Il networking come stile di vita: Gianfranco Minutolo, Founder di Corporate Consulting, ci spiega perché

Gianfranco Minutolo

Tutti noi sappiamo bene quanto sia importante avere una buona rete di contatti, in ogni ambito. 

Vale per le amicizie quanto per il lavoro e le relazioni trasversali che in qualche modo fungono da ponte di connessione per opportunità che prima o poi possono necessitarci. 

Ma siamo davvero capaci di intessere e mantenere nel tempo queste relazioni, o più familiarmente, il networking di cui in USA – ci spiega Gianfranco Minutolo – si ha abitudine da sempre?

Fondatore della Corporate Consulting, società specializzata nel far emergere margini dall’efficientamento dei costi operativi secondo progetti di cost management a success fee con un team di professionisti qualificati che lo affiancano da anni, Gianfranco ci racconta che, nel marzo del 2019, Borsa Italiana li ha definiti “portatori sani di EBITDA“. Sono implementatori di risultati effettivi, capaci di far aumentare gli utili, senza abbassare la qualità esistente, garantendo la competitività dell’azienda cliente nel mercato di riferimento.  

Dove è nata la passione e la formazione per il networking

Minutolo si appassiona allo sviluppo del networking nei primi anni ’90 e ne fa una professione quando assume l’incarico di rilanciare il network degli Alumni Bocconi a livello internazionale in veste di Responsabile della Direzione Relazione con gli Alumni ed Executive Director dell’Associazione Alumni della prestigiosa scuola milanese. In pochi anni contribuisce a far sviluppare la rete storica di oltre 100.000 Alumni nel mondo in modo sistemico e strutturato, sviluppando progetti, aree territoriali, creando team locali in grado di supportare i progetti centrali. 

Consapevolezza, metodo e fiducia, una delle più importanti, sono solo alcune delle parole chiave che rendono l’arte del networking la base di una possibilità che dobbiamo offrirci, ogni giorno. 

Autore del libro “I robot non sanno fare networking (per adesso)”, consigliato da molti manager in rete, il testo si presenta come guida concreta e decisamente operativa, capace di motivare e spiegare bene quanto sia fondamentale oggi costruire un’efficace rete di relazioni sociali, alla cui base risiede l’indiscussa fiducia che le sottende.

“Non cresce quello che semini, cresce quello che innaffi”, lo ha infatti spiegato nella recente avventura “Oltre ogni limite”, fil rouge della terza edizione di TEDX Legnano, dedicata al tema del self-empowerment e dell’auto-superamento: Gianfranco Minutolo ha parlato del valore delle relazioni e di come, se ben coltivate, possono generare opportunità e offrire soluzioni inaspettate nella vita.

Intervista a Gianfranco Minutolo 

Gianfranco, se dovesse suggerire una tabella di priorità, quale sarebbero i primi 5 punti da seguire per essere efficaci nella costruzione della propria rete?

Innanzitutto, direi che senza la leva della volontà non ha senso iniziare alcunché. Volontà significa che se riconosco valore e senso alla gestione delle relazioni, dedicherò ogni giorno una porzione del mio tempo alla costruzione e alla manutenzione del mio network.

Secondo, restituire volti e voci al proprio database di contatti. Molte persone pensano che il difetto della propria rete sia la mancanza di contatti, quando solo negli smartphone ne hanno anche migliaia. Il problema è che li raccolgono senza un criterio, li abbandonano al silenzio e col tempo dimenticano anche di averli mai conosciuti. Agite con metodo. Se non ne avete uno, imparatelo.

Terzo, lo strumento prioritario è l’orecchio. L’ascolto attivo ci consente di restare al passo con il contesto e di raccogliere gli input delle persone che compongono la nostra rete, che sono portatrici di esigenze (domande) e opportunità (risposte).

Quarto, impariamo a riconoscere gli opportunisti ed escludiamoli dalle nostre reti, per evitare che ne compromettano il funzionamento, pregiudicando il rapporto con i soggetti virtuosi.

Il quinto punto dovrebbe essere il primo, o il punto zero. La rete si mantiene viva se circola la fiducia: mettete a disposizione del vostro network il meglio di voi, le vostre competenze e le vostre relazioni, dimostrandovi custodi meritevoli della fiducia che gli altri ripongono in voi e affidabili quando sarete voi a chiederne.

Portatore sano di EBITDA e di networking: come si sono combinate nella sua vita queste capacità?

Ognuno di noi gestisce relazioni interpersonali centinaia di volte al giorno e questo capita anche a me. L’aver fondato 22 anni fa una società di consulenza mi porta quotidianamente al confronto con imprenditori e manager con i quali la capacità di gestire le relazioni è essenziale. Come mi ha insegnato il mio primo mentore, l’essere un Professionista richiede 5 abilità: quella di saper acquisire un Cliente, quella di saper svolgere il lavoro in autonomia, quella di saperlo delegare, quella di sapersi fare pagare dal Cliente e, per ultima, di sapersi fare assegnare nuovi incarichi. Perché questo avvenga occorre saper possedere le competenze tecniche necessarie per svolgere il lavoro (le cd. hard skill) e le abilità personali per saper gestire nel tempo la relazione con chiunque (le cd. soft skill). Ho imparato nel tempo che le prime sono essenziali ma diventano sempre più delle commodity in un mondo che cambia alla velocità della luce, mentre la gestione efficace delle seconde, sulle quali ho dedicato tanta energia e pratica, è essenziale.

Ci racconta qualche curiosità che le è capitata, a lei o a qualche manager che ha formato, e che ha costituito un episodio di cui far tesoro e insegnamento nel percorso di come fare networking?

Un episodio mi è capitato proprio nell’ultimo anno. Una persona che ha letto il mio libro mi ha contattato via LinkedIn dimostrandomi grande apprezzamento per gli spunti pratici letti. Avrei potuto semplicemente ringraziare in modo veloce ma mi sono reso disponibile ad un colloquio di conoscenza. Dopo due gesti di cortesia reciproca (il suo messaggio e la mia richiesta di approfondimento, entrambi non dovuti), abbiamo iniziato ad apprezzarci a vicenda e, da quella telefonata si è consolidata, giorno dopo giorno e per oltre 6 mesi, una fiducia reciproca che ci ha portato a costruire, insieme, una nuova iniziativa imprenditoriale. Fantastico.

Quanto secondo lei siamo incapaci di natura, o semplicemente formati culturalmente, a non guardare con occhi positivi lo scambio reciproco?

Siamo animali sociali, la nostra natura in contesti pacifici è collaborativa e positiva. Il problema è che molto spesso la carenza di fiducia genera diffidenza e insicurezza, che ci portano a ridurre i rapporti, contraendo il potenziale espansivo della nostra rete. Riducendo di conseguenza il nostro paniere di opportunità, perché più relazioni attive ho, più opzioni mi sono accessibili. Quindi il problema è certamente culturale: vediamo le persone come veicoli, utili solo se sono in grado di portarci da A a B in un determinato momento. 

Questa visione oltre che immorale è miope, perché tiene l’occhio bloccato sulla situazione critica, le cui dinamiche non sono preventivabili.

E poi nessuno vuole essere usato come uno strumento, mentre tutti vogliamo, per natura, sentirci parte di qualcosa. Vogliamo poterci fidare.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *