Emozioni sul posto di lavoro. In pochi si sentono liberi di esprimerle
In più occasioni abbiamo messo in risalto l’importanza che oggi hanno sul posto di lavoro le emozioni, l’aspetto psicologico che i manager devono tenere in considerazione con i propri collaboratori.
Le ferie, ormai per molti sono dietro l’angolo per molti lavoratori, sono viste come soluzione necessaria per combattere lo stress e abbassarne i livelli. La stanchezza lavorativa ormai è un fattore che non può e non deve essere messo in secondo piano e per questo una o due settimane di riposo, forse, non sono sufficienti.
Per cercare di analizzare il problema arrivano i risultati del MINDex 2026, l’indagine di Unobravo e Ipsos Doxa sull’educazione emotiva in Italia che ha dedicato un approfondimento specifico sul mondo del lavoro.
I dati dello studio
Secondo i risultati dello studio, solamente il 16% degli italiani si sente davvero libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio. Infatti, il 40% degli intervistati dichiara di misurare attentamente le proprie reazioni, un 30% adegua il proprio comportamento a seconda del contesto e delle persone, mentre il 14% tende addirittura a nascondere o trattenere del tutto il proprio vissuto emotivo.
Altro dato interessante è che il 73% dei lavoratori pensa che le competenze emotive (empatia, ascolto, gestione degli impulsi) sono “molto” o “estremamente” importanti per costruire buone relazioni professionali e la realtà quotidiana racconta una fatica da non ignorare. Per il 61% dei dipendenti le difficoltà nella gestione emotiva emergono almeno “ogni tanto” in ufficio, e per quasi 1 lavoratore su 2 (49%) queste finiscono per creare problemi concreti nelle relazioni lavorative “spesso” o “molto spesso”. E ancora, 3 dipendenti su 10 si sentono quasi sempre a disagio con il proprio capo. Il benessere emotivo: la nuova sfida per il welfare aziendale?
“I dati del MINDex descrivono un modello di lavoro che chiede alle persone di performare in condizioni di compressione emotiva sistematica”, afferma Danila De Stefano, CEO e Founder di Unobravo. “Solo il 16% dei lavoratori si sente libero di esprimere le proprie emozioni in ufficio, mentre quasi la metà riferisce conflitti relazionali ricorrenti: non sono numeri sul benessere individuale, sono numeri sul funzionamento organizzativo. Le aziende che ancora trattano il benessere mentale come un benefit accessorio stanno leggendo male il problema – e i costi. Programmi strutturati di sostegno psicologico non sono solo un investimento nella serenità dei dipendenti: sono anche una leva diretta su clima, retention e produttività”.
Una soluzione al problema potrebbe essere dunque quello di costruire dei percorsi strutturati di supporto psicologico corporate per dipendenti e manager, come propone Unobravo, per invertire la rotta e aiutare i professionisti delle aziende che scelgono di integrare questo tipo di supporto.



