Orario d’ufficio: solo l’8% dei professionisti lo rispetta!
Per i professionisti l’orario d’ufficio è qualcosa che potrebbe anche non esistere. Infatti, secondo uno studio di Robert Walters, i professionisti italiani lavorano oltre l’orario standard pur di tenere il passo con le richieste.
I professionisti non guardano l’orologio
Secondo la ricerca, solamente l’8% degli intervistati afferma di rispettare i classici orari d’ufficio; quasi la metà (48%) dichiara di iniziare prima o finire più tardi; un ulteriore 38% adatta invece la propria giornata al carico di lavoro quotidiano.
Il classico orario 9-18 con la pausa pranzo in mezzo, per chi lavora out of office proprio non esiste. Il motivo? Semplice. Oltre la metà dei professionisti intervistati (53%) pensa che la priorità è recuperare attività arretrate o rispettare le scadenze, mentre un 9% prolunga l’orario per coordinarsi con colleghi che operano in fusi orari diversi.
In Italia, una settimana di lavoro è composta di circa 40 ore. Ma secondo i dati CENSIS e Istat, lavorare oltre questo limite è ormai prassi comune – anche senza straordinari retribuiti – con effetti evidenti sul benessere dei lavoratori.
“Nonostante inflazione e incertezza economica stiano frenando i piani di assunzione, le aziende si aspettano lo stesso livello di produttività. I nostri dati evidenziano come molti professionisti italiani prolunghino la propria giornata lavorativa per gestire il carico di attività o per restare allineati con i colleghi a livello internazionale”, ha dichiarato a tal proposito Walter Papotti, Associate Director di Robert Walters Italia.
Il rovescio della medaglia
Il problema che in molti denunciano, e di cui si parla ormai da tempo, è il continuo bisogno di essere connessi. Un precedente sondaggio Robert Walters ha rivelato che il 51% dei dipendenti italiani controlla regolarmente le email anche durante le ferie, soprattutto per evitare l’accumulo di messaggi al rientro. Il Work Trend Index di Microsoft parla addirittura di “infinite workday”: il 40% dei lavoratori globali consulta la posta già dalle 6 del mattino, il 29% si collega nuovamente in tarda serata (entro le 22) e il 20% continua a farlo anche nel weekend. Non solo: le riunioni fissate dopo le 20:00 sono aumentate del 16% su base annua.
Cosa potrebbe aiutare i professionisti a evitare il sovraccarico? Il 75% dei professionisti italiani intervistati ha indicato le “power hours” come soluzione. Di cosa si tratta? Sono fasce orarie “protette” e senza interruzioni, dedicate al lavoro individuale per aumentare focus e produttività.
“Per evitare che i professionisti si sentano obbligati ad essere sempre reperibili, è fondamentale introdurre pratiche più sostenibili, come il time-zone tagging nelle email, l’invio programmato dei messaggi o la pianificazione anticipata delle call internazionali in fasce orarie condivise”, prosegue Walter Papotti, che ha poi proseguito: “Le ‘power hours’ potrebbero non essere adatte a tutte le aziende, ma evidenziano l’urgenza di ripensare la struttura della giornata lavorativa. Normalizzando una cultura di superlavoro, soprattutto in un contesto di hiring freeze, aumentano i rischi di burnout, turnover, calo della motivazione e della produttività. Il cambiamento deve partire dai vertici: è necessario che i leader riconoscano quando aumentano le responsabilità dei team e stabilire linee guida chiare per aiutare i collaboratori a dare priorità, gestire le scadenze e comunicare in modo trasparente la propria disponibilità”.


