PMI, grande attenzione all’aspetto fiscale, ma per crescere servirebbe curare anche altre macroaree
Questo periodo non è mai semplice per le aziende e per chi le deve gestire. In particolare per le PMI. I mancati incassi di agosto e la conseguente scarsa liquidità, portano alcune realtà a vivere momenti non proprio sereni dal punto di vista economico. E poi c’è il fisco… Questo è confermato dall’analisi di Partner d’Impresa che mostra una fotografia della situazione ancor più complessa: se la gestione della fiscalità è l’area relativamente più solida, le fragilità iniziano prima, nella gestione finanziaria dell’azienda, e proseguono nella costruzione del patrimonio e nell’organizzazione delle persone. Ma andiamo per ordine.
L’analisi di Partner d’Impresa
Secondo l’analisi, che ha preso in esame oltre 3.000 test scena attuale, chiamati TSA, compilati da imprenditori e manager e analizzati da Partner d’Impresa, network professionale che riunisce commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati e specialisti in Privacy e Sicurezza sul lavoro, ESG e finanza agevolata, emergono 6 macroaree (assegnando a ciascuna un punteggio compreso tra -100 e +100, ottenuto aggregando le risposte fornite dall’imprenditore a una serie di domande sulla gestione della propria attività): il tratto fiscale registra il valore medio più alto (+15,29), seguito da lavoro (+5,74), finanziario (+3,78) e legale (+2,03). Patrimonio (-7,85) e gestione delle risorse umane (-7,42) sono invece le uniche aree con punteggio negativo e risultano quindi le più fragili e sottovalutate.
Da questi numeri è chiaro come l’aspetto fiscale riceve più attenzione rispetto ad altre componenti fondamentali della gestione aziendale. A seguire c’è il tratto del lavoro, che registra un valore positivo e questo indica come le azienda assegnino all’organizzazione del lavoro ottime risorse, seguito da quello finanziario: in assenza di budget, controllo di gestione, analisi della marginalità e pianificazione finanziaria, il rischio è quello di confondere il fatturato con la disponibilità economica effettiva. Poi c’è quello legale, che ha come primario compito quello di proteggere il denaro e il valore costruito dall’impresa, attraverso contratti, accordi tra soci, procedure, tutela del know-how e gestione preventiva dei rischi.
L’area più fragile che ha ottenuto il punteggio più basso secondo lo studio è quella del tratto patrimoniale. Questa macroarea misura la capacità dell’imprenditore di far fruttare il denaro prodotto dall’attività, trasformando progressivamente i risultati aziendali in patrimonio personale o familiare: in questo caso, il risultato mostra come ci sia ancora molto da lavorare su questo aspetto.
Altra criticità si registra sulla gestione delle risorse umane: ruoli non definiti, responsabilità poco chiare, obiettivi non misurabili, assenza di sistemi premianti e difficoltà nel valutare le performance riducono certamente la produttività anche nelle realtà aziendali che rispettano correttamente gli adempimenti contrattuali.
“Molti imprenditori percepiscono le tasse come il principale ostacolo alla crescita, ma spesso il problema nasce prima. Se l’azienda non conosce con precisione i propri margini, non pianifica la liquidità e non controlla dove viene assorbito il denaro, la pressione fiscale diventa il punto su cui si concentra tutta l’attenzione. I dati mostrano inoltre che costruire patrimonio e organizzare le persone sono ancora due aspetti fortemente sottovalutati. Un’azienda sana non deve soltanto fatturare: deve creare denaro, trattenerlo, farlo fruttare, proteggerlo e costruire un’organizzazione capace di produrre risultati anche oltre il contributo diretto dell’imprenditore”, ha dichiarato Sonia Canal, CEO di Partner d’Impresa.


