Conoscere almeno un’altra lingua aiuta a trovare lavoro

conoscere una lingua straniera

L’importanza di conoscere una lingua straniera

La decrescita economica che ha segnato quest’ultimo periodo sicuramente non è stata d’aiuto per chi è alla ricerca di un impiego, eppure ci sono alcuni importanti fattori da valutare che non tutti prendono in considerazione e che, al contrario di quanto si crede, possono rivelarsi decisivi in un contesto di questo tipo.

Nel lotto delle migliori “armi” utili per vincere la contesa con i tanto temuti recruiter troviamo la conoscenza di una o più lingue oltre alla propria: il fattore linguistico ha infatti un peso notevole sul buon esito della ricerca del lavoro, per via della grande richiesta delle lingue straniere sul mercato. Per distinguersi positivamente dalla massa di candidati a una determinata posizione lavorativa, dunque, è bene prepararsi al meglio e compensare eventuali lacune linguistiche.

A questo proposito può essere interessante sapere che spesso i candidati non sanno autovalutarsi in maniera oggettiva: secondo Openjobmetis, infatti, nel 58% dei casi gli italiani sopravvalutano le proprie competenze linguistiche, dichiarando livelli di conoscenza delle lingue molto superiori rispetto alla realtà e finendo per essere scartati in fase di colloquio.

Come apprendere le lingue straniere efficacemente

Parlare almeno un’altra lingua oltre alla propria rappresenta dunque una delle caratteristiche più richieste in fase di ricerca del lavoro, ma come fare se non si conosce a sufficienza una lingua straniera? Prima di tutto non bisogna pensare di non avere speranze: niente è perduto, e nella maggior parte dei casi basta metterci impegno e applicarsi con costanza e pazienza per arrivare a risultati che possono essere anche molto soddisfacenti e che consentono di diventare professionalmente competitivi.

I metodi per approfondire una delle lingue più richieste nel mondo del lavoro sono numerosi e trascorrere un periodo di tempo all’estero è sicuramente una delle strategie di apprendimento migliori in assoluto, in quanto permette di essere catapultati in situazioni quotidiane di ogni tipo che richiedono la massima versatilità e disposizione mentale. Se non si ha l’occasione di trasferirsi nel paese della lingua d’interesse, però, non è affatto il caso di demordere; le nuove tecnologie, infatti, sono in grado di darci un aiuto non indifferente per raggiungere quest’obiettivo: applicazioni come Babbel, pensata proprio per l’apprendimento linguistico, mettono a disposizione strumenti come il dizionario di inglese, ad esempio, per approfondire la conoscenza della lingua più richiesta in assoluto nel mondo lavorativo.

Un’altra soluzione pratica consiste nel fare regolarmente lezione con un insegnante madrelingua che sappia trasmettere le regole della grammatica integrandole con ore dedicate esclusivamente alla conversazione, in modo da avere un approccio meno nozionistico con la lingua in questione, oppure ascoltare esclusivamente stazioni radio e podcast in lingua, per “assorbire” il più possibile termini ed espressioni tipiche del parlato.

Cosa guardano i recruiter?

Conoscere e parlare le lingue straniere è fondamentale per essere davvero competitivi nel mercato del lavoro, come abbiamo visto, ma bisogna anche saper scrivere un curriculum che sappia mettere in evidenza i nostri punti forti.

Vista l’enorme mole di candidature da passare in rassegna, chi ha il compito di fare una prima scrematura tende a dedicare pochissimo tempo (meno di un minuto) a ogni singolo CV. L’obiettivo consiste quindi nel rendere più visibili quelle competenze che sono più importanti ed esplicitamente o implicitamente richieste per una specifica posizione, senza trascurare le voci relative alle precedenti esperienze lavorative, naturalmente.

Bisogna poi fare particolare attenzione ai refusi e agli errori ortografici, da evitare assolutamente, e cercare di essere sempre chiari e concisi nella descrizione dei precedenti ruoli professionali. Inoltre, è bene sapere che molti recruiter oggi danno un peso non indifferente alla cosiddetta “social reputation”, analizzando a fondo i profili social dei candidati; meglio quindi curare al massimo i propri account, soprattutto su piattaforme come Facebook e LinkedIn.

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