Frasi da non dire in ufficio: una in particolare dà veramente fastidio a chi la deve subire…
Quali sono le frasi da non dire in ufficio? Ci sono situazioni che, a prescindere, a ciascuno di noi danno fastidio. Ma ci sono frasi che dette in ufficio o, in generale, sul posto di lavoro, magari alzando la voce, generano un grande nervosismo. Le difficoltà sul lavoro le viviamo e le affrontiamo tutti, ma a peggiorare le cose ci sono comportamenti che fanno letteralmente saltare il sistema nervoso. Da una ricerca recente di Babbel for Business realizzata in collaborazione con l’istituto Censuswide, il 46% degli italiani ammette di aver usato almeno una volta toni ed espressioni poco professionali in ufficio.
Dunque, quasi la metà degli intervistati ammette di aver alzato la voce, utilizzato un linguaggio offensivo o un tono poco professionale in momenti di forte stress lavorativo. La differenza generazionale è evidente: il 75% della Gen Z e il 65% dei Millennial dichiarano di vivere questa dinamica, mentre le percentuali scendono al 47% per la Gen X e al 32% per i Baby Boomer.
Non solo la voce alta, ma anche un linguaggio negativo…
Oltre un terzo degli intervistati (34%) sostiene che il sovraccarico emotivo non influenza la propria comunicazione sul posto di lavoro. Ma non tutti riescono a mantenere i nervi saldi in ogni situazione. I dati dello studio, evidenziano forti differenze tra le generazioni: solo il 13% della Gen Z sembra essere “imperturbabile” affermando di non avvertire alcun impatto dello stress sulla comunicazione, mentre tra i Baby Boomer la percentuale sale al 46%. Evidentemente l’esperienza ha il suo peso.
La Gen Z è la generazione che segnala maggiori difficoltà nel trovare le parole giuste sotto pressione (27% dei rispondenti, rispetto alla media nazionale del 21%); al contrario, solo il 18% dei Baby Boomer riporta lo stesso problema. Tra i Millennial, invece, la reazione più comune allo stress è un aumento dell’emotività, segnalato dal 30% dei partecipanti allo studio.
Un ambiente lavorativo negativo influisce in maniera significativa sul posto di lavoro, al di là dell’età di chi ne fa parte. La maggioranza percepisce effetti soprattutto sulla motivazione e soddisfazione lavorativa (71%), seguita dalla qualità delle relazioni con i colleghi (70%) e dalla capacità di esprimersi in modo chiaro e assertivo (66%). In altre parole, il clima interno si riflette non solo sulla produttività, ma anche sul benessere e sulle dinamiche relazionali dei team, andando di conseguenza a compromettere anche la produttività.
“Le parole che scegliamo sul posto di lavoro hanno un impatto concreto sul benessere dei colleghi e sul funzionamento dei team. È quasi come se le nuove generazioni portassero alla luce ciò che prima rimaneva nascosto: la fatica emotiva che, sotto pressione, le parole non riescono più a mascherare. Per questo è fondamentale promuovere un linguaggio chiaro, empatico e rispettoso, capace di sostenere la serenità, favorire la fiducia reciproca e migliorare le performance complessive. In questo senso, imparare una nuova lingua può essere un alleato prezioso: allenando il cervello a riflettere più a lungo sulle parole e a selezionarle con maggiore consapevolezza, si possono ridurre le tensioni comunicative, anche nei contesti più complessi”, afferma Maren Pauli, Responsabile della Didattica di Babbel for Business.
Le frasi da evitare in ufficio
Ci sono frasi da evitare in ufficio. Il motivo? A quanto sembra, minano seriamente la serenità. Quali sono?
Sempre secondo lo studio, tra queste la frase “ho brutte notizie” è indicata come la più stressante da quasi un terzo degli italiani (31%), seguita a breve distanza da “dobbiamo parlare” (30%), dato che sale fino al 39% tra i rispondenti Millennial. Particolarmente significativa è la Gen Z: quasi quattro su dieci (37%) dichiarano che l’espressione “mi aspettavo di più da te” sia quella che crea maggiore tensione.
Allo stesso tempo, ripensando a conversazioni avvenute in contesti professionali, molti italiani indicano quali sono le frasi che, se dette sul lavoro, rischiano di risultare poco costruttive per la crescita professionale o del tutto inadeguate. Tra le espressioni considerate più “da pentimento” spiccano: “non è il mio lavoro” (33%), “fai sempre degli errori” (31%) e “non me ne importa nulla” (30%), a cui seguono “abbiamo sempre fatto così” (27%) e “non ho tempo” (25%).


