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E-learning: il futuro della formazione potrebbe essere sempre più online

L’e-learning? Molto più di una buona idea!

La formazione continua ad essere un argomento estremamente importante per le aziende che vogliono crescere. Il Coronavirus ha messo in discussione i metodi classici, ma siccome non sempre tutto viene per nuocere, alcune aziende si sono rimboccate le maniche puntando sulla formazione a distanza, sulla e-learning. Ma ora cosa succede?

InfoJobs ha interrogato aziende e dipendenti per capire quali sono le prospettive da qui in avanti sul tema della formazione.

Cosa successo durante l’emergenza Covid-19?

Secondo lo studio, il 52% delle aziende intervistate, dichiara di aver offerto ai propri dipendenti corsi online, apprezzati dalla maggioranza dei dipendenti (66%). Andando più nel dettaglio rispetto alle modalità di erogazione durante l’emergenza, il 48% delle aziende afferma di aver trasformato i corsi previsti in forma online, dimostrando una pronta capacità di adeguamento alle necessità contingenti, mentre il 20% aveva già consolidato un sistema di e-learning prima della pandemia. Il 16% delle aziende ha invece attivato ex-novo opportunità su competenze hard e soft per permettere ai dipendenti di investire sulla formazione.

Le aziende che invece, non hanno proposto corsi di formazione per il personale (48% delle aziende intervistate), lo ha fatto a causa della chiusura forzata per l’emergenza Covid-19 (32,5%), o perché prediligono il contatto di persona della formazione tradizionale (25,6%), oppure perché non hanno attive politiche di formazione aziendale (21%). 

Anche per i lavoratori l’acquisizione di nuove competenze è importante. A fronte di un 83,6% dei lavoratori intervistati che dichiara di non aver ricevuto proposte di formazione dall’azienda, sono molti i lavoratori che hanno deciso di approfittare di questo “tempo sospeso” per investire autonomamente in formazione (55%), per migliorare le proprie competenze tecniche (20%), per potenziale le proprie soft skills (19,6%) ma anche semplicemente per approfondire passioni e interessi (15%). Il restante 45% dei lavoratori invece non ha usufruito di corsi di formazione, principalmente per la mancanza di tempo. 

Formazione in futuro: cosa succederà?

La formazione da remoto è stata una soluzione necessaria durante il lockdown, ma ha anche offerto interessanti spunti di riflessione sul futuro della modalità con cui i corsi potranno essere erogati. Meglio dal vivo o meglio online? Oltre il 55% delle aziende è propenso ad adottare formazione a distanza, perché considerata più efficace (25%), più conveniente (20%) e, dato interessante, la preferita dai dipendenti (11%). L’e-learning ha quindi trovato nell’emergenza la grande opportunità di farsi conoscere e “testare” in maniera massiccia, tuttavia la modalità di apprendimento in presenza rimane al centro delle preferenze di un buon 36,5% delle aziende italiane, mentre una piccola parte (8,5%) non investirà più.

Dipendenti, come le aziende, preferiscono l’e-learning rispetto alla formazione tradizionale: 55% vs 44%. Per i più legati al concetto di presenza, sono vincenti fattori quali il confronto con gli altri (12,8%), il contatto umano (16%) e l’efficacia (15,6%). I più propensi alla modalità a distanza, invece, ravvisano in essa soprattutto la possibilità di usufruire dei corsi in ogni momento (32,6%) e la comodità di evitare gli spostamenti (19%).

Alle aziende, i lavoratori per la formazione post emergenza chiedono innanzitutto un piano personalizzato per un percorso di crescita professionale (56%), un potenziamento di investimenti (21%) ma anche la possibilità di essere coinvolti attivamente nella scelta (13,3%).

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Stress da Coronavirus: stop al Burnout con la sound meditation

Stress da Coronavirus? Tutt’altro che da sottovalutare. Lavoro accumulato, paura di essere licenziati o perdere collaborazioni, incertezze sul futuro… Sono tutti aspetti che si stanno evidenziando tra le più disparate realtà professionali. Anche la paura di un nuovo lockdown fa venire i brividi.

Bisogna reagire, ma non è facile. Secondo un’indagine condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi il 62% degli italiani ha dichiarato di aver bisogno di un supporto psicologico per affrontare il ritorno alla normalità.

Scenario negativo condiviso anche all’estero, soprattutto in Inghilterra, dove secondo una ricerca di Healthspan pubblicata sul portale Mirror il livello di stress della popolazione è aumentato del 50% dall’inizio della pandemia e addirittura un adulto su 5 ha sperimentato la “sindrome da burnout”.

Sound meditation per ritrovare lo spirito positivo

Un supporto per tornare ad affrontare con spirito positivo questa situazione di emergenza sanitaria arriva dalla “sound meditation”, antica pratica che combina l’essenza della sonorità al potere interiore della meditazione, e che secondo una ricerca del Global Wellness Institute si candida a essere uno dei trend principali dei mesi a venire.

Ma non è tutto, perché la sound meditation ha pervaso anche il mondo dei social dal momento che su Instagram si contano oltre 80mila post con il medesimo hashtag, tra i quali spiccano quelli di alcuni personaggi famosi che la stanno sperimentando, come Robert Downey Jr., Charlize Theron, David Lynch, Megan FoxGwyneth Paltrow e Jennifer Aniston, fino ad arrivare a Oprah Winfrey.

Quali sono i benefici di questa pratica? Influenza in positivo il flusso delle energie vitali e del sistema nervoso, dimostra effetti terapeutici sulla condizione psicofisica individuale e attiva una sincronicità dei due emisferi cerebrali.

“La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da molto, ma solo negli ultimi anni sono state studiate scientificamente le implicazioni per la salute umana. Non tutte le sonorità, però, producono effetti positivi ed è per questo che esistono conoscenze antichissime che abbinano alcune vibrazioni sonore alla meditazione, per generare effetti terapeutici e stabilizzare l’energia, la mente e le emozioni – ha spiegato Andrea Di Terlizzi, scrittore, studioso, Maestro di Scienze Interiori e autore della guida pratica Meditazione guidata sul suono – L’uso sapiente del suono, abbinato alla meditazione, può portare una persona a uno stato di calma e di equilibrio in un tempo molto breve. Perfino la modulazione timbrica della voce, da parte di chi guida la meditazione, dal vivo o registrata, è in grado di influire in modo potente sul sistema nervoso. Il fatto interessante è che la vibrazione sonora, della voce o prodotta da strumenti speciali, agisce indipendentemente dalle competenze di chi la ascolta. Abbiamo fatto sperimentare la nostra guida a persone di tutte le età, che non avevano mai approcciato una qualsiasi forma di meditazione, e tutte hanno detto di aver vissuto un profondo stato di rilassamento e benessere. Naturalmente, se questo genere di procedimenti è sperimentato da chi ha già esperienza di meditazione, l’effetto risulta ancora più profondo”.

10 benefici della sound meditation sul corpo e la mente

1. Influenza in maniera positiva il flusso delle energie vitali e del sistema nervoso: la combinazione dei suoni vibranti e della meditazione aiuta a garantire una sensazione di benessere generale.

2. Favorisce una condizione di riequilibrio psicofisico: le frequenze sonore permettono di ritrovare pace interiore e tranquillità, sempre più ricercati in tempi di emergenza sanitaria.

3. Allevia i livelli di stress, ansia e nervosismo: le vibrazioni sonore aumentano i livelli di serotonina, ovvero l’ormone del buonumore.

4. Migliora in generale la qualità della vita: favorisce la concentrazione, rafforza le sinapsi e aiuta a rimanere in salute.

5. Rappresenta un ottimo rimedio per combattere l’insonnia: ascoltare della musica rilassante migliora la regolazione del ciclo del sonno.

6. Aumenta la produttività: determinati suoni, associati alla meditazione, attivano una sincronicità dei due emisferi, situazione che non si verifica in condizioni ordinarie

7. Migliora la circolazione sanguigna e allevia dolori mentali ed emotivi: permette di mantenere il cuore in salute, prevenendo il rischio di infarti.

8. Rafforza il sistema immunitario: diversi studi hanno evidenziato come la meditazione accompagnata al suono stimoli l’espulsione delle tossine dal corpo.

9. Riduce il decadimento cerebrale: la sound meditation aiuta a mantenere la mente giovane, ostacolando la perdita di memoria.

10. Favorisce la riscoperta della consapevolezza di se stessi: permette di essere più legati al presente e risvegliare la propria coscienza interiore.

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ZWorkspace, l’app per gestire gli spazi lavorativi in sicurezza

Tornare a lavoro per molti non è facile, poiché se è vero che con la cosiddetta Fase 2 abbiamo potuto tornare a spostarci nella Regione senza l’obbligo di giustificare gli spostamenti, è anche vero che il timore di contrarre il Covid-19 non si è dissolto.

Come accaduto durante la quarantena, tuttavia, la tecnologia ci viene in soccorso. Zucchetti ha lanciato sul mercato ZWorkspace, la piattaforma per la gestione degli spazi e prenotazione degli asset di lavoro.

Come funziona ZWorkspace

Zworkspace è un’applicazione che ogni lavoratore o i loro coordinatori/supervisori possono prenotare con estrema semplicità postazioni di lavoro, scrivanie, sale meeting, aule e parcheggi, dal proprio pc o da dispositivi mobili anche utilizzando le planimetrie delle aree aziendali.

Tutti i dati generati dal sistema sono sempre disponibili su cruscotti, dashboard, grafici e sono sempre aggiornati in tempo reale, consentendo di monitorare costantemente le performance e le preferenze di utilizzo e fornendo informazioni strategiche per implementare gli spazi in modo sempre più efficace e in linea con gli obiettivi aziendali.

“ZWorkspace è anche una risposta concreta alle misure di sicurezza contenute nel DCPM del Governo: monitoraggio degli assembramenti, rispetto del distanziamento tra le persone, controllo degli accessi ai varchi, limitazione dei posti prenotabili, ingressi scaglionati, immediato riscontro dei presenti in azienda. – dichiara Salvatore Barbera, product manager ZWorkspace di Zucchetti – L’emergenza sanitaria, però, ha soltanto accelerato un’esigenza che era già avvertita da imprese e lavoratori, ossia rendere l’esperienza di vita in azienda più dinamica, più organizzata e più intelligente. Proprio da questo modello è nato ZWorkspace”.

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Il futuro del capitalismo nell’era del Covid-19

“Le previsioni nascono dal fatto che nessuno conosce davvero il futuro”

John K. Galbraith

Lo scenario sta cambiando profondamente. E la pandemia che stiamo vivendo è, nella sua immensa gravità, un grande acceleratore di trend e processi. Tutti noi aspettavamo il cambiamento del “nudge”, la spinta gentile del Premio Nober Richard Thaler, e invece è arrivato il “calcio” violento del film “Inception” di Christopher Nolan, lo tsunami pandemico che sta spazzando via molte certezze.

D’altra parte, dovremmo essere ormai consapevoli che, pandemia, tsunami o guerra, il capitalismo è un sistema economico in grado di fare, spesso troppo brutalmente, soltanto una cosa: separare gli operatori efficienti da quelli inefficienti, premiando i primi con successo e utili e punendo i secondi con il fallimento. Molto difficile da metabolizzare, ma bisogna andare oltre le ipocrisie ideologiche: il capitalismo non ha morale, non ha finalità, non ha orientamento o giudizio perché è tarato su meccanismi paragonabili a quelli evolutivi della natura. 

Il capitalismo è globale

È per questo che, pur nelle sue diverse connotazioni (capitalismo occidentale, capitalismo di stato, capitalismo autoritario, capitalismo teocratico), si adatta con successo a livello globale. D’altra parte, anche i processi evolutivi della natura si comportano allo stesso modo: negli ecosistemi alimentari il più forte mangia il più debole, i terremoti ed i vulcani rimodellano il territorio, il pollice opposto è la tecnologia evolutiva che ha progressivamente differenziato l’uomo dalle scimmie. È per questo che, per leggere il futuro, bisogna individuare e cavalcare positivamente il trend evolutivo vincente nel lungo periodo. Esattamente come nella vita e nella natura. Perché gli unici a poter interpretare in modo più saggio e positivo il capitalismo siamo soltanto noi.

In ogni caso, la pandemia è un macro trend evolutivo. Pensiamo, ad esempio, alla prima reazione del contesto (la gente, il mercato, le transazioni) rispetto ad un trend innovativo. Accade una cosa semplice: il nostro modo di fare le cose tende a ridefinirsi intorno all’innovazione. Succede sempre così: in un primo momento subiamo l’innovazione in modo quasi passivo e poi, un passo alla volta, iniziamo a metabolizzarla. La mastichiamo, la digeriamo, la assimiliamo nelle nostre vite. 

Nella prima fase l’innovazione prevale e occupa militarmente il nostro territorio. Facciamo in modo meccanico tutte quelle cose che ci è stato spiegato. In un secondo momento, ci riappropriamo del territorio precedentemente perso modellandolo secondo le nostre esigenze. Fra questi due momenti c’è come una pausa, ed è in questa pausa che progressivamente prende forma la mutazione (il trend) del modo di fare le cose. Tutto ciò accade perché acquisiamo familiarità con il cambiamento derivante dall’innovazione e capiamo come inglobarla nelle nostre vite, come parte di noi stessi. Come portare la mascherina o lavarsi tanto le mani.

È partita la trasformazione

Tutto ciò genera una serie di importanti conseguenze. Partiamo dagli approcci psicologici. La prima sensazione che deriva dalla velocità del trend è la paura di sbandare in curva. Quando sbandiamo in curva, il nostro primo istinto è frenare ma sappiamo tutti che è un errore. È quello che ci sta succedendo oggi: il cambiamento generato dalla pandemia (si pensi allo smart working) è sempre più veloce, ma dobbiamo reprimere l’istinto di attaccarci ai freni. 

Senza dimenticare che alcune innovazioni, alcuni trend hanno un inizio esitante, poi partono veloci e sembra che volino lontano. Queste innovazioni generano una sequenza di cambiamenti progressivi e apparentemente incrementali (tanti cambiamenti fatti di piccoli passi), che si sommano per aggregazione, e crescono con la logica della palla di neve, fino a provocare vere e proprie mutazioni genetiche dell’economia, dei mercati, della società. Il Covid-19 ha avuto lo stesso processo di sviluppo ma sta generando, come in tutte le grandi crisi, nuove opportunità anche per una fase nuova del capitalismo. Perché, come dice un vecchio detto, quando tutto è perduto, tutto è finalmente possibile.

A cura di Angelo Deiana

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Dopo il Coronavirus cosa cambierà nei rapporti di lavoro?

La Fase 2 è iniziata, seppur tra timori e interrogativi che probabilmente verranno risolti tra qualche settimana. Ma intanto il mondo del lavoro si interroga su cosa è cambiato e su cosa cambierà dopo l’emergenza Coronavirus. Soprattutto per i rapporti interpersonali, ci saranno variazioni di rilievo.

Per questo EasyHunters, prima società di ricerca e selezione con un Digital Operating Process, ha svolto un sondaggio con 13.000 lavoratori di aziende di ogni settore, di ogni grandezza e con livelli di esperienza eterogenei, per capire cosa si aspettano dal ripristino di tutte le attività.

“Quello che sta accadendo, a livello sanitario ed economico, è davvero senza precedenti. Le aziende – spiega Francesca Contardi, Managing Director di EasyHunters – si sono trovate, quasi da un giorno all’altro, a far lavorare i propri dipendenti e collaboratori da remoto senza aver mai sperimentato prima questa modalità, con procedure e dinamiche nuove per tutti. Ora che la Fase 2 è iniziata, ci troviamo a dover ragionare sul futuro sia a livello organizzativo e pratico sia a livello manageriale. E per farlo non possiamo permetterci di ignorare ciò che si aspetta chi lavora con/per noi. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere direttamente ai lavoratori se sono pronti a tornare in ufficio, quali timori hanno e cosa vorrebbero in futuro. Il primo dato che emerge dall’indagine è la spaccatura netta tra chi vuole rientrare (il 44%) e chi preferirebbe rimanere a casa (56%). Di quest’ultimo gruppo, il 32,3% vorrebbe rientrare appena ricevuta una comunicazione ufficiale dal governo, il 31,5% a settembre e il 29,8 tra giugno e luglio”. 

I risultati del sondaggio

Difficile immaginare esattamente cosa accadrà, ma i lavoratori non nascondono i loro timori. Il principale è rappresentato dalla presenza di colleghi asintomatici (64,7%), seguito dalla possibilità di contagiarsi prendendo i mezzi pubblici (40%). Per risolvere questo problema, quindi, la maggior parte delle persone ha dichiarato che userà l’auto privata (68,9%), il 4,9% le biciclette e il 13% circa si sposterà a piedi (13,6%) o con i mezzi pubblici (12,6%). Nessuno, infine, opterà per car sharing o sistemi simili. 

E sulla base di questo, come cambieranno i rapporti con colleghi e fornitori? Per il 68,6% degli intervistati la stretta di mano sarà bandita per molto tempo. Il 70% dichiara, inoltre, che indosserà la mascherina e solo il 31,4% i guanti. 

Insomma, i rapporti sociali sul lavoro potrebbero cambiare e non poco… staremo a vedere.

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La rioganizzazione del team di lavoro all’epoca del Coronavirus

La riorganizzazione del team di lavoro: da dove partire

Non è facile lavorare in questo periodo in cui il Coronavirus condiziona pesantemente in primis le nostre stesse vite. Abbiamo cambiato il luogo di lavoro ( che spesso è la nostra casa), sono cambiati i rapporti sociali (ormai virtuali): insomma, abbiamo mutato l’architettura delle nostre giornate lavorative. Conseguenza naturale è stata una naturale riorganizzazione del team di lavoro che collabora con noi.

L’uso di strumenti tecnologici per rimanere in contatto con i collaboratori è oggi essenziale: Zoom, Skype, Whattsup, sono solo alcuni dei sistemi per interfacciarci con chi lavora con noi, ma è sufficiente questo per mantenere viva la “fiammella”?

5 modi per sostenere il proprio team di lavoro

In questa ottica, gli esperti di ADP, leader riconosciuto a livello mondiale in ambito HCM, hanno elaborato 5 consigli utili per aiutare e sostenere il proprio team di lavoro ai tempi del Coronavirus.

Sostegno psicologico 

“Mai come in questo momento, i manager devono considerare i propri dipendenti degli individui, non numeri su un foglio di calcolo. dichiara Marisa Campagnoli, Direttore HR ADP Italia Devono essere in grado di risollevare tanto il morale quanto la motivazione, dando un senso alle decisioni aziendali in modo tale che i team siano attivamente coinvolti negli obiettivi e nelle attività strategiche dell’azienda. Adp, nella sua survey annuale sulla forza lavoro, ha registrato come un lavoratore italiano su tre (32,5%) affermi che non vi sia il minimo interesse da parte della propria azienda in merito al suo benessere e stato psicologico/emotivo. In questo momento non vi deve essere questa percezione, pena un forte calo della produttività”.

Emerge quindi come, in questa situazione, il sostegno psicologico sia un primo punto fondamentale. Può essere di aiuto organizzare per i propri dipendenti anche delle sessioni di webinar incentrati su benessere fisico (lezioni di yoga per far un esempio) ma soprattutto motivazionali, come i cosiddetti “mind fulness” o “mind fitness”, ovvero corsi che esercitano la mente ad affrontare momenti di stress particolari attraverso percorsi di riflessione e allenamento mentale.

Incentivare il coinvolgimento e la performance

Mantenere il coinvolgimento del personale, mentre lavora da casa, è una delle sfide più ardue. 

“Occorre avere una chiara visione di come le capacità sono utilizzate nel proprio team e di dove vi sono eventuali discrepanze, così da pianificare una buona strategia nell’attribuzione dei compiti individuali. – afferma Marisa Campagnoli – Riuscire a vedere le capacità e le performance significa essere in grado di fornire al team la formazione fondamentale per i ruoli ricoperti e altresì identificare l’eventuale ulteriore supporto necessario per colmare le lacune di performance”. 

I leader devono giudicare e analizzare l’impegno di ogni singolo membro del team, affidandogli mansioni a lui più congeniali e analizzandole i risultati, per cogliere eventuali problematiche.

Mantenere la separazione tra tempo lavorativo e tempo privato

In una situazione in cui lavoro, famiglia e tempo libero si realizzano tutti nel medesimo luogo, la casa, è facile perdere la distinzione tra le diverse attività.

È però fondamentale, mai come in questo momento, che le sfere lavoro/privato rimangano separate. I manager non devono pensare, o dare per scontato, che il proprio dipendente a casa non abbia comunque diritto a un orario di lavoro preciso. Trovare il giusto equilibrio tra vita personale e lavoro è importante anche se con l’avvento delle nuove tecnologie i confini stanno diventando sempre più sfumati.

Secondo uno studio ADP dal titolo “People Unboxe”, tre quarti dei dipendenti italiani (78%) ha dichiarato di desiderare fortemente di mantenere lavoro e vita privata ben separati. Alla domanda “cosa pensi che possa impattare positivamente sul tuo benessere mentale e psicologico in tema lavoro?” il 43% degli italiani ha risposto proprio il lavoro flessibile, ma con attenzione ancora una volta alla separazione delle due sfere. Quindi sì allo smartworking, ma con regole e tempi precisi.

“Con il lavoro flessibile e l’uso diffuso delle tecnologie come supporto sul posto di lavoro, le società rischiano di incoraggiare una cultura del lavoro “sempre attivo”, – specifica Marisa Campagnoli – e questo potrebbe persino avere un impatto negativo sulla produttività. I team HR e i business leader dovrebbero dare ai singoli l’autonomia di scegliere come organizzare il proprio bilanciamento vita-lavoro, soprattutto in questa situazione. Le persone che desiderano unire lavoro e vita privata devono avere la possibilità di farlo. Analogamente, tale diritto deve essere riconosciuto anche a coloro che vogliono mantenere le due sfere ben distinte. È la libertà di scelta l’elemento fondamentale per garantire il coinvolgimento dei dipendenti a qualsiasi livello”. 

Incoraggiare l’apprendimento personale 

Per le aziende è un ottimo momento per puntare alla formazione dei propri dipendenti. Molte imprese si troveranno inevitabilmente in questo momento con un carico di lavoro inferiore, organizzare webinar e seminari online per i propri dipendenti può essere un’ottima idea per non sprecare questo tempo a disposizione, ma anche per mantenere alta la soglia dell’attenzione e del coinvolgimento.

Non dimenticare i “come stai?” e i “bravo, ottimo lavoro”

Come già ribadito, è un periodo di forte stress psicologico per tutti. La resa sul lavoro può subire forti ripercussioni da questa tensione causata dalla reclusione forzata, che in qualche modo tende a instaurare un clima di paura e sconforto. Proprio per questo, un bravo manager, non dovrebbe mai dimenticarsi di chiedere a ciascun membro del proprio team, come prima cosa, “come stai?”. Il lavoratore è un individuo e non un mero esecutore di compiti, e così non deve sentirsi. Fondamentale poi sono i riconoscimenti, ora più che mai. Se un dipendente fa un buon lavoro, sottolinearglielo non diventa solo per lui motivo di orgoglio, ma in una situazione così difficile anche una spinta a fare e a non lasciarsi andare allo sconforto.

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Covid-19 e manager: tra crisi e speranze per il futuro

Covid-19 e manager: ecco cosa sta accedendo

Il Covid-19 sta facendo danni all’economia, questo è innegabile. Ma che tipo di problemi sta creando a professionisti e aziende?

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Dopo il Covid-19: l’era dell’adattabilità e della diversificazione

Cosa faremo dopo il Covid-19?

Avevamo pensato ad un mondo “relativamente” immutabile. Un sistema fatto di convenzioni, ogni tanto innovative, ma condivise come se fossero abitudini globali. Poi è arrivato il Covid-19.

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Come sono cambiate le nostre abitudini di lavoro?

Come sono cambiate le nostre abitudini di lavoro nelle ultime settimane, a seguito dei problemi causati dal Coronavirus! Ma quali sono i nuovi modus operandi? Cosa possiamo apprendere da questo stato di cose? Microsoft ha pubblicato il primo Work Trend Index, che fa leva sul Microsoft Graph per analizzare come lo smart working stia cambiando la produttività e il modo in cui ci relazioniamo con gli altri. 

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Lo smart working può essere un modello anche per il futuro?

A oltre un mese dallo stato di emergenza causato dal Coronavirus e la conseguente necessità di ricorrere allo smart working per lavorare, ci si comincia a porre qualche domanda sul futuro. Lo smart working potrà essere usato maggiormente a prescindere dall’emergenza?

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Rinviata a Settembre l’edizione estiva di Pitti Uomo 2020: ecco le date

Non poteva essere altrimenti. L’edizione estiva di Pitti Uomo 2020 è stata rinviata: si svolgerà dal 2 al 4 settembre . L’evento, che solitamente si tiene ai primi di giugno, è stato spostato a dopo l’estate a causa dei problemi causati dal Coronavirus.

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Come deve comunicare un manager con il lavoro da remoto?

Comunicare ai tempi del Coronavirus e dell’isolamento in casa non è semplice, la tecnologia ci dà una grandissima mano, ma ci sono metodologie che devono essere apprese, soprattutto quando si è al comando. E allora, come deve comunicare un manager con il lavoro da remoto?

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