Chi dice Donna e Manager, oggi dice Futuro 4.0!

È più difficile incontrare oggi una persona che, non tradendo abiti paleolitici, consideri la donna impegnata solo nella raccolta di frutti e di bacche commestibili, attività intervallata da alcune sane poppate a bebè e l’uomo dedito solo a caccia e pesca.


Difficile, soprattutto nelle nuove generazioni, ma non impossibile. Allora proviamo, se ce ne fosse bisogno, di ricordare l’immenso valore delle donne all’interno della società, del business, della famiglia, di tutte le attività che necessitano di un punto di vista complementare alla forma mentis dell’uomo.

Un valore che viene da lontano

Smarchiamo subito il ruolo dei giovani, oggi più preparati ad accogliere l’universo femminile con le sue difficoltà, il suo punto di vista, l’unicità dei gesti che provengono da mamme, sorelle, fidanzate e mogli. Difficilmente, infatti, sentiremo criticare dai millennials lo stile di guida della propria “tipa” oppure lamentarsi del grado di cottura della rana pescatrice con semi di papavero, zenzero della Manciuria e riduzione di curcuma, cucinata il lunedì sera. Semplicemente perché si guida a turno e si preferisce fare del pranzo e della cena momenti di “fluida esperienza” piuttosto che abitudini consolidate. Insomma, con buona pace dei nostri genitori, non si pranza più alle 12:30 e non si cena più alle 19:30! Anche se la crescita della componente femminile nel mercato del lavoro è solo uno dei fenomeni eclatanti dell’ultimo ventennio, il valore delle moderne donne manager viene da lontano, è figlio di quella capacità di uscire dagli schemi logici e non tanto di inventare nel 1962 la minigonna (Mary Quant) oppure la Barbie (Ruth Handler) e il bianchetto (Bette Nesmith Graham) alla metà degli anni ’50, ma soprattutto la sega circolare per aiutare gli uomini a tagliare la legna agli inizi del 1800 (Tabitha Babbitt) e il primo sistema di comunicazione criptato militare per siluri utilizzato durante la seconda Guerra Mondiale. Per non parlare poi della moderna lavastoviglie, creata nel 1886 da Josephine Cochrane, o dei tergicristalli delle nostre auto, brevettati da Mary Anderson all’inizio del 1900. Queste invenzioni, oggi così scontate, hanno fatto da apripista ad una profonda consapevolezza del valore delle donne, che – ci piace pensare – nel frattempo abbia permesso anche ad un drappello di superstar – tipo Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway – di discutere con il regista Gary Ross, per la prima volta nella cinematografia hollywoodiana, ogni singola battuta del nuovo capitolo di Ocean’s 8. Un film di donne fatto per le donne? Assolutamente no, anzi un insegnamento chiaro di come il punto di vista femminile sia indispensabile in ogni lavoro. Con ogni probabilità solo 5 anni fa questa operazione non sarebbe stata possibile, sintomo che il mondo sta profondamente cambiando, ma mai velocemente come dovrebbe. 

Siamo ad un bivio

Oggi ci sono sempre più donne all’interno del sistema produttivo con una conseguente maggiore mobilità verticale e una rappresentanza qualitativamente superiore nelle gerarchie professionali, elementi che portano a valorizzare la diversità, le così dette competenze professionali trasversali e la motivazione al lavoro. Allo stesso tempo, però, vediamo ancora poche donne partecipare ai Consigli di Amministrazione che contano, decidere la storia economica, sociale e politica delle nazioni e far sentire la propria voce ovunque vi sia bisogno di una capacità di analisi, sintesi ed elaborazione di Big Data degni di un’Intelligenza Artificiale. Siamo a un bivio. Se decidiamo di non evolverci spontaneamente in questa direzione, sarà la trasformazione digitale ad imporcelo.
Ed allora, ancora una volta, l’investimento da fare è rappresentato dalla tecnologia più innovativa che abbiamo: la scuola, il luogo sacro in cui promuovere la centralità femminile come protagonista dell’innovazione e del cambiamento, motore della crescita economica del Paese e risorsa da cui ripartire per creare le condizioni di sviluppo equo e sostenibile. Una scuola in cui le competenze veicolate da autorevoli professori ambosesso raccontino la vera storia della donna, dal ruolo che ebbe in Egitto, nell’antica Grecia, a Sparta, nel Medioevo, in fabbrica e nelle nostre case, per arrivare, in un giorno ormai prossimo, a raccontarla come primo Presidente degli Stati Uniti d’America. Intanto, in questo modello di società sempre più aperta, auguri a Stacey Cunningham, prima donna in 226 anni di storia dell’economia americana a guidare da fine maggio la Borsa di Wall Street. È davvero un buon inizio!

A cura di Domenico A. Modaffari ed Enrico Molinari Martinelli

Tratto da Uomo&Manager di Giugno 2018

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