Genius loci, cultura e fashion, la via italiana ad un nuovo modello produttivo ed industriale

Industria 4.0

Esiste una relazione tra cultura, tradizione e industria 4.0? Come farsi ispirare dal linguaggio della qualità e della bellezza che unisce a doppio filo l’amore per le tradizioni e per l’innovazione del sistema produttivo e creativo italiano?

Una delle risposte possibili nasce proprio da quel territorio, unico per innovazione, arte, storia, bellezza dei luoghi, identità locale e tradizioni che consente ad ognuno di costruire una mappa con cui “perdersi” e ritrovarsi per creare il proprio modello di startup.

L’ambito territoriale è il luogo elettivo per lo sviluppo delle economie locali, costituisce una delle variabili per interpretare le interazioni tra cultura, economia e società e per spiegare il fenomeno culturale come asset di un nuovo modello produttivo ed industriale in grado di creare una fitta rete di relazioni fra le diverse entità e risorse del luogo.

L’immagine del nostro Paese è associata indissolubilmente al suo immenso patrimonio culturale, al suo straordinario giacimento artistico, alle sue eccezionali ricchezze paesaggistiche ed ambientali, alla qualità delle sue risorse culturali, biglietto da visita con cui ci presentiamo al mondo intero. La cultura e il territorio hanno un alto contenuto simbolico, una loro indiscutibile unicità che si esprime in ogni aspetto. Rappresenta una stratificazione di conoscenze, di stili, che contribuiscono a definire l’identità e l’immagine del territorio medesimo. Ne sono esempi lo sviluppo del turismo culturale, le rinnovazioni urbane, lo sviluppo di arti e mestieri, dei parchi archeologici, la rete tra industria e talento.

Cosa fanno le aziende

Brand famosi cercano di creare quel mix di artigianato locale, talento creativo, personalizzazione del prodotto, bellezza etica, economia sostenibile che fa la differenza soprattutto nell’universo della moda. La prossimità territoriale e il “genius loci” contribuiscono all’identità di un luogo e come suggerisce Paolo Lucchetta “non vi è dubbio che mai come in questi ultimi anni, la selezione dei luoghi nel sistema della moda ha determinato significati e valori decisivi per il posizionamento delle Maison e del sistema industriale a loro collegato”. Un modello “glocal” radicato nel territorio ed incentrato sull’uomo ma che guarda ai mercati lontani, che ottimizza gli impatti di ordine socio-economico e dentro al quale l’apporto all’innovazione, alla creazione di valori e di simboli derivanti dalla cultura risulta amplificato da un humus foriero di creatività e sviluppo di competenze. La prossimità territoriale è l’elemento chiave per favorire lo scambio di informazioni e il contenimento dei costi. Inoltre, contribuisce allo sviluppo delle economie di agglomerazione, accresce il clima di fiducia e la possibilità di forme di micro corporativismo fra imprese e stimola l’aumento di servizi culturali complementari in grado di mobilitare liquidità e redditività.

Il ruolo delle istituzioni

La cultura è al centro della sfera economica del Paese, costituisce il viatico per il suo riscatto economico. È parte integrante della strategia di sviluppo intelligente, sostenibile ed inclusivo in quanto in grado di contribuire a nuove professionalità e forme di impresa, immagine ed attrattività dei territori e trova riconoscimento proprio in sede europea in quanto la valorizzazione del patrimonio culturale viene considerato un driver di sviluppo dalle Istituzioni comunitarie. Le Istituzioni nazionali e locali, invece, devono guidare l’innovazione, incoraggiare gli investimenti ad alto impatto tecnologico, tutelare la libera concorrenza e creare un terreno fertile affinché l’industria culturale italiana possa rispondere alle continue sfide del cambiamento tra passato e futuro, tradizione e modernità, sviluppo territoriale e globalizzazione. Da un lato, la cultura produce oltre il 6% al PIL nazionale e occupa circa sei milioni di posti di lavoro, garantendo il 41% dell’occupazione tra i 15 e i 39 anni – contro una media del circa 37% in tutti i settori dell’economia italiana – e l’attivazione di un sistema produttivo culturale e creativo di circa 250 Mld/EUR. Senza dimenticare che oltre il 37,5% della spesa turistica è attivato proprio dalle industrie creative. Dall’altro lato, la cultura è fonte di creatività e innovazione che favorisce il dialogo e la coesione sociale nonché la riscoperta di competenze ad alto valore aggiunto. Tecnologia, capacità di adattamento, nuovi modelli aggregativi dedicati ai professionisti 4.0 e passione per un marketing territoriale “oltre confine”, sono i fattori abilitanti di un nuovo algoritmo che coinvolge il patrimonio culturale ed ambientale, le tradizioni e gli stimoli contemporanei, e permette di conciliare crescita economica e sviluppo sostenibile, senza dimenticare la memoria storica, la dimensione etica ed i valori da trasmettere alle nuove generazioni.

A cura di Domenico Annunziato Modaffari ed Enrico Molinari

Tratto da Uomo&Manager di Luglio/Agosto 2017

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