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Le sfide ibride dell’era delle reti

gestione delle reti

Cambiamento fulmineo, vantaggi di breve durata, salti tecnologici, clienti onnipotenti, azionisti ribelli, cittadini non più passivi. Queste sono le sfide economiche e sociali del XXI secolo che stanno mettendo a dura prova il mondo delle imprese e delle Istituzioni. E delle persone. 

I grandi mutamenti di questa epoca

Pensate alle grandi innovazioni degli ultimi decenni che hanno cambiato il nostro modo di vivere: il PC, il cellulare, la posta elettronica, i social. Adesso, proviamo a pensare ad un’innovazione delle modalità di gestione delle imprese e delle Istituzioni che abbia avuto un analogo impatto, qualcosa che abbia modificato sostanzialmente il modo in cui vengono gestite le organizzazioni negli ultimi trenta anni. Anche se ci pensate bene, non vi verrà in mente niente perché in realtà non c’è. Il mondo è cambiato, le strutture organizzative e manageriali no.

E qui sta il problema. Nei prossimi anni, l’adattabilità di tutti i soggetti operanti sul mercato sarà messa alla prova con una severità senza precedenti da un mix di fattori globali. Virus reali e digitali compresi. Certo, le crisi creano anche opportunità.  Ma il mix di promessa e di pericolo dipende dalla capacità di adattamento di ogni singolo soggetto. Ad esempio, pur ammettendo che i prodotti e i servizi vadano periodicamente aggiornati, i manager e i politici quasi sempre ritengono che le strategie, i modelli di business, le competenze siano più o meno immortali. 

Non è finita: via via che i nativi digitali prenderanno possesso dei processi decisionali, sempre più consumatori preferiranno l’uso di un prodotto piuttosto che la sua proprietà. Senza dimenticare che la Google Generation si attende che l’informazione sia infinita e sarà sempre meno disposta a pagare i contenuti perché ha ed avrà tante alternative gratuite. Si tratta di una generazione nuova, che difficilmente ruberebbe nei negozi ma che non ci pensa due volte prima di scaricare musica. In qualche modo ha interiorizzato che quella delle risorse scarse è l’economia degli atomi, mentre quella dei bit è l’economia dell’abbondanza. 

La nostra reputazione conta ancora

Ma lo slancio verso l’economia digitale spinge comunque verso un approccio gestionale completamente diverso. Per competere in quest’epoca bisogna andare oltre l’abbondanza per trovare la scarsità adiacente, quella dove è migrato il valore, quella che genera il profitto. E la scarsità adiacente di quest’epoca è quella della reputazione. Perché, anche se online le pagine/gli scaffali sono illimitate, abbiamo comunque una reputazione da costruire o da proteggere. Ecco perché gli equilibri dell’era digitale sono comunque ibridi. Abbondanza di bit e scarsità di reputazione. 

Ma l’ulteriore grande novità è che, dovendo competere sia in mercati scarsi sia in mercati abbondanti, la logica di gestione non è più a taglia unica. Non abbiamo scampo: dobbiamo perseguire simultaneamente il controllo e il caos. Vi sembra schizofrenico? Forse se si guarda al passato. In realtà, è soltanto la natura del mondo ibrido in cui siamo entrati nel quale scarsità e abbondanza coesistono fianco a fianco. 

Come ci sta insegnando il coronavirus, siamo bravi a pensare in termini di controllo e scarsità: è il modello organizzativo che ci è familiare, è quello del secolo scorso. Ma, quando ne usciremo, questa lezione ci insegna che dovremo imparare a pensare anche in termini di gestione delle reti e di abbondanza. 

 

A cura di Angelo Deiana

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