Mondiali e calciomercato: binomio imperfetto. Non sempre è oro ciò che luccica

I Campionati del Mondo in corso forse mai come in questa edizione, se la rapportiamo con le precedenti, sta mettendo in mostra tutti i suoi top player, o quasi.

Sono veramente poche le scommesse o i giovani che si stanno mettendo in mostra, rendendo molto più difficile per le società, in particolar modo quelle italiane, manovrare a basse cifre in un tavolo delle trattative che negli ultimi anni è diventato “drammaticamente” esoso per le nostre povere società.

Ci si augurava dunque che la kermesse intercontinentale fosse l’occasione giusta per scovare nuovi talenti, più o meno giovani ed invece i protagonisti sono i soliti noti, ovviamente inaccessibili per le casse della Serie A. Questa situazione è ovviamente figlia di un calcio che è cambiato drasticamente negli ultimi dieci anni, soprattutto se confrontiamo le precedenti edizioni dei Mondiali con questa.

Prima, il Mondiale, era il ponte fra i grandi calciatori e l’Italia. Tutti, ma davvero tutti, arrivavano da noi o già giocavano nelle nostre squadre. Basti pensare a chi vinceva il Mondiale nel 1986 e regnava a Napoli, la Germania campione nel ’90 coi tedeschi dell’Inter, Zidane nel ’98 da Juventino e il Fenomeno nel 2002, appena prima di lasciare l’Inter. Insomma, tutti i Mondiali vinti in quell’epoca aveva il pesantissimo timbro italiano, fino agli ultimi due, con nessun Campione del Mondo di Spagna o Germania che giocava in Serie A, una terribile e lampante inversione di tendenza.

Ma dove sono diretti quindi i campioni, oggi? Come illustra graficamente uno studio statistico sul rapporto Mondiali-Calciomercato compiuto da Sports Bwin, la Premier ovviamente domina, con i sei maggiori club in grado di quasi monopolizzare il mercato, non ci fossero il Bayern in Germania, il Psg in Francia e le solite due in Spagna. Un mercato sempre più per pochi, con l’Italia divenuta col tempo terra di conquista per i club esteri, non più cacciatori ma prede. Oggi non siamo più in grado di trattenere i migliori giocatori anzi, temiamo che il Mondiale possa mettere sin troppo in mostra i pochi big che ci rimangono, con l’unica magra consolazione di ricavar da essi cifre importanti.

 

Il problema è che tale danaro non potrà essere riutilizzato per sostituirli con nomi altrettanto importanti, l’appeal del calcio italiano è calato e la mancanza di successi in Europa ha fatto il resto, sfiorando solo il successo con la Juventus, mancato per ben due volte. Resta l’impresa dell’Inter, oramai lontana 8 anni, poi il vuoto anche nell’inspiegabilmente bistrattata Europa League.

Il calcio italiano guarda questi Mondiali da spettatore disinteressato, non solo dal punto di vista sportivo quanto anche da quello economico. I talent scout hanno l’obbligo di scovare dal mazzo il meglio del proprio intuito, unico modo per tenere il passo delle grandi che corrono sempre più lontano.

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