Headhunter: cosa sono e come entrare nei loro radar in 7 mosse

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Gli headhunter sono figure caratterizzate da un grande bagaglio di competenze che hanno il compito, per conto delle aziende, di selezionare profili ad alta specializzazione. Una chiamata da parte loro può cambiare radicalmente la vita professionale di una persona, ma entrare nei loro radar non è semplice. Vediamo insieme come farlo in 7 mosse.

Attirare gli headhunter in 7 mosse

1 – Headhunter: non tutti fanno il medesimo “mestiere”

Alcuni headhunter sono specializzati in un settore o solamente per alcune tipologie di posizioni. Con questo presupposto, sparare nel “mucchio” è praticamente inutile. Per ottimizzare i propri sforzi quindi, è bene visitare i siti web delle società di headhunting al fine di capire quale consulente fa davvero al caso proprio. In altre parole, è bene non scrivere mail generiche con “Gentile Dottore”, ma contattare solamente chi può seguire il settore d’interesse.

2 – Disponibilità con l’headhunter

Un headhunter ha solitamente alle spalle un team di collaboratori con compiti precisi, ovvero contattare i candidati per fare un prescreening di quelli giusti. Anche se la posizione offerta in quel momento non risulta d’interesse, è bene mostrarsi disponibili dedicando qualche minuto del proprio tempo. Così facendo si crea una “relazione”, che ricordiamo essere alla base di qualsiasi network. Se in tal senso si colpisce positivamente l’headhunter, aumentano le possibilità di essere ricontattati in futuro per la posizione giusta.

3 – Efficacia del curriculum

Totalmente sconsigliato consegnare noiosissimi Curriculum Vitae di 7/8 pagine, soprattutto se il bagaglio di esperienze alle spalle è ridotto, come nel caso di candidati giovani. Sono sufficienti due pagine, ben fatte e stimolanti. Al contrario, il curriculum diventa il peggior biglietto da visita possibile.

4 – Incontri con gli headhunter: mai rifiutarli

Le skills relazionali devono essere sempre messe in primo piano, anche perché, come risaputo, sono essenziali per un executive. Qualsiasi sia il momento in cui si viene contattati, a prescindere dalla posizione offerta, è sempre bene non rifiutare mai un incontro con un head hunter a Roma o in altre città. Rimane un’occasione per stabilire un contatto anche se non si finalizza subito. Può tornare utile in un secondo momento. 

5 – La giusta quantità di contatti

Esattamente come in qualsiasi altro rapporto, si deve evitare di essere assillanti, ma nemmeno latitanti. Inutile chiamare di continuo per farsi aggiornare su eventuali novità di posizioni aperte. Due o tre volte all’anno invece, sono sufficienti per “ricordare” la propria presenza.

6 – Social media: da usare con intelligenza

Nonostante i social media rappresentino un’opportunità, soprattutto per posizioni definite middle management, di fatto lo sono meno per incarichi più prestigiosi. Un profilo Linkedin curato sicuramente non fa male, purché si tenga presente che rimane comunque un social network, e non un database. I migliori head hunter in Italia utilizzano questi canali con moderazione.

7 – Creare un follow up

Evitare che il contatto creato con un head hunter a Milano o in altre città rimanga l’unico e solo. Una volta entrati nel radar, mantenere un rapporto per motivazioni che vanno oltre quella che è la richiesta di eventuali novità, è sempre opportuno. Creare un follow up è fondamentale in un’ottica futura, al fine di venire ricontattati al momento giusto.

Società di recruiting: solamente le migliori

Non tutte le società di recruiting sono uguali e in grado di offrire consulenze di qualità da parte degli head hunter. In realtà, che non tutti lavorino con gli stessi standard, è una condizione comune a moltissimi settori. Prima di inviare candidature ovunque, è sempre bene accertarsi che il destinatario scelto offra i migliori head hunter per dirigenti. Tra le tante. la società head hunter Badenoch + Clark, è in grado di offrire alti livelli di consulenza, e di aiutare ad affrontare il cambiamento che l’odierno mercato del lavoro sta subendo.

 

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