La connessione come mutazione sociale: è l’ossigeno della nuova vita digitale

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Capitalismo intellettuale e reputazionale, smartphone, dispositivi wireless, trasformazione digitale, social network, platform economy. Fuori e dentro di noi. Un intreccio invisibile di reti che ci collegano al mondo. Per essere sempre connessi. Sospesi tra l’incantesimo dello stupore e la partecipazione attiva: una trama invisibile ci lega al device, al dispositivo, alla macchina. 

Diventiamo parte della tecnologia mentre la assorbiamo nella nostra coscienza e, con i dispositivi portatili, la lasciamo penetrare nel nostro corpo. In questo modo, i loro chip ed i loro sistemi operativi ci proiettano in una condizione di perenne connessione alle nostre reti sociali e commerciali, ai loro stimoli, ed ai fiumi tumultuosi di simboli, emozioni e informazioni che le persone che ne fanno parte emanano. 

In modo compulsivo, cediamo alla Rete ogni dettaglio della nostra esperienza: dove siamo, che stiamo facendo, chi abbiamo visto, cosa abbiamo mangiato. È un mix nuovo, che la specie umana non aveva mai sperimentato, in cui si instaura una congiunzione inedita e densa di conseguenze tra natura e cultura, organi biologici e strumentazioni tecnologiche. 

Dentro la rete

Prendiamo, ad esempio, le nostre pagine personali su social network di Facebook, Linkedin, Tik Tok. Sono attraversate incessantemente dagli amici e disseminate di foto o di immagini prima considerate private. Siamo in Rete prima ancora di saperlo. Si parla di noi in luoghi che non abbiamo mai neanche immaginato e, attraverso la condivisione con gli altri, si produce qualcosa di diverso, qualcosa che muta la nostra identità, il nostro essere precedente.

E questo passaggio di identità non comporta semplicemente un avvicendamento di modalità di comunicazione o di oggetti tecnologici. Sperimentiamo, invece, una mutazione profonda che si riverbera sul nostro modo di vivere, di relazionarci con gli altri, di concepire il tempo e lo spazio. E, infine, di definire la nostra personalità. 

I laboratori del cambiamento

La mente ed il corpo sono i laboratori in cui sperimentiamo questi cambiamenti. Ogni reazione psicofisica ai nuovi processi di evoluzione attraverso i social media è l’indicatore di un cambiamento di stato. Naturalmente, ciò si realizza in modo più liscio e spontaneo per le generazioni dei nativi digitali, mentre provoca talora scompensi, ansie e frustrazioni nelle generazioni e nella cultura precedente.

Le conseguenze

In ogni caso, lo schermo diviene il nostro luogo di lavoro, l’angolo della distrazione, la piattaforma di condivisione di una passione, la finestra dei videogiochi, la vetrina di YouTube. Ma attenzione: questo processo non è sempre fluido perché l’attivazione delle personalità multiple che risiedono in noi rischia di generare stati quasi schizofrenici. Siamo entrati nel mondo della mente a due velocità. 

Riflettiamoci insieme: guardiamo lo smartphone in modo compulsivo, controlliamo in modo spasmodico le mail, gli sms, le chat, Whatsapp per non interrompere mai nessun rapporto comunicativo. Navighiamo ininterrottamente nelle infinite ramificazioni della Rete anche solo per essere presenti. Confermiamo, clicchiamo, tracciamo il nostro cammino avvinti da un’ipnosi a cui siamo tuttavia totalmente consenzienti. Una sorta di sollievo ci accarezza allorché il nostro dispositivo portatile capta una Rete wi-fi e ci connette ad essa. 

Poco importa cosa se ne possa poi fare: l’importante è essere connessi sempre e comunque. Perché la connessione è l’ossigeno della nostra nuova vita digitale.

“Chi vive più di una vita dovrà provare più di una morte…”

Oscar Wilde

A cura di Angelo Deiana

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