Dalla pressione alla prestazione: come riconoscere e gestire il burnout nella carriera manageriale
La carriera manageriale porta con sé responsabilità, decisioni continue e la necessità di mantenere alta la qualità delle proprie prestazioni. Quando però la pressione diventa una condizione cronica e non lascia più spazio al recupero, anche la motivazione ed le energie possono esaurirsi. Approfondiamo insieme l’argomento.
Che cos’è il burnout
Il burnout non coincide semplicemente con un periodo di stanchezza dopo settimane particolarmente intense. È una condizione di esaurimento che può coinvolgere contemporaneamente la dimensione fisica, emotiva e cognitiva, fino a modificare il modo in cui una persona vive il proprio lavoro.
La sindrome da burnout è generalmente associata a una situazione di stress lavorativo prolungato e può manifestarsi attraverso una sensazione persistente di affaticamento, difficoltà di concentrazione, irritabilità, distacco emotivo e una percezione sempre più negativa della propria attività professionale.
Uno dei suoi aspetti più insidiosi riguarda proprio la gradualità: non sempre ci si accorge immediatamente di stare oltrepassando il proprio limite. All’inizio può sembrare normale sentirsi stanchi, rispondere alle e-mail anche la sera o continuare a pensare al lavoro durante il fine settimana. Il problema emerge quando queste abitudini diventano la regola e il recupero sembra non arrivare mai.
Come cambia il burnout nella carriera manageriale
A un certo livello professionale non ci si occupa soltanto delle proprie attività, ma anche delle persone, degli obiettivi, dei risultati economici e delle decisioni che possono avere conseguenze sull’intera organizzazione.
Il manager può diventare il punto di riferimento di un gruppo e sviluppare la sensazione di dover essere sempre disponibile, lucido e capace di trovare una soluzione. Oltremodo mostrare una difficoltà può sembrare complicato, soprattutto all’interno di ambienti in cui la leadership viene ancora associata all’idea di controllo assoluto.
A questo si aggiunge la cosiddetta reperibilità mentale: il corpo può essere lontano dall’ufficio, ma la mente continua a lavorare. Una riunione del giorno successivo, una questione irrisolta o una decisione importante possono occupare spazio anche durante il tempo dedicato alla vita privata.
Quando la sensazione di esaurimento diventa persistente, il confronto con una figura competente può offrire uno spazio di ascolto privo del giudizio. Il consiglio è farsi aiutare e ascoltare da unopsicologo online, figura di alto livello che può essere a disposizione in ogni momento, soprattutto quando gli impegni professionali, o la difficoltà nel conciliare orari e spostamenti, rendono complicato accedere a un percorso tradizionale.
Chiedere supporto non dovrebbe essere vissuto come una dichiarazione di debolezza. Al contrario, riconoscere di avere bisogno di uno spazio per comprendere ciò che sta accadendo può essere un gesto di responsabilità verso sé stessi.
Prestazione e pressione: cosa succede nell’era moderna?
Il rapporto tra pressione e prestazione è diventato particolarmente complesso nel mondo del lavoro. La tecnologia ha reso possibile lavorare praticamente ovunque e mantenere un contatto costante con colleghi, clienti e collaboratori. A questo si aggiunge una cultura della performance che spesso premia la disponibilità continua: rispondere rapidamente, raggiungere obiettivi ambiziosi, essere produttivi e dimostrare flessibilità sono qualità importanti, ma possono diventare problematiche quando vengono perseguite senza considerare il bisogno di recupero.
Una carriera sana non dovrebbe essere misurata soltanto attraverso risultati e avanzamenti. Conta anche la possibilità di sostenere nel tempo il proprio percorso senza consumare tutte le energie disponibili.enere nel tempo il proprio percorso senza consumare tutte le energie disponibili.
(Pubbliredazionale)


