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L’Imprenditore non è più solo: intervista al Presidente Enrico Tosco

Enrico Tosco

“Imprenditore non sei Solo”: ecco i motivi della nascita dell’associazione

Come tutti sappiamo esistono migliaia di associazioni in Italia che sono molto attive al fianco di varie categorie, per portare loro solidarietà, spesso aiuti concreti.

Ed è un fenomeno sociale davvero straordinario, che mobilita migliaia di volontari ogni giorno, che gratuitamente e spontaneamente donano tempo e spesso denaro, senza volere nulla in cambio. È una cultura del “dono” che rappresenta le basi stesse di una società, per altri versi egoistica e spesso troppo brutale.

Tra le categorie che hanno bisogno di aiuto, fino ad oggi si è sottovalutato l’imprenditore, visto come persona forte, decisa, a volte persino troppo. Ma non è così ovviamente. Gli “imprenditori” sono persone, sono uomini e donne che si impegnano ogni giorno per difendere la propria impresa, il proprio lavoro e spesso quello degli altri, di dipendenti e collaboratori. Che compatte contro fisco, burocrazia, mancati pagamenti e crisi varie. Persone che spesso si ritrovano da soli ad affrontare problemi enormi, persone che possono trovarsi davvero in difficoltà, basti pensare ai numerosi casi di suicidio.

Al loro fianco da qualche tempo opera una associazione, che si chiama “Imprenditore non sei Solo”. Abbiamo incontrato il suo Presidente Enrico Tosco, per capire meglio chi sono e cosa fanno.

L’intervista al Presidente Enrico Tosco

Come nasce l’idea di Imprenditore non sei solo? E di cosa vi occupate?

Imprenditore non sei solo è un’Associazione giovane, nata nel maggio del 2018 per aiutare colleghi imprenditori in forte difficoltà economica. L’idea parte dal nostro vissuto personale, perché sia io, sia il mio socio Paolo Ruggieri, abbiamo vissuto una crisi profonda con le nostre rispettive attività.

È stata molto dura, sia dal punto di vista economico, sia umano, poiché ci siamo ritrovati soli, abbandonato anche da chi credevi ti fosse amico e, soprattutto da chi, fino a poco prima, veniva a chiedere aiuti e favori.

Una volta superata la crisi, io e Paolo abbiamo parlato dell’idea di aiutare i colleghi in difficoltà, e di come ci sarebbe piaciuto, in quei momenti bui, poter contare su una rete di aiuto, di colleghi e persone che potessero capire cosa stessimo provando. Un senso di solitudine e abbandono provato, che nessuno dovrebbe mai provare. Anche perché, non tutti hanno quella forza estrema che è necessaria per ritirarsi su, e il fenomeno dei suicidi di stato ne è una triste dimostrazione. 

Abbiamo capito che l’idea giusta non è tanto aiutare finanziariamente gli imprenditori. Dare dei soldi a un imprenditore in difficoltà, è come voler spegnere un fuoco con della benzina. È liquida, magari è ghiacciata, ma di certo non lo spegnerà. L’acqua che spegne il fuoco è la conoscenza. Spesso, ad esempio, paghiamo tante tasse senza sapere come gestirle. L’imprenditore, quindi, non ha bisogno di soldi, ma di know how.

Voi affrontate questioni economiche, come la crisi degli imprenditori, ma date ampio risalto ad un aspetto legato alla sfera psicologica, quello della solitudine

Nella vita delle persone, la sfera emozionale è importante, e un imprenditore è prima di tutto una persona, che nei momenti di difficoltà prova un insieme di sentimenti complessi, che possono influire anche sulle sue scelte. Il motivo principale per cui abbiamo scelto questo approccio, evidente anche dal nome, è perché noi la solitudine l’abbiamo provata in prima persona e vogliamo tenerla lontana, dalla nostra vita e da quella di tutti gli iscritti all’Associazione. Vogliamo che “Imprenditore non sei solo” diventi una sorta di assicurazione sulla vita per migliaia o, forse, milioni di imprenditori, la certezza che, in qualsiasi momento, hai una mano tesa verso di te.

Il mercato cambia, e lo fa a una velocità maggiore di quella che un imprenditore il più delle volte riesce a gestire. Purtroppo, sul mercato ci sono molti consulenti e sedicenti esperti che non vedono l’ora di raschiare il fondo del conto in banca dell’imprenditore in crisi, realizzando magari lavori che non serviranno a nulla, e lasceranno l’imprenditore ancora più a terra, senza soldi, e completamente solo. Sapere, invece, che esiste una rete di centinaia di colleghi che possono darti una mano, ti aiuta a sentirti subito meglio, anche psicologicamente. 

Chi si rivolge a voi? Sono in prevalenza uomini o donne? C’è una provenienza geografica più ricorrente?

Spesso si parla di nord e sud come di due realtà separate e profondamente diverse, mentre, nella realtà pratica, nella crisi d’impresa, siamo tutti uguali. Non c’è una grande disparità in questo caso, noi riceviamo dalle 30 alle 50 richieste di aiuto ogni settimana, e veniamo contattati da imprenditori che operano in tutte le regioni italiane, isole comprese. Sono tutte imprese, sia uomini sia donne, forse con una leggera prevalenza maschile, potremmo dire un 60%, ma in realtà, nella difficoltà siamo tutti uguali.

C’è un argomento che vi viene chiesto più di frequente di approfondire nei vostri corsi?

Sicuramente la gestione economica, che, nonostante sia una delle principali qualità che un imprenditore dovrebbe possedere, è proprio quella che manca più spesso. Oggi chiunque può aprire un’impresa o una partita IVA, anche se non ha alcuna cultura di impresa o preparazione. Questo, da una parte, è una cosa bellissima, una grandissima libertà che lo Stato ci dà, ma dall’altra può essere molto rischioso. È un po’ come dire “Sono libero di andare a lanciarmi con il paracadute, ma senza prima fare un corso che mi prepari al lancio”. Aprire una partita IVA e avviare una propria attività senza una conoscenza preliminare di gestione finanziaria e tributaria, quindi, cosa rappresentano quelle tasse, cosa sono l’IVA, l’IRAP, l’IRES, quanto incidono sugli incassi e sulle marginalità, e come posso creare marginalità e imparare a guardare i numeri, è un po’ come fare un salto nel vuoto. 

Poi, ci chiedono anche consigli sul lato della gestione delle risorse umane. Non dimentichiamo mai che, in fondo, le imprese sono fatte di persone prima che di numeri o budget. 

L’incapacità di gestire le relazioni umane, tra i soci in primis, e tra l’imprenditore e i collaboratori, è un altro aspetto importante che può compromettere la sopravvivenza di un’azienda. Ho visto imprese, che sulla carta erano solide e con in passato ottimi fatturati, rivolgersi a noi, ormai in fortissima difficoltà economica, semplicemente perché, magari il padre avrebbe dovuto fare il passaggio di consegne al figlio, ma ha deciso di mettersi in competizione con lui, ostacolandolo e facendogli concorrenza. Questo conflitto ha distrutto l’azienda, le marginalità e la qualità del prodotto.

I corsi che proponete sono gratuiti, e la sopravvivenza dell’Associazione è garantita grazie alla raccolta fondi. Chi sono i vostri sostenitori?

Per l’enorme numero di richieste che riceviamo ogni giorno, abbiamo bisogno di reperire molti fondi. Attualmente abbiamo circa 600 soci sostenitori. Sono tutti imprenditori e liberi professionisti che, come noi, sono accomunati dal fatto di aver vissuto un periodo di forte difficoltà economica, e da soli, contando solo sulle proprie forze, si sono rialzati. Potremmo quasi definirci una rete di autoaiuto, dove ognuno tende la mano a tutti gli altri, ognuno porta le proprie conoscenze e le proprie competenze. I soci ci sostengono sia versando una piccola quota associativa annuale, sia dandoci la possibilità di avviare delle sponsorship. Noi possiamo esporre il logo di chi ci sponsorizza, ce ne sono diversi sul nostro sito nella sezione dedicata ai partner strategici, e con la logica della sponsorizzazione, riusciamo a raccogliere dei fondi.

Nel 2012 è stata emanata la cosiddetta legge salva suicidi. Come ha contribuito a cambiare le cose questo provvedimento? E quanto è diffusa, ancora oggi, la crisi tra gli imprenditori italiani?

Questo provvedimento è davvero molto intelligente, noi stessi ce ne avvaliamo di frequente, ma, come spesso accade ai buoni provvedimenti nel nostro paese, non è molto conosciuto.

La crisi tra gli imprenditori è ancora molto molto diffusa, soprattutto tra quelle che sono le microimprese, che fatturano sotto i due milioni di euro, e che in Italia sono quasi la totalità delle partite iva. Oggi queste realtà soffrono profondamente. 

Cosa dovrebbero fare le istituzioni per segnare davvero una svolta in questo ambito?

Investire sulla cultura, che poi è esattamente la nostra stessa ricetta. L’imprenditore non chiede soldi, non è un questuante o una persona che vive di agevolazioni o finanziamenti statali. Ciò di cui ha bisogno l’imprenditore è la possibilità di accedere a informazioni e know how, senza dover pagare decine o centinaia di migliaia di euro in corsi di aggiornamento. Poi, c’è bisogno di una certezza nella giustizia, senza dover aspettare magari 10 anni per avere la risposta di una sentenza, e un quadro legislativo chiaro. Oggi, ogni anno dobbiamo attendere la pubblicazione della finanziaria, per vedere se si avranno sorprese positive o negative.

Noi, come associazione, ci mettiamo a disposizione delle Istituzioni per la creazione di sportelli di consulenza presso Camere di Commercio o Comuni, per poter formare e aggiornare imprenditori, ma anche collaboratori comunali.

Parliamo ora dell’uomo Enrico Tosco. Come ti descriveresti in 3 aggettivi e quali sono i tuoi interessi extra lavorativi? 

Se dovessi scegliere 3 aggettivi, direi sicuramente intraprendente, coraggioso ed empatico. Questi sono lati del mio carattere che sono indispensabili per la mia professione, che è anche il mio hobby. Io faccio l’imprenditore per passione. Ho 2 società, una che si occupa di marketing digitale, l’altra di sviluppo reti in franchising. Imprenditore non sei solo per me è una missione sociale, ad oggi non vi ho tratto alcun guadagno, e non sarà mai quello il mio obiettivo. Mi piacciono le automobili e, soprattutto fare lunghe passeggiate in montagna insieme a mia moglie, immersi nella natura. Lì, riesco davvero a rigenerarmi.

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