Manager: abbigliamento formale o casual?

Abbigliamento formale o casual in ufficio per i manager moderni? Il libro Dress for Success scritto da John T. Molloy nel 1975 sostiene che nell’ambiente di lavoro sia necessario vestirsi in abiti formali, non solo per una questione di decoro, ma anche perché più l’abito rispecchia la nostra professionalità, più sarà facile avere successo. Oggi, a più di 30 anni di distanza, è ancora così?

Secondo una ricerca della Yale School of Management pubblicata nel 2014 sembrerebbe confermarlo: vestirsi in maniera “professionale” aumenterebbe la concentrazione e la sicurezza, accrescendo così la performance di lavoro. Per la dottoressa Karen Pine, professoressa di psicologia alla University of Hertfordshire e fashion psychologist, “Quando si indossa un capo di abbigliamento solitamente si adottano le caratteristiche ad esso associate. Gran parte dei nostri vestiti ha un significato simbolico: che si tratti di abbigliamento professionale o abbigliamento da weekend, quando lo indossiamo, induciamo il cervello a comportarsi in modo coerente con quel significato”.

Eppure i grandi manager di questo tempo, come Mark Zuckerberg, Steve Jobs, Sergio Marchionne, solo per fare qualche esempio, hanno da sempre preferito  vestirsi in modo casual sul lavoro: il loro abbigliamento segue il cosiddetto “capsule clothing”, ovvero vestirsi sempre con gli stessi vestiti o modelli. Una moda che si è ormai diffusa rapidamente tra i piani alti delle grandi società americane e non solo – tanto che Peter Thiel, uno dei maggiori investitori della Silicon Valley, ha introdotto una nuova regola: mai investire in un CEO che indossa un abito formale.

Addio ai capi firmati e ai classici vestiti indossati dai manager, alle giacche, ai look impomatati: oggi i grandi leader d’azienda si vestono con felpa e cappuccio, con le t-shirt o al massimo le polo. Alle conferenze e ai più importanti meeting legati al business, le generazioni dei Murdoch e Buffett devono fare la fila per parlare con i nuovi sovrani di internet, capitanati da Zuckerberg e dagli altri giovani rampanti e un po’ nerd dei social network.

Come sottolinea Forbes, per manager come Steve Jobs, il look è un marchio distintivo che li rende più riconoscibili agli occhi del pubblico: “la coerenza è ciò che crea un marchio… uomini d’affari e politici famosi sono noti per essere coerenti anche nel vestirsi, è la loro brand identity”.

Le aziende, anche quelle italiane – ben il 30% secondo il Rapporto dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano – ricorrono sempre più spesso al lavoro da remoto, anche il lavoro autonomo è incrementato esponenzialmente e la linea di separazione tra la sfera privata e quella lavorativa è sempre meno netta. Nascono nuovi modelli di fruizione del lavoro come quello del Worksumer – professionista creativo al passo coi tempi, che usufruisce dei nuovi luoghi dedicati allo smart working in modo “liquido” in termini di spazio, tempo ed esigenze di consumo.

Per questo oggi si predilige il benessere del lavoratore, più che il suo aspetto formale: in questo modo sarà più facile per lui concentrarsi e sentirsi a propri agio, e di conseguenza, essere più produttivo e creativo.

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