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Dopo il Covid-19: l’era dell’adattabilità e della diversificazione

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Cosa faremo dopo il Covid-19?

Avevamo pensato ad un mondo “relativamente” immutabile. Un sistema fatto di convenzioni, ogni tanto innovative, ma condivise come se fossero abitudini globali. Poi è arrivato il Covid-19.

E ci ha dimostrato che perdono la partita con il futuro quelli che quando confondono il temporaneo con l’eterno. Una grande lezione che ci dimostra che, a parte pochissimi valori universali in cui crede ciascuno di noi, tutto è temporaneo. 

L’obiettivo post Covid-19 è allora quello di progettare organizzazioni che siano in grado di attuare un rinnovamento continuo e, per così dire, fluido. Esserci, essere solidi ma, nel contempo, essere pronti a cambiare. Facile a dirsi. Meno a farsi.

Un parallelismo illuminante riguarda i sistemi di autoregolazione del corpo umano. Quando iniziamo a correre, il nostro cuore aumenta automaticamente l’afflusso di sangue ai muscoli. E quando guardiamo una persona attraente, le pupille si dilatano in modo spontaneo. Automatico. Spontaneo. Non sono le parole che usiamo normalmente per descrivere le logiche manageriali delle organizzazioni. È qui la sfida: rendere il cambiamento un processo più automatico, costruire organizzazioni in grado di rinnovare se stesse nella crisi, o anche in assenza di una crisi. 

E invece la cosa sconcertante è la frequenza con cui governi, grandi Istituzioni e management rimangono sorpresi non solo da evento estremo come una pandemia ma anche solo quando il successo diventa insuccesso. Questa tardiva presa di coscienza del cambiamento del panorama garantisce solo una cosa: che, in un mondo caratterizzato dall’abbreviazione dei cicli di vita, l’innovazione è l’unico mezzo con cui qualsiasi organizzazione può rinnovare il suo approccio al successo. E questo processo sta diventando sempre più importante anche per le Istituzioni. 

Innovazione: il punto di partenza

D’altra parte, la molla dell’innovazione è la competizione: quando non c’è concorrenza, la scienza e le tecnologie non si sviluppano. È per questo che lo sviluppo delle innovazioni è difficilmente compatibile con gli ambienti gerarchici e rigidi. Ed è, invece, proprio questa la forma organizzativa tipica, o comunque di gran lunga prevalente, delle grandi organizzazioni pubbliche o private. In generale, le innovazioni nascono da equilibri complessi tra competizione e collaborazione, e le innovazioni radicali nascono da piccoli gruppi che si auto-organizzano. 

Sfruttando la Rete globale, i nuovi concorrenti possono nascere già quasi adulti. Come un piccolo virus. Prima di Internet, i clienti non potevano essere certi di ottenere sul mercato le condizioni più favorevoli sul mutuo della casa o sul finanziamento per l’acquisto dell’automobile. Questa asimmetria informativa, anzi, questa profonda inconsapevolezza sosteneva i margini. Oggi, invece, i consumatori diventano di giorno in giorno più consapevoli. Internet, lo sappiamo, abbatte i costi di transazione. 

La lezione del Covid-19

In questo nuovo mondo sempre più complicato, tutti quanti noi ci troveremo davanti a una scelta molto netta: scatenare il fuoco dell’innovazione o predisporsi a condurre una grama esistenza in un mondo nel quale i costi ridotti al minimo sono l’unica differenza tra profitto e perdita. La guerra dei prezzi è una guerra tra poveri.

Ecco la lezione del Covid-19: imparare a distinguere tra convinzioni che descrivono il mondo così com’è e convinzioni che descrivono il mondo così come dovrebbe (secondo gli altri) rimanere per sempre. L’importante è concentrarsi sull’adattabilità e sulla capacità di metamorfosi. Per essere adattabile, qualsiasi organizzazione deve naturalmente essere innovativa e coinvolgente al tempo stesso. Ma quali sono le cose che rappresentano il paradigma dell’adattabilità? La vita è la cosa più reattiva che esista sul nostro pianeta. Nonostante i virus, le eruzioni vulcaniche, i terremoti ed i cambiamenti climatici, la vita ha resistito e prosperato. E prosperando è diventata sempre più complessa e capace. La vita non può prevedere e non si può preparare per il futuro, ma si può adattare. 

In altre parole, la diversificazione e la varietà sono da sempre la nostra polizza di assicurazione contro l’inatteso. Tutti i dati indicano che l’evoluzione non è stata un processo costante e graduale. Nelle fasi di stress ambientale (una pandemia?) l’evoluzione accelera e consente mutazioni casuali e la successiva selezione. Una specie si estingue quando non è in grado di adattarsi abbastanza rapidamente ai cambiamenti che intervengono nel suo habitat.

Per questo gli esseri umani vorrebbero avere il “controllo”. Ognuno di noi spera che il futuro vada secondo piani preordinati, ma in un mondo in cui il presente è una guida sempre più inaffidabile per il futuro, il successo dipende sempre meno dalla pianificazione di ciò che accadrà, e sempre più dalla continua diversificazione di ciò che potrebbe accadere. La pianificazione è bene, ma la diversificazione è tutto.

In ogni caso, l’unica cosa di cui possiamo essere sicuri è che il futuro sarà sorprendente. Se quelle sorprese saranno positive o negative dipenderà in larga misura da quanto investiremo proattivamente in alternative allo status quo: strategie innovative, sperimentazione di nuove tecnologie, ricerca di nuovi approcci al mercato e accesso a nuove categorie di clienti. Preparazione a nuove pandemie. D’altra parte, tutte le mutazioni in origine sono errori. Solo grandi o piccoli errori.

Con l’accelerazione del cambiamento, investire nella diversificazione non è allora un lusso ma una necessità, una strategia di sopravvivenza. L’evoluzione è un meccanismo di selezione che diffonde le mutazioni “positive” e sopprime quelle negative. In maniera analoga ad un mercato che funziona in modo ottimale, l’evoluzione è un meccanismo che indirizza le risorse da utilizzi di basso valore ad altri di valore elevato. 

Questo è stato il nostro passato e questo sarà il nostro futuro. Non dimentichiamolo.

“Come le nuvole ci rivelano in che direzione soffiano i venti in alto sopra di noi, così gli spiriti più leggeri e più liberi di ogni tempo preannunciano con le loro tendenze l’orizzonte che sarà”

Friedrich Nietzsche

A cura di Angelo Deiana

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