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Chi soffre di Burnout e come affrontarlo secondo Gympass

Del fenomeno del Burnout abbiamo più volte parlato, ma sono tante le ricerche che approfondiscono le dinamiche e le conseguenze di questo problema. In particolare Gympass, grande piattaforma di corporate wellness al mondo che integra non solo attività fisica ma anche terapia, meditazione e altre risorse per la salute mentale dei dipendenti, ha studiato il fenomeno del Burnout. In particolare, ha messo l’accento sul momento in cui si giunge al limite delle proprie forze mentali, emozionali e fisiche.

I risultati dello studio sul Burnout

Secondo lo studio il 96% dei dipendenti ha affermato di aver affrontato il Burnout: di questi il 48% qualche volta, il 21% molto spesso, il 7% sempre, mentre il 4% ha dichiarato di non averne mai sofferto e il 20% solo raramente. 

Tra gli intervistati che hanno vissuto direttamente questo problema, il 34% sono donne, il 27% sono uomini e come fascia d’età l’86% sono millennials, ovvero coloro che sono nati tra fra i primi anni ottanta e la metà degli anni novanta. Le persone che affrontano il Burnout provano effetti negativi, a breve e a lungo termine, che influenzano diversi aspetti della loro vita, sia nella sfera personale sia in quella professionale.

I sintomi per riconoscere il Burnout

Non è semplice riconoscere i sintomi del Burnout perché potrebbero essere confusi con situazioni simili. L’esaurimento fisico e mentale che prova la persona porta diverse conseguenze a livello aziendale:

  • calo nella qualità del lavoro e della creatività: seguire le attività e le responsabilità di ogni giorno sembra inutile e questa mancanza di motivazione impedisce di lavorare bene. L’espressione di questo può essere, ad esempio, mancare alle riunioni, dimenticare di dare una risposta importante oppure confondersi in una consegna.
  • problemi interni tra colleghi come conseguenza di cinismo e apatia: tutto e tutti intorno cominciano ad irritare e le persone si innervosiscono senza una ragione apparente. Se si lavora nello stesso spazio l’individuazione di questo “sintomo” può essere più evidente; lo smartworking rende le cose un po’ più complicate.
  • i compiti vengono rimandati e le consegne non rispettate: nella routine lavorativa spesso si da la precedenza ad attività che si ritengono più stimolanti e piacevoli. Chi sta affrontando il burnout non riesce però a trovare gioia ed entusiasmo in nessun tipo task che si traduce in lentezza nello svolgimento e conseguente non rispetto della deadline.

I consigli di Gympass per affrontare il Burnout

Stress lavorativo, mancanza di produttività e poco equilibrio fra vita privata e professionale. Come si può intervenire? Ecco 5 consigli di Gympass per supportare i leader nella gestione dei dipendenti:

  • stimolare l’equilibrio della vita professionale dei propri dipendenti stabilendopause, facendo capire che si è coscienti dell’eccesso di lavoro; Inviare messaggi durante la giornata favorendo intervalli, coffee-break o attività di gruppo.
  • stabilire aspettative chiare: se il ruolo del singolo nel team non è abbastanza chiaro, il senso di appartenenza del gruppo si indebolisce e fa salire i livelli di ansia.
  • aiutare i dipendenti a comprendere il valore che apportano  all’azienda: non sottovalutare l’effetto di un “complimenti!” oppure di un “grazie”.
  • incentivare la pratica di attività fisiche lungo la giornata e promuovere uno stile di vita sano: praticare esercizi porta benefici non soltanto per il benessere fisico, ma anche per quello mentale. Uno studio ha confermato che gli esercizi aerobici aumentano la sensazione di benessere e abbassano la fatica, lo stress e l’esaurimento emozionale. Inoltre, il burnout può essere anche evitato con scelte nutrizionali sane. Mangiare bene e garantire che il corpo riceva tutti i nutrienti necessari è un primo passo importante.
  • tenere sempre in considerazione i sentimenti e le preoccupazioni di ognuno: quando qualcuno del team sente gli effetti del burnout, frasi come “non è poi così grave”, “sono sicuro che la supererai in fretta” oppure “passerà”, possono essere avvertite come mancanza di interesse o di scarsa attenzione al problema. È importante che la persona si senta ascoltata, accolta e supportata anche con l’aiuto delle numerose alternative digitali per il supporto psicologico, come applicazioni e terapie online.

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Lavoro da remoto: ecco cosa svela una ricerca di Microsoft tra i manager

Il Covid-19 torna a far preoccupare e non poco. Molte sono le aziende che offrono, anche seguendo le indicazioni e i consigli del Governo, la possibilità di lavorare da remoto. Ma con quali conseguenze? Secondo una ricerca di Microsoft su Remote Working e Futuro del Lavoro che ha coinvolto oltre 600 manager e dipendenti di grandi imprese italiane, il lavoro flessibile rende sì più produttivi, ma può creare un senso di isolamento e riduzione del tasso di innovazione.

I numeri della ricerca di Microsoft

Il numero di aziende italiane che hanno scelto di offrire la possibilità di scegliere modelli flessibili di lavoro è aumentato in modo esponenziale, passando dal 15% dello scorso anno al 77% del 2020 (dato davvero straordinario), e i manager intervistati credono che il 66% dei dipendenti continuerà a lavorare da remoto almeno un giorno alla settimana.

Ma quali sono i benefici di questa “nuova normalità”? Secondo i leader aziendali si sono registrati benefici sia in termini di produttività sia di efficienza: l’87% degli intervistati ha, infatti, riscontrato una produttività pari o superiore a prima del lockdown e il 71% è convinto che le nuove modalità “ibride” di lavoro comportino significativi risparmi in termini di costi. Inoltre, oltre 6 intervistati su 10 (64%) pensano che continuare a garantire la modalità di lavoro da remoto possa essere un modo efficace per trattenere i collaboratori migliori.

Tornare alle vecchie abitudini? Neanche per sogno. Infatti, l’88% dei manager si aspetta l’introduzione di modalità di lavoro più ibride nel lungo periodo e i dipendenti prevedono di trascorrere in media un terzo del proprio tempo (37%) al di fuori del tradizionale luogo di lavoro.

Tra i principali benefici si annoverano la possibilità di vestirsi in modo più casual (77%) e di personalizzare il proprio ambiente di lavoro (39%), avere più tempo per i propri hobby (49%), per i propri figli (36%) ma anche per gli animali domestici (22%).

Eppure i “contro” ci sono…

Bello lavorare da casa, ma non è tutto rose e fiori. Infatti, dalla ricerca emerge la sensazione di essere più isolati e meno in relazione con i colleghi, un fattore che potrebbe comportare anche un importante calo nel tasso di innovazione

Secondo la ricerca di Microsoft il lavoro da remoto può alterare in negativo la condivisione di idee tra le persone e ciò può portare i dipendenti a essere meno invogliati a chiedere aiuto o a delegare in modo appropriato. In particolare, è fondamentale supportare il middle management nel superare questi limiti per promuovere una cultura del lavoro che favorisca l’innovazione: il 61% dei manager intervistati riconosce di aver avuto problemi a delegare in modo efficace e a supportare i team virtuali e il 63% confessa di avere difficoltà nella promozione di una forte cultura di squadra in questo scenario di remote working.  

Essere lontani dai propri colleghi altera dunque la capacità di condividere nuove idee e innovare: rispetto allo scorso anno è stato registrato un calo sensibile nel numero di manager che dichiarano che la propria azienda possiede una cultura innovativa, passando dal 40% nel 2019 al 30% nel 2020. Allo stesso modo, è stato rilevato un calo anche nella percezione dell’innovazione di prodotti e servizi, che è passata dal 56% nel 2019 al 47% nel 2020.

“L’emergenza sanitaria ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e lavorare, rendendo le nuove tecnologie ancora più essenziali per la nostra vita quotidiana. Grazie al supporto del nostro vasto ecosistema di partner, negli ultimi mesi abbiamo aiutato le organizzazioni italiane a lavorare, comunicare e collaborare da remoto, garantendo la loro sicurezza e quella degli asset aziendali”, ha dichiarato Luba Manolova, Direttore della Divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia. “Ma il successo di un percorso di digitalizzazione non dipende solo dagli strumenti tecnologici implementati, quanto dalla capacità di far sentire i dipendenti uniti tra loro, apprezzati e liberi di esprimere le proprie idee. La nostra ricerca mette in luce l’importanza di un approccio umano all’innovazione: i team che avranno davvero successo saranno quelli caratterizzati da un maggiore spirito di gruppo, da empatia e fiducia negli altri. Fondamentale continuare a promuovere la cultura del digitale contestualmente alla cultura dell’innovazione e mettere a disposizione tecnologie in grado di favorire l’empowerment dei singoli ma anche la collaborazione dei team”.

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Primeur presenta la sua piattaforma ibrida di data integration

Data integration, parola chiave in un mondo in cui tutto deve essere essere a portata di mano e semplice da utilizzare. Il flusso dei dati è in costante aumento, le aziende pubbliche e private hanno la necessità di gestirli, organizzarli, utilizzarli e controllarli in modo sicuro ed efficace.

La digital transformation prevede la possibilità di condividere e lavorare assieme ad altri, che sia il proprio team o meno, ma il problema da affrontare è l’accessibilità ai dati.

L’idea di Primeur

Su queste basi si fonda la nuova piattaforma di Primeur, multinazionale italiana nel settore della Data Integration. Con il lancio della sua nuova piattaforma ibrida d’integrazione dati PRIMEUR DATA ONE™, l’azienda si pone l’obiettivo di capitalizzare gli investimenti tecnologici precedenti, poiché la struttura ibrida, modulare e flessibile di DATA ONE permette di integrare diverse tecnologie mantenendo però la loro completa autonomia: così facendo, si preservano gli investimenti già effettuati dai clienti, facilitando la cooperazione tra tool informatici e aumentando le prestazioni complessive. 

Le caratteristiche

A livello tecnico, DATA ONE™è la prima piattaforma a utilizzare la metodologia COA (Contract Oriented Architecture) che permette un’accelerazione del percorso di integrazione, un maggiore controllo e una gestione dei dati più efficace. Le aziende avranno così la possibilità di usufruire di uno strumento smart, sicuro e flessibile con una user experience semplice e intuitiva, permettendo un aumento della learnabilty e time-to-use estremamente rapido.

“La nuova piattaforma PRIMEUR DATA ONE™ è il risultato della passione e della visione futuristica che da sempre ci contraddistingue – afferma Stefano Musso, CEO del Gruppo Primeur – È infatti basata interamente sulla metodologia COA® (Contract Oriented Architecture) completamente sviluppata e brevettata da Primeur sulla base di un lavoro trentennale con le più importanti Fortune 500 al mondo. Grazie a un’esperienza estremamente variegata per tipologia di clienti, abbiamo sviluppato questa nuova piattaforma che permette di gestire, monitorare e garantire il flusso armonico dei dati tra differenti applicativi come mai prima d’ora. Siamo specialisti nell’integrazione dati e da sempre ci concentriamo solo ed esclusivamente su di essi. In questo sta la nostra forza e il nostro valore: non ci interessa come questi dati vengano prodotti o con quale tecnologia, noi garantiamo la loro funzionalità, il passaggio tra le varie applicazioni e la consegna al momento giusto e nel posto giusto. Oggi far «girare i dati» fra diverse tecnologie vuol dire «far girare le aziende», ovvero permettere loro di essere sempre più moderne e performanti senza ricostruire o rivoluzionare i propri sistemi informatici e le proprie applicazioni gestionali. Significa ottimizzare costi e investimenti, potendo pianificare in maniera flessibile, aspetto oggi sempre più fondamentale”.

Per chi è pensata la piattaforma?

PRIMEUR DATA ONE si rivolge a tutte le grandi aziende internazionali dei settori bancari e assicurativi, dei beni di largo consumo, dell’industria manifatturiera, della comunicazione e della pubblica amministrazione che necessitano di utilizzare in modo sicuro, strutturato ed efficiente i dati che generano, raccolgono o archiviano durante le diverse fasi della propria attività. L’azienda ha voluto creare una piattaforma completa in grado di soddisfare le diverse esigenze del mercato. Infatti, PRIMEUR DATA ONE™ è composta da 4 moduli componibili e con diverse caratteristiche e funzioni: PRIMEUR DATA MOVER™ è la componente di Managed File Transfer che grazie a un sistema di MFT efficace è in grado di risolvere tutti i problemi di movimento dati in modo sicuro ed efficace; PRIMEUR DATA SHAPER™ è la parte abilitata alla trasformazione dei dati per il loro utilizzo da parte di altri dispositivi; PRIMEUR DATA WATCHER™ pianifica, gestisce e controlla la Data Integration end-to-end, garantendo il controllo e la visibilità su tutti i flussi; infine, PRIMEUR DATA PRIVACY™ offre i servizi di Data Quality e di conformità alla normativa GDPR.  “In poche parole, DATA ONE fa da trait d’union fra le diverse applicazioni esistenti, permettendo loro di «lavorare assieme», di scambiarsi informazioni in sicurezza, di trasformare i dati generati da un applicativo per essere fruiti da un altro, pur rimanendo separate, senza richiedere cambiamenti alle interfacce esistenti. Un altro importante vantaggio è la totale e completa visibilità End to End (E2E) dei flussi di dati, dalla loro produzione all’archiviazione, che consente un controllo totale di tutte le operazioni, sia all’interno dell’universo DATA ONE sia all’esterno. Infatti, grazie alla componente DATA WATCHER riusciamo a monitorare e controllare anche i dati esterni secondo le logiche di integrazione stabilite con il cliente. Il Deployment ibrido e il supporto Mainframe sono in grado di integrare facilmente i dati delle moderne applicazioni Cloud con i dati dei sistemi legacy on-premises. Infine, la modularità della piattaforma consente ai clienti di attivare solo le funzionalità necessarie per i propri bisogni specifici e di aggiungerne altre quando lo desiderano. Con questo approccio puntiamo a semplificare al massimo la gestione dei dati per il cliente”, afferma Musso.

Stefano Musso - CEO Primeur
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Giornata Internazionale della Salute Mentale: la situazione dei lavoratori italiani

Oggi, sabato 10 ottobre è la Giornata Internazionale della Salute Mentale: ma come vanno le cose da questo punto di vista per chi lavora? Per chiarire la situazione, BVA Doxa ha realizzato una ricerca per Mindwork, società italiana per la consulenza psicologica online in ambito aziendale.

Secondo i risultati della ricerca, il 40% dei lavoratori italiani non è del tutto soddisfatto della propria situazione professionale e questa situazione, inevitabilmente, inficia (e parecchio!) il loro benessere psicologico. 

3 lavoratori su 4 hanno sperimentato l’ansia da lavoro

Tra benessere psicologico generale e lavoro il rapporto è molto stretto. Infatti, a eventuali disagi registrati sul posto di lavoro corrisponde quasi sempre una condizione psicologica non ottimale. Secondo 3 lavoratori italiani su 4, le sensazioni maggiormente sperimentate nel quotidiano sono quelle legate ad ansia e stress. In particolare, le più ricorrenti sono: incertezza (45%) e preoccupazione (39%). Con una diffusione analoga sul territorio nazionale e per tutti i livelli socio-demografici. C’è anche chi sta bene, anzi benissimo: 1 lavoratore su 10 si dichiara infatti pienamente soddisfatto del proprio lavoro e gode di un equilibrio psico-fisico ottimale. UNO SU DIECI: si può far meglio…

Secondo la metà dei lavoratori italiani interpellati da BVA Doxa per Mindwork, la tipica giornata lavorativa si accompagna a diversi livelli di stress, che si aggravano all’aumentare del numero delle ore di straordinario. Il maggiore tasso di incidenza di sensazioni negative si registra tra chi riporta un benessere lavorativo medio-basso. Disturbi legati a stati di tensione quali irritabilità, inquietudine, irrequietezza o, ancora, ansia colpiscono almeno una volta al mese circa 1 lavoratore su 4. A queste difficoltà si somma la complessità di bilanciare efficacemente il lavoro con la propria vita privata: solo 1 lavoratore su 3 afferma di aver trovato questo bilanciamentoIl lockdown ha contribuito ad aumentare le sensazioni di ansia e disagio (+15%) e al diffondersi di patologie come l’insonnia (+9%). “I dati di BVA Doxa ci mettono di fronte a una evidenza unica: l’emergenza da Covid-19, oltre che sanitaria ed economica, è umana” interviene Luca Mazzuchelli, direttore scientifico di Mindwork. E rilancia: “Se le aziende non iniziano a porre attenzione al benessere psicologico dei propri collaboratori faranno molta fatica a superare la crisi perché oggi più che mai è il capitale umano a fare la differenza e livelli di insoddisfazione così elevati non possono più essere ignorati”. 

Mindwork propone soluzioni

Attraverso la piattaforma Mindwork è possibile scegliere in pochi secondi il professionista dal quale si vuole essere seguiti e organizzare sessioni di consulenza da qualsiasi device, garantendo privacy e riservatezza totali. 

Quasi 1 lavoratore su 3 ammette di essersi assentato dal lavoro una o più volte a causa di eccessivi carichi di stress ed ansia. Una condizione che colpisce in particolare le figure con posizioni di responsabilità e comando. L’Unione Europea arriva a stimare in 136 miliardi di euro le perdite in produttività a causa dell’assenteismo dal posto di lavoro derivato da malessere psicologico (fonte: Commissione Europea). Numeri simili per i tassi di drop out tra i lavoratori sempre stando ai dati BVA Doxa per Mindwork: il 37% ha lasciato un lavoro a causa del malessere emotivo legato all’ambiente professionale. E in questo caso la differenza demografica c’è: sono soprattutto i giovanissimi ossia gli under 34 a esserne interessati. E per le aziende che incorrono in tale fenomeno non può che essere una sconfitta.
 
“Il Covid-19 è un’occasione imperdibile per cambiare una volta per tutte il paradigma culturale delle aziende italiane, mettendo concretamente le persone al centro della catena del valore” sostiene Mario AlessandraCo-Founder e CEO di Mindwork: “In questa fase il benessere psicologico non può che essere l’obiettivo cardine di una people strategy che sia declinata da Direttori HR che siedano finalmente nei CdA e lavorino sinergicamente con tutti i C-level”.
 

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Le 10 migliori startup italiane: ecco la Top Startups Italia 2020 di LinkedIn

Le startup sono ormai considerati prospetti interessanti di aziende che possono diventare future protagoniste del business. Ecco perché gli occhi degli analisti seguono con interesse l’evoluzione di quelle più intriganti. LinkedIn ha annunciato la Top Startups Italia 2020, la prima in assoluto per il nostro paese e che classifica le 10 migliori startup italiane.

Quali sono le 10 migliori startup italiane

La classifica è ovviamente messa in relazione con il periodo che stiamo vivendo: il coronavirus ha cambiato le nostre vite, ma anche le nostre esigenze e, inevitabilmente, le inevitabili rispondenze del mondo del business. Per questo la classifica considera quelle che sono le startup che sono risultate come tra le più emergenti e le più resilienti, tenendo in considerazione come stanno affrontando l’attuale scenario lavorativo in continuo cambiamento.  

La lista delle migliori startup italiane del 2020 di LinkedIn include 10 aziende emergenti attive in diversi settori e ambiti di specializzazione, tutte accomunate dall’impegno per l’innovazione e la trasformazione digitale, elementi alla base dei loro prodotti e servizi. Ecco quali sono:

In testa si piazza Casavo, instant buyer immobiliare nata a Milano nel 2017, seguita sul podio da BOOM, startup che offre servizi innovativi nel campo della fotografia commerciale e da Satispay, la promettente fintech italiana che sta rivoluzionando il sistema dei pagamenti digitali nel nostro paese.

Al quarto posto troviamo Everli, startup che garantisce da anni la consegna a casa della spesa in diversi supermercati d’Italia, mentre al quinto posto si posiziona un’altra realtà emergente del fintech come Credimi, che ha come focus il credito alle imprese, e al sesto posto EnergyWay, specializzata nel data science e le Intelligenze Artificiali.

Al settimo posto si posiziona Milkman, realtà tecnologica che opera nella logistica e nella supply chain, seguita da Kineton, azienda d’ingegneria che offre soluzioni per diversi ambiti industriali, e iGenius, altra startup tech specializzata nell’analisi dei dati per lo sviluppo di soluzioni che migliorano l’efficienza delle attività di business. A chiudere la Top Startups Italia 2020 è Roboze, attiva nel campo dell’ingegneria informatica e la progettazione di soluzioni di stampa 3D.

La lista mette in evidenza le startup per le quali i professionisti desiderano di più lavorare, ed è basata sull’analisi dei dati provenienti da milioni di attività che si mettono in evidenza sulla piattaforma LinkedIn, tra le quali le ricerche di lavoro e le visualizzazioni delle pagine aziendali, svolte dagli oltre 706 milioni di membri di LinkedIn in tutto il mondo, tra i quali si contano oltre 14 milioni di professionisti italiani.

I commenti alla classifica

“È fantastico notare tutta la carica di innovazione tecnologica presente nella nostra lista delle migliori startup del 2020. Top Startups Italia dimostra quanto sia stata importante la trasformazione digitale in atto nell’ultimo decennio e come questa stia influenzando ogni aspetto della nostra vita. Ha influito sul modo in cui acquistiamo un immobile, beni e servizi e persino su come riceviamo la spesa a casa. Non sorprende che queste innovazioni stiano ispirando la comunità di LinkedIn e stiano attirando l’attenzione di così tanti utenti”. afferma Michele Pierri, Editor di LinkedIn News in Italia

“Siamo entusiasti di vedere che Casavo è stata riconosciuta come una delle migliori startup di LinkedIn per il 2020. Investire sulle persone è la nostra prima priorità, ed è sempre stato così sin dall’inizio della nostra azienda, quindi siamo lieti di vedere che Casavo è stata riconosciuta come un hub di talenti nell’ecosistema delle startup italiane. Il 2020 ha portato molti cambiamenti e incertezze, a causa della pandemia, e abbiamo dovuto mostrare resilienza. Per noi di Casavo, questo è stato reso possibile dall’intera azienda che ha veramente abbracciato il cambiamento come parte dei nostri valori fondamentali, in modo da poter fornire i migliori risultati per i nostri clienti, durante questi tempi incerti” aggiunge Giorgio Tinacci, CEO di Casavo

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Il futuro delle città e delle menti in rete

Lo sapevamo tutti prima della pandemia: la rapida urbanizzazione del pianeta produrrà impatti straordinari sul futuro dell’economia. In questo momento, il 52% circa del genere umano vive in città, ma i trend evolutivi ci raccontano che questa cifra è destinata a salire in modo esponenziale, facendo della campagna uno spazio economico assolutamente marginale. E il Covid-19, nonostante quello che si dice a proposito della diffusione dello smartworking nei piccoli centri, non cambierà questa prospettiva. Vediamo perché.

Cosa potrebbe cambiare?

Diciamolo chiaramente: in passato, il processo di urbanizzazione è stato guidato da persone in cerca delle maggiori opportunità e dei migliori servizi offerti dalle aree più densamente popolate. Ma la scala e la velocità dell’urbanizzazione dei prossimi anni supereranno qualunque esperienza di crescita delle città del passato. Nonostante la pandemia, questo aumento assorbirà praticamente tutto l’incremento della popolazione mondiale per cui molti dei nuovi nati vivranno tendenzialmente in città, in particolare in Asia e Africa. 

E questo anche perché il passaggio dalla campagna alla città sarà motivato dal richiamo di migliori opportunità lavorative e servizi sociali. Così come accaduto a cavallo fra ’800 e ‘900, il processo di urbanizzazione del XXI secolo concentrerà il grosso della popolazione del mondo nelle città che offriranno le migliori speranze per una via d’uscita. E come si è verificato quasi sempre nella storia dell’urbanizzazione, tale processo sarà il motore di una crescita economica di grande importanza. Favorirà le economie di scala, le reti sociali di creatività e collaborazione, mentre la specializzazione e minori costi delle transazioni genereranno significativi incrementi nella produttività.

Non è sufficiente? Proviamo ad andare avanti: nei Paesi meno sviluppati, la tendenza all’urbanizzazione guiderà la riduzione della fertilità totale, cioè il numero di figli per donna e questo contribuirà all’emancipazione femminile e alla crescita del PIL che sappiamo corrispondere all’incremento del tasso di occupazione delle donne

Senza dimenticare i vantaggi climatici: chi abita in città emette meno gas serra rispetto a chi vive in periferia a causa delle ridotte necessità di spostamento individuale. Il costo climatico del trasporto di enormi quantità di cibo e acqua verso le città è inferiore al costo climatico dei lunghi tragitti dei pendolari dalle residenze rurali ai luoghi di lavoro in città, e viceversa. Tutto ciò favorirà l’estensione verticale delle città a discapito dell’espansione orizzontale. In più, l’interazione urbanistica genererà nel tempo una maggiore consapevolezza nell’alimentazione che favorirà un minor consumo di carni e, di conseguenza, una profonda diminuzione del consumo di acqua e di emissione di CO2.

L’impatto della tecnologia

Nel mondo 5G e 6G, inoltre, le città diventeranno sempre più iperconnesse attraverso l’applicazione di dispositivi informatici diffusi, reti di sensori, smart grid, telecomunicazioni a fibra ottica e wireless su ampia scala. All’inizio tutto questo succederà prevalentemente nelle città più evolute. Nelle altre, non possiamo escludere del tutto qualche scenario di Medioevo prossimo venturo alla Blade Runner. Ma non ci potrà essere troppo squilibrio: un’asimmetria eccessiva genererebbe forti flussi migratori da una città all’altra e problemi di caos e disordine che passerebbero da una realtà urbana all’altra. 

Il film è sempre lo stesso: in un sistema a Rete, puoi provare a chiudere i confini per un certo periodo, ma il flusso di atomi o bit prima o poi troverà una strada, così come fa l’acqua. Meglio allora progettare processi ordinati di transito e stabilizzazione governati e gestiti e meccanismi di condivisione delle risorse primarie. Uno per uno, tutti per tutti: il mantra del futuro a rete.

Senza dimenticare il futuro più sfidante: perché l’accesso stabile e collettivo alla Rete e all’Internet delle Cose ridurrà rapidamente l’analfabetismo di base nelle megalopoli. Il risultato sarà un incremento della possibilità di accedere alla comunità globale connessa in Rete. Si tratta di un fenomeno che contribuirà alla crescita economica e all’accelerazione del cambiamento del sistema socio-economico urbano e che potrebbe cambiare la percezione del nostro io, la nostra formazione emotiva e la base dell’orientamento intellettuale e le strategie di gestione delle situazioni. È molto probabile che, nei prossimi anni, si assisterà a un’evoluzione parallela delle megalopoli e della mente delle persone continuamente connessa in Rete. 

Le megalopoli diverranno uno spazio di vita connesso con gli esseri umani: un’estensione fisica, individuale e collettiva allo stesso tempo, della nostra intelligenza. La rete delle reti.

“La nostra meta è mai un luogo ma un nuovo modo di vedere le cose”

Henry Miller

A cura di Angelo Deiana

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Perché scegliere il delivery per la pausa pranzo

Il Covid ha modificato il nostro modo di vivere, di lavorare e di mangiare. E già perché i tanti mesi trascorsi a casa lavorando in smart working, o come dice qualcuno, home working, ci hanno fatto rivalutare le nostre abitudini anche per ciò che riguarda l’attesissima pausa pranzo, in cui abbiamo spesso fatto ricorso ai vari operatori di consegne a domicilio. Prima del Coronavirus, in molti sceglievano un pasto frugale al bar, in pizzeria, o magari si portavano da casa cibi precotti o da consumare freddi. Oggi in molti preferiscono scegliere il delivery per la pausa pranzo per diversi motivi.

Perché il delivery è una buona scelta

Siete stanchi del solito bar, della rosticceria vicino all’ufficio o di dovervi portare la borsa frigorifera in ufficio? Il delivery è una risposta perfetta a questo genere di situazione. Dopo una mattinata di intenso lavoro, la pausa pranzo diventa l’obiettivo più raggiungibile per aver modo di mettere in stand-by la nostra mente. Mangiare in modo sano e corretto può aiutarci ad affrontare meglio il pomeriggio, ma molto spesso negli uffici non sono presenti forni a microonde o cucine nelle quali potersi preparare un piatto “decente”. Ed ecco che fino ad un po’ di tempo fa il panino o il pezzo di pizza erano una soluzione pratica. Ma da quando abbiamo imparato a sfruttare meglio le proposte di delivery, ci siamo resi conto che con pochi euro in più, possiamo mettere sotto i denti un pranzo decisamente migliore.

I vantaggi del delivery

Sono tanti i vantaggi dello scegliere il delivery per la pausa pranzo, primo fra tutti la possibilità di realizzare il proprio menu su misura, ordinando quel che più si desidera e potendolo consumare alla temperatura ideale.

Altro vantaggio è quello di poterlo fare ordinando in pochi clic su una delle tante app di delivery presenti sui vari store online, evitando di fare la consueta fila al bar o in rosticceria (cosa che in questo momento storico in particolare è auspicabile evitare) e pagando direttamente attraverso i sistemi elettronici.

Potete scegliere il tipo di cucina: infatti sulle app è possibile scegliere fra cucina italiana tradizionale, fast food, cibi etnici, ecc. In pochi minuti avrete sulla tavola tutto ciò che volete!

Inoltre il fatto di essere in ufficio, con i vostri colleghi, vi permetterà di risparmiare sulle spese di consegna: certamente arriverete alla soglia minima per cui la consegna è gratuita!

Ultimo, ma non ultimo, seppure consumerete il vostro pasto in ufficio, apprezzerete certamente il risparmio di tempo tra andare e tornare e potrete dedicare i minuti risparmiati per mandarmi un messaggio a vostra moglie, chiamare i vostri genitori o magari organizzare una partita di padel o calcio a 5 con i vostri amici!

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Lo smart working e lo spazio di lavoro tra famiglia e… gatti!

Sarà per molti una consuetudine che continuerà per diversi mesi e ne abbiamo più volte messo in evidenza i vantaggi. Eppure, ci sono situazioni in cui l’ufficio ci manca. Il silenzio della stanza, televisioni e radio spente, nessuno che turba la nostra concentrazione. Ma a casa le cose vanno in modo decisamente diverso.

La nostra “casa-ufficio” è un ambiente in cui dobbiamo convivere con situazioni poco professionali. Per questo, InfoJobs, piattaforma per la ricerca di lavoro online, ha chiesto ai propri iscritti come si svolge la vita degli italiani ai tempi del lavoro agile, con una particolare attenzione ai meeting online, che hanno sostituito le riunioni in presenza.

Smart working e spazio di lavoro: i risultati del sondaggio

Il primo dato emerso dall’indagine InfoJobs è che le call e video call sono ormai un’abitudine quotidiana del lavoratore “agile”: se la metà degli intervistati (52%) trascorre al telefono meno di un’ora, l’altra metà vi dedica tra una e tre ore al giorno (34,8%), con picchi di quattro ore e più (13,2%).

E sono video call importanti molto spesso in cui vengono stabilite strategie e programmi aziendali. Farle in casa comporta una serie di precauzioni, partendo proprio dalla scelta del luogo in cui farle. Si cerca un luogo dove l’audio sia perfetto e dove si è sicuri di non essere disturbati (48,5%), ma anche dove ci sia uno sfondo neutro per non far vedere troppo la casa (26,7%) e mostrare la propria sfera intima. Un aspetto curato? Importante (19,4%), ma meglio essere preparati per l’agenda del giorno (22,4%) e non tralasciare nulla.

Top e flop delle video call da casa

Quali sono i tormentoni delle video call fatte dalla proprie abitazioni? Il sondaggio di InfoJobs parla chiaro…

  1. Sei in muto! (55,4%)
  2. Scusate, il citofono! (45,9%)
  3. Chiudo la finestra, oggi i vicini hanno deciso di tenere un concerto / tagliare l’erba / fare i lavori (30,6%)
  4. Prova a togliere il video che magari prende meglio (30,5%)
  5. Non si capisce nulla, parliamo uno alla volta! (29,4%)

I 5 imprevisti più frequenti delle call da casa

Questi sono invece gli “incidenti” che mettono maggiormente in imbarazzo.

  1. Figli che urlano o litigano, giocando o facendo videolezioni (46%)
  2. Familiari di vario genere e con mise improbabili che irrompono nelle stanze-ufficio già occupate, e quindi nello schermo (41,1%)
  3. Sfondo standard, sempre lo stesso angolo di casa, ma con arredamento o dettagli caratteristici (28,8%)
  4. I rumori del collega multitasking: il tramestio dei piatti, l’acqua del bagno, lo sfrigolio del soffritto… (27,6%)
  5. Il gatto che passa davanti al monitor (20,8%)

Alla fine il lavoro va comunque avanti…

Che siano al telefono, via mail o via chat, le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare e in cima alla classifica della domanda più ricorrente i lavoratori sono d’accordo:  il 53,6% dichiara che i superiori chiedono soprattutto di fissare una video-chiamata di aggiornamento periodica del team, magari per monitorare i progressi di un’attività e valutare insieme opportunità e criticità; segue per il 28,4% degli intervistati l’immancabile last minute, ovvero quella richiesta di report/preventivi o proposte che hanno deadline stringenti. I capi rimangono tali anche a distanza, coordinano e a volte controllano: chiedono email di aggiornamento su progetti speciali (18%), ma anche sulle attività giornaliere con una email di riepilogo (13,7%).

Anche fra colleghi, la richiesta più frequente è un allineamento del team (59,6%), segno che tenersi in contatto ed essere aggiornati è una necessità soprattutto quando non si lavora più fianco a fianco. A seguire troviamo il bisogno di supporto (47,5%) o una proposta di divisioni delle attività per rispettare le deadline stabilite, magari dal capo o dai clienti.

E proprio prima di affrontare il capo, secondo il 14,1% fra “pari” è frequente la proposta di un pre-meeting, in una sorta di… tutti d’accordo sulla versione da raccontare! Solo il 2,5% organizza caffè o aperitivi virtuali, che sembrano non poter sostituire quelli reali nel cuore degli italiani.

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Si torna al lavoro: 5 consigli per tornare in ufficio senza stress

Tornare in ufficio senza stress è davvero una chimera? Sembra ieri che eravate sotto l’ombrellone a prendere il sole o a passeggiare tra le montagne, o magari in gita in una qualche città d’arte. Ed effettivamente per molti è così. Ma oggi per tantissime persone si torna alla normalità, ovvero al rientro in ufficio dopo qualche giorno di vacanza, che quest’anno come mai, è stata davvero particolare: mille attenzioni al distanziamento sociale, mascherina a coprire bocca e naso ecc.

È arrivato il fatidico momento di rimettere la sveglia, sostituire bermuda e magliette con pantaloni e camicia, rimettersi in auto (rigorosamente con l’aria condizionata accesa) e varcare nuovamente la porta dell’ufficio.

Ma cosa fare per non rimanere immediatamente vittime delle stress post vacanze? La parola d’ordine è organizzazione.

Fate un piano d’azione

La prima cosa da fare per questa giornata e per tutta la settimana è pianificare gli impegni lasciando tra l’uno e l’altro un po’ di tempo per riprendere fiato. No alle riunioni distanziate di 5 minuti l’una dall’altra, no alle telefonate compulsive. Cercate di utilizzare questa settimana come preparazione alla prossima. Organizzate l’agenda in modo agile e tra un impegno e l’altro fate qualche esercizio di respirazione, scegliete quale foto delle vacanze fare ingrandire e appendere in salotto… Insomma, cercate di ammorbidire il rientro.

E-mail: tutti hanno staccato la spina

Non preoccupatevi, non troverete valanghe di e-mail ad attendervi. Sono tante le persone che per una decina di giorni sono state in vacanza e pertanto non troverete una marea posta da smaltire. Stop, dunque, alla consultazione continua della vostra casella di posta elettronica. Da oggi qualcuno inizierà a scrivere, ma avete tutto il tempo per rispondere. Calma!

Parlate con i vostri collaboratori

Non stressate le persone che lavorano con o per voi. Anche per loro questi gironi devono essere di ripresa e stressarli da subito potrebbe essere controproducente per la produttività. Cercate di coinvolgerli in discorsi più leggeri e, qua e là, buttate qualche pillola di lavoro. Ma non andate oltre per i prossimi 4-5 giorni.

Occhio all’alimentazione

Colazione, pausa caffè e pranzo: attenzione a non esagerare. Fa ancora molto caldo mangiare cibi eccessivamente calorici può portare sonnolenza eccessiva. Scegliere di fare una buona colazione con cereali, caffè o the, e frutta fresca, a pranzo preferite insalate e pasti freschi e per gli spuntini, uno yogurt fresco o un frutto è davvero una buona scelta!

No agli straordinari!

Se proprio non riuscite a staccare un po’ prima dal lavoro, almeno non fermatevi più del dovuto in ufficio! Tornate a casa presto e lasciate in ufficio tutte le preoccupazioni. Godetevi la famiglia, i vostri affetti e se potete, concedervi ancora qualche cena fuori.

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Rientro in ufficio: quanti dubbi emergono dal sondaggio di LinkedIn

Quando terminano le classiche vacanze di agosto, si inizia a pensare al rientro in ufficio, con le sue problematiche consuete, alle quali quest’anno si aggiungono anche quelle relative al Covid-19. La risalita del numero dei contaggi preoccupa non poco: il timore di un nuovo lockdown ci fa affrontare il ritorno all’attività post vacanza certamente più ansiosi rispetto agli scorsi anni. La speranza, ovviamente, è quella che quest’incubo rimanga tale e che la curva dei contagi torni ad abbassarsi senza la necessità di dover ricorrere a nuove misure di sicurezza.

Workforce Confidence Index di LinkedIn

LinkedIn ha recentemente lanciato un nuovo programma, intitolato Workforce Confidence Index, che guarda alle principali preoccupazioni dei professionisti italiani durante e dopo la pandemia. 

Ritornare in ufficio è la principale preoccupazione per la maggior parte dei professionisti, e non è una sorpresa che continuiamo a notare molte conversazioni su questo argomento sul social dei professionisti.

Certamente tra i dati principali emerge la mancanza di fiducia dei professionisti italiani in merito all’ottenere o mantenere un lavoro.

Un’indagine su oltre 1.000 professionisti italiani, misura gli attuali sentimenti relativi al mercato del lavoro italiano tramite un punteggio di fiducia. L’indagine ha rilevato che per i professionisti italiani la sicurezza e la solidità del lavoro sono ancora tra le preoccupazioni principali, in quanto i professionisti sono solo moderatamente fiduciosi nelle loro possibilità di ottenere o mantenere un lavoro, con un punteggio dell’indice di fiducia individuale (su una scala da -100 a 100) di 33. In particolare,  i professionisti del settore finanziario hanno ottenuto il punteggio di fiducia più alto, con uno score individuale di 37 (su una scala da -100 a 100). Il settore che ha mostrato il punteggio di fiducia più basso è stato quello dei media e delle comunicazioni, con uno score individuale di 28.

Soldi, un problema di molti

Dalla ricerca emerge come i professionisti italiani siano preoccupati per le loro finanze personali, dato che il 19% dei professionisti prevede che il proprio reddito diminuirà nei prossimi sei mesi. È probabile che i professionisti attingano ai loro risparmi per coprire i costi, dato che il 26% dei professionisti prevede un calo dei propri risparmi personali nei prossimi sei mesi.

Il ritorno in ufficio: una preoccupazione in più

Sempre più aziende e organizzazioni valutano se riaprire o meno i propri uffici, i loro dipendenti rimangono preoccupati per la sicurezza del rientro in ufficio. Il 51% dei professionisti ha dichiarato di essere preoccupato che i propri colleghi e clienti non seguano le misure di sicurezza e le linee guida attualmente in vigore.

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Ecco “Make” la piattaforma per darsi da fare nell’innovazione sociale

Ci sono progetti e idee che, se condivise, possono risultare davvero utili. Da questo concetto base nasce il progetto di una piattaforma gratuita chiamata “Make” che è stata realizzata per consentire agli utenti di darsi da “fare”. L’idea è stata di Onde Alte, società benefit di innovazione sociale, che ha dato il via all’iniziativa sul proprio sito.

Cosa si può fare con la piattaforma “Make”

L’obiettivo è darsi da fare: uno stimolo che noi tutti dovremmo avere, sempre. Come? Seguendo esempi o utilizzando strumenti e risorse gratuite di open innovation che aiutino nella realizzazione dei propri progetti di innovazione sociale. La raccolta di casi studio, aggiornata e arricchita periodicamente, presenta iniziative realizzate in Italia e nel mondo sulle più diverse tematiche: dalla solidarietà alla salvaguardia dell’ambiente, dai modelli innovativi di supporto alla comunità alle tecnologie applicate in risposta ad un’emergenza.

Si tratta di un catalogo che racchiude oggi più di cento casi e che continuerà a crescere nel tempo, in grado di dare ispirazione e di indicare i tanti modi in cui ognuno può fare la differenza.

I casi selezionati sino ad ora nascono in risposta alle necessità più disparate e possono essere filtrati per parole chiave. Si può trovare, ad esempio, il lavoro di una studentessa che in modo casalingo è riuscita a sintetizzare un’alternativa compostabile alla plastica (MarinaTex) grazie ad una pellicola completamente naturale e biodegradabile in sole sei settimane composta da materiale organico (principalmente scarti di pesce). Ancora, vi è l’opera di un fotografo che con dei murales rende ‘giganti’ le persone comuni, per rispondere alla voglia di fare comunità e per raccontare la storia della gente comune e del territorio (Pantheon), oppure vi è un’App per trasformare i suoni ambientali in notifiche che avvisano i non udenti  in real time dei pericoli circostanti (Lisnen). Insomma, chiunque voglia fare del bene può trovare in “Make” spunti, idee e stimoli utili. 

“Abbiamo pensato di creare questo strumento, gratuito ed accessibile a tutti, perché siamo convinti che ognuno di noi, nel proprio piccolo, possa fare la differenza – commenta Massimiliano Ventimiglia, CEO e founder di Onde Alte – “Make” consente la creazione e la gestione di eventi e di sfide dedicate al cambiamento per un bene diffuso e permette di agire nell’ambito del proprio nucleo sociale, nella propria organizzazione profit o non profit, in un’associazione, in una classe di scuola, in un condominio o dovunque si voglia. Insomma, ovunque esista un gruppo di persone che sono accomunate dalla voglia di agire per un bene più grande e di aiutare il prossimo. La nostra speranza è che questa bellissima voglia di fare coinvolga sempre più persone e che, al posto di esaurirsi, aumenti, al posto di spegnersi, arda sempre più forte”.

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Pensieri in libertà a Ferragosto: è il momento di reinventarci e pensare in modo elastico

Ferragosto alle porte e gli ultimi giorni di agosto ci separano da un rientro tra grandi incertezze. Cosa ci aspetta? Cosa accadrà? Il grande caldo di questa estate ha spinto chi ha potuto verso mete vacanziere, anche per respirare aria pura dopo i mesi di lockdown. Un po’ di divertimento e relax, prima di affrontare uno dei periodi più difficili.

La versatilità e la capacità di reinventarsi

E già perché si prevede un autunno molto caldo e non certo a causa del meteo. Una sana preoccupazione aleggia un po’ in tutti noi che proviamo sempre a guardare oltre il nostro naso: cosa accadrà a settembre? Ce la faranno le aziende a ricominciare con il giusto piglio? Collaboratori, dipendenti, ma anche i lavoratori di domani, hanno realmente compreso ciò che ci è capitato e le grandi trasformazioni in atto?

La speranza è che la risposta a questi interrogativi sia un sì. Dopo tutto, noi italiani siamo bravi a ricostruire: lo abbiamo fatto dopo due guerre mondiali, lo possiamo fare ora. Ma c’è la necessità assoluta che tutti, dal gradino più basso a quello più alto, siano disposti a mettersi in discussione, a rivedere le proprie pretese. Il mondo dopo il Covid-19 è cambiato e ci siamo dovuti rendere conto che le nostre certezze non sono poi così… certe. Tutto può cambiare in breve tempo ed ecco che le doti che maggiormente sono e saranno apprezzate saranno la versatilità e la capacita di reinventarsi. La cultura generale sarà fondamentale e lo sviluppo delle passioni, facendole diventare progetti per un business da mettere in piedi, può rappresentare un’ancora di salvataggio per ogni evenienza.

Tecnologia ok, ma in modo professionale

La tecnologia deve essere considerata per tutti noi una grande alleata, ma non bisogna commettere l’errore di sottovalutarne il potenziale. Perché essa è in grado di farci intraprendere un percorso vincente se la sappiamo usare a dovere, ma rischia di farci perdere capitali importanti se non siamo capaci di trarne benefici. Immaginiamo una piccola attività commerciale che decide di togliersi spese fisse asfissianti e puntare tutto sull’e-commerce: se il proprietario non sa davvero cosa sia la Seo, la Serp, o quali siano gli investimenti da mettere sul piatto per realizzare il suo progetto, rischia di fallire prima ancora di cominciare. La passione è una cosa, il business è un’altra. Saper utilizzare il computer molto bene per il proprio diletto, non significa essere in grado di sviluppare su internet un progetto imprenditoriale.

Pensare in modo elastico

Settembre non è così lontano e Natale è molto più vicino di quanto sembra. Pensiamo bene a cosa vogliamo fare e analizziamo i pro e i contro. Dopo tutto, in questi giorni, di tempo per riflettere ne abbiamo. Facciamolo e soprattutto alleniamo la nostra mente a pensare in modo elastico. Potrebbe essere questa la nuova skill che può portarci ad essere dei vincenti