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Holding e patto di famiglia, due strumenti utili per le aziende. Ecco di cosa si tratta

holding e patto di famiglia

Giugno non è un mese facile per le aziende, in quanto gli uffici amministrativi devono iniziare a pensare alle tante scadenze fiscali di questo periodo, andando a verificare le effettive disponibilità economiche per far fronte alle stesse.

In un contesto economico generale non certamente semplice, il ricorso a strumenti come le holding familiari e i patti di famiglia non rappresenta più un lusso per grandi multinazionali, ma salvagenti fiscali e strategici per le piccole e medie imprese.

Secondo l’Osservatorio AUB, infatti, nei soli gruppi industriali familiari di medie e grandi dimensioni, la quota di aziende controllate a monte da una holding di partecipazioni è salita costantemente negli anni dal 32% a oltre il 38% del totale.

Una volta onorati gli impegni fiscali, molte aziende lasciano liquidità sui conti correnti e questa è una situazione che può rappresentare un costo e un’opportunità persa oltre che un’esposizione al rischio dovuto alle fluttuazioni di mercato e all’inflazione.

“Vedere la liquidità ferma sul conto corrente dell’azienda dopo aver pagato le imposte dovrebbe accendere un campanello d’allarme nell’imprenditore. I guadagni in eccesso, infatti, vanno protetti e canalizzati, separando nettamente il rischio dell’attività commerciale quotidiana dal patrimonio di famiglia. La holding serve esattamente a questo: mettere al sicuro il denaro da imprevisti legati alla gestione operativa, come un accertamento fiscale, una vertenza di lavoro o un improvviso momento di difficoltà del mercato”, spiega Giovanni Canzano, commercialista e revisore legale titolare Partner d’Impresa Fiscal Roma, network professionale in franchising nato con l’idea di riunire commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, esperti in privacy e sicurezza e specialisti di finanza agevolata, per offrire una consulenza imprenditoriale d’insieme.

Quali sono i vantaggi nel costituire una holding per una PMI

Una volta costituita e posta al vertice di aziende controllate, la holding gestisce e dirige le imprese stesse. Rappresenta uno strumento strategico nato per tre obiettivi chiave: tutelare il patrimonio, centralizzare la governance e ottimizzare il carico fiscale. È anche una leva fondamentale per governare con successo il passaggio generazionale. Se il ruolo della holding quale  “scudo” patrimoniale è noto, vi sono benefici strategici e fiscali che spesso l’imprenditore non conosce e che è compito del consulente esporre.

In particolare, il trasferimento della liquidità dall’azienda operativa alla holding di famiglia espresso sotto forma di dividendi societari gode di una tassazione ridotta all’1,2% (l’esenzione è pari al 95%). Questo permette di reinvestire le risorse in altre attività o investimenti redditizi, come quelli immobiliari o strumenti finanziari, in grado di generare nel tempo rendite passive.

Altro fattore importante è che le holding possono avere un portafoglio diversificato di partecipazioni in diverse industrie e settori, questo permette di mitigare il rischio e di beneficiare delle opportunità di crescita in diversi mercati. “Spostando la proprietà di immobili aziendali, marchi o brevetti sotto la società capogruppo, questi asset vengono messi al sicuro da eventuali tempeste che potrebbero colpire la società operativa, quella che produce o vende, rendendoli di fatto inattaccabili dai creditori”, spiega Canzano.

Ma come si costituisce una holding? Quali sono i passi da fare? L’operazione deve essere gestita in modo scrupoloso, per non correre il rischio di pagare pesanti imposte sui guadagni teorici delle quote, le cosiddette plusvalenze. Canzano spiega:“Per azzerare questo rischio, è fondamentale che il trasferimento delle partecipazioni avvenga seguendo le regole del ‘realizzo controllato’”’, previsto dall’articolo 177 del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (TUIR). Si tratta di una procedura legale che consente di creare la holding in neutralità fiscale, garantendo la nascita della nuova struttura senza subire alcun carico fiscale immediato e permettendo all’imprenditore di guardare al futuro con maggiore serenità”.

Il patto di famiglia: di cosa si tratta?

Questa è un’altra opportunità davvero interessante. Il patto di famiglia è uno strumento fiscale in contesti in cui vi sono più eredi e si intende tutelare il futuro dell’azienda in fase di successione, soprattutto quando ci sono dei figli non coinvolti nell’attività di impresa familiare.

Non c’è un momento giusto per definire questi accordi ma è utile pensare a questa soluzione in maniera preventiva, pianificando la successione non appena gli eredi dell’azienda diventano competenti nello svolgimento dell’attività e definiscono le proprie ambizioni per il futuro professionale.

In parallelo alla holding il patto di famiglia può diventare fondamentale per gestire le quote societarie in ottica di continuità aziendale. Spesso percepito solo come un testamento anticipato, offre in realtà vantaggi immediati e consente una tutela per il futuro dell’impresa. Permette di stabilizzare definitivamente gli assetti proprietari e di governance dell’azienda, assicurando all’imprenditore di attribuire l’impresa o le partecipazioni societarie ai discendenti individuati come idonei alla guida del business. 

“Questo meccanismo contrattuale neutralizza sul nascere il rischio che, al momento dell’apertura della successione, l’azienda diventi oggetto di contenziosi e conflitti tra gli eredi, preservando così il valore economico e operativo dell attività” aggiunge Canzano.