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Lo smart working e lo spazio di lavoro tra famiglia e… gatti!

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Sarà per molti una consuetudine che continuerà per diversi mesi e ne abbiamo più volte messo in evidenza i vantaggi. Eppure, ci sono situazioni in cui l’ufficio ci manca. Il silenzio della stanza, televisioni e radio spente, nessuno che turba la nostra concentrazione. Ma a casa le cose vanno in modo decisamente diverso.

La nostra “casa-ufficio” è un ambiente in cui dobbiamo convivere con situazioni poco professionali. Per questo, InfoJobs, piattaforma per la ricerca di lavoro online, ha chiesto ai propri iscritti come si svolge la vita degli italiani ai tempi del lavoro agile, con una particolare attenzione ai meeting online, che hanno sostituito le riunioni in presenza.

Smart working e spazio di lavoro: i risultati del sondaggio

Il primo dato emerso dall’indagine InfoJobs è che le call e video call sono ormai un’abitudine quotidiana del lavoratore “agile”: se la metà degli intervistati (52%) trascorre al telefono meno di un’ora, l’altra metà vi dedica tra una e tre ore al giorno (34,8%), con picchi di quattro ore e più (13,2%).

E sono video call importanti molto spesso in cui vengono stabilite strategie e programmi aziendali. Farle in casa comporta una serie di precauzioni, partendo proprio dalla scelta del luogo in cui farle. Si cerca un luogo dove l’audio sia perfetto e dove si è sicuri di non essere disturbati (48,5%), ma anche dove ci sia uno sfondo neutro per non far vedere troppo la casa (26,7%) e mostrare la propria sfera intima. Un aspetto curato? Importante (19,4%), ma meglio essere preparati per l’agenda del giorno (22,4%) e non tralasciare nulla.

Top e flop delle video call da casa

Quali sono i tormentoni delle video call fatte dalla proprie abitazioni? Il sondaggio di InfoJobs parla chiaro…

  1. Sei in muto! (55,4%)
  2. Scusate, il citofono! (45,9%)
  3. Chiudo la finestra, oggi i vicini hanno deciso di tenere un concerto / tagliare l’erba / fare i lavori (30,6%)
  4. Prova a togliere il video che magari prende meglio (30,5%)
  5. Non si capisce nulla, parliamo uno alla volta! (29,4%)

I 5 imprevisti più frequenti delle call da casa

Questi sono invece gli “incidenti” che mettono maggiormente in imbarazzo.

  1. Figli che urlano o litigano, giocando o facendo videolezioni (46%)
  2. Familiari di vario genere e con mise improbabili che irrompono nelle stanze-ufficio già occupate, e quindi nello schermo (41,1%)
  3. Sfondo standard, sempre lo stesso angolo di casa, ma con arredamento o dettagli caratteristici (28,8%)
  4. I rumori del collega multitasking: il tramestio dei piatti, l’acqua del bagno, lo sfrigolio del soffritto… (27,6%)
  5. Il gatto che passa davanti al monitor (20,8%)

Alla fine il lavoro va comunque avanti…

Che siano al telefono, via mail o via chat, le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare e in cima alla classifica della domanda più ricorrente i lavoratori sono d’accordo:  il 53,6% dichiara che i superiori chiedono soprattutto di fissare una video-chiamata di aggiornamento periodica del team, magari per monitorare i progressi di un’attività e valutare insieme opportunità e criticità; segue per il 28,4% degli intervistati l’immancabile last minute, ovvero quella richiesta di report/preventivi o proposte che hanno deadline stringenti. I capi rimangono tali anche a distanza, coordinano e a volte controllano: chiedono email di aggiornamento su progetti speciali (18%), ma anche sulle attività giornaliere con una email di riepilogo (13,7%).

Anche fra colleghi, la richiesta più frequente è un allineamento del team (59,6%), segno che tenersi in contatto ed essere aggiornati è una necessità soprattutto quando non si lavora più fianco a fianco. A seguire troviamo il bisogno di supporto (47,5%) o una proposta di divisioni delle attività per rispettare le deadline stabilite, magari dal capo o dai clienti.

E proprio prima di affrontare il capo, secondo il 14,1% fra “pari” è frequente la proposta di un pre-meeting, in una sorta di… tutti d’accordo sulla versione da raccontare! Solo il 2,5% organizza caffè o aperitivi virtuali, che sembrano non poter sostituire quelli reali nel cuore degli italiani.

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