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I robot ruberanno il posto di lavoro agli umani?

Si va verso un futuro sempre più “robotico”. Sì, anche nel mondo del lavoro. In molti campi l’automazione è indispensabile per la crescita e per il miglioramento della produttività. Ma i robot saranno in grado di rubare il posto di lavoro agli uomini? Secondo il 41,7% degli italiani, la risposta è sì.

In una precedente ricerca che ADP Italia ha svolto con il supporto scientifico di The European House Ambrosetti, si stima che in Italia la percentuale di occupati a rischio automazione sia pari al 14,9%, ovvero 3,2 milioni di persone. Tra i settori maggiormente esposti alla sostituzione uomo-macchina vi sarebbero agricoltura e pesca (25%), commercio (20%) e industria manifatturiera (19%). Attualmente nel nostro Paese abbiamo 160 robot industriali ogni 10.000 dipendenti manifatturieri.

Con la nuova indagine “WorkForce Europe 2018” condotta da ADP – leader mondiale nella gestione del capitale umano – su oltre 10.000 lavoratori nel continente, di cui 1.300 dipendenti in Italia – si è posta invece l’attenzione su quelli che sono i timori dei lavoratori europei e italiani verso l’automazione.

Poco meno di un terzo (28%) della forza lavoro in Europa dice di essere preoccupato che il proprio lavoro verrà automatizzato nel futuro. Detto ciò, pochi intervistati ritengono che questo cambiamento sia imminente, con solo uno su cinquanta (2%) che teme che il proprio lavoro diventi automatizzato o di essere sostituito da un robot nel prossimo anno. Tuttavia, il numero sale al 15% di coloro che ritengono che succederà fra cinque anni e più di un quarto (28%) fra dieci anni.

Esistono alcune differenze significative da un paese all’altro. I lavoratori italiani sono quelli più preoccupati per l’automazione, infatti il 41,7% crede che il loro lavoro sarà automatizzato in futuro. Anche quelli del Regno Unito sono più preoccupati della media (32%), mentre solo un quinto dei lavoratori svizzeri (20%) e polacchi (20%) ritiene che questo avverrà nei prossimi anni.

Le preoccupazioni sull’automazione sono maggiori tra i più giovani: in particolare tra gli intervistati dai 16 ai 24 anni, quasi quattro su dieci (il 39%) temono che il loro lavoro venga automatizzato, rispetto al 18% a coloro di età superiore ai 55 anni. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i giovani sono meno affermati nella loro carriera e hanno una vita lavorativa più lunga che li aspetta, ma dimostra certamente che l’impatto dell’IA è già saldamente presente nelle loro menti.

Con tanti lavoratori che potranno trovarsi a rischio di licenziamento a causa della tecnologia, la riqualificazione e l’aggiornamento della forza lavoro contribuiranno a garantire le competenze richieste dal nuovo mondo del lavoro. È quindi incoraggiante che più di un terzo degli intervistati (37%) affermi che la loro organizzazione lo stia già facendo e un ulteriore 15% pensi che il loro datore di lavoro lo stia progettando. Tuttavia, ciò lascia quasi la metà (48%) dei lavoratori con la prospettiva di essere sostituiti in un futuro non troppo lontano, se il loro datore di lavoro non agisce rapidamente.

I datori di lavoro in Italia sono quelli più propensi (66%) a riqualificare i loro dipendenti, mentre quelli in Svizzera lo sono meno (31%). Tra i vari settori, i datori di lavoro IT e delle telecomunicazioni sono i più lungimiranti quando si tratta dell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori in vista di un futuro automatizzato (61%).

Per quanto riguarda i “tempi tecnici”, secondo il 18% degli italiani pensano che il lavoro “umano” sarà sostituito da quello “robotizzato” fra circa 10 anni, mentre solo il 2,8% fra 1 anno e il 7% fra due anni.

Come è logico che sia, sono i giovani a essere più preoccupati: teme di essere sostituito il 68% dei ragazzi nella fascia 16-24, ma dai 45 anni in su ci crede solo il 31%, meno della metà. Tra i 25 e 34 anni l’automazione preoccupa il 47,5% degli italiani, nella successiva fascia 35-44 il 44,6%.

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