Michelangelo Ferraro: “Ad iSapiens mettiamo al centro la persona”

Michelangelo Ferrara

La formazione è alla base della crescita di ogni individuo, figuriamoci di un professionista o di un’azienda intera. Oggi è impensabile immaginare, in un mondo sempre più in evoluzione, una progressiva crescita sotto tutti gli aspetti senza una adeguata formazione, che possa permettere di essere al passo coi tempi.

Il caso di iSapiens: intervista a Michelangelo Ferraro

Proprio su queste basi nasce iSapiens, azienda operativa nel settore della formazione digitale presente sul mercato con il marchio esclusivo AliveLearning, che la contraddistingue dalle metodologie e tecnologie di e-learning sviluppate e diffuse nell’ultimo ventennio.

Per parlarne, abbiamo intervistando Michelangelo Ferraro CEO iSapiens, che ci ha spiegato il metodo di lavoro di questa azienda così particolare e quali sono gli sbocchi che si possono trovare nel nuovo mondo digitale che si sta sviluppando intorno a noi.

In che modo la vostra azienda forma i professionisti “digitali” del futuro?

Isapiens risponde all’esigenza dei lavoratori di oggi che necessitano di una formazione aziendale mirata, che li prepari ad affrontare le sfide del futuro, che nella maggior parte dei casi si svolgeranno in ambiente digital.

L’approccio all’introduzione di nuove skill in azienda deve essere strategico, ovvero partire dai livelli più alti dell’impresa fino a permeare l’intera organizzazione, coinvolgendo i dipendenti in percorsi formativi innovativi dove le persone non debbano solo seguire un percorso classico e preconfezionato per sviluppare un modello di lavoro standard, ma in cui si sentano davvero protagonisti, nel momento in cui possono sviluppare i propri talenti e sfruttare le proprie competenze personali oltre a quelle professionali. Seguendo questa prospettiva isapiens affianca chi nelle aziende si occupa di formazione e in qualità di consulente aiuta a proporre la soluzione migliore in base alle esigenze dell’azienda.
Oggi, infatti, le aziende di ogni settore e dimensione sono chiamate a rispondere con efficacia e rapidità alla sfida più complessa: quella di offrire corsi di formazione validi, strumenti per sviluppare le potenzialità. isapiens forma persone che vogliono evolversi e che hanno un occhio sul futuro, creando percorsi e programmi di formazione che coprono differenti aree d’azione: Skill Acquisition, Leadership Development, Performance Boosting, Talent Manager, Innovation Shift e Social Impact.

Qual è il vostro modello di insegnamento?

In isapiens abbiamo sviluppato un modello esclusivo che mette al centro la persona, prevedendo il supporto costante di un coach, che guida l’utente in ogni passo del percorso di formazione grazie a un utilizzo mirato delle nuove tecnologie. Abbiamo chiamato questa metodologia AliveLearning™, per sottolineare il lato umano e vivo che la contraddistingue, in opposizione al tipico “dead learning” solitamente associato al mondo della formazione digitale.  Questa metodologia può essere applicata a ogni campo dell’evoluzione professionale: dall’acquisizione di competenze all’ottimizzazione dei comportamenti e delle abitudini operative fino all’apprendimento di strumenti e tecniche.

Cosa vuol dire essere un isapiens?

Nessuno oggi è in grado di prevedere cosa accadrà tra vent’anni e che cosa la tecnologia sarà realmente in grado di fare. Tuttavia sappiamo con certezza che i lavori di routine, che comprendono un passaggio di informazioni e che fino ad ora facevano gli uomini, saranno svolti da macchine e algoritmi. E allora agli uomini quali speranze restano?
Le persone lavoreranno on top degli algoritmi, saranno sempre più problem solver, creativi, metteranno in gioco quelle conoscenze e abilità che le macchine non possono sviluppare allo stesso modo. Il sapiens diventerà quindi, per necessità, isapiens, un uomo evoluto, consapevole del proprio valore e possessore di competenze nuove e skill che le macchine non possono imparare.

Come sta cambiando il mondo del lavoro nell’ambito del digitale?

La trasformazione digitale è in atto da tempo, e cambierà il mercato del lavoro con cicli di 3-5 anni e non più con cicli di 15-20 anni, come accadeva in passato.

L’importante, in questo momento di cambiamento continuo, è ricordare che la tecnologia è un mezzo, non il fine. È lo strumento per imbracciare tutte le trasformazioni in atto e usarle per innovare, rinnovare e migliorare.

La trasformazione digitale, inoltre, crea occupazioni sempre nuove, che dieci anni fa non esistevano, e che forse, per assurdo, tra 5 anni non esisteranno più, perché i robot impareranno a farle al posto nostro, o perché le cose cambieranno ancora e cambieranno il funzionamento di alcuni processi.

La domanda che tutti si fanno e che genera preoccupazione è “I robot ci ruberanno il lavoro?”, e la mia risposta, come dicevo in precedenza, è si. I robot ruberanno il lavoro a coloro che saranno meno qualificati, a coloro che non faranno il passaggio da sapiens ad isapiens, a coloro che non inizieranno a ragionare come Learning animals. Le competenze e le skill del futuro diventano un elemento decisivo per poterlo avere, un futuro.

È giusto affermare che la formazione, oggi, è alla base del successo di un professionista?

Si, certamente, la formazione è lo strumento fondamentale per il successo di ogni professionista. La formazione può e deve accompagnare i dipendenti nel corso di ogni fase della propria carriera professionale attraverso percorsi studiati in base alle esigenze e agli obiettivi di ognuno. Per questo la formazione deve essere posta al centro delle strategie di business: crescere e acquisire sempre più competenze fa crescere l’individuo, di conseguenza il team, e quindi anche l’intera azienda, preparandola ad affrontare al meglio le sfide del futuro.

Sono più le aziende che puntano sulla formazione dei manager o sono i professionisti stessi a cercare un aggiornamento costante?

Siamo in una fase di cambiamento rispetto a questo punto. Fino a qualche anno fa la formazione era una responsabilità esclusiva dell’azienda. Oggi le persone sono sempre più consapevoli che il proprio sviluppo professionale sia anche una loro responsabilità, e iniziano quindi a muoversi anche in maniera autonoma, senza aspettare che l’azienda offra una soluzione.

Spesso sono le persone stesse a suggerire o richiedere all’azienda di fare formazione.

Il nostro punto di riferimento, in isapiens, sono le persone, e la nostra proposta formativa è pensata per un target di persone che scelgono di fare formazione in modo autonomo e consapevole. Nonostante questo, il b2c è ancora un panorama più complesso da approcciare e per il momento vendiamo ancora alle aziende, ma ci piace definirci un’azienda che lavora b2b2c: vendiamo all’azienda ma i nostri clienti ultimi sono le persone singole, target a cui vogliamo puntare direttamente negli anni a venire.

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