La recessione in Italia? E dov’è la novità!

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Ci avevate davvero creduto? Onestamente quando mi si parlava di ripresa economica, mi veniva un po’ da ridere. Discutendo continuamente con imprenditori, liberi professionisti, ma anche consumatori, la situazione mi era ben chiara. La recessione in Italia non è una novità. Ma quale ripresa? Ma quali consumi sono realmente aumentati nel nostro Paese? Non voglio scendere, in questa mia riflessione, in considerazioni di carattere politico, ma vorrei mettere l’accento sull’argomento comunicazione. Oggi l’ISTAT ha reso noto che l’Italia è in recessione (-0,2% del PIL): il dato peggiore degli ultimi 14 anni. L’ISTAT fa benissimo il proprio lavoro ed i suoi dati sono certamente un faro per valutare l’andamento delle cose, ma io onestamente stamattina non sono riuscito a stupirmi nel leggere quei numeri.

Basta vivere nel mondo “normale” per rendersi conto che l’economia italiana non è in ripresa. Basta parlare con i professionisti, con gli imprenditori, con i commercianti per accorgersi che i soldi non girano, che le banche premono, che le agenzie di riscossione sono piene di pratiche da evadere.

La nostra cara Italia è in difficoltà da anni, quasi un decennio ormai e lo è alla luce del sole. Non bisogna essere degli analisti per capire come vanno le cose. Basta rinunciare per un solo mese allo stipendio da deputato o da supermanager per capire che, alla fine del mese non ci si arriva quasi più. Che gli italiani, popolo da sempre di grandi risparmiatori, sta consumando le briciole rimaste sui conti correnti per far fronte agli impegni.

Non bisogna gettare fumo agli occhi agli abitanti di questo Paese: la spaccatura fra ricchi e poveri ha inghiottito la classe media, rendendo il povero poverissimo ed il ricco ricchissimo. Questi ultimi sono molti di meno rispetto ai poveri. 30 milioni di italiani non andranno in vacanza: significa 1 su 2. E chi andrà, lo farà al massimo per una settimana. I consumi alimentari si sono ridotti in quantità e qualità e prima di comprare un paio di scarpe nuove ormai ci si pensa mille volte. Mi piacerebbe che una volta tanto, si valutasse la situazione dell’economia reale e non di quella che fluttua sui grafici dei computer.

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