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Manager all’estero? Ecco due fattori che li frenano…

Manager all'estero

Fuga di cervelli all’estero? Se ne è parlato tanto, ma la verità sembra essere diversa. La mobilità in ambito internazionale dovrebbe essere una prerogativa importante per un manager, eppure non è così ed i motivi sono fondamentalmente due.

Malgrado la crescita della richiesta di partenze per lavorare all’estero, ci sono ancora due ostacoli tipici della Penisola da affrontare, secondo Wyser, società di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriale:

  • Scarsa conoscenza della lingua inglese – il 40% degli italiani dichiara di aver perso almeno un’occasione di lavoro proprio a causa del proprio livello di inglese.
  • Legame anche affettivo con la propria casa di proprietà – secondo l’Istat, circa l’80% dei connazionali vivono in una casa di proprietà

Il 57% dei lavoratori italiani dichiara che considererebbe seriamente il trasferimento all’estero nei prossimi due anni. Conferma anche dal mondo delle imprese: quasi una su due prevede che il fenomeno aumenterà nel prossimo triennio.

In un mondo senza confini, le assegnazioni internazionali sono infatti diventate uno strumento chiave nelle mani delle multinazionali per competere sul mercato, ma anche per il manager e la sua crescita professionale. Ciò nonostante, questo processo non è privo di rischi e il fallimento non è un evento remoto.

“Nella nostra attività di ricerca e selezione, riscontriamo due caratteristiche tutte italiane che spesso ostacolano il processo di mobilità internazionale o addirittura ne impediscono il decollo” – afferma Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Ci riferiamo, nello specifico, al gap linguistico che ancora oggi accomuna molti middle-manager e alla generalizzata tendenza ad essere proprietari di casa stanziali”.

Con l’inglese abbiamo qualche problema

Come emerge dal grafico, l’Italia è al 20° posto con un livello di conoscenza della lingua inglese nelle aziende medio-basso. “Le aziende nostre clienti considerano imprescindibile la conoscenza della lingua inglese per partecipare a un processo di mobilità internazionale” commenta Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “Essere pressoché bilingue – e oggi sempre più trilingue – è la conditio sine qua non per un professionista che vuole migliorare le proprie opportunità di carriera. In Italia, tuttavia, la competenza linguistica è ancora troppo approssimativa. Non a caso il 40% degli italiani dichiara di aver perso almeno un’occasione di lavoro proprio a causa del proprio livello di inglese”.

La casa? Un limite…

Gli italiani si contraddistinguono per la propensione ad investire nel mattone, tanto che l’Italia risulta essere il primo Paese dell’Europa occidentale nel ranking di Eurostat per proprietari di casa. “Secondo l’Istat (2017), risulta che circa l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà6 – con o senza mutuo. Questa non è solo una forma di investimento, ma è una priorità assoluta, vissuta come un traguardo che implica anche e soprattuttto un legame affettivo, da cui è difficile separarsi” – continua Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser Italia. “È proprio il rapporto con la casa e l’ambiente che lo circonda ad ostacolare spesso il manager intenzionato a trasferirsi, che addirittura non prende in considerazione soluzioni alternative, come ad esempio l’affitto della casa in Italia per il periodo di permanenza all’estero”.

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