Competenze nell’uso dell’intelligenza artificiale: sono sempre più una “valuta” professionale
Competenze. Parola chiave nel mondo del lavoro, soprattutto ora che questo è in costante evoluzione. Stare al passo con le novità, tecnologiche e non solo, è certamente un punto a favore per chi vuole fare carriera. E le competenze nell’uso dell’intelligenza artificiale stanno diventando la nuova “valuta” professionale.
Age of Augmentation: ecco cosa dice lo studio di Randstad
Questo è quanto emerge dalla ricerca globale di Randstad basata sull’analisi di oltre 35,8 milioni di annunci di lavoro pubblicati tra il 2021 e il 2026 in 11 mercati internazionali, tra cui l’Italia, denominata “Age of Augmentation”.
Certamente la carta vincente continua ad essere la combinazione combinazione tra competenze AI e capacità tipicamente umane, dote che permette di ottenere ruoli senior con maggiore semplicità. Ma secondo lo studio di Randstad, solo nell’ultimo anno si sono verificati aumenti nella domanda di competenze legate al pensiero critico (+303%), alla creatività (+156%), al problem solving (+133%) e all’intelligenza emotiva (+120%) e parallelamente è aumentata la richiesta di competenze specialistiche nella supervisione e nel controllo dei sistemi di intelligenza artificiale, con una crescita del 122% di skill di “AI auditing” e del 101% di quality assurance.
In Italia, nello specifico si è registrata una grande crescita della domanda di competenze legate all’AI negli annunci di lavoro in quasi tutti i settori. In particolare, nel marketing, dove hanno raggiunto il 3,2% dei requisiti negli annunci nel 2025, ma anche nelle risorse umane (1,7%) e nell’ingegneria (1,4%). Nel nostro Paese le offerte di lavoro che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale sono passate dallo 0,13% nel 2022 all’1,76% attuale, evidenziando una crescita del +1254%.
“Siamo in una nuova fase del mercato del lavoro, in cui la crescita e il valore professionale dipendono sempre più dall’AI fluency e da competenze umane distintive, piuttosto che dalla semplice anzianità di servizio. I risultati della ricerca mostrano come l’abilità nell’uso dell’intelligenza artificiale si stia affermando come la nuova valuta della carriera. Nel nostro Paese, chi investe in certificazioni legate all’intelligenza artificiale accelera sensibilmente il proprio percorso di promozione rispetto alla media e anche i profili entry-level beneficiano di un netto vantaggio retributivo iniziale rispetto ai coetanei. In questo scenario, la formazione continua diventa un imperativo categorico per tutti i professionisti, a prescindere dall’età anagrafica: l’aggiornamento delle competenze non è più una prerogativa dei giovani che entrano nel mercato, ma uno strumento indispensabile per i lavoratori senior che vogliono governare il cambiamento, dimostrando che l’occupabilità si rigenera ogni giorno attraverso l’apprendimento permanente”, ha dichiarato Fabio Costantini, Chief Operations Officer di Randstad Professional.

Cosa succede con i salari?
Dalla ricerca emerge che analizzando l’andamento delle promozioni in Italia di quattro profili lavorativi impattati dall’intelligenza artificiale, emerge che per gli addetti al servizio clienti la velocità media di avanzamento di carriera è di 7,7 anni, ma chi possiede competenze e certificazioni specialistiche impiega 3,3 anni (2,33 volte più veloce); per gli sviluppatori software si passa da 13,5 a 5,5 anni (2,45 volte); per i content writer da 7,8 a 3,8 anni (2,05 volte); e per gli analisti finanziari da 8,8 a 4 anni (2,2 volte).
Quanto ai salari analizzando 4 profili chiave, emerge che i ruoli che richiedono competenze nell’AI garantiscono stipendi significativamente più elevati rispetto ai corrispettivi ruoli tradizionali, con aumenti fino al 25%. In Italia, nello specifico, gli sviluppatori software esordienti con competenze nell’AI guadagnano il 24,3% in più, i content writer il 24%, gli addetti al servizio clienti il 25% e gli analisti finanziari il 24,3%. Tra i manager, invece, quelli con competenze nell’AI guadagnano rispettivamente il 24,7% in più tra gli sviluppatori software, del 24,55% tra i content writer, del 24,4% tra gli addetti al servizio clienti e del 25% gli analisti finanziari.
Uno dei problemi da affrontare, tuttavia, è che il mercato del lavoro italiano vede una crescente carenza di figure senior e manageriali in grado di guidare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende. Tra i ruoli più critici in Italia emergono soprattutto i responsabili delle soluzioni di intelligenza artificiale, che registrano un tasso di posizioni vacanti del 12,9%. Seguono gli sviluppatori AI (8,7%), seguiti dagli specialisti di machine learning (7,8%) e dai progettisti AI (7,1%).


