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“Future of Work 2021”: la parole d’ordine è flessibilità. Ecco cosa dice lo studio di LinkedIn

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Il mondo del lavoro sta cambiando, ma che direzione sta prendendo? La ricerca di LinkedIn “Future of Work 2021” con focus sul punto di vista dei manager C- suite italiani che vivono la pressione di dover adattare le procedure post Covid-19 sul posto di lavoro.

La necessità di ricorrere a nuovi modelli organizzativi nel mondo del lavoro è fondamentale soprattutto a seguito dei ripetuti lockdown dovuti alla pandemia che, inevitabilmente, ha cambiato il modo di vedere il lavoro.

La ricerca di LinkedIn

Lo studio di LinkedIn, condotto su oltre 1.300 executive C-level in tutta Europa – in aziende con oltre 1.000 dipendenti e circa 300 milioni di euro di fatturato annuo – ha messo in evidenzia che quasi tre quarti (73%) dei senior business in Italia si sono sentiti sotto pressione dovendo adattare le loro policy post COVID-19 al posto di lavoro, evidenziando come i dipendenti siano stati la fonte più frequente di questa pressione. 

Il lavoro ibrido, inoltre, viene definito come il modello preferito da questo gruppo di professionisti ascoltati, con circa il 58% che afferma che questo sarà il modello che applicheranno. Poco meno di un quarto (23%) dichiara che il lavoro flessibile è il modello che ha adottato o che cercherà di introdurre a breve.

Le nuove modalità lavorative, potrebbero quindi durare più a lungo di quanto si pensasse: circa la metà dei business leader italiani infatti afferma di avere intenzione di proporre la nuova procedura di lavoro flessibile nel lungo termine, mentre un ulteriore 11% offrirà il lavoro flessibile nel medio.

Nel breve termine, l’adozione del flexible working è considerata una priorità: l’89% dice che trasformare digitalmente la propria azienda per supportare nuovi modi di lavorare è un aspetto importante sul quale focalizzarsi nei prossimi 6 mesi, e l’87% conferma che l’introduzione di una nuova modalità lavorativa sarà fondamentale. 

Marcello Albergoni – Country Manager LinkedIn Italia ha commentato “Abbiamo visto che flessibilità è la nuova parola d’ordine, elemento chiave in questo momento di transizione, sia per il capitale umano sia per le imprese. Le aziende devono impegnarsi a realizzare nuove policy che facciano sentire tutti inclusi – indipendentemente dal luogo di lavoro scelto. Le sfide non saranno poche, ma grazie ad una cultura aziendale inclusiva e ad una leadership comunicativa sarà possibile mettere le persone, e i loro bisogni, in primo piano”.

Come si preparano le aziende al cambiamento

I manager italiani che hanno partecipato allo studio si sono dichiarati fiduciosi nelle proprie capacità di guida di una forza lavoro distribuita (93%), considerando “comunicazione” e “fiducia” le abilità chiave identificate per gestire questa nuova modalità di lavoro.

Supportare i dipendenti in questa fase di adattamento è per l’87% una priorità importante per i prossimi 6 mesi. L’85% dei manager dichiara di avere già a disposizione o di avere intenzione di realizzare una “guida” dedicata al lavoro ibrido o flessibile, e l’89% afferma che affiancherà manager e dipendenti attraverso attività di formazione per massimizzare le possibilità di successo del lavoro flessibile. 

Nello specifico, in merito allo sviluppo delle policy, le aziende stanno assumendo o stanno pianificando di assumere figure dedicate per supportarne l’elaborazione: il 43% preferisce rivolgersi ad un tecnico, mentre il 24% opta per assumere personale dedicato.

Infine, affinché l’introduzione del lavoro flessibile si dimostri un reale successo, i business leader italiani considerano la collaboration (38%), la fiducia (38%), la comunicazione (36%) e il lavoro di squadra (36%) le competenze chiave necessarie ai dipendenti.

Ma come si possono coinvolgere maggiormente dipendenti e collaboratori? Definire un confine netto tra lavoro e vita privata (21%) e che possano dare interpretazioni diverse del lavoro ibrido (19%): queste sono le preoccupazioni dei manager

In tal senso tuttavia, l’88% è fiducioso nelle proprie capacità di garantire ai dipendenti di sentirsi inclusi indipendentemente dal luogo di lavoro scelto. Per garantire che tutti si sentano inclusi, un terzo (33%) afferma che le interazioni sociali saranno incoraggiate all’inizio delle riunioni. Quasi tre decimi dichiara inoltre di voler essere di esempio lavorando in modo flessibile (29%), e stabilendo nuove norme culturali per garantire l’inclusione indipendentemente dalla sede (29%).

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