Maurizio Della Fornace, AD di VINCI Energies Building Solutions Italia: “Come trasformare l’efficienza in un vantaggio competitivo reale”
In uno scenario globale scosso dalle tensioni in Medio Oriente e dalla cronica volatilità dei mercati energetici, la resilienza delle imprese italiane passa da una nuova strategia di gestione degli asset. Maurizio Della Fornace, AD di VINCI Energies Building Solutions Italia — brand d’eccellenza del colosso francese VINCI, leader mondiale nelle concessioni, nell’energia e nelle costruzioni — ci spiega come trasformare l’efficienza in un vantaggio competitivo reale, tra smart building, indipendenza energetica e protezione delle infrastrutture critiche.
Intervista a Maurizio Della Fornace, AD di VINCI Energies Building Solutions Italia
- L’instabilità in Medio Oriente sta rimettendo al centro dell’agenda manageriale il tema dei costi. In che modo VINCI Energies Building Solutions e tutto il Gruppo VINCI stanno aiutando le aziende italiane a passare da una strategia di “difesa” dalle bollette a una di reale autonomia energetica?
Negli ultimi anni la volatilità globale, aggravata dall’instabilità geopolitica, ha messo in luce la fragilità della catena di approvvigionamento energetico, con un impatto diretto sulla competitività delle imprese italiane, che già scontano un costo dell’energia tra il 25% e il 40% superiore alla media UE. Le misure difensive di breve periodo si sono dimostrate poco efficaci: l’unica risposta strutturale è agire su entrambi i lati del bilancio energetico, aumentando la produzione autonoma – soprattutto tramite fotovoltaico – e riducendo i consumi. L’efficientamento parte dal monitoraggio, che consente da solo risparmi del 5–10%, e prosegue con una gestione della manutenzione orientata all’efficienza. Su questi principi si basa la nostra offerta green per gli edifici, fondata su un miglioramento continuo guidato dai dati, con l’obiettivo di aumentare il controllo della variabile energetica, fino alla autonomia.
- Il vostro osservatorio tocca con mano il tessuto industriale italiano. Notate una differenza nell’approccio all’efficienza tra le eccellenze del Nord e i poli industriali del Sud? Quali sono le opportunità per la piccola e media industria in questa fase?
Il divario Nord e Sud esiste, ma va interpretato con attenzione: al Nord l’efficienza è spesso frutto di una lunga tradizione industriale e di ecosistemi consolidati, al Sud, nonostante un contesto meno favorevole, emergono con frequenza casi di eccellenza che superano la media.
In entrambi i contesti il sistema produttivo è trainato dalle PMI imprese penalizzate dalla mancanza di economie di scala ma dotate di grande agillità. Per loro la vera opportunità è sfruttare il calo dei costi tecnologici costruendo percorsi di miglioramento progressivo nel medio-lungo periodo. Il primo passo? Analisi dei consumi energetici ed azioni di digitalizzazione sia degli impianti che dei processi.
- Il mercato chiede fotovoltaico e colonnine di ricarica, ma spesso si scontra con prezzi volatili e burocrazia. Dal vostro punto di vista, qual è oggi la priorità per un’azienda che vuole investire in infrastrutture energetiche senza correre rischi?
Il Governo sta intervenendo per semplificare gli iter autorizzativi per le rinnovabili, come dimostra il Decreto Bollette. Tuttavia, per il fotovoltaico sulla copertura degli edifici, l’iter è già oggi semplice e certo. Il calo dei costi di pannelli e sistemi di accumulo rende questi investimenti particolarmente interessanti soprattutto se orientati all’autoconsumo.
In un Paese con molte ore di sole come l’Italia, il fotovoltaico rappresenta quindi una priorità.
Anche le stazioni di ricarica elettrica in ambito privato hanno un ruolo strategico non solo per la sostenibilità ambientale ma anche perché riducono l’esposizione alla volatilità dei prezzi dei carburanti.
- Siamo nell’era dei dati, ma spesso si sottovaluta l’impiantistica che li sorregge. Quali sono i rischi reali di una progettazione non adeguata nei Data Center e come si concilia l’altissima affidabilità con la necessità di ridurre i consumi?
La progettazione di un data center deve poggiare su due pilastri fondamentali: continuità ed efficienza. Le soluzioni impiantistiche oggi disponibili sono mature e le certificazioni del costruito garantiscono elevati livelli di affidabilità, tuttavia, un aspetto spesso sottovalutato è la gestione operativa e la manutenzione dell’infrastruttura. Molti disservizi nascono infatti non da errori progettuali, ma da una conduzione inefficace: gruppi di continuità non riforniti, ridondanze mai testate o sistemi di raffreddamento mal regolati ne sono esempi tipici. Per questo la qualità della gestione è tanto critica quanto la fase di realizzazione, è quindi essenziale prevedere monitoraggio continuo e processi strutturati. Anche su questi aspetti esistono certificazioni internazionali dedicate sia ai processi che alla gestione infrastrutturale dei datacenters, una buona pratica è prevederle in parallelo a quelle più note di costruzione.
- Parliamo di Smart Building: oggi tecnologie come il “people counting” permettono di gestire gli edifici in modo dinamico. È questa la vera frontiera del risparmio per le grandi strutture, dagli uffici alle nuove residenze per studenti?
La diffusione di tecnologie a basso costo e di protocolli di comunicazione aperti ha abilitato il monitoraggio e il controllo remoto degli edifici. Un cambiamento con un potenziale enorme, se si considera che meno del 20% degli edifici europei è oggi digitalizzato.
Il primo beneficio è la possibilità di prendere decisioni basate sui dati, nel segmento uffici, ad esempio, circa il 30% degli spazi risulta mediamente inutilizzato: misurare l’uso reale degli ambienti consente di ottimizzare superfici, affitti e costi di gestione.
A questo si aggiunge il valore del monitoraggio continuo degli impianti, anche piccole inefficienze, se non rilevate, generano grandi sprechi, ad esempio uno scarico di un wc bloccato aperto spreca quasi 10 metri cubi di acqua al giorno.
Digitalizzare significa quindi ridurre costi, consumi e sprechi in modo strutturale, concetto ben sintetizzato da una frase che sentiamo spesso: “non c’è sostenibilità senza digitalizzazione”.



