Mondo 4.0 e… capitalismo intellettuale

Abbiamo iniziato un percorso di riflessione per capire le evoluzioni del Mondo 4.0. Ma non dobbiamo dimenticare che questo trend viene da lontano.


Nel corso del secolo scorso si è verificato in ogni campo dell’esperienza umana un eccezionale progresso delle conoscenze e la produzione di valore attraverso la conoscenza è diventata la portante di base di tutti i settori dell’economia moderna. Generazione di conoscenza e produzione di valore sono ormai due facce della stessa medaglia. 

Eppure qualcuno, durante la tempesta perfetta, ha profetizzato (o addirittura auspicato) la fine del sistema capitalistico.
Peccato che la maggior parte delle analisi e dei modelli previsionali si basi sulla concezione “lineare intuitiva” delle serie storiche, l’ipotesi cioè che la successione degli eventi e il ritmo del cambiamento continuerà ad essere quello osservabile nella fase odierna.

Sono ipotesi credibili quelle appena enunciate, in un mondo dominato dall’instabilità, dall’asimmetria informativa e dall’accelerazione esponenziale del cambiamento? 

Uscire dalle nostre prigioni mentali

Per capire meglio i trend e le metamorfosi generate dalla rivoluzione perfetta è importante allora uscire dalle prigioni mentali nelle quali ci costringe la concezione lineare intuitiva: nonostante la profondità e l’incertezza della fase che abbiamo attraversato, l’innovazione e la velocità di cambiamento non sono influenzate in misura apprezzabile dalle deviazioni provocate dalle crisi finanziarie ed economiche.

Dovremmo far tesoro della lezione dell’inizio di questo secolo, quella della bolla della new economy: la bolla esisteva ed è scoppiata, i mercati (finanziari e non) hanno sofferto per un paio di anni, ma i nuovi modelli Web-centrici basati sulla comunicazione diretta e personalizzata con i clienti hanno reso obsoleti paradigmi economici consolidati.
Eppure se avessimo provato a descrivere il futuro nel periodo di quella bolla, avremmo notato meno globalizzazione, l’inflazione che rialzava la testa, la ristrutturazione di molti settori industriali, crisi manageriali ed etiche ad altissimo livello. 

Ciò che non rallenta

Le uniche cose che non rallentavano, anzi diventavano sempre più veloci, erano l’innovazione e la diffusione del capitalismo intellettuale basato su conoscenza e tecnologia. Tali realtà continuavano a presentare livelli di crescita esponenziale che anche adesso non solo non perdono colpi, ma accelerano rapidamente. E sapete perché è una tendenza quasi inarrestabile? Perché proprio adesso, nonostante tutti gli impatti dell’Intelligenza Artificiale, dell’IoT, e delle tecnologie emergenti, il fulcro del capitalismo è in tutto e per tutto il capitale umano.

Un capitalismo che crea valore proprio a partire dalle persone, dalla loro creatività, dal patrimonio di know how dei professionisti e dei manager. Spostare la visione dal processo di produzione a quello di condivisione, ossia dal consumo razionale ma finito dei fattori disponibili (capitale e lavoro) alla creazione di reti che facilitano la condivisione (potenzialmente replicabile all’infinito) della conoscenza: è questo il significato evolutivo profondo che muove il Mondo 4.0. Tutto cambia: in un mondo in cui la condivisione è il valore fondante, bisogna pensare e agire in modo diverso: non si fa più competizione individuale, si fa competizione collaborativa. Non si vince più da soli: o vincono tutti o non vince nessuno. 

A dura di Angelo Deiana

Tratto da Uomo&Manager di Luglio-Agosto 2018

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