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“Digito ergo sum”. Ma l’innovazione passa dalle persone e dalla finanza delle idee

digito ergo sum

Il mondo dei social, sempre più dirompente e pervasivo, sta trasformando ormai da anni le nostre abitudini, trasformando le relazioni, la modalità di condivisione di informazioni in rete sotto forma di Big Data, la finanza delle banche con milioni di clienti, ma nessun cassiere fisico allo sportello e le semplici attività quotidiane, come ad esempio prendere la metropolitana per andare la lavoro tanto che é sufficiente appoggiare uno Smart Watch al tornello di ingresso e salire sul treno.

Stiamo assistendo ad un vero e proprio cambio di paradigma sociale, culturale e naturalmente economico in cui – per semplificare al massimo – il valore di ogni istante è esponenziale rispetto solo a 5 anni fa e pertanto è d’obbligo cogliere l’invito ad adattarsi a questo rapido progresso per correre alla velocità della rete. Scopriamo allora che in questi 60 secondi virtuali nel mondo si effettuano poco meno di 4 milioni di ricerche su Google con relativa profilazione di abitudini di consumo, vengono effettuati più di 1 milione di accessi a Facebook, guardati su YouTube 4,5 milioni di contenuti, inviati 42 milioni di messaggi su WhatsApp e Messenger, mandate circa 200 milioni di email e distribuite 

Una rete fatta di persone

La rete è quindi il territorio elettivo per connetterci con realtà e luoghi lontani, per affermare da un lato la nostra individualità e dall’altro per diventare consumatori sempre più consapevoli, cogliendo le opportunità di un mondo sempre più interconnesso e capace di liberare tempo e risorse. Che si tratti di interessi personali, di attività professionali o di semplici passatempi, tutto ormai passa per le forche caudine del digitale. Se dunque i click consentono la profilazione delle nostre abitudini e dei nostri comportamenti da parte dei colossi della Gig economy, è oltremodo vero che ci aiutano a soddisfare in modo preciso i gusti, le passioni, gli interessi personali, a mantenere legami a distanza con le persone che amiamo. Dalla nascita dell’idea del World Wide Web avvenuta nel 1989 al CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) di Ginevra, il più importante laboratorio di fisica europeo, la rete è diventata negli anni un medium in grado di rispondere a tutte le domande che ancora non conosciamo grazie all’Intelligenza Artificiale, a facilitare i processi di apprendimento e a far crescere le economie che adottano il digitale con un piano di marketing dell’innovazione mirato ad appiattire la burocrazia e ad investire sulla finanza delle idee. Proprio quelle idee che, se messe in rete tra gli individui e le istituzioni che li supportano, possono fare la differenza in termini di crescita economica, capacità di creare posti di lavoro, intelligenza nel gestire il capitale umano e consapevolezza del valore aggiunto rappresentato dall’Italia nel mondo.

Digito ergo sum

Siamo nel bel mezzo di una “società a costo marginale zero” – come la definiscono gli economisti – in cui viene riscritto con un click il concetto di spazio pubblico e ridefinito quello di comunicazione. La storia si ripete sempre e questa nuova ermeneutica digitale non è altro che la filosofia di interpretare una Realtà 4.0 che corre alla velocità del 5G nelle Città Intelligenti dei Big Data e dei droni utilizzati come taxi. La trasformazione digitale di cui tanto si parla, consente oggi la diffusione di nuovi strumenti che abilitano l’innovazione tecnologica come solido driver per migliorare nel quotidiano la vita, dalla sanità ai trasporti, per arrivare ai rapporti con il fisco e alla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica con l’accesso ad un’amministrazione digitale sempre più a modello di e-democracy.

Connettere le persone prima tra di loro e poi con le tecnologie digitali è quindi il primo passo per creare uno spazio di condivisione e di contaminazione di idee. E chissà che in questo percorso non ci serva rileggere la storia della scienza al femminile da Ipazia, la prima astronoma “digitale” della dotta Alessandria del V° secolo apripista per quella vivida libertà di pensiero di Rita Levi Montalcini o per quel cristallino desiderio di scoperta di Jessica Ulrika Meir, astronauta statunitense impegnata oggi nello spazio a digitare sulla tastiera il romanzo del nostro futuro.

 

A cura di Domenico A. Modaffari ed Enrico Molinari Martinelli

 

 

Tratto da Uomo&Manager di Dicembre 2019

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