L’Intelligenza Artificiale per i profili junior? Nelle start up è un’opportunità
L’Intelligenza Artificiale sta aiutando molte aziende a crescere: sono innumerevoli i benefici che l’utilizzo di questo strumento porta con sé, ma ci sono alcune analisi a proposito del tema che fanno discutere.
Infatti, dai risultati di alcuni studi internazionali, le offerte di lavoro entry-level sono diminuite di oltre il 10% negli ultimi tre anni, mentre la domanda di competenze legate all’AI è cresciuta di oltre il 100% dal 2020. In Italia, la quota di profili junior sul totale delle offerte per lavori specializzati in automazioni e AI è passata dal 26% al 17% in due anni, segnale di un restringimento dell’ingresso tradizionale nel mercato del lavoro.
Fondamentalmente l’adozione dell’AI nelle aziende di grandi dimensioni in particolare, ha fatto sì che incarichi che prima venivano svolti dai profili junior, ora siano affidati proprio alla tecnologia. E non stupisce che oggi le grandi aziende, vincolate da processi di compliance, gerarchie e sistemi legacy, tendano quindi a ricercare profili già autonomi, riducendo lo spazio per la formazione sul posto di lavoro.
Il risultato è una sorta di effetto imbuto. Secondo l’ultima analisi di ManpowerGroup, ad esempio, due terzi dei lavoratori sono “candidati passivi”: in pratica non vogliono cambiare azienda, ma tengono un occhio sul mercato del lavoro senza candidarsi attivamente. Ma l’analisi condotta da Startup Geeks mette in evidenza altro…
Ma nelle start up le risultanze sono diverse!
Lo scorso anno Startup Geeks ha incubato circa 400 progetti imprenditoriali e accelerato oltre 120 startup, operanti in settori come fintech, healthtech, climate & sustainability, foodtech, edtech, servizi B2B digitali e AI-based solutions.
Dall’osservazione diretta dei dati di questi team emerge un dato chiaro: nelle startup l’AI non riduce il numero di giovani coinvolti, ma ne aumenta l’impatto.
“Le imprese early-stage e le scale-up, per definizione orientate alla crescita, integrano fin da subito strumenti di automazione, copiloti AI, piattaforme no-code, CRM intelligenti e sistemi di analytics nei flussi quotidiani. Questo consente a profili junior di lavorare direttamente su validazione prodotto, acquisizione clienti, sviluppo di processi e ottimizzazione delle metriche di business già nei primi mesi”, spiega Alessio Boceda, founder di Startup Geeks.
Il risultato di tutto ciò è che il primo gradino di ingresso nelle aziende, ovvero quello destinato ai profili junior, viene reso più semplice da… scavalcare.
Dai dati interni di Startup Geeks, le start up che utilizzano costantemente strumenti di AI nei primi 12 mesi di attività vedono “muovere le cose” con una maggiore velocità di esecuzione e tempi più rapidi di test sul mercato rispetto a quelle che non lo fanno, anche fino al 30% in più. In un contesto di crescita rapida, tipica delle scale-up, questo significa maggiore necessità di talenti capaci di usare la tecnologia come leva di produttività, non come sostituto del lavoro umano.
“La differenza rispetto alle grandi organizzazioni è culturale prima che tecnologica: nelle corporate l’AI viene spesso introdotta come strumento di efficientamento; nelle startup come strumento di scalabilità”, prosegue Boceda.
In Italia, la crescita della produttività del lavoro è stabilmente inferiore alla media OCSE e dove solo il 16% delle imprese utilizza oggi l’AI in modo strutturato, il tema diventa sistemico: la tecnologia non è un rischio per i giovani, ma una delle poche leve concrete per aumentare output, margini e competitività se inserita in contesti dinamici.
“Il problema non è che l’AI sostituisca i giovani”, conclude Alessio Boceda. “Il problema è quando le organizzazioni non ripensano il modo in cui li fanno entrare. Nelle startup vediamo profili junior che generano impatto già nei primi sei mesi, perché lavorano su output misurabili e non su task ripetitivi”.
In buona sostanza, l’intelligenza artificiale riduce le opportunità per i giovani, ma cambia i contesti in cui le stesse si generano.



