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Perdere il controllo per governare il flusso

governare flusso

Il tempo e l’evoluzione producono mutamenti continuo al quale non possiamo sfuggire. Ecco perché la crisi pandemica ha prodotto e sta producendo tanti cambiamenti profondi. 

Il dibattito che ha innescato su scala mondiale è oggi molto focalizzato su questioni di grande rilevanza che riguardano l’esistenza di regole a garanzia dell’andamento democratico a tutela dei cittadini in un momento in cui, a causa del problema sanitario, i poteri sono stati concentrati e alcune procedure costituzionali sono state accantonate o attenuate. 

Senza poi dimenticare l’esigenza di tracciare nuovi confini tra libertà di azione economica e controllo sul corretto funzionamento della concorrenza e dei mercati. I casi Big Tech e GameStop ne sono l’emblema.

Ritrovare l’equilibrio

La ricerca di questo equilibrio è un compito complesso e richiederà tempo e attenzione. È comunque chiaro come la reazione agli effetti di comportamenti scorretti di alcuni soggetti si stia traducendo nel rischio di una richiesta di regole che potrebbero essere eccessivamente vincolanti per tutti. Ma rieducare la mentalità manageriale ed allungare gli orizzonti temporali non basta perché stiamo parlando di un approccio che si è ormai trasmesso come un virus anche alle Istituzioni governative e politiche. 

Ormai la maggior parte delle classi dirigenti pubbliche e private non è disposta a finanziare nuove iniziative se, così facendo, si riducono gli utili correnti o i consensi elettorali a breve termine. È un tema strategico: la democrazia, come il mercato, tende ormai a scegliere la soluzione più a buon mercato e, soprattutto, quella con l’orizzonte temporale più limitato.

Ma la vera innovazione sta nella quantità di informazioni e nella facilità di accesso di cui dispongono oggi coloro che le cercano, mentre le tecnologie Web rendono più facile e meno costoso che mai il processo di coinvolgimento dei cittadini nel problem solving. I social network consentono la discussione e il dibattito tra centinaia, migliaia e persino milioni di partecipanti geograficamente dispersi. 

È un movimento straordinario, la storia di masse che si coordinano, di greggi che diventano pastori, di dilettanti che armati solo della voce del Web riescono a radunare una forza collettiva impressionante. Ogni consumatore è oggi un potenziale produttore con l’intero mondo. Viviamo in un’era diversa: abbiamo posato il telecomando e imbracciato lo smartphone o il tablet. È la fine degli oligopoli nell’informazione. 

Bisogna essere pragmatici

Fin qui la parte bella. Poi bisogna essere pragmatici: la Rete è un mare dove circolano molte notizie. Le quali, ne siamo ormai consapevoli, possono essere vere o false. Ancora una volta, nell’economia della conoscenza, dati ed informazioni sono abbondanti. È la reputazione ad essere scarsa. E non ci sono direttori responsabili a renderne conto. Parole che diventano valanghe e seppelliscono reputazioni. Online il confine tra informazione e azione politica si assottiglia. 

Ed ecco che succede una cosa strana in un periodo di grandi trasformazioni: l’esperienza precedente rischia di diventare zavorra perché quando arriva un cambiamento epocale, come quello a cui stiamo assistendo, tendiamo a sottovalutarlo. E, invece, quella a cui stiamo assistendo è una grande transizione dal potere gerarchico al potere laterale. 

Si sta verificando un ribaltamento profondo delle logiche di potere. Oggi, la dimensione sociale della comunicazione viene prima della sua dimensione tecnologica. L’ex presidente  USA Obama è uno di quelli che hanno capito per primo la nuova dimensione antropocentrica del sistema: le elezioni politiche non si vincono soltanto con l’uso della Rete, ma facendo leva sulla capacità social delle persone e sulla scalabilità della Rete stessa. 

La sfida più ardua per chiunque voglia trasformare l’azienda o l’Istituzione in cui lavora per adeguarla all’era delle reti è quella di ampliare e approfondire la cultura collaborativa non solo in termini cooperativi ma anche in termini competitivi. Ciò significa essere autenticamente aperti alle nuove idee, indipendentemente dalla persona o dall’ambito da cui sorgono, invece di cogliere ogni opportunità per comprimerle.

Tutto questo significa abbandonare l’istinto a proteggere il territorio ed esercitare il controllo, ed invece creare un sistema dinamico in cui le idee e le informazioni possano fluire liberamente all’interno delle organizzazioni, dei sistemi e dei Paesi. 

Perdere il controllo per governare il flusso: ecco il mantra del futuro prossimo venturo.

“Dobbiamo abituarci all’idea: ai più importanti bivi della vita non c’è segnaletica…”

Ernest Hemingway

A cura di Angelo Deiana

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