Posizioni Senior: dopo l’estate si valuta bene la situazione. In particolare per i giovani…

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Semplice ambizione o più voglia di far valere il proprio talento? Secondo l’analisi di Robert Walters, a livello internazionale le posizioni che includono nel titolo termini come “Lead” o “Manager” richiedono un massimo di due anni di esperienza sono cresciute del 53% nell’ultimo anno. E con il trascorrere dei mesi estivi, i più giovani iniziano ad interrogarsi sul proprio valore e su come questo venga recepito e apprezzato dalle aziende.

Cresce il fenomeno della job title inflation

Analizzando i dati dello studio emerge, infatti, la diffusione della job title inflation, cioè la diffusione di titoli professionali dal forte impatto “senior” assegnati a ruoli che non sempre corrispondono a un livello equivalente di esperienza, responsabilità o retribuzione. In pratica, molti profili senior non vengono considerati tali pure avendo tutte le capacità necessarie per esserlo.

L’estate per questo motivo, rappresenta il momento ideale per riflettere e capire se realmente ci si sente a proprio agio nel posto di lavoro in cui ci si trova o se è arrivato il momento di guardarsi intorno

“Per molti anni titoli come Lead, Head of, Director o Manager sono stati associati a percorsi lunghi e a un aumento progressivo delle responsabilità. Oggi il mercato sta cambiando: alcune aziende utilizzano titoli più senior come leva per attrarre e trattenere talenti, mentre i professionisti li interpretano come un segnale concreto di crescita e riconoscimento”, commenta Walter Papotti, Country Director di Robert Walters Italia.

Secondo una ricerca realizzata da Robert Walters, più della metà dei professionisti della Gen Z pensa che gli verrà assegnata una promozione entro 12-18 mesi dall’ingresso in azienda. Se questa prospettiva non si concretizza, molti iniziano a guardare al mercato esterno.

“Le nuove generazioni sono entrate nel mondo del lavoro in un contesto caratterizzato da una forte richiesta di talenti. Questo ha aumentato il loro potere negoziale e modificato il modo in cui interpretano la crescita professionale”, spiega Walter Papotti, che poi prosegue: “Per molti giovani una promozione non rappresenta soltanto un aumento di responsabilità, ma anche un riconoscimento del proprio valore attraverso un titolo professionale più significativo. La sfida per le aziende sarà trovare un equilibrio tra velocità di crescita e costruzione di competenze solide.”

L’opinione dela GEN Z

Sul tema, il 47% dei giovani professionisti ritiene che il livello della persona a cui riporta direttamente sia un indicatore di seniority più significativo rispetto al numero di collaboratori gestiti.

Quando viene chiesto quali siano i principali punti di forza che la Gen Z porta nel mondo del lavoro le risposte sono:

  • il 40% indica idee e capacità creative
  • circa un terzo cita le competenze digitali
  • un quarto sottolinea la volontà di mettere in discussione processi consolidati e proporre nuovi approcci

Per quanto concerne i manager, invece, i giovani professionisti pensano di distinguersi soprattutto per la capacità di perseverare (33%) e per mentalità imprenditoriale (27%).

Il titolo che a volte le aziende usano per attrarre talenti, dunque, non basta e se non adeguato alle effettive necessità aziendali può essere dannoso. Secondo Data People, gli annunci che utilizzano impropriamente il termine “Senior” possono registrare una riduzione del 39% delle candidature, perché alcuni candidati potrebbero percepire il ruolo come troppo distante dalla propria esperienza.

“Il titolo professionale è diventato un elemento sempre più importante nell’identità lavorativa delle persone. Tuttavia, deve essere accompagnato da responsabilità chiare, formazione e opportunità reali di crescita. In caso contrario il rischio è creare aspettative difficili da sostenere e un disallineamento tra percezione e realtà. I titoli possono essere un potente strumento di attrazione, ma non possono sostituire un percorso professionale strutturato. Le persone cercano sempre più autonomia, impatto e possibilità di crescita: il ruolo delle aziende sarà quello di trasformare il titolo in una reale esperienza professionale”, conclude Walter Papotti.