lei è alla guida di una delle strutture alberghiere più belle d’Italia: in che modo un manager deve offrire nel Suo ambito un valore aggiunto?

Il ruolo del GM è in evoluzione ed oggi deve creare una rete di relazioni con la destinazione in base al posizionamento dell’Hotel sia per quanto attiene la Cultura, l’Enogastronomia, l’Arte ma anche il tessuto produttivo artigianale e industriale per generare scambi fra mondi connnessi necessari per costruire le esperieze dei clienti. Deve sempre però essere Coach e Mentore del suo team valorizzando il capitale umano e orientandolo al raggiungimento degli obliettivi sia economici che di qualità del servizio.

Di cosa va particolarmente fiero nel Suo operato?

Il mio approccio è volto all’innovazione di prodotto e di processo e quindi sono sempre alla ricerca di idee per contribuire al valore dell’Hotel o degli Hotel che ho gestito.

Quali sono i segni distintivi del Suo lavoro all’interno dell’Hilton Molino Stucky Venice?

La prima domanda posta all’inizio del mio incarico al Team è stata: cosa vorreste fare che non è mai stato fatto?

Che tipo di rapporto ci deve essere oggi tra un Direttore moderno e i suoi collaboratori?

Fiducia e trasparenza, ascolto attivo e supporto nel superare la “zona di conforto” in cui alcuni si rifugiano per aiutare ciascuno a crescere.

Come si gestisce nella quotidianità una struttura così grande?

Delegando e controllando ma senza essere pressanti nel day by day piuttosto facendo verifiche sulle decisioni chiave e correggendo il tiro ove necessario in base alla Voce del Cliente.

Gestire un hotel di lusso a Venezia, non è come farlo altrove: quali sono i pro e i contro?

Le logiche sono le stesse: “God is in the details”, sono i dettagli che fanno la differenza unitamente all’amore per quello che facciamo. Vale sempre il principio della catena del valore: dipendenti felici fanno felici i clienti, clienti felici fanno felici le proprietà. In ogni caso Venezia è unica per concentrazione di eventi culturali e life style quindi occorre essere sempre coinvolti per stimolare gli ospiti siano essi individuali o clienti del segmento MICE. E’ una destinazione unica ma fragile e bisogna avere attenzione in ogni scelta nella direzione di preservare una Città meravigliosa .

Il mercato del turismo in Italia è stato forse il più colpito dalla pandemia: come avete reagito e come vi state “rialzando”?

Con tanto lavoro di progettazione, di sviluppo dei prodotti, di flessibilità nel rinegoziare i contratti, nel riposizionamento dei servizi fra cui spicca la Ristorazione oramai elemento essenziale delle esperieze dei clienti e nuova“ reason to stay” in un Hotel.

L’Italia è un Paese in cui il turismo ha un ruolo fondamentale nell’economia generale, cosa bisognerebbe fare per esaltarne ulteriormente il valore?

Dare valore alle destinazioni ma con un approccio manageriale e non improvvisando; valorizzando i Brand, cosa nella quale siamo indietro rispetto a molti Paesi nostri competitor che hanno meno da offrire ma più identità e distribuzione.

Da professionista del mondo dell’hotellerie, come fotografa la percezione dei turisti verso le strutture italiane?

Aspettative elevate, perchè per alcuni è il viaggio sognato da sempre, ma anche molti luoghi comuni sulla abilità italiana di improvvisare, sulla simpatia ma sulla carenza di metodo ed affidabilità nel tempo, definita brand loyalty anche per la frammentazione dell’offerta in micro strutture con un modello di business familiare in un contesto globalizzato e soggetto alla web reputation. 

Quali sono i piani che si è prefissato di realizzare nel ruolo che ricopre?

Il bello è non avere limiti ma muovere un passo alla volta verso obiettivi da raggiungere.

La situazione pandemica ha penalizzato fortemente il settore MICE. Ci sono segnali di ripresa, quali strategie avete adottato?

Lo scenario che abbiamo avuto di fronte per mesi nell’Hospitality ha penalizzato in misura maggiore il settore degli Eventi, Meeting e Congressi per i vincoli al travel, l’assenza di collegamenti Aerei, le regole di prevenzione e l’assenza di vaccini.

Le nuove regole del Green Pass, la ripresa dei voli e la cultura della prevenzione oggi rendono possibile in modo diverso la ripresa di questo strategico segmento di mercato. All’Hilton Molino Stucky grazie ai protocolli Hilton Events Ready ed alla lungimiranza della nostra Proprietà, Gruppo Marseglia, siamo intervenuti per tempo con investimenti su offerta con potenziamento ad 1giga del WIFI,una piattaforma multimediale per Hybrid e streaming events già attiva e in grado di consentire meetings sia in presenza che in remoto in tempo reale ed acora con una tecnologia di sanificazione con fotocatalisi in continuo del nostro Centro Congressi.

Dimitri Corti, CEO Lionard Luxury Real Estate: “Consolideremo la nostra leadership nel settore”

Si chiama Dimitri Corti ed è l’amministratore delegato e il fondatore di Lionard Luxury Real Estate S.p.A., presente sul mercato italiano dal 2008 quando viene fondata a Firenze dall’imprenditore fiorentino con esperienza pluriennale nel settore immobiliare e informatico. Connubio interessante che gli ha permesso lo sviluppo del dato, ma soprattutto del servizio, a supporto della clientela degli immobili di lusso.

Corti, classe 1977, ha una consolidata esperienza professionale come manager di società immobiliari e un’attenzione particolare ai mercati esteri, contatti a Mosca, Londra e New York con attori del mondo finanziario e imprenditoriale oltreché immobiliare

Già da diversi anni l’interesse degli inglesi, come dei russi e anche degli americani, e di molti altri stranieri prima mai immaginati, ferma lo sguardo sul nostro Belpaese, in Toscana soprattutto, ma anche in Liguria, nelle costiere e nelle isole. Così, forte del connubio pregresso, Dimitri fonda Lionard, società Made in Italy, che si occupa della vendita di proprietà di prestigio italiane alla clientela internazionale, non esclusivamente è ovvio, ma principalmente.

Un sito che ne è la firma, vetrina internazionale in 20 lingue, oltre 3.000 proprietà di lusso in portfolio per un valore di 14 miliardi, con un valore medio di 5 milioni di euro.

Il dato, l’informazione che ne scaturisce, la trasparenza dei numeri, dei valori, del venduto, sono certamente fondamentali, ma ritengo che è soprattutto il servizio che li presenta e li supporta, dandogli forma oltre che sostanza, a rassicurare una clientela così particolare. È corretto?

Non sbaglia. In Lionard siamo molti attenti a tutti i dettagli. Dai numeri, alla privacy, alla presentazioni degli immobili. Abbiamo imparato che i nostri clienti ricercano la perfezione e l’attenzione a 360 gradi. Gli errori non sono ammessi. 

Da dove nasce il brand, il nome Lionard?

L’ho scelto perché suggerisce l’italianità, il fascino, l’eccellenza e l’unicità attraverso una fonetica internazionale. È  l’unione di due parole: Leonardo e Lion. La prima richiama la grandezza del celebre artista nato a Vinci; l’altra  invoca la forza e il fascino del re della savana. Inoltre, ho scelto il grifone come logo perché traduce visivamente questi concetti.

Perché proprio l’extralusso con la specifica ricerca dell’unicità esclusiva, non era presidiato sulla clientela estera?

È partito tutto da una riflessione dopo un incontro con l’assistente di un cliente molto importante. Mi fece notare che non riusciva a trovare una società capace di trattare e fornire un servizio all’altezza di un determinato tipo di investitori. Ho sondato il mercato e ho fatto diverse ricerche specifiche. Il risultato è stato che mi sono reso conto che poteva nascere un business vincente. E così è stato.

È in fieri un importante ampliamento di presidio territoriale di Lionard. Perché?

Riceviamo centinaia richieste di acquisto e informazioni da tutto il mondo. Per fornire un servizio sempre migliore e di extralusso c’è la necessita di essere presenti in tutte le più importanti città di Italia. Apriremo altri 15 sedi: un passo molto importante che consoliderà la nostra leadership del mercato del luxury. 

Come sceglie i suoi Advisor, provengono tutti dal settore immobiliare?

I nostri Advisor vengono scelti con criteri molto rigidi. Ricerchiamo talenti con competenze giuridiche e economiche. Per noi, inoltre, è fondamentale che i nostri collaboratori conoscano alla perfezione almeno una lingua straniera. Nei nostri uffici si parla costantemente inglese, francese, spagnolo, russo e tedesco. Il percorso in Lionard non si ferma con la selezione. Una volta entrato nello staff si viene formati sul settore immobiliari dai nostri esperti che hanno anni e anni di esperienze. Inoltre, monitoriamo per ogni advisor 43 diverse Kpi per valutarne le performance. 

Ha pensato di replicare l’idea di business anche in altri paesi europei o extra-continentali?

Abbiamo varato un importante piano di espansione aziendale che ci porterà nei prossimi anni ad essere presenti a Parigi, Londra, Barcelona e Berlino. Replicare il business è possibile, e infatti stiamo lavorando per arrivare in tutta Europa. 

Benedetto Delle Site: “Ecco cosa facciamo noi dell’UCID Giovani”

Manager e professionisti uniti dai valori e dagli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa: su queste basi si fonda l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID), associazione nata del 1947 in Italia per favorire la ricostruzione post-bellica.

A guidare questa associazione nel suo movimento Giovani, c’è il Presidente Benedetto Delle Site: eletto per il prossimo triennio, Delle Site è un giovane imprenditore romano nel campo dei servizi finanziari, nonché da anni animatore di iniziative improntate alla formazione cristiana di manager, imprenditori e professionisti. Noi lo abbiamo intervistato.

Intervista a Benedetto delle Site

Presidente, cosa significa essere giovani imprenditori e dirigenti cristiani?

Significa testimoniare, ogni giorno con le nostre vite, che la responsabilità di chi opera in azienda o nello studio professionale esige una più elevata formazione morale e un impegno maggiore per il nostro prossimo, le cui fonti sono da ricercare in un senso più ampio della vita. Per un giovane, questo è ancora più importante perché si avvii e cresca nella propria attività e in ruoli di direzione senza dover scendere a compromessi con i valori di origine: l’etica rafforza, non indebolisce, il mondo degli affari. 

Quale oggi la mission dell’UCID?

L’UCID nasce nel 1947 per ricostruire il tessuto sfilacciato della società italiana, investita dalle macerie, materiali e morali, della guerra, attraverso l’impegno di imprenditori e dirigenti illuminati dalla fede e sensibili al bene comune. Oggi deve essere un riferimento per la rinascita proprio come ieri: la pandemia deve farci riscoprire il valore sacro e inviolabile di ogni vita umana e obbligarci a ripensare i modelli di sviluppo. Non esiste l’uomo economico ma l’uomo integrale con bisogni sia materiali che morali e spirituali.

Quali tipo di attività svolgete?

L’UCID lavora almeno su tre livelli: incoraggia imprenditori, professionisti e dirigenti d’azienda ad un cammino di crescita spirituale accompagnato da un sacerdote, chiama gli stessi alla conoscenza e alla diffusione degli insegnamenti della Chiesa in campo sociale ed economico e infine esorta alla pratica della virtù attraverso la testimonianza, che deve tradursi in risposte ai bisogni del prossimo e del Paese. Abbiamo intitolato la nostra Assemblea nazionale ‘il tempo di una coraggiosa testimonianza per l’Italia e per l’Europa’: è tempo di rinnovare l’impegno e l’alta vocazione di chi ci ha preceduto e ci ha lasciato in dote l’economia di libero mercato, la democrazia e diritti inviolabili della persona.

Nel corso della vostra Assemblea nazionale il Ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che la partecipazione dei giovani deve inverare il Pnrr…

Come ho insistito all’inizio del mio mandato, nella lettura del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, oltre ai positivi obiettivi legati alla sostenibilità sociale ed ambientale, alla transizione digitale e tecnologica, alla modernizzazione dello Stato, abbiamo notato tuttavia che la parola sussidiarietà compare solo una volta. Sarebbe un grave errore se i decisori pubblici pensassero di affrontare la crisi che stiamo vivendo senza estendere il principio di sussidiarietà, attraverso il coinvolgimento del dinamismo della società civile e del mercato, specialmente delle nuove generazioni e del mondo delle imprese. Per questo continueremo a tallonare le istituzioni, crediamo di poter essere soprattutto come giovani un pungolo e di saper offrire soluzioni innovative, in termini anche normativi e di governance, partendo dalla nostra ispirazione e dall’esperienza tipica dei giovani imprenditori, dirigenti e professionisti che si cimentano ogni giorno con l’Italia reale. 

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Agevolando, la start up che aiuta le aziende a districarsi tra le opportunità da non perdere

Oggi ci sono tante opportunità per chi vuole crescere, ma ha bisogno di risorse per poterlo fare. Tuttavia, comprendere bene le opportunità di finanziamenti o aiuti che effettivamente, in questo momento ci sono, non sempre è semplice. Da questo concetto nasce la start up Agevolando piattaforma di finanza agevolata dotata di intelligenza artificiale che ha dato supporto per la ricerca e l’attivazione dei bandi a fondo perduto, regionali e nazionali, aiutando imprese e professionisti diversi settori.  Per conoscerla più da vicino abbiamo intervistato Matteo Carella, Responsabile del reparto finanza agevolata

Intervista a Matteo Carella

Cosa fa Agevolando?

Agevolando è una piattaforma intelligente, supportata da un algoritmo di intelligenza artificiale, che raccoglie al suo interno tutti i bandi, per la richiesta di fondi o contributi, promossi dagli enti pubblici del territorio italiano e dall’Unione Europea. La navigazione all’interno del portale è facilitata da appositi filtri che possono mostrare, ad esempio, solo le opportunità che riguardano una certa tipologia di investimento. L’utente viene informato tramite una newsletter sui bandi attivi, filtrati secondo i suoi interessi selezionati nell’area personale. La piattaforma traduce ogni opportunità di bando in una forma più semplice per l’utente, attraverso un breve riassunto in una forma italiana di più facile comprensione e, grazie all’inserimento di suggerimenti e bottoni, permette di scaricare il pdf dell’opportunità, visualizzare il testo ufficiale del bando, visitare la pagina dove è stato pubblicato il bando con i relativi allegati e arrivare al link da cui è possibile presentare la domanda. L’utente può inoltre richiedere un preventivo a R-Impresa, società dietro lo sviluppo di Agevolando, qualora la pratica fosse abbastanza complicata da presentare in autonomia. 

Da a cosa è nata l’idea?

Noi di R-Impresa abbiamo sempre avuto la necessità di avere un servizio di segnalazione puntuale dei bandi, con la possibilità di usare anche filtri più specifici. Abbiamo fatto un’analisi di mercato in cui ci siamo resi conte che, purtroppo, non c’era ancora nessuna piattaforma abbastanza valida sul mercato che andasse ad aiutare l’utente soprattutto nella lettura dei bandi, traducendo il burocratese delle migliaia di documenti allegati a questo genere di bandi. Uno scoglio enorme per chi non può ricevere supporto nella lettura e nella compilazione di tutta la documentazione necessaria. La creazione di Agevolando, inoltre, facilita tantissimo il servizio di informazione che diamo alle nostre società clienti. Prima della piattaforma, il rapporto era uno-a-uno, quindi poteva capitare di non fornire una specifica segnalazione di un bando, mentre con Agevolando riusciamo a raggiungere tutti e nel minor tempo possibile. 

Qual è il vostro target?

Il nostro target sono le aziende italiane di qualsiasi dimensione che effettuano investimenti negli ambiti in cui la finanza agevolata può intervenire, ad esempio nel marketing o per l’acquisto di macchinari, software, per nuove assunzioni, corsi e programmi di formazione, solo per citarne alcuni. 

Bisogna avere caratteristiche particolari per avere accesso ai fondi?

Per determinati bandi sono sufficienti requisiti come l’anzianità o, in generale, l’inserimento del codice ATECO. Per i bandi che hanno requisiti specifici, invece, all’interno del bando è possibile trovare degli alert con le discriminanti dell’agevolazione. 

Qual è il vostro modus operandi?

Tutte le mattine il nostro team monitora i vari bandi in apertura tramite un sistema di intelligenza artificiale che ci informa della pubblicazione di nuovi bandi dagli enti monitorati. Poi, alle ore 7, un sistema di email alert invia la segnalazione dei bandi caricati nelle 24 ore precedenti alla posta elettronica dell’utente, permettendogli di non interrompere il proprio lavoro: con un semplice click sul contenuto della mail si accede in tempo reale alla pagina di dettaglio del bando e alla relativa documentazione che può essere raccolta e compilata in autonomia e in pochi minuti. 

Quali sono le vostre prospettive future?

Tra i nostri progetti futuri c’è quello di inserire un filtro per codice ATECO nella piattaforma, al fine di rendere ancora più pertinenti le segnalazioni ricevute dall’azienda e diminuire il numero di alert all’interno dei bandi con le discriminanti. Ci auguriamo di aggiungere in futuro sempre più filtri al fine di inviare solo agevolazioni a cui un’azienda può partecipare al 100%. Stiamo anche studiando un metodo per permettere agli utenti di compilare automaticamente le agevolazioni evergreen, ovvero i bandi sempre aperti.

Il networking come stile di vita: Gianfranco Minutolo, Founder di Corporate Consulting, ci spiega perché

Tutti noi sappiamo bene quanto sia importante avere una buona rete di contatti, in ogni ambito. 

Vale per le amicizie quanto per il lavoro e le relazioni trasversali che in qualche modo fungono da ponte di connessione per opportunità che prima o poi possono necessitarci. 

Ma siamo davvero capaci di intessere e mantenere nel tempo queste relazioni, o più familiarmente, il networking di cui in USA – ci spiega Gianfranco Minutolo – si ha abitudine da sempre?

Fondatore della Corporate Consulting, società specializzata nel far emergere margini dall’efficientamento dei costi operativi secondo progetti di cost management a success fee con un team di professionisti qualificati che lo affiancano da anni, Gianfranco ci racconta che, nel marzo del 2019, Borsa Italiana li ha definiti “portatori sani di EBITDA“. Sono implementatori di risultati effettivi, capaci di far aumentare gli utili, senza abbassare la qualità esistente, garantendo la competitività dell’azienda cliente nel mercato di riferimento.  

Dove è nata la passione e la formazione per il networking

Minutolo si appassiona allo sviluppo del networking nei primi anni ’90 e ne fa una professione quando assume l’incarico di rilanciare il network degli Alumni Bocconi a livello internazionale in veste di Responsabile della Direzione Relazione con gli Alumni ed Executive Director dell’Associazione Alumni della prestigiosa scuola milanese. In pochi anni contribuisce a far sviluppare la rete storica di oltre 100.000 Alumni nel mondo in modo sistemico e strutturato, sviluppando progetti, aree territoriali, creando team locali in grado di supportare i progetti centrali. 

Consapevolezza, metodo e fiducia, una delle più importanti, sono solo alcune delle parole chiave che rendono l’arte del networking la base di una possibilità che dobbiamo offrirci, ogni giorno. 

Autore del libro “I robot non sanno fare networking (per adesso)”, consigliato da molti manager in rete, il testo si presenta come guida concreta e decisamente operativa, capace di motivare e spiegare bene quanto sia fondamentale oggi costruire un’efficace rete di relazioni sociali, alla cui base risiede l’indiscussa fiducia che le sottende.

“Non cresce quello che semini, cresce quello che innaffi”, lo ha infatti spiegato nella recente avventura “Oltre ogni limite”, fil rouge della terza edizione di TEDX Legnano, dedicata al tema del self-empowerment e dell’auto-superamento: Gianfranco Minutolo ha parlato del valore delle relazioni e di come, se ben coltivate, possono generare opportunità e offrire soluzioni inaspettate nella vita.

Intervista a Gianfranco Minutolo 

Gianfranco, se dovesse suggerire una tabella di priorità, quale sarebbero i primi 5 punti da seguire per essere efficaci nella costruzione della propria rete?

Innanzitutto, direi che senza la leva della volontà non ha senso iniziare alcunché. Volontà significa che se riconosco valore e senso alla gestione delle relazioni, dedicherò ogni giorno una porzione del mio tempo alla costruzione e alla manutenzione del mio network.

Secondo, restituire volti e voci al proprio database di contatti. Molte persone pensano che il difetto della propria rete sia la mancanza di contatti, quando solo negli smartphone ne hanno anche migliaia. Il problema è che li raccolgono senza un criterio, li abbandonano al silenzio e col tempo dimenticano anche di averli mai conosciuti. Agite con metodo. Se non ne avete uno, imparatelo.

Terzo, lo strumento prioritario è l’orecchio. L’ascolto attivo ci consente di restare al passo con il contesto e di raccogliere gli input delle persone che compongono la nostra rete, che sono portatrici di esigenze (domande) e opportunità (risposte).

Quarto, impariamo a riconoscere gli opportunisti ed escludiamoli dalle nostre reti, per evitare che ne compromettano il funzionamento, pregiudicando il rapporto con i soggetti virtuosi.

Il quinto punto dovrebbe essere il primo, o il punto zero. La rete si mantiene viva se circola la fiducia: mettete a disposizione del vostro network il meglio di voi, le vostre competenze e le vostre relazioni, dimostrandovi custodi meritevoli della fiducia che gli altri ripongono in voi e affidabili quando sarete voi a chiederne.

Portatore sano di EBITDA e di networking: come si sono combinate nella sua vita queste capacità?

Ognuno di noi gestisce relazioni interpersonali centinaia di volte al giorno e questo capita anche a me. L’aver fondato 22 anni fa una società di consulenza mi porta quotidianamente al confronto con imprenditori e manager con i quali la capacità di gestire le relazioni è essenziale. Come mi ha insegnato il mio primo mentore, l’essere un Professionista richiede 5 abilità: quella di saper acquisire un Cliente, quella di saper svolgere il lavoro in autonomia, quella di saperlo delegare, quella di sapersi fare pagare dal Cliente e, per ultima, di sapersi fare assegnare nuovi incarichi. Perché questo avvenga occorre saper possedere le competenze tecniche necessarie per svolgere il lavoro (le cd. hard skill) e le abilità personali per saper gestire nel tempo la relazione con chiunque (le cd. soft skill). Ho imparato nel tempo che le prime sono essenziali ma diventano sempre più delle commodity in un mondo che cambia alla velocità della luce, mentre la gestione efficace delle seconde, sulle quali ho dedicato tanta energia e pratica, è essenziale.

Ci racconta qualche curiosità che le è capitata, a lei o a qualche manager che ha formato, e che ha costituito un episodio di cui far tesoro e insegnamento nel percorso di come fare networking?

Un episodio mi è capitato proprio nell’ultimo anno. Una persona che ha letto il mio libro mi ha contattato via LinkedIn dimostrandomi grande apprezzamento per gli spunti pratici letti. Avrei potuto semplicemente ringraziare in modo veloce ma mi sono reso disponibile ad un colloquio di conoscenza. Dopo due gesti di cortesia reciproca (il suo messaggio e la mia richiesta di approfondimento, entrambi non dovuti), abbiamo iniziato ad apprezzarci a vicenda e, da quella telefonata si è consolidata, giorno dopo giorno e per oltre 6 mesi, una fiducia reciproca che ci ha portato a costruire, insieme, una nuova iniziativa imprenditoriale. Fantastico.

Quanto secondo lei siamo incapaci di natura, o semplicemente formati culturalmente, a non guardare con occhi positivi lo scambio reciproco?

Siamo animali sociali, la nostra natura in contesti pacifici è collaborativa e positiva. Il problema è che molto spesso la carenza di fiducia genera diffidenza e insicurezza, che ci portano a ridurre i rapporti, contraendo il potenziale espansivo della nostra rete. Riducendo di conseguenza il nostro paniere di opportunità, perché più relazioni attive ho, più opzioni mi sono accessibili. Quindi il problema è certamente culturale: vediamo le persone come veicoli, utili solo se sono in grado di portarci da A a B in un determinato momento. 

Questa visione oltre che immorale è miope, perché tiene l’occhio bloccato sulla situazione critica, le cui dinamiche non sono preventivabili.

E poi nessuno vuole essere usato come uno strumento, mentre tutti vogliamo, per natura, sentirci parte di qualcosa. Vogliamo poterci fidare.

Il ruolo del Fractional Manager, introdotto in Italia da Andrea Pietrini

A partire dal 2011, in Italia si è formata la prima società di advisory operativa di taglio executive che ha introdotto nel nostro Paese il concetto di Fractional Executive.

Per ogni area chiave dell’azienda cliente, YOURgroup offre supporto operativo on site attraverso un team di fractional manager con lunga esperienza aziendale in società leader. I manager di YOURgroup vengono selezionati attraverso un complesso processo interno e l’attenzione nella selezione dei partner ha dato vita a un vero e proprio hub di competenze, formato da otto team di verticali specialistici: YourCFO è dedicato allo sviluppo delle imprese e vanta partner CFO di provenienza da multinazionali o società quotate che guidano la visione strategico-finanziaria; YourHR propone professionisti nelle Human Resourse, YourDIGITAL supporta le aziende nel processo di digital transformation, YourCEO coinvolgeGeneral Manager o posizioni C-Level nel nelle Vendite o nelle Operations, YourNEXT sostiene l’imprenditore con una rete di relazioni funzionali e strategiche di comunicazione, YourCPO ha un focus specifico sul Procurement e dunque sul dipartimento degli Acquisti, come YourCMO sul Marketing e YouCLO in ambito Legal.

Il management e la formazione guidata on site

Tra le realtà italiane più importanti nel settore dei servizi professionali alle aziende, il gruppo ha lo scopo di promuovere lo sviluppo manageriale del sistema imprenditoriale italiano e di favorire l’incontro di tutte le parti interessate alla crescita del sistema produttivo italiano, sul territorio nazionale e internazionale. Si costruisce così l’expertise all’interno dell’organizzazione ed è ideale per aziende in fase di crescita o che devono ripensare a nuovi percorsi di business, ristrutturazione o turnaround. Il Senior Executive può supportare l’azienda in fasi delicate quali l’uscita di un manager e l’eventuale selezione di uno nuovo o in ristrutturazioni, pre-post merger o vendita/acquisizione, o anche solo per dare nuova linfa vitale al business in fase stagnante.
YOURgroup è presente oltre che sul territorio italiano, anche in Svizzera, in Francia e nel Regno Unito con oltre 200 Fractional Executive. È riconosciuta Partner di Elite e certificata dalla Borsa Italiana.

Intervista ad Andrea Pietrini

Ad Andrea Pietrini, bocconiano, autore del libro “Fractional Manager” edito da EGEA e fondatore di YOURgroup, abbiamo chiesto di raccontarci come nel processo di digital transformation, che permetterà a molte PMI, ma anche GI, di poter fruire di contributi, finanziamenti e fondi, risulterà ancora più significativo il ruolo temporaneo del Fractional Manager o Executive secondo le esigenze del mercato.

La digital transformation avrà auspicabilmente un’accelerazione rapida nel post Covid perché la situazione che stiamo vivendo ha avuto conseguenze significative sul mondo delle imprese, ne cito tre su tutte: ha dissolto il modello di business di alcuni settori e modificato quello di molti, ha introdotto la necessità, in alcuni l’obbligo di gestire processi da remoto, ha fatto percepire con forza la volatilità dell’ambiente economico in cui viviamo da anni.

Tutto ciò sta portando le aziende a ragionare su come introdurre nuove competenze che possano supportarle nel ripensare il proprio modello di business, spesso in ottica più digitale, sia per cogliere opportunità di mercato che, allo stesso tempo, per pensare ad un’organizzazione più lean e smart.

Senza andare troppo lontano, pensate a quante aziende tradizionali si sono avvicinate all’e-commerce. Un progetto di e-commerce non significa aprire un sito e fare marketing online, ma significa soprattutto ripensare tutti i processi aziendali, da quello delle vendite, a quello di approvvigionamento a quello finanziario, solo per fare alcuni esempi.

Queste sono quasi sempre situazioni nuove per le aziende, che per affrontarle efficacemente devono necessariamente coinvolgere figure esterne, esperte, che apportino competenze operative in maniera efficace, efficiente e cost- effective, come quelle che forniscono figure manageriali senior ingaggiate in maniera fractional o temporary per la durata e l’avvio del progetto di digital transformation.  

La figura può successivamente proporre un supporto più “light”, nel monitoraggio del progetto in fase attuativa, con evidente risparmio per l’azienda.

Per rispondere prontamente alle disponibilità finanziarie per la ripresa economica ha immaginato di implementare un team verticale specifico per supportare le imprese nelle richieste dei fondi?

Da sempre il vertical yourCFO si occupa del supporto alle aziende nella fase di definizione della strategia finanziaria e nell’implementazione della stessa.

Adesso il tema diventa ancor più strategico dato che processi di trasformazione strategica, di riposizionamento e di sviluppo, necessitano sempre di risorse, ora anche di più perché la crisi sta avendo pesanti conseguenze sulle disponibilità finanziarie aziendali.Per questo motivo abbiamo potenziato la nostra offerta coinvolgendo una serie di importanti player finanziari, dal fintech alla finanza agevolata, a fondi di investimento proprio con questo obiettivo strategico.

Lei ha portato per primo in Italia il concetto di Fractional e, anche in questa intervista, espone sempre prima i suoi team e i valori che contribuiscono a portare nell’azienda committente. Quanto è importante fare squadra/team in un contesto di consulenza all’interno della società e quanto i manager riesco a integrarsi in quella ove sono destinati?

Per me il team è tutto. Un team esprime spesso quell’intelligenza collettiva, che è sempre superiore alla somma delle singole individualità.

Il modello fractional essendo un modello più vicino alla modalità manageriala che a quello consulenziale, tende a coinvolgere un professionista alla volta in azienda, per lo meno nella fase inziale, tuttavia l’esperienza ci insegna che sono sempre di più in casi nei quali, apprezzato il modello, il cliente ci chiede di proporre professionalità diverse e complementari ed è il motivo per il quale dall’originaria yourCFO, il gruppo si è allargato praticamente a tutte le funzioni C-level.

In questo caso si crea il benefico “effetto team” anche tra figure fractional su funzioni diverse.

Per lo stesso motivo, che il fractional è più un manager che un consulente, anche se opera in azienda a tempo parziale, si integra sempre bene nella società in cui va a operare, perché ha in sé il “cromosoma” dell’uomo d’azienda. È un punto importante e ti ringrazio di avermi posto la domanda.

Fractional è un concetto riservato di fatto a un manager che è già esperto con skills e know-how acquisiti sul campo. Non ci sono dunque spazi per giovani manager che non siano del tutto autonomi o, come nelle società di consulenza, sono previsti e formati al fianco dei senior?

Mi scrivono tantissimi giovani, anche studenti, neolaureati o addirittura laureandi che vorrebbero avvicinarsi alla professione del fractional executive e io rispondo sempre: “prima di diventare fractional, devi diventare executive”! 

A parte gli scherzi, io sono onorato che questo accada ed è coerente con la mia visione di creare la nuova categoria del “professionista della managerialità” che potrebbe anche avviarsi in una fase iniziale della vita professionale. È un percorso lungo, ma possibile, soprattutto se si svilupperà la cultura del management “as a service”, legato al raggiungimento di obiettivi pianificati, più che al “ricoprire posizioni aziendali”, e in effetti, anche in YOURgroup cominciamo a introdurre con successo manager intorno ai 35 anni di età. Paradossalmente, l’attuale situazione, con questo forte stimolo allo smart working, ad esempio ha avvicinato l’obiettivo, che rimane tuttavia complesso da raggiungere perché l’azienda per conoscerla, per comprenderne le complessità sistemiche, interne ed esterna, va vissuta in prima persona, come dico spesso “alla macchinetta del caffè” dove solitamente si capiscono più cose che entrando nell’ERP aziendale!

Massimiliano Ventimiglia, Onde Alte e l’Open Innovation: ecco i progetti

L’Open Innovation è la capacità di innovare l’innovazione, non una contraddizione in termini, ma la volontà di reinventare nuovamente ciò che per noi era già innovativo e che la pandemia ci ha costretto a trasformare, guardare con occhi diversi, farci adattare reattivamente al cambiamento causa forza maggiore.

Le aziende sono chiamate a mantenere costantemente aggiornata la propria propensione ad innovare per restare competitive sul mercato. Come? Affidandosi a idee, risorse e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, università, enti di ricerca, fornitori e consulenti: l’Open Innovation rappresenta quindi uno strumento per cercare percorsi alternativi e sviluppare nuove soluzioni per la collettività. Diversi i settori in cui viene ampiamente utilizzata dalle utilities al comparto bancario-assicurativo, automotive e trasporti, food e distribuzione, fino alle telco, tra i primi ad aver intuito i benefici di questo approccio.

È in questo contesto storico in pieno mutamento che si inserisce Onde Alte, società benefit di innovazione sociale, certificata B Corp, che offre servizi di consulenza, formazione e open innovation appunto, nata per aiutare aziende, organizzazioni umanitarie, fondazioni e pubblica amministrazione a creare progetti che uniscano sostenibilità economica e ritorno per la comunità, puntando al bene comune e ad un futuro migliore. 

Massimiliano Ventimiglia, classe 1976, già Co-fondatore di H-FARM, Fondatore di H-ART, Chief Digital Officer (Italy) di WPP, CEO di H-FARM Education e ora Fondatore di Onde Alte, ha costruito tutta la propria carriera sui temi dell’open innovation, della tecnologia e della comunicazione digitale. Con Onde Alte combina in modo olistico competenze di business strategy, service design, creatività, ricerca e analisi dei dati, knowledge & learning design, software engineering, per sviluppare progettualità innovative e d’impatto. In poco più di due anni di attività, ha già collaborato con importanti realtà come Banca Etica, Feltrinelli Education, Intesa Sanpaolo, Invitalia, Medtronic, NaturaSì, OxFam e molte altre.

Intervista a Massimiliano Ventimiglia

Quanto è difficile trovare la strada per un’economia davvero umana?

È una strada complessa e fatta di grandi rinunce nei confronti delle sicurezze e degli schemi che per tanto tempo ci hanno dato le coordinate e ci hanno rassicurato. È una strada fatta di salite, di grande voglia di guardare dentro di sé e allo stesso tempo molto lontano. Cosa tutt’altro che facile. È soprattutto una strada fatta dal coraggio di farsi molte domande: vecchie, sopite, dormienti e nuove, contemporanee, anticipatorie. Un’economia in cui tutti abbiano rispetto per sé stessi ma anche per gli altri e per il pianeta, che non sottragga, che non estragga ma che aggiunga, rigeneri, faccia rinascere. Una economia che sappia unire scopi di breve termine con alti principi, che preveda ritorni nei confronti delle comunità, che valorizzi saggezza tra righe e colonne, i cui indicatori di riferimento siano diversi da quelli che animano le aspettative delle borse, le call di andamento dei quarter, che misurino le performance dei manager. Forse si tratta di un vero e proprio nuovo atlante più che di una strada. 

Onde Alte è un laboratorio multidisciplinare di innovazione sociale, ci racconta come fattivamente un evento di open innovation?

Fare open innovation significa pensare a un ecosistema senza barriere, a un operatore di mercato che scambia valore con una comunità di stakeholders. Significa guardare all’innovazione della propria organizzazione cercando di costruirla mettendo assieme propri collaboratori e soggetti terzi, con un processo regolato e strutturato di condivisione dove vige la regola che tutti costruiscono sopra l’altro ma in cui viene garantito l’equilibrio con la propria funzione di valore. Le modalità operative di realizzazione di questi processi sono molte e hanno struttura e durata molto diversificate. Si va dai semplici eventi di open innovation di pochi giorni, di cui l’hackathon è l’immagine più diffusa e popolare in tutto il mondo, a programmi strutturati che possono durare mesi e coinvolgere call multiple, attori di varia natura, decine di eventi, fondi di investimento ecc.

Cos’è che finora non ha spinto l’umanità a guardare al profitto generato eticamente secondo lei? Il mancato rispetto per una mancata educazione? Un problema di cultura civica?

Credo si tratti di una naturale forma di egoismo congenita nell’essere umano, e della degenerazione di alcuni fenomeni come il consumismo e l’adozione di una scala di valori sociali totalmente orientata all’immagine dell’essere umano individualista, realizzato nella propria ricchezza e nel proprio avere. Senza comunità e senza benessere collettivo. Viviamo tutti in un sistema disegnato centinaia di anni fa, dove ci hanno insegnato a stare in un contesto economico di produzione e distribuzione di beni e servizi basato sul principio della divisione del lavoro, sulla proprietà privata e sullo scambio. E da qui al sistema della proprietà, alla formazione di soggetti giuridici economici, alla concorrenza, al mercato dei capitali, alla ricerca ossessionata dei ritorni il passo è presto fatto. Mi chiedo se si possa riavvolgere il nastro e se si possano rimettere in discussione alcuni dogmi. Mi chiedo, ad esempio, se nella valorizzazione di borsa di una azienda non vada computato il danno che quella stessa azienda fa all’ambiente o alle persone. Senza formule fantasiose di apparente compensation ma con regole più genuine, autentiche. Mi chiedo se esiste un altro modo di concepire oggetti e architetture, più ispirati dalla natura, dagli animali, senza ricorrere consapevolmente a sostanze e processi chiaramente estrattivi o distruttivi.

Quanto dell’approccio dell’open innovation è presente oggi nel concetto del green e nella sostenibilità ambientale?

Credo che oggi ci sia in comune un senso di urgenza di agire come collettività, come ecosistema di attori accomunati da un fine più alto, che vedo più o meno autenticamente permeare i vari contesti. Mi auguro che questa tensione sia vera, che si combatta – in senso figurato – per questo approccio. Che si diventi tutti un po’ più attivisti. Quando una giovane ragazza o un giovane ragazzo partecipano a uno dei nostri hackathon civici lo fanno con uno spirito aperto, curioso, volitivo, con una sana intenzione di fare bene e fare la differenza per sé e per la propria comunità. Li muove una emozione fragile, che tiene insieme la preoccupazione per un tempo che scorre inesorabile, la consapevolezza dell’urgenza di cambiamento, e la voglia di cooperare per proiettarsi avanti, senza perdersi ciò che ci può essere indietro. Mi piace pensare che la visione dell’equilibrio di Nash si stia un po’ più diffondendo e che i giocatori stiano cominciando a capire che le scelte ‘bene’ e ‘comune’ siano le più lungimiranti e soddisfacenti per tutti.

Real Estate Data Hub, analisi innovativa per gli stakeholder del mercato immobiliare

Strumento di analisi nato dalla collaborazione tra RE/MAX Italia e Avalon Real Estate, Real Estate DATA HUB permette di visionare una banca dati con le numeriche di transazioni del 2020, arricchite da analisi di know-how ed expertise proprie del mercato del real estate. Nel dettaglio offre anche previsioni sul mercato immobiliare italiano per il 2021, nei comparti relativi al residenziale, logistico, direzionale, commerciale e ricettivo.

L’annuncio di questa prima release del Report annuale sull’immobiliare italiano coincide con la panoramica dei trend dei comparti complessivi, cui seguiranno pubblicazioni periodiche trimestrali con specifici approfondimenti su ogni segmento esploso nel report annuale di previsione.

Il momento che stiamo vivendo ci lascia immaginare un futuro diverso per il comparto direzionale, indirizzato al ripensamento degli uffici verso soluzioni ‘smart’. Particolare attenzione ai temi dell’ecosostenibilità, con un significativo aumento della richiesta di immobili tecnologicamente avanzati. Di fatto gli spazi di co-working si stavano affermando già molto prima del periodo pandemico, ma l’incremento dei necessari metri quadri per singola postazione lavorativa introduce un quadro ampliato di desk sharing unito a spazi comuni per connettività e condivisione, sviluppati con l’intento di dare vita a ecosistemi lavorativi più stimolanti. Secondo quanto rilevato da Data Hub, gli investitori stanno riservando particolare attenzione al tema ESG (enviromental, social, governance) per privilegiare aspetti legati al no carbon footprint, certificati LEED, WELL o BREEAM o in linea con i benchmark GRESB.

Intervista a Dario Castiglia, CEO & Founder di Re/Max Italia

Abbiamo chiesto a Dario Castiglia, CEO & Founder di Re/Max Italia come i big data siano elemento predittivo, fotografia di un andamento del mercato immobiliare italiano.

L’analisi dei Big Data è funzionale allo sviluppo di strategie efficaci. RE/MAX Italia, attraverso il proprio Centro Studi, analizza costantemente i dati di transato provenienti in tempo reale dal nostro network. Ciò fornisce una puntuale fotografia del mercato immobiliare in tutto il territorio italiano, dove operano le nostre 500 agenzie e gli oltre 5.000 consulenti immobiliari affiliati al nostro network.

Attraverso l’analisi di dati reali, attendibili ed aggiornati, è possibile osservare le dinamiche del mercato, concentrarsi su uno specifico comparto o area geografica, oppure, avere una visione d’insieme dell’andamento del real estate in Italia, corredato dalla valutazione dei principali parametri quali canoni, prezzi, yield e valori del transato.

Com’è costituito il report e come avviene l’analisi dello scenario congiuntamente ad Avalon?

Real Estate DATA HUB è un progetto che nasce dalla collaborazione, dalla condivisione del know how, dei dati e dell’intelligence, di due realtà importanti del panorama immobiliare italiano che mettono a fattor comune competenze e conoscenze per offrire un’analisi esaustiva dei diversi comparti immobiliari. Il progetto DATA HUB rappresenta un nuovo asset del percorso di innovazione costante di RE/MAX Italia. Grazie al Report mettiamo a disposizione dei nostri agenti immobiliari un inedito strumento di analisi per supportarli nell’operatività quotidiana.

La prima edizione del Report annuale di DATA HUB si sviluppa in diversi capitoli, introdotti da considerazioni sullo scenario economico a livello mondiale. Seguono sezioni dedicate ai vari comparti del real estate, dal residenziale al ricettivo, passando per la logistica, il direzionale, il commerciale. Le analisi dello status quo e le previsioni sono supportate da tabelle, grafici e infografiche estremamente puntuali, elaborate congiuntamente dai Centri Studi di RE/MAX e Avalon. Il tutto è arricchito da testimonianze esclusive di opinion leader e player rappresentativi di tutta la filiera. 

Come ha reagito il settore creditizio nel real estate residenziale e non? 

Nonostante nel 2020 si sia registrato complessivamente un calo delle compravendite immobiliari, il mondo del credito ha mantenuto gli stessi volumi del 2019. Grazie all’attività di 24MAX, società di mediazione creditizia del Gruppo RE/MAX, abbiamo un osservatorio privilegiato sull’andamento dei mutui. Quello che rileviamo è che anche nei primi mesi del 2021 il settore creditizio continua a vivere un momento di liquidità e il mutuo ipotecario si conferma il prodotto preferito per nuovi impieghi. Questa situazione, unita ai tassi ai minimi storici, rappresenta un periodo ideale per chi vuole comprare casa accendendo un mutuo. Secondo i dati raccolti dai credit specialist di 24MAX, anche nel 2021 in ambito residenziale i prodotti più richiesti continueranno ad essere mutui a tasso fisso per un importo medio di 133.300 euro. 

Diverso è l’aspetto relativo ai settori non residenziali, in quanto vi è una maggiore attenzione delle banche nel finanziare acquisti da parte delle imprese. Qui risulta discriminante quanto il settore di appartenenza dell’azienda richiedente sia stato colpito dalla crisi derivata dalla pandemia.

Può anticiparci la previsione di una piena ripresa economica di supporto all’intero segmento del real estate?

Complessivamente, il mercato immobiliare residenziale ha dimostrato di essere molto resiliente e l’andamento crescente dell’ultimo trimestre del 2020 (+9% rispetto al 2019) ha rappresentato un’anticipazione della ripresa prevista per il 2021, con un incremento, seppur moderato, delle vendite residenziali. Una risalita graduale che andrà a rafforzarsi nel 2022, anno in cui si stima un ritorno ai livelli pre-pandemia.

Il settore immobiliare e quello creditizio storicamente sono sempre andati a braccetto e l’aspetto finanziario ha da sempre condizionato il real estate. Fare previsioni risulta sempre complesso in un momento di grande incertezza come quello attuale; tuttavia, per quanto riguarda il credito, ipotizziamo un perdurare del momento di liquidità e quindi la disponibilità a finanziare il settore immobiliare.

Inoltre, piano vaccinale, Recovery Plan, Superbonus e Ecobonus fanno prevedere una ripresa economica già dall’anno in corso, con una ripartenza dei consumi e degli investimenti. Si stima dunque che il mercato immobiliare italiano continuerà ad attrarre investitori, anche internazionali, nel corso del 2021, alla ricerca di immobili caratterizzati da qualità del costruito, elevati livelli di comfort ed efficienza energetica.

Una percentuale di previsione massima per comparto nel secondo semestre dell’anno in corso? 

Nel residenziale si prevede l’affermarsi di un boom suburbano, privilegiando abitazioni ubicate in provincia piuttosto che in città. Un effetto del ‘work from home’ che influenzerà le scelte immobiliari degli italiani con una sempre maggiore propensione a case più spaziose.

Nell’ultimo anno, infatti, la casa ha cambiato ruolo, è cambiata la percezione della stessa e sono cambiate di conseguenza le necessità degli acquirenti. I dati di cui disponiamo confermano una variazione della domanda. In particolare, le transazioni sono calate nei Capoluoghi e aumentate in provincia, registrando nel 2020 un incremento del 3% rispetto al 2019. In generale, soprattutto grazie all’utilizzo delle tecnologie, le compravendite in ambito residenziale hanno dimostrato forte dinamismo, in particolare nella seconda parte dell’anno. Rispetto al 2019, nel 2020 si è registrato un sensibile calo delle tempistiche di vendita e di locazione. La media mensile dei giorni di vendita per la categoria Appartamenti è passata da 162 a 152 giorni (-6,2 % rispetto al 2019); per Loft/Open Space, Duplex, Case Semi e Indipendenti, Ville da 190 a 177 giorni (-6,8 %). In ambito di locazione, per gli Appartamenti si registra un calo del 9,1 % (da 66 a 60 giorni). Come prevedibile, la categoria “Loft/Open Space, Duplex, Case Semi e Indipendenti, Ville” segna la contrazione più significativa, pari a -29,5 % (da 88 a 62 giorni).

Nello specifico, possiamo affermare che i risultati raggiunti durante il primo quarter del 2021, riflettono l’inizio di una ripresa del residenziale. Nel mese di marzo 2021 gli immobili acquisiti dal network RE/MAX sono aumentati del +121% rispetto all’anno precedente (mese in cui iniziò il lockdown nazionale) e i transati sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2020. Un andamento che ci auspichiamo continui anche nei mesi a venire.

Nel comparto direzionale si conferma l’interesse di grandi operatori internazionali per i mercati di Milano e Roma,con focus su immobili tecnologicamente avanzati o da riqualificare in un’ottica di rifunzionalizzazione degli spazi esistenti. Desk sharing con incremento di metri quadri per ciascuna postazione e spazi comuni per connettività e condivisione sono solo alcune delle caratteristiche ricercate per immobili direzionali che devono permettere la convivenza tra lavoro tradizionale e smart working. Il Q1 si è mostrato abbastanza dinamico in termini di transazioni, con una decina di transazioni importanti tra Roma e Milano e altre in pipeline come l’acquisto della Torre di via Turati a Milano da parte di Artisa Group con un progetto volto alla riqualificazione degli uffici alla luce delle nuove esigenze.

Grande effervescenza si registra in ambito logistico. La crescita esponenziale dell’e-commerce ha evidenziatol’esigenza di rafforzare il network della distribuzione locale in ottica di capillarizzazione con la ricerca di spazi limitrofi ai centri urbani. L’interesse degli investitori (soprattutto internazionali) verso immobili a destinazione logistica si conferma anche nei primi tre mesi del 2021, con un take up superiore ai 400.000 mq, in crescita rispetto al Q1 2020. Si ricercano non solo immobili già predisposti, ma anche light industrial da riconvertire e green field da sviluppare che abbiano come caratteristica comune la prossimità a città primarie e secondarie.  

Al contrario, il retail – insieme al ricettivo – rappresenta l’asset class con performance maggiormente negative dovute alla crisi pandemica. Le chiusure forzate hanno costretto i proprietari di centri commerciali e outlet a concedere rinegoziazioni dei canoni o dilazioni di pagamento. A soffrire maggiormente sono stati i centri medio-grandi penalizzati dalle limitazioni di spostamento. I centri commerciali di dimensioni inferiori e situati in zone periferiche hanno potuto beneficiare di una penetrazione maggiore del loro bacino d’utenza dovuto in parte anche al diffondersi del lavoro da casa. In termini di transazioni, l’andamento negativo del 2020 sembra continuare anche nel Q1 2021, con un numero molto limitato di compravendite registrate. 

In ultimo, come la tecnologia e la digitalizzazione ha apportato dei cambiamenti al settore immobiliare? 

La digitalizzazione sta contribuendo significativamente all’evoluzione dell’intermediazione immobiliare. nel corso del 2020 RE/MAX ha spinto sull’acceleratore dell’innovazione tecnologica, da sempre asset del Gruppo, dotando tutto il network di un bouquet di strumenti avanzati a servizio della clientela. L’utilizzo di tool tecnologici ci ha permesso di guadagnare quote di mercato anche nel corso del 2020. La nostra crescita, infatti, si è basata su due fattori: da un lato, la pandemia ha disincentivato il fai-da-te evidenziando i vantaggi dell’intermediazione immobiliare professionale; dall’altro, la digitalizzazione dei processi ha permesso di gestire le transazioni con più efficienza nel rispetto delle attuali dinamiche. 

Tra le novità di RE/MAX Italia per il 2021, anno in cui il network festeggia il 25esimo anniversario di attività nel nostro paese, c’è il lancio di MAX/Connect, l’innovativa App relazionale già disponibile per smartphone e tablet. L’applicazione, sviluppata per migliorare ulteriormente la customer experience, fonde tecnologia e rapporto umano proponendosi come inedito strumento di interazione in ottica di digitalizzazione dei processi. Bastano pochi click per mettersi direttamente in contatto con il proprio consulente di fiducia, iniziando a scambiare informazioni in tempo reale. Tramite MAX/Connect, infatti, è possibile fissare appuntamenti, condividere le agende e inviare feedback immediati sulle proposte degli immobili selezionati. Attraverso la App, i clienti RE/MAX possono, inoltre, consultare informazioni sintetiche in formato scheda, contenenti tutti i dati più rilevanti per seguire il processo di compravendita in modo fluido e immediato.

MAX/Connect è un tassello delle nostre iniziative focalizzate sull’utilizzo della tecnologia per rendere ancora più efficiente l’intermediazione immobiliare. Tra queste i formulari editabili online, la firma grafometrica, i virtual tour, i virtual open house e il fitto programma di training formativi e aggiornamenti professionali, erogati da RE/MAX University.

Tramite MAX/Connect, infatti, è possibile fissare appuntamenti, condividere le agende e inviare feedback immediati sulle proposte degli immobili selezionati. Attraverso la App, i clienti RE/MAX possono, inoltre, consultare informazioni sintetiche in formato scheda, contenenti tutti i dati più rilevanti per seguire il processo di compravendita in modo fluido e immediato. La volontà di innovare in RE/MAX non si ferma mai e anche MAX/Connect non si ferma qui. A breve verranno rese disponibili le funzionalità riservate a chi vuole “vendere” casa. Un’altra piccola rivoluzione firmata RE/MAX Italia.

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Credimi Commerce supporta le PMI nella realizzazione di progetti digitali

Credimi, fintech leader nei finanziamenti digitali per imprese in Europa, principale erogatore, tra i digital lender europei, di finanziamenti assistiti da garanzie dello Stato, ha creato Credimi Commerce con la missione di supportare la crescita delle piccole e medie imprese italiane, anche individuali, semplificando l’accesso al credito grazie all’uso di dati e tecnologia.

Credimi Commerce è il primo servizio rivolto alle imprese italiane dedicato allo sviluppo di progetti negli ambiti di e-commerce, digital marketing e CRM grazie alla collaborazione con web agency specializzate e finanziamenti a TAEG 0%.

Le imprese italiane, spinte soprattutto dalla crisi della pandemia oltre che dalla naturale evoluzione tecnologia del mercato, hanno oramai focalizzato la necessità di digitalizzare la propria offerta. 

La digitalizzazione è considerata come una tappa importante per il processo di crescita dell’azienda e il settore dei servizi è quello che le attribuisce la maggior importanza.

Le agenzie digitali selezionate – ad oggi Key-One, MODO | We Code Design, Queryo, Six Socks Studio, Sketchin, vtenext, Webidoo SpA – metteranno a disposizione i loro specialisti che, grazie alle risorse economiche delle realtà sovvenzionate, contribuiranno a realizzare i progetti digitali richiesti.

Il finanziamento, legato all’avvio di progetti digitali, è assistito dalla garanzia del Fondo di Garanzia per le PMI e si richiede online in pochi minuti, 24 ore su 24. L’importo finanziabile va da un minimo di 12.000 euro ad un massimo di 1 milione di euro ed è versato direttamente da Credimi all’agenzia approvata dal cliente. Il finanziamento ha una durata di 5 anni ed è rimborsabile a rate a partire dal quinto trimestre dalla data di erogazione. Non è prevista l’applicazione di commissioni o interessi corrispettivi a carico dell’impresa.

L’impresa richiede Credimi Commerce direttamente sul sito di Credimi.com, indicando anche gli obiettivi di crescita che vuole raggiungere attraverso il digitale. Credimi verifica la finanziabilità dell’azienda in tre giorni lavorativi e successivamente viene selezionata l’agenzia adatta a sviluppare il progetto digitale mettendola in contatto con l’azienda. Gli specialisti dell’agenzia e l’imprenditore lavorano insieme per definire il progetto e una volta che l’imprenditore lo approva, dopo la sottoscrizione del finanziamento, l’agenzia si mette all’opera per realizzarlo. 

Intervista a Ignazio Rocco, CEO e Co-Founder di Credimi

Com’è nata l’idea di finanziare e nel contempo offrire un servizio di supporto alla creazione di digital solutions?

Abbiamo ascoltato i bisogni delle PMI nostre clienti e non solo. Proprio da questa osservazione ne è emersa un’Italia che pensa di crescere anche grazie agli investimenti in tecnologia, soprattutto quelle imprese che per dimensione o posizione geografica potrebbero avere un maggiore divario digitale da recuperare (ad es. quelle del Sud e delle Isole). Un cambio di passo importante che va sostenuto e continuamente promosso perché investire nel digitale significa investire nel futuro del proprio business, avendo il coraggio anche di modificarne il modello, se necessario. Ma nel progettare questo nuovo prodotto abbiamo anche tenuto conto quanto emerso dal nostro OsservatorioPiccole Imprese Italiane (realizzato con Nextplora), che evidenzia come le PMI spesso non abbiano le competenze necessarie per dotarsi autonomamente di strumenti digitali, per vari motivi: non si conosce bene la materia, non si conoscono i consulenti adeguati alle proprie necessità, non si sa quale possa essere la dimensione del progetto. Il nostro prodotto è innovativo proprio perché non solo aiuta reperire le risorse, ma soprattutto aiuta le imprese a individuare i consulenti adeguati ai loro bisogni. 

Ci racconta quali sono stati i finanziamenti legati alla digitalizzazione attraverso qualche specifico esempio?

Ad effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). Tra le aree in cui si è investito di più: siti Internet, e-commerce, marketing digitale. Più ridotti, ma presenti, gli investimenti in digitalizzazione per migliorare i processi aziendali e i prodotti. Per molti nostri clienti la digitalizzazione è stata la strada per uscire dalla crisi. Le faccio qualche esempio: Kassiopea è una società sarda di programmazione e organizzazione di eventi nazionali e internazionali che ha visto una riduzione del fatturato dell’80% a causa del blocco di eventi, fiere e congressi. Ma non ha chiuso: dopo aver studiato ed essersi informata, l’imprenditrice ha ha messo in piedi un sistema di eventi a distanza online. O ancora, 2 effe srl è un’azienda di cosmetici personalizzati per centri estetici messa in grave difficoltà dal lockdown dello scorso marzo. In questo caso lo sviluppo di un progetto di marketing digitale ha aiutato a superare il momento. Ed infine Ecofiltri Srl, azienda abruzzese che si occupa di rigenerazione di filtri e catalizzatori SCR. Anche se il loro business non ha risentito moltissimo della crisi, la società ha usato il periodo di lockdown per migliorare il layout produttivo e digitalizzare ulteriormente la sua attività facendo leva sia sulle agevolazioni offerte dallo Stato che sull’accesso al credito attraverso il canale fintech. E ora visti i benefici pensano al prossimo step: la digitalizzazione del magazzino. Sono tre esempi diversi, ma che vanno tutti nella stessa direzione. Con questo nuovo prodotto possiamo aiutare ancora di più le imprese aggiungendo ad un finanziamento veloce anche una rosa di possibili fornitori. 

Quali sono state le maggiori reticenze riscontrate da parte delle aziende e quali invece i fattori facilitanti?

Nel complesso, per gran parte delle aziende, la digitalizzazione rappresenta sì una tappa fondamentale, ma spesso è difficile capire come mettere in atto il cambio di strategia. Le maggiori paure nell’affrontare la sfida del digitale sono in primis quella di non controllare la trasformazione perché non si conosce bene la materia. Altri hanno paura o di non avere un’idea chiara dei costi o di spendere i soldi senza un risultato soddisfacente. Quella che accomuna però tutti è di avere difficoltà nel trovare i fornitori giusti, infatti molti non nascondono di decidere da soli o seguendo il consiglio di amici. Nonostante ciò, quasi la metà delle ditte individuali considera la digitalizzazione un driver fondamentale per la crescita e per le piccole imprese dei servizi sarà “il principale obiettivo per il prossimo anno”. Questo lockdown sta sicuramente dando una scossa molto forte e probabilmente un cambio di rotta potrà forse arrivare dal Recovery Fund europeo che è stato costruito proprio per sostenere la trasformazione ambientale e digitale: un ulteriore impulso che potrebbe mettere enormi risorse a disposizione di chi ha la volontà e la determinazione per fare innovazione.  

Quali sono i criteri per accogliere nella collaborazione con Credimi le agenzie che erogano i programmi digitali?

Stiamo già selezionando nuove aziende specializzate che possono supportare le imprese in percorsi di digitalizzazione dedicati. L’adesione a Credimi Commerce è infatti aperta a tutte le agenzie operanti nell’ambito della consulenza e realizzazione di progetti digitali (creazione siti web, e-commerce, digital marketing, CRM, branding, etc..). Ma ciò che ci preme di più è la condivisione del fatto che si sta realizzando un prodotto che può fare veramente la differenza per coloro che rappresentano la pancia produttiva del nostro Paese.

ArtMediaMix, la comunicazione e il marketing si fondono con lo spettacolo e l’arte

Nel panorama delle agenzie italiane, abbiamo incontrato una realtà che ha fatto del Mix uno stile proprio, anzi, ha addirittura portato il nome nell’essenza, mistura di arte, perché comunicare lo è a tutti gli effetti, e di media a rappresentare quel braccio indispensabile per raggiungere l’audience, il target.

ArtMediaMix è un Mix inusuale che elabora strategie di comunicazione integrata funzionali agli obiettivi di marketing dei clienti e realizza progetti di branded entertainment, costola del content marketing, concontenuti di intrattenimento per catturare l’attenzione del consumatoreemantenerla quanto più possibile nel tempo. 

A tutti gli effetti si avvicinandosi a una media company, si definiscono un COMMUNICATION INTEGRATOR!

Arte, musica, sport e media costituiscono il dna di ArtMediaMix: concept creativi e tecnologie avanzate che mirano a potenziare l’immagine, l’identità, la comunicazione dei brand committenti, orientandoli su format media che massimizzano l’appeal nei contesti di riferimento.

Una redazione giornalistica e di copywriter che, insieme a un team tecnico, si occupa del design alla base della strategia: un network di professionisti creativi per ricercare soluzioni di comunicazione al passo dell’innovazione, anticipando le tendenze per firmare sinergie vincenti.

È così che si gettano le basi di linee di business interne, autonome, interscambiabili: ArtMediaMix, il brand storico per i progetti legati alla comunicazione e alle strategie innovative dell’area Media & Entertainment, ArtMediaSport che si occupa di advisory e advocacy nel mondo dello Sport al fianco delle Federazioni nazionali e degli Atleti e ArtMediaHealth per creare connessione tra la creatività digitale e la salute.

Un nuovo modo di comunicare le Corporate e i valori aziendali, istituzioni e associazioni operanti nei settori di Media & Entertainment, Sport e Health.

Intervista al CEO di Artmediamix Gian Marco Sandri

Ricercare, pensare, innovare, le parole chiave di questa realtà che Gian Marco Sandri ci rivela in questa intervista.

Ci racconta la genesi della sua realtà?

Artmediamix nasce da una mia visione del brand nel 2001. Ho lavorato per circa 20 anni nelle più grandi aziende informatiche del mondo dove ho avuto la fortuna di essere formato avendo accesso alla tecnologia più evoluta con anni di anticipo. Nel 2001 ho partecipato alla creazione di uno spot pubblicitario di una grande azienda di abbigliamento che si chiama MissSixty. La sfida era la creazione di un filmato multimediale su un mega schermo in Giappone a Tokyo a Shibuya. In quell’esperienza ho vissuto in prima persona che cosa significava fare Artmediamixing. Eravamo Ingegneri, Artisti, Musicisti e stilisti.  Un pool di visionari che è riuscito in pochi giorni a far girare uno spot di grande valore su una tecnologia innovativa. Nello stesso anno decisi di registrare il marchio ARTMEDIAMIX e nel 2008 che era ora che facessi il salto come imprenditore. Avevo imparato tanto e ormai avevo la mia rete di partner ma, soprattutto, godevo della stima del mondo dell’ICT e della comunicazione.

Qual è il progetto che più l’ha caratterizzata in questi anni? 

In realtà non esiste un solo progetto. Artmediamix si muove trasversalmente su community d’interesse dove l’aspetto emotivo è essenziale. Ci sono settori come la musica che mi affascinano. E in questo settore abbiamo imparato tantissimo gestendo di fatto per grandi clienti piattaforme di musica digitale al fianco di case discografiche ed operatori di telecomunicazione. Parallelamente abbiamo lavorato con grande anticipo ai modelli di diffusione di contenuti in streaming prima delle grandi piattaforme come DAZN, CHILI, NOWTV generando contenuti sia per la rete che per le TV generaliste nel segmento entertainment. Uno dei più grandi successi fu un format che si chiama OLTRESANREMO che realizzò più di 6Ml di spettatori in rete.

L’ultima iniziativa portata avanti?

Stiamo realizzando due progetti nel campo editoriale indirizzati al mondo degli OTT. I progetti saranno rivelati presto al mercato.  Un progetto ci permetterà di raccogliere le idee e le IP razionalizzarle e renderle disponibili al mercato. Il secondo progetto è un super motore di ricerca evoluto che permette di rintracciare sulla rete qualsiasi contenuto indipendentemente dalla piattaforma che lo offre in rete. Posso dire poco ancora ma posso assicurare che sono progetti innovativi che rivoluzioneranno il settore dell’entertainment offrendo supporto agli artisti, sceneggiatori e autori e daranno sollievo agli utenti che oggi vivono difficoltà nel cercare i contenuti di proprio gradimento.

Ha immaginato un’altra linea di business da aggiungere alle altre?

Si siamo partiti con un progetto interessantissimo che concentrerà la community dei comics italiani ed internazionali. Stiamo facendo partire un laboratorio speciale per la produzione di contenuti e modelli di intercettazione del talento. In Artmediamix la propensione al mecenatismo è essenziale. Noi viviamo moltissimo l’Arte nelle sue forme. Stiamo inoltre finendo la progettazione di due iniziative che si rivolgono al mondo dei musei tra i quali una delle più grandi fondazioni internazionali di arte moderna e dell’archeologia dove uno storytelling evoluto, supportato dalla tecnologia, consentirà la fruizione dei contenuti in una modalità innovativa e divertente. Il settore della salute ci interessa moltissimo e dopo aver realizzato un progetto di ricerca in ambito infermieristico con quattro prestigiose università, supportati dai fondi europei, stiamo aspettando che passi questo momento difficile causato dalla pandemia per il lancio ed il consolidamento del progetto TraiNurse nei sui diversi scenari evolutivi.

Insomma ci emozioniamo emozionando le persone. Nel nostro “laboratorio azienda” tutti sono liberi di proporre idee e di creare. È nella realizzazione dell’idea che siamo particolarmente distinti dai nostri competitor perché abbiamo sperimentato da diversi anni.

Il team è coeso ed aggressivo al 70%. La presenza in maggioranza del mondo femminile ha negli anni garantito il contenimento dell’estrema creatività calmierata dal pragmatismo femminile.

Andrea Virgilio, CEO di Heply: “Vi presento la nuova business unit”

Loro si definiscono “happycoders”. Heply è una software agency, nata il 17 gennaio 2019, il cui quartiere generale si trova a Udine, che ha l’ambizione di creare soluzioni digitali innovative per le aziende. A guidarla, Franco Iorio, Paolo Visintin e Andrea Virgilio.

Di recente Healy ha lanciato Heply Speed, una nuova business unit nata per accompagnare le imprese nel proprio percorso di innovazione, come fossero startup. Abbiamo intervistato il CEO di Healy Andrea Virgilio per capire meglio di cosa si tratta.

Intervista a Andrea Virgilio CEO di Heply

• Che cos’è Heply Speed?

Heply Speed è la nuova Business Unit di Heply. Speed ha l’obiettivo di aiutare le aziende nel percorso di validazione dei loro prodotti digitali, sviluppando prototipi da testare sul mercato, raccogliere informazioni, elaborarle e sulla base dei risultati ottenuti migliorare poi i prodotti finali. Speed si rivolge alle aziende che hanno determinati progetti in mente e che non sanno come realizzarli, come testarli, come validarli sul mercato.

 •  Quali sono le vostre mission?

La mission di Speed è quella di essere un acceleratore di idee per le aziende (piccole, medie o grandi che siano).

 •  Come è nata l’idea?

L’idea è nata osservando il mercato. Ci siamo accorti che sempre più aziende avevano grandi progetti in mente ma molto spesso si trattava di prodotti digitali molto complessi, che richiedevano budget importanti e che non erano stati validati sul mercato prima di essere sviluppati comportando così uno spreco di risorse per l’azienda. Così abbiamo iniziato a proporre ai clienti questa approccio al digitale. Da qui sono arrivate le prime soddisfazioni e abbiamo capito che il miglior modo per offrire sul mercato qualcosa che funziona è testarlo con un MVP (Minimum Viable Product è un prodotto digitale, un sito, applicazione, servizio che, secondo la strategia del Lean Startup, viene generato con le minori spese e le caratteristiche basiche sufficienti a testarlo subito con la potenziale clientela immettendolo sul mercato e ricavandone i feedback).

 •  Aziende e innovazione: cosa sta succedendo?

Le aziende hanno voglia di innovazione e hanno necessità di farlo. La crisi che stiamo vivendo rappresenta un acceleratore per l’innovazione che in un contesto del genere fa la differenza. La sopravvivenza delle aziende è legata alla capacità di innovare il proprio prodotto, il proprio processo e di conseguenza il mercato in cui opera.

 •  Quali sono le difficoltà che incontrano le aziende nell’innovare?

Il problema principale è dovuto all’assenza di competenze interne nelle aziende. Molto spesso nella testa dell’imprenditore c’è un’idea però al suo fianco non ha chi lo può indirizzare verso chi la può realizzare. L’innovazione in azienda funziona quando è sostenibile, di conseguenza è molto importante non sprecare risorse.

 •  Cosa può fare la Vs azienda praticamente per le realtà che vogliono innovare

Heply si pone sul mercato come partner in grado di accompagnare le aziende nel percorso di innovazione. Noi sviluppiamo asset digitali. L’asset digitale per un’azienda può essere un sito che deve avere un determinato tipo di funzione, un’applicazione, una piattaforma web. Ecco, noi riteniamo di avere tutte le competenze necessarie per affiancare le aziende nel mondo digitale, sviluppando prodotti in grado di essere perfettamente funzionanti, con un’esperienza utente di livello assoluto, sicuri e scalabili. Per noi l’innovazione è una sfida. Ci piacciono i progetti complessi.

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Campo Marzio: The colour of extraordinary, dalle borse agli accessori fino al mondo stationery

Artigianalità e design, tradizione e contemporaneità, sono questi i valori di Campo Marzio, noto brand italiano che nasce nel cuore di Roma nel 1933 nel rione IV da cui ha preso il nome.

Una bottega artigiana nel centro della città eterna, dove inizialmente venivano realizzate penne stilografiche e articoli per la scrittura, interamente fatti a mano come da tradizione. Questo amore per l’artigianalità nel tempo ha visto ampliare l’offerta con borse, accessori per il viaggio e il business, linee di pelletteria, articoli da regalo, proposte stationery oltre aipreziosi strumenti di scrittura, mantenendo la riconoscibilità dello stile italiano e definendo l’identità del marchio in tutto il mondo. 

La storia della Maison Campo Marzio

Sin dalle origini, forte della sua collocazione vicino a Montecitorio, Campo Marzio diventa il punto di riferimento per i politici, la borghesia illuminata e gli intellettuali del centro romano. L’apice del successo negli anni 70 e 80, quando la Maison diventa meta di personaggi della scena mondana, del mondo dell’arte e dello spettacolo che amano perdersi nel colorato mondo della boutique Campo Marzio.

Novant’anni di capacità tutta italiana nell’interpretare l’eleganza classica proprio attraverso il colore: dal laboratorio artigiano all’internazionalizzazione del Brand approdando nel mondo travel e business con lo scopo di trasferire l’artigianalità e la qualità, lo stile e la versatilità proprie del marchio. 

Il design personalizzato

Le collezioni e le proposte di Campo Marzio sono pensate e realizzate come oggetti di design e sposano l’emozione del colore valorizzandone lo storico heritage al servizio di uno stile lifestyle contemporaneo: oggetti unici di fatto grazie alla possibilità di personalizzazione.

Campo Marzio avvia nel tempo un percorso evolutivo con l’apertura di boutique nelle vie più prestigiose di tutto il mondo consolidando la propria riconoscibilità come Brand internazionale. Oggi infatti Campo Marzio è leader nel suo settore, con una rete distributiva di oltre cinquecento punti vendita tra boutique e prestigiosi negozi multibrand, in più di trenta Paesi. Altre importanti aperture sono previste quest’anno.

Francesco Giovagnoni alla guida di Campo Marzio

Alla guida di una rinnovata linea strategica e di nuovo indirizzo stilistico, è arrivato da due anni Francesco Giovagnoni in veste di Managing Director e Chief Executive Officer per condurre l’azienda, forte delle sue radici, verso un futuro arricchito da un’immagine sempre più contemporanea.

Ci racconta come sta direzionando questo importante progetto di nuovo posizionamento aziendale?

Campo Marzio ha un’origine nobile legata al mondo della scrittura in uno dei quartieri più rinomati di Roma, il rione Campo Marzio appunto, una storia importante nata nel 1933, un design e un savoir-faire del tutto italiano che si è sviluppato nel tempo portando Campo Marzio ad allargarsi nel settore merceologico a livello internazionale. Mi piace definire Campo Marzio oggi come un “cuore ibrido” in cui estetica, funzionalità̀ e armonia cromatica coesistono in perfetto equilibrio. L’unione di questi fattori è parte fondamentale del processo di progettazione e sviluppo del prodotto stesso, rappresenta un viaggio fuori dall’ordinario in cui forme, colori e materiali prendono vita. Senza paragoni ingenerosi la nostra ambizione sarebbe quella di essere un po’ come una piccola Apple, cioè riuscire a rendere ironici, colorati e giocosi prodotti di utilizzo quotidiano e rivestirli di un contenuto giocoso che funziona sempre in ogni contesto, specialmente oggi dove abbiamo assoluto bisogno di riprendere a sorridere!

Versatilità di creazioni che sposano la bellezza estetica con la funzionalità. È questo il segreto del successo?

I prodotti Campo Marzio incarnano perfettamente lo spirito di questi tempi, questo cambio di atteggiamenti del consumatore in cui la distanza fra i diversi ambiti della vita si sono ammorbiditi e tutti noi sperimentiamo quello che si definisce bleisure. Campo Marzio si posiziona perfettamente in questo crocevia di cambiamenti che stiamo vivendo e poiché non ci collochiamo nel segmento lusso, bensì in quello premium, mi piace immaginare di essere un prodotto aspirazionale per una donna più giovane cosi come diventare “Your Best Second Choice” per un target alto.

Puntiamo a proporre un prodotto accessibile, colorato che ti aiuta a migliorare l’umore, che può essere sia un regalo sia un gesto di auto gratificazione per sé stessi, che va benissimo per una passeggiata al parco, una giornata di scuola o una session di shopping in Place-Vendôme. Mi auguro presto torneremo alla nostra normalità dove i nostri prodotti ci accompagneranno durante tutta la giornata dalle riunioni di lavoro fino all’aperitivo o alla cena.

Cosa si intende in Campo Marzio per Progetti Speciali?

Campo Marzio rappresenta da sempre i valori dell’arte e delle tradizioni italiane e per noi è sempre stato importante sostenere progetti speciali legati al mondo della cultura, evidenziare il forte legame con Roma, nostra città di appartenenza. Questa sensibilità̀ creativa di Campo Marzio e la costante dedizione nella ricerca e nello sviluppo di proposte inedite è parte fondamentale della nostra filosofia aziendale. Da questi presupposti nascono e si sviluppano i progetti speciali che riguardano la creazione di un prodotto unico o di una capsule collection esclusiva, in cui si fondono tutte le conoscenze e i valori che Campo Marzio ha acquisito nel corso degli anni. Tra i progetti speciali legati alle nostre prestigiose collaborazioni ricordiamo solo per citarne alcune: Musei Vaticani e Pininfarina. Con i Musei Vaticani abbiamo realizzato una collezione di penne ispirate dai colori del Beato Angelico negli affreschi della cappella Niccolina, gioiello nascosto dei Musei stessi. Con Pininfarina abbiamo invece realizzato una capsule in cobranding di accessori come zaini e borsoni, con dettagli che richiamo sempre il nostro stile e la forza del nostro colore.

Il claim “the colour of extraordinary” è stato scelto perché il colore diventi il richiamo immediato del target che vi si identifica?

Si i colori sono da sempre la luce guida delle collezioni di Campo Marzio, e continuano ad essere un nostro marchio distintivo. Direi non solo i colori in sé ma l’accostamento tra le nuance e l’uso della luce, fattori tra di loro profondamente legati e che fanno la differenza rendendo extra – ordinario ogni singolo prodotto. 

La creatività di Campo Marzio è espressione di quell’estro, di quel gesto folle tutta italiano che tutti ci invidiano, e il nostro desiderio è quello di dimostrare la “straordinaria” versatilità dei nostri prodotti e di rendere Campo Marzio portavoce di un messaggio di colore, brio, contemporaneità e stile italiano.

Lei ha un lungo percorso nel lusso, prima in Bulgari poi in Damiani. Un carattere distintivo che certamente sta caratterizzando il rinnovamento strategico di Campo Marzio. Cosa porta delle sue esperienze, oltre al know-how specifico, in questa nuova e, immagino, avvincente sfida da perseguire? 

Ho un passato di lunga esperienza in aziende luxury che da sempre hanno rappresentato l’italianità all’estero, cosi come lo rappresenta Campo Marzio oggi, nonostante un segmento di mercato differente, posso affermare che non si tratta poi di una realtà così distante dalle altre.

Per fare un esempio Bulgari e Campo Marzio sono entrambe aziende fortemente radicate nel territorio romano, nate nel secondo dopo guerra in vie poco distanti l’una dell’altra nel centro di Roma. 

Entrambe sono realtà artigiane di alta qualità manifatturiera, dal design italiano e dalla capacità di far sognare il consumatore con un una grandissima creatività a livello mondiale.