Fringe Benefit in Italia? Valgono il 34% in più rispetto al 2021
Quanto valgono i Fringe Benefit in Italia oggi? La risposta è decisamente sorprendente, il 34% in più rispetto al 2021. Una crescita importante per prodotti di welfare che fanno sempre più gola ai lavoratori.
Questo dato ci arriva dal Report Welfare di Randstad, che ha analizzato ben 40 milioni di euro di welfare erogato per comprenderne le dinamiche di utilizzo tra lavoratori e aziende.
Cosa sono i Fringe Benefit?
I Fringe Benefit sono quei premi che rientrano nel welfare di alcune aziende, come buoni acquisto, rimborsi bollette, mutui e affitto che alla fine diventano una sorta di “seconda busta paga” per far fronte al caro vita che, soprattutto in questi ultimi mesi sta letteralmente facendo penare gli italiani. Oggi, secondo lo studio, rappresentano il 74% del credito totale speso e oltre il 91% degli ordini.
I risultati del Report Welfare di Randstad
In Italia i Fringe Benefit rappresentano uno strumento capillare, che viene utilizzato quotidianamente dai lavoratori. Dall’analisi di quasi 370.000 transazioni di welfare erogate nel 2025 per un valore di oltre 40 milioni di euro e una spesa media per ordine di circa 110 euro, emerge che la maggior parte del credito welfare utilizzato riguarda gli acquisti, l’84% del totale speso, a dimostrazione di un utilizzo orientato soprattutto ai consumi immediati. Il 13% della spesa invece riguarda i rimborsi e il 3% i versamenti.
I lavoratori, per quanto riguarda le scelte, prediligono soluzioni semplici e flessibili: infatti, vengono acquistati soprattutto buoni per supermercati, e-commerce e carburante. Ma non mancano anche attività di svago, come vacanze e attività per il tempo libero. Per quanto concerne i rimborsi, 1 su 4 riguarda le spese sanitarie ed un altro quarto le spese scolastiche dei figli.
“I dati del Report Welfare 2025 mostrano come il welfare aziendale sia diventato un pilastro essenziale della strategia HR, da un lato sono un reale vantaggio fiscale per le imprese, dall’altro uno strumento molto apprezzato dai lavoratori, per cui sono il primo alleato contro l’inflazione”, dichiara Jacqueline Verdicchio, Head of welfare business di Randstad. “In un contesto di crescente pressione sul potere d’acquisto, infatti, soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori, perché consentono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti. Una combinazione che permette di investire in soluzioni flessibili e ad alto impatto, capaci di generare valore reale e percepito, rafforzando al tempo stesso engagement e capacità di attrarre e trattenere talenti”.
Per le aziende, inoltre, i fringe benefit sono anche un significativo vantaggio fiscale: infatti, grazie alle riforme legislative, che hanno fissato le soglie di esenzione a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli a carico fino al 2027 incluso, possono erogare premi abbattendo totalmente il cuneo fiscale e ogni euro investito si traduce in valore netto per il lavoratore.
Per i dipendenti, altresì, rappresentano come detto uno strumento apprezzato non solo per l’opportunità di usufruire di servizi accessori, ma anche per la possibilità di supporto nelle spese quotidiane.
Lo studio rivela anche che Rispetto al 2024, quando l’incidenza dei fringe benefits si attestava al 73% del valore della spesa di welfare, si registra un incremento di 1 punto percentuale, al 74%. Ma la crescita è ancora maggiore in valore assoluto: +34% in anno, in un trend di espansione costante, addirittura +615% rispetto al 2021.



