Cosa sta succedendo nel Mondo 4.0?

Mondo 4.0

Come tutto questo sia successo, in realtà non lo sappiamo: è difficile trovare una causa iniziale, un motore primo, la scintilla che ha fatto divampare l’incendio.

Il capitalismo intellettuale è una storia che viene da lontano, da molto lontano, ed è il risultato di un flusso complessivo, non di un singolo evento.  Ecco perché è più importante capire dove sta soffiando il vento e, dunque, dove si dirige il fuoco. Comunque, se proprio volessimo trovare una data emblematica, potremmo dire che tutto è iniziato nel 1965 quando Gordon Moore, uno dei fondatori della Intel, fece la sua previsione: da quell’anno in poi i microprocessori avrebbero raddoppiato la loro potenza di calcolo, a parità di costo, ogni diciotto mesi. Mai previsione fu più azzeccata.

Grazie al dispiegarsi della legge di Moore, oggi un normale smartphone contiene molta più potenza di calcolo di quella con cui la Nasa conquistò la Luna nel 1969. La particolarità della legge di Moore è il suo DNA esponenziale. Il pensiero economico tradizionale concepisce, infatti, solo la crescita lineare: dopo il due viene il tre, poi il quattro, e poi il cinque. Ogni giorno ha il suo mattoncino elementare che va ad aggiungersi quotidianamente ad altri mattoncini elementari. Ma la Legge di Moore ci racconta una storia diversa: dopo il due vengono il quattro, l’otto e il sedici. È diventata la legge della progressione geometrica. Poi viene il bello.

Con l’avvento della legge di Metcalfe, il fondatore della 3Com e il creatore del sistema di rete Ethernet. Metcalfe decretò che il valore di qualsiasi rete (telefonica, Internet, eccetera) è pari al quadrato del numero dei suoi membri. Una rete telefonica con dieci utenti vale cento, ma se raddoppia andando a venti utenti il suo valore passa a quattrocento. La logica esponenziale di Moore (basata sul raddoppio perenne) interagendo con la legge di Metcalfe ha generato una straordinaria accelerazione e il fondamentale salto di paradigma dall’economia dell’informazione a quella della conoscenza e delle reti. La nascita e la culla del capitalismo intellettuale. È quello che viene defnito “effetto network” o “effetto valanga”: dopo una partenza lineare, appena si oltrepassa una certa soglia di utenti collegati, la Rete inizia ad autoalimentarsi e vede l’adesione di una massa esponenzialmente crescente di utenti come nel caso emblematico di Facebook.

L’impatto sul mondo

L’impatto dell’“effetto rete” è straordinario: fa in modo che il collegamento al network dominante diventi per gli utenti non ancora connessi una vera e propria necessità se non vogliono essere “tagliati fuori” dal sistema. Al contrario, l’utilità di collegarsi a una rete alternativa diventa praticamente nulla. Il “network effect” vale anche per gli standard: garantendo l’interoperabilità tra diversi sistemi, gli standard funzionano infatti come una rete virtuale di comunicazione: oltre una certa soglia di sistemi collegati a uno standard, diventa impossibile (o comunque molto difficile e costoso) adottarne un altro. Lo standard diventa un monopolio naturale. È per questo che, nell’economia di Internet, vale la legge de “il primo che arriva prende tutto” (winner takes all). Il collegamento alle reti più importanti (si pensi al Web, a Windows, ma anche a Google, Facebook e Twitter) favorisce la formazione di potenti monopoli, ma facilita enormemente anche le possibilità di comunicazione delle persone e moltiplica a dismisura gli scambi di informazioni e conoscenze.

Ecco un possibile lato oscuro di questa evoluzione: i conflitti tra gli oligopolisti della conoscenza e, per converso, il fatto che le conoscenze stesse possono essere facilmente trasferite attraverso l’industrializzazione dei format e rese accessibili anche economicamente a tutti i soggetti connessi. Senza l’effetto network ci sarebbero forse meno monopoli ma sicuramente anche meno reti e sistemi meno comunicanti. Quale delle due situazioni può offrire più vantaggi all’economia o all’equità?Come al solito, il punto di equilibrio è importante da perseguire ma difficile da trovare.

Siamo di fronte ad un bivio che non avevamo mai visto in passato: come si governa la conoscenza in Rete? E soprattutto: chi è in grado di farlo?

 

 

 

A cura di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni

Tratto da Uomo&Manager di Dicembre 2018

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