Infedeltà aziendale ed errori dei dipendenti: come scoprire i comportamenti dannosi

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Infedeltà aziendale? Non solo…

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di “fattore umano“, indicato come una delle leve su cui insistere per cercare la strada del successo. Non sempre però ci sono solo aspetti positivi, quando si fa riferimento alle persone e ai dipendenti aziendali, e anzi la cronaca racconta di episodi spiacevoli che minano il business e mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Alzare il livello di guardia

La giurisprudenza in materia sta diventando sempre più ampia e complessa, e insieme si sta diffondendo anche una maggiore conoscenza da parte dei manager delle aziende, che non esitano a ricorrere a servizi professionali per cercare tracce e prove di eventuali illeciti compiuti dai dipendenti. Una delle agenzie specializzate nel campo è Inside, che in particolare approfondisce la normativa in materia di infedeltà aziendale e mette in atto una sorveglianza che consente di scoprire dipendenti scorretti che ledono o pongono in posizione di svantaggio l’azienda stessa.

Scoprire gli illeciti

Nel novero dei comportamenti sleali rientrano vari casi, che vanno dagli atti di spionaggio o sabotaggio aziendale alla violazione degli obblighi di fedeltà e degli accordi di riservatezza, passando per l’uso difforme di beni e strumenti aziendali o attività lavorative parallele portate avanti in maniera irregolare. Si tratta di illeciti che sfociano anche nel penale e contro cui l’azienda deve cercare di assumere una posizione forte e decisa, per evitare che possano generare danni rilevanti per tutto il sistema, ma non sono che una parte dei problemi che si presentano di fronte a un imprenditore e manager.

Le conseguenze negative del fattore umano

Esiste infatti anche un ampio catalogo di errori dei dipendenti eseguiti, per così dire, in buona fede, che comunque compromettono le attività e i guadagni dell’impresa, che vengono compiuti sul posto di lavoro e spesso hanno a che fare con la tecnologia. Si tratta, cioè, di comportamenti come l’ingresso non autorizzato in aree della struttura di sicurezza della rete, il mancato rispetto del segreto di dati in proprio possesso (una ricerca svela che il 22 per cento dei dipendenti italiani parla con leggerezza di questi argomenti), la condivisione degli strumenti di lavoro con altre persone (a danno della sicurezza dei dati), ma anche l’utilizzo degli stessi strumenti di lavoro per faccende personali, tra cui rientrano la consultazione della casella di posta privata, l’ascolto di musica, l’accesso a social network o l’acquisto online.

La vulnerabilità agli attacchi informatici

Ancor più grave è l’aspetto legato alla cybersicurezza, tema sempre più attuale e vero e proprio “vulnus” per le imprese italiane, che sono corse ai ripari dagli attacchi di hacker e pirati informatici investendo 1,2 miliardi di euro solo nel 2018. Eppure, il rischio maggiore è proprio quello legato al fattore umano, perché la variabile più vulnerabile – quella maggiormente utilizzata per accedere ai dati – è rappresentata dal comportamento dei dipendenti: per l’82 per cento delle imprese, prima criticità è la distrazione e scarsa consapevolezza dei dipendenti, che utilizzano password banali, abboccano alle mail phishing e via così.

Il cybercrime sfrutta gli errori dei dipendenti

Tra i cyber attacchi più utilizzati contro le aziende italiane ci sono proprio quelli finalizzati a truffe, che sono l’83 per cento del totale, con phishing e business email compromise a dominare; seguono i tentativi di estorsione, spionaggio e l’interruzione di servizio, ma si prevede una crescita di altre tipologie di cybercrime, come il tentativo di influenzare e manipolare l’opinione pubblica o addirittura di acquisire il controllo da remoto di sistemi come impianti di produzione. La maggior parte degli attacchi si rivolge agli account email e social, ma a rischio ci sono anche i siti web e i portali eCommerce, e tra le altre criticità su cui intervenire c’è anche l’obsolescenza dei sistemi IT e il mancato aggiornamento di software, che aprono le porte ai malintenzionati.

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